Amazon apre il suo primo supermarket. Dove “entri, prendi ed esci” con un’App

Dallo shopping virtuale a quello “reale” il passo è breve, almeno per Amazon. Che, negli Stati Uniti, ha appena aperto il suo primo supermercato fisico, battezzato Amazon Go. Un market tradizionale? Mica tanto. Il punto vendita inaugurato a Seattle, dopo un anno e mezzo dai primi annunci, non prevede ne casse ne cassieri. I clienti faranno tutto da sé, supportati da una tecnologia sempre più efficace ed efficiente, anche per lo shopping di tutti i giorni. Quindi, dopo aver fatto la spesa, “te ne uscirai tranquillamente con il conto di quello che hai comprato sull’account Amazon del cellulare” spiega il numero uno del colosso delle-commerce, Jeff Bezos.

Shopping da Amazon Go, come funziona

Per entrare nel nuovo negozio, si passa attraverso dei tornelli del tutto simili a quelli che si trovano nelle stazioni della metropolitana. Con questi passaggi, il cliente viene identificato attraverso l’app che ha già scaricato sul proprio smartphone. Nonostante l’operazione appaia semplicissima – entri, prendi quello che ti serve ed esci – la tecnologia necessaria per un simile punto vendita è veramente tanta. Mancano sì casse e cassieri, ma in compenso ci sono un’infinità di telecamere che tengono monitorati i clienti e un sofisticato sistema di sensori sugli scaffali che invece controlla i prodotti. Il Grande Fratello dei supermarket.

Amazon presenta Amazon Go

Lo spot di Amazon pre presentare il supermercato di Seattle – al momento non si sa quando e dove verranno inaugurati altri punti vendita analoghi – dice: “Prendi quello che vuoi dallo scaffale e semplicemente te ne vai”. Le immagini della promo mostrano clienti felici e senza carrelli, muniti solo di grandi buste rigorosamente arancioni.  Spiega sempre la multinazionale che le telecamere e i sensori “segnano quello che prendi, mettendo sul conto Amazon, i prodotti scelti”. “Se per esempio scegli una bella torta e, poi, cambi idea non è un problema – si legge nella nota diffusa dalla società-. Basta rimettere la vaschetta al suo posto e il conto virtuale si aggiorna automaticamente come fosse una spesa online”.

Il personale c’è, eccome

Amazon Go, nonostante le premesse, non sarà un luogo privo di umanità. Anzi. Il personale ci sarà, eccome, ma in ruoli diversi rispetto a quelli dei tradizionali supermercati. I dipendenti, quindi, non staranno alla cassa a battere scontrini, “ma si occuperanno del magazzino, di dare informazioni e consigli ai clienti, lavoreranno nelle cucine e nella preparazione dei pasti da take-away” precisa la società americana.

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Pokemon Go: i giocatori hanno provocato 150mila incidenti stradali

Da passatempo innocente dal successo planetario a causa di incidenti stradali. Pokemon Go, il game per smartphone che ha inchiodato allo schermo milioni di persone (e non solo ragazzini) in tutto il mondo, avrebbe infatti provocato non pochi guai sulle strade d’America. A parte l’ossessione nel dare la caccia a qualunque ora del giorno e della notte ai “mostricciattoli” nascosti nelle vie, nelle case e in tutti i luoghi pubblici, Pokemon Go avrebbe distratto dalla guida migliaia di automobilisti.

I danni della passione Pokemon Go

A dare i numeri sono due professori della statunitense Purdue University, secondo cui il popolare gioco di realtà aumentata avrebbe generato fino a 7 miliardi di dollari di danni. La loro ricerca, intitolata “Morte dovuta a Pokemon Go”, rivela che il videogame per smartphone potrebbe aver causato quasi 150mila incidenti stradali negli Stati Uniti nell’arco di cinque mesi, dal lancio della app nel luglio 2016 fino al novembre dello stesso anno. Una media di 30.000 sinistri al mese.

Dati incrociati partendo dai Pokestop

Gli autori hanno preso in esame una contea dell’Indiana, incrociando i dati sugli incidenti stradali con la posizione dei Pokestop, cioè i luoghi di interesse delle città dove è possibile raccogliere ricompense del gioco. Come riporta l’Ansa, in base ai dati raccolti, la probabilità che un incidente accadesse nel raggio di 100 km da un Pokestop era del 26,5% più alta. Gli autori hanno quindi esteso i risultati su scala nazionale, arrivando a calcolare che negli Stati Uniti “l’aumento degli incidenti attribuibile a Pokemon Go è di 145.632, con un aumento associato del numero di feriti pari a 29.370 e di morti pari a 256 persone”. Le responsabilità, ovviamente, non sono di Pokemon Go, ma degli automobilisti così appassionati al gioco da non saper aspettare di parcheggiare prima di ricominciare la caccia. Insomma, i guidatori si distraevano dalla guida pur di acchiappare un Pokemon. Con effetti evidentemente devastanti.

E oggi cosa succede?

A dire la verità, passati i primi mesi di boom e di passione sfrenata per il game, l’entusiasmo è già scemato. Dopo l’effetto novità è arrivato inevitabile il declino. Il messaggio però è chiaro: i giochi si fanno nei momenti liberi e non certo al volante. Anche perché il Codice della strada prevede sanzioni molto severe per chi guida con lo smartphone in mano: nei casi senza danni, si parte da una multa di 161 euro, la decurtazione di 5 punti-patente. E se capita una seconda volta, si è passibili della sospensione della patente da uno a 3 mesi.

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Comprare voli aerei on line? Il prezzo cambia a seconda da dove li prenoti

Pensate di aver trovato on line la miglior tariffa possibile per un volo aereo? Probabilmente vi sbagliate. Basta fare un piccolo test: provate a prenotare un volo aereo dal telefonino mentre camminate in centro città. I vari portali di e-travel e le varie app vi suggeriranno un prezzo. Ripete la stessa operazione, con le medesime specifiche, dal pc dell’ufficio o dal tablet a casa: le tariffe proposte – per lo stesso volo, ovvio – saranno più care. Ma come è possibile?

Il “mistero” delle tariffe personalizzate

Dietro questa stranezza – che per gli esperti di digital marketing non è strana proprio per niente – c’è un algoritmo capace di personalizzare le tariffe. Un sistema utilizzato da alcune compagnie aeree e dai motori di ricerca dedicati ai viaggi che, a seconda del dispositivo usato e della zona nella quale viene effettuata la prenotazione, propone prezzi differenti per l’identico volo.

La questione è finita sulle pagine dei giornali

Di  recente questa “forbice” dei prezzi tra voli prenotati da smartphone o da pc è salita agli onori della cronaca. Merito (o colpa?) di Rafi Mohammed, di professione consulente, che ha raccontato alla rivista Harvard Business Review la sua avventura. “Stavo usando Orbitz, un’app per cercare un pacchetto vacanze a New York. Arrivato in un hotel, ho aperto il sito web di Orbitz sul mio portatile per prenotare e mi sono accorto che il pacchetto – stesso volo, stesso hotel, stessa camera – costava 117 dollari in più rispetto al prezzo che proponeva l’applicazione, una cifra maggiorata del 6,5%” ha dichiarato il consulente, come riporta l’agenzia AdnKronos. E non è finita qui: dopo aver provato a comprare lo stesso pacchetto attraverso il cellulare di un suo amico, si è accorto che per lo stesso pacchetto “Il prezzo era aumentato di 50 dollari”.

La spiegazione dei big del travel

Expedia (che è la casa madre di Orbitz) attraverso la sua portavoce ha fatto sapere che le differenze di prezzo siano da attribuire al fatto che i fornitori consentono di offrire prezzi diversi ai clienti che si collegano da mobile. Orbitz, dal canto suo, nega di proporre tariffe diversificate a seconda della tipologia di dispositivo o browser utilizzato. E quindi? Il consulente Mohammed, nella sua intervista, dichiara che “Si sta verificando una personalizzazione rudimentale dei prezzi.  I prezzi vengono personalizzati a seconda delle caratteristiche di ciascun cliente e osservando le loro azioni. Come si vestono, le risposte che danno a domande apparentemente innocue (dove vivi, cosa fai per vivere?) che però forniscono indizi”.

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Piccoli debiti, la cartella esattoriale va in pensione (forse)

In arrivo qualche vantaggio per i contribuenti alle prese con il fisco. La buona notizia riguarda le querelle relative ai piccoli debiti, per i quali potrebbero essere abolite le famigerate cartelle esattoriali. In Commissione alla Camera ha infatti preso il via l’esame della proposta di legge n. 4042,  mirata a modificare il d.P.R. n. 602/1973 in materia di riscossione mediante ruolo e la legge 24 dicembre 2012, n. 228, in materia di sospensione della riscossione delle somme iscritte a ruolo “nonché altre disposizioni di interpretazione autentica concernenti i termini per la notificazione degli atti e per la prescrizione dei crediti”. Come riporta l’agenzia AdnKronos, questa nuova norma dovrebbe introdurre misure volte a garantire maggiori tutele per i contribuenti nella fase della riscossione.

Si alza l’importo minimo ascrivibile a ruolo

In estrema sintesi, la proposta di legge è destinata ad elevare l’importo minimo iscrivibile a ruolo dal limite di 20mila lire a un limite costituito dal triplo del contributo unificato di iscrizione a ruolo, dovuto nel processo civile, nel processo amministrativo e nel processo tributario, per come determinato dall’articolo 13, comma 1, lettera a), del testo unico in materia di spese di giustizia (di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002).

Le parole del deputato che ha proposto la legge

Il relatore della proposta di legge n. 4042 è Carlo Sibilia (M5S). L’onorevole ricorda che il contributo unificato indicato nella citata lettera a) equivale a 43 euro: pertanto secondo le previsioni della proposta in esame l’importo minimo iscrivibile a ruolo ammonterebbe a 129 euro. Inoltre, si integra la disciplina sul contenuto necessario del ruolo prevedendo che debbano essere indicati: il codice fiscale del contribuente; la specie del ruolo; la data in cui il ruolo diviene esecutivo; il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento o altro atto presupposto; la motivazione, anche sintetica, della pretesa; per i ruoli straordinari viene stabilito che la motivazione deve indicare i presupposti di fatto e di diritto che giustificano il fondato pericolo per la riscossione. Ancora, il ruolo deve indicare in modo analitico tutti gli interessi maturati e i relativi criteri di calcolo. Se così non fosse, non potrà avvenire l’iscrizione.

Rateizzazione, non è il riconoscimento del debito

Per quanto riguarda l’eventuale rateazione del pagamento, viene indicato che la presentazione della richiesta di rateazione non costituisce in nessun caso riconoscimento del debito. Inoltre la nuova norma rende più semplice l’iter per richiedere un nuovo piano di dilazione anche in presenza di rate non saldate.

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La casa Feng Shui: l’arredo giusto per la casa “giusta”

Sempre più spesso si sente parlare di Feng Shui, l’antichissima arte cinese che insegna a progettare le abitazioni e a disporre gli arredi nel segno della massima armonia. La definizione Feng Shui significa letteralmente “acqua e vento”, ispirandosi quindi ai due elementi che plasmano e modellano ogni cosa sulla Terra, l’equivalente dello Yin e Yang. Applicata all’architettura, questa disciplina – che in diversi paesi orientali regola addirittura i cantieri – dovrebbe assicurare alle persone il massimo livello di benessere, serenità e salute. Anche se oggi non è sempre facilissimo organizzare i propri spazi abitativi in base a tali dettami, ci sono però ampi margini di azione per quanto concerne la disposizione degli arredi.

Mobili di qualità e in materiali naturali

Innanzitutto, il Feng Shui vuole che gli arredi siano di materiali di qualità e possibilmente naturali, come il legno, i metalli, i tessuti non sintetici. Per avere un’idea di cosa offre il mercato ci si può rivolgere a rivenditori riconosciuti, come Pedrazzini Arreda, che nel proprio store Veneta Cucina a Milano ha anche una vasta scelta di arredi e complementi in sintonia con le regole orientali. Ancora, il Feng Shui pretende l’ordine in casa: la confusione, l’eccesso di oggetti superflui blocca il corretto fluire dell’energia, a discapito del benessere degli abitanti.

La camera da letto per il sonno perfetto

La prima regola del Feng Shui è che la camera da letto sia lontana dall’ingresso, per creare uno spazio di quiete e pace. Per quanto riguarda la disposizione del letto, pediera e testiera non dovrebbero essere rivolte verso la porta. I colori che assicurano il miglior riposo sono il blu e il verde, mentre gli specchi potrebbero ostacolare un sonno ristoratore. La camera dei bambini andrebbe invece tinteggiata in colori neutri.

Il soggiorno armonico

L’ingresso e il salotto dovrebbero essere tinteggiati in colori naturali e solari, come il rosa, il giallo, l’arancione, il rosso, che favoriscono la convivialità. Nel soggiorno, che il Feng Shui vorrebbe di forma regolare meglio se quadrata, è importantissima la posizione del divano. Lontano da porte e finestre, va posizionato lungo il muro, in modo che chi si siede abbia le spalle protette. Per quanto riguarda invece la scelta del tavolo da pranzo, l’ideale è un modello dagli spigoli arrotondati e in legno naturale.

La cucina, regno dell’ordine

Siccome nel Feng Shui le energie devono poter fluire liberamente, è importante che chi cucina non dia le spalle alla porta. I fornelli, così come tutto l’ambiente, vanno tenuti in ordine con estrema cura: la preparazione dei cibi, fondamentali per il benessere, è importantissima nella tradizione orientale. Un’altra indicazione significativa è che il forno dovrebbe essere posizionato lontano da frigorifero e lavello. Un colore da prediligere? Il verde, magari abbinato al bianco.

Il bagno, come lo vuoi

Per questo ambiente ci si può sbizzarrire di più e le regole sono meno strette. L’unico divieto da rispettare è quello di posizionare questo locale vicino alla cucina. Il Feng Shui consiglia sanitari bianchi, mentre per piastrelle e pareti via libera alla fantasia. Un’accortezza è quella di limitare l’uso del colore nero, che assorbe la luce e quindi l’energia positiva.

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Spremiagrumi elettrico Tix

Oggi tutti conoscono i benefici e le proprietà della frutta spremuta: le vitamine contenute nel succo infatti, hanno la caratteristica di pulire lo stomaco e disintossicare gli organi dell’apparato digerente. Va detto però che non tutti hanno la volontà e la pazienza di spremere ogni giorno della frutta, considerando che spesso bisogna faticare (soprattutto se si desiderano spremere decine di frutti) e magari creare dello sporco considerando le inevitabili gocce che fuoriescono e vanno a sporcare il piano di lavoro.

Tutto questo non avverrà più se ci si avvale di uno spremiagrumi elettrico moderno e funzionale quale lo spremiagrumi Tix, un articolo frutto del know how della Bergamaschi & Vimercati, azienda storica di Turate (CO). Tix fa parte della linea a brand Viceversa, un assortimento di accessori per la cucina di design esclusivo, ricercato, ed un ottimo complemento in grado di arredare in modo originale gli ambienti. Lo spremiagrumi elettrico Tix è al momento il massimo presente sul mercato in fatto di praticità e comodità, grazie alle sue funzioni innovative e studiate appositamente per garantire sempre una grande facilità di utilizzo.

Quest’ottimo utensile vanta 2 coni infrangibili che consentono di spremere tranquillamente ogni frutto, dal più piccolo al più grande, ed una base antiscivolo che consente un utilizzo sicuro anche quando si fa pressione per spremere la frutta. Il pratico beccuccio con sistema anti sgocciolamento stop&go inoltre, consente sempre di poter spremere tutta la frutta che si vuole senza che si crei dello sporco intorno, riuscendo così a lavorare più velocemente ed evitare di dover pulire il piano di lavoro ogni qualvolta si utilizza lo spremiagrumi. Il beccuccio che consente il passaggio diretto del succo nel bicchiere inoltre, fa si che non venga sprecata nemmeno una goccia e non ci siano residui su nessun altra superficie.

È davvero lo strumento perfetto per tutti coloro che sono soliti spremere della frutta ma sono stanchi di utilizzare utensili scomodi e antiquati. Al tempo stesso, è anche una splendida opportunità per fare un regalo assolutamente gradito a chi lo riceverà: visita il sito www.viceversa.it per scoprire anche gli altri prodotti che rivoluzioneranno per sempre il tuo modo di intendere il modern living in cucina. Scoprirai un e-commerce moderno, facile da utilizzare, attraverso il quale trovare anche il regalo ideale che non riuscivi a ideare!

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Imprenditori lombardi campioni di export: +9% rispetto all’anno scorso

Buone notizie per il business lombardo. La Regione, infatti, si rivela campionessa di export con 300 milioni di euro al giorno. Secondo gli ultimi dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, su elaborazioni dei dati Istat riferiti al primo trimestre 2017,  emerge che la Lombardia vale 60 miliardi di scambi nei primi tre mesi del 2017. Rispetto allo stesso periodo dell’anno passato, si registra un notevole incremento: +9%. E gli imprenditori lombardi si riconoscono il primato, assegnandosi un bel 7 come voto in attività all’estero. Per 3 aziende su 4 centrale è la qualità del prodotto, per 1 su 3 più difficile andare all’estero per la concorrenza globale.

In Lombardia il 28,6% dell’interscambio nazionale

Sull’interscambio nazionale, che nel primo trimestre 2017 ammonta a 211 miliardi (+11,7%), la Lombardia rappresenta il 28,6% del totale italiano. Buone notizia sul fronte sia dell’iimport sia dell’export: nei tre mesi esaminati registrano rispettivamente 31 miliardi (+10%) e 29 miliardi (+8,6%), che pesano il 30,6% e 26,7% del totale italiano. L’export, in particolare, per la Lombardia pesa oltre 300 milioni al giorno. Milano è il territorio che registra il maggior interscambio con 26 miliardi in tre mesi: il 43% del totale lombardo e in crescita del 5,8%. Seguono Brescia (+9,6%) e Bergamo (+5,8%), entrambe con 6 miliardi in tre mesi. Prima Milano anche nell’export con 10 miliardi in tre mesi (+9%). Seconde Brescia (+8,7%) e Bergamo (+5,8%), con quasi 4 miliardi in tre mesi. Superano i due miliardi in tre mesi Monza e Brianza (+15,5%) e Varese (+1%).

Mercati esteri fondamentali per gli imprenditori della Lombardia

Per le imprese milanesi e lombarde attive anche a livello internazionale, il business estero è molto importante. Una tendenza testimoniata dal fatto che il loro fatturato è influenzato in maniera significativa dall’attività sui mercati esteri. Per circa il 37% degli imprenditori coinvolti nella rilevazione, infatti, il business internazionale pesa per oltre il 50% del fatturato. Quasi tutti gli intervistati manifestano la volontà di aumentare il proprio business internazionale e il 74,4% considera la qualità del proprio prodotto il valore aggiunto per il successo nei mercati esteri. Una parte degli imprenditori coinvolti (36%) sostiene di avere relazioni di business in più di 10 paesi e i mercati principali sono nell’Unione Europea per il 66%. Nei prossimi anni punteranno a diversificare: il 31% intende comunque restare concentrato sui mercati dell’Unione Europea.

Costi e dimensioni le criticità

Le problematiche espresse dagli imprenditori, tuttavia, non mancano. Le criticità, indicate dalle stesse imprese, sono: dimensione aziendale (42%), costi d’accesso elevati (28%) e la scarsa conoscenza dei mercati (24%). Il 35% sostiene che negli ultimi anni è più complicato fare business all’estero a causa di un incremento della globalizzazione e della relativa concorrenza internazionale

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Agenzie SEO: consigli

Che gran parte delle attività di marketing si siano spostate sull’online, crediamo sia ormai un dato di fatto: che si tratti di prodotti o servizi, l’utente cerca una risposta alle proprie esigenze sempre più sul web e sempre meno sui canali tradizionali (ma fino a quando potremo definirli tali?). Ma, sopratutto nel nostro Paese, rimane sempre un problema: se per realizzare una brochure mi rivolgo ad uno studio grafico, se per diffondere un volantino ad un’agenzia di pubblicità o ad una radio per inviare un messaggio radiofonico, cosa faccio per emergere nella giungle del web? A chi mi rivolgo?

Verrebbe da rispondere a Google… Ma in realtà il pay per click, che consiste in tutta una serie di attività per le quali ad un determinato costo corrisponde un click sul proprio sito web, non è l’unica strada percorribile, come ci spiega Websenior, apprezzata agenzia SEO nata circa 3 anni fa in provincia di Monza. Google AdWords è uno strumento di promozione estremamente potente, in grado di amplificare in tempi brevissimi i risultati ottenibili dalla propria visibilità sul web. Tuttavia, come in ogni attività di promozione online, ha dei pro e dei contro: in particolare, se da un lato garantisce una buona intercettazione delle ricerche degli utenti entro poche ore dalla pubblicazione di una campagna, dall’altro non consente di investire sul proprio brand e, sopratutto, di pianificare al meglio il proprio budget. Essere ai primi posti nella ricerca a pagamento, infatti, non è come esserlo nei risultati organici che, al contrario, consentono di trasmettere autorevolezza ed importanza in relazione all’argomento cercato dall’utente finale. Per quanto concerne il budget, il CPC (costo per click) è un parametro difficilmente controllabile per via della forte concorrenza che, negli ultimi anni, ha portato ad una moltiplicazione continua di tale costo. Basti pensare che oggi se Websenior volesse promuovere la propria attività intercettando gli utenti che cercano la parola “agenzia seo“, finirebbe con lo spendere oltre 6 euro per ogni click ricevuto…

Infine, spesso le campagne AdWords richiedono di promuovere un tangibile incentivo economico per l’utente, sempre più attratto da messaggi che catturino l’attenzione con “offerte imperdibili” o “servizi gratuiti”, e questo è un altro elemento da considerare. E’ chiaro che anche in attività differenti, come il performance marketing o la SEO vanno considerati questi fattori, tuttavia è dimostrato come questi canali riescano ad indirizzare, tendenzialmente, utenti più interessati e con comportamenti migliori sulle pagine del sito: bounce rate e conversion rate sono quasi sempre significativamente più elevati dal canale organico che non da quello a pagamento, e questo anche per un fatto storico.

Insomma, investire nel PPC o nella SEO? Ne parleremo ancora…

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Italia, il traffico aereo decolla specie sul lungo raggio

Crescono i viaggi intercontinentali in aereo, con un incremento del 3,5% sull’anno precedente. Lo rivela il board che rappresenta 52 compagnie aeree nazionali e straniere operanti in Italia, che ha analizzato il numero e la tipologia dei biglietti aerei venduti dalle agenzie di viaggio nazionali nel corso del primo semestre 2017. Un quadro decisamente positivo per quanto riguarda i viaggi intercontinentali, per i quali si registra un incremento complessivo pari al 3,5%. Insomma, la situazione del mercato di casa nostra – anche per quanto riguarda i viaggi, siano essi business o di pacere – è certamente positivo. Ma quali sono le destinazioni, divise per aree geografiche, preferite dai nostri connazionali? Dove hanno scelto di volare gli italiani nei primi sei mesi dell’anno?

Asia, la Cina resta la meta numero uno

La Cina, con 165.000 biglietti venduti, resta la destinazione preminente per quanto riguarda i volumi. Anche se, segnala il rapporto delle compagnie aeree, ci sono tante mete che hanno registrato nel primo semestre dell’anno numeri di tutto rispetto, con performance decisamente positive. Come le Maldive (+17,3%), Sri Lanka (+16,7%) ed India (+13,6%), le tre mete che mettono a segno le migliori percentuali di crescita.

Africa, quella Nord mantiene le posizioni

Le nazioni del Nord Africa, come  Egitto, Marocco e Tunisia, confermano le loro performance in termini di volumi. Ma crescono tantissimo, soprattuto per il loro appeal legato alla natura e agli animali grazie agli splendidi parchi nazionali, la  Tanzania (+40,1%) e il Kenya (+22,5%).

Americhe, gli States sono sempre un sogno

Gli Stati Uniti d’America sono la meta preferita dai nostri connazionali, con quasi 350.000 biglietti venduti in Italia nel primo semestre 2017. Come a dire, l’American Dream è ancora intatto, almeno per quanto riguarda i viaggiatori.  Bene anche Cuba (+46,8%) e Messico (+20,3%): grazie a nuovi collegamenti aerei diretti, sono cresciuti in modo significativo gli arrivi dal nostro Paese.

Sul medio raggio vincono Europa, low cost e mete di casa

Non ci sono invece particolari sorprese per quanto riguarda i voli in Europa, che restano in linea con le tendenze di mercato. Sono infatti difficilmente misurabili i numeri delle compagnie low cost che non vendono, se non marginalmente, attraverso la rete di agenzie di viaggio e che invece conquistano sempre più il cuore dei viaggiatori italiani. Un ‘altra tendenza emersa dall’indagine, complice anche i timori legati alla sicurezza internazionale, è il consolidarsi delle destinazioni italiane quali meta per le vacanze.

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Immobili, dal 2018 il certificato di stabilita è obbligatorio

Novità importanti in ambito immobiliare, che riguardano anche le agenzie di intermediazione. Dal 2018, infatti, sarà inserito nella Legge di Stabilità il  certificato di stabilità degli immobili. Sostanzialmente, per le compravendite e gli affitti potrebbe essere necessario, già dall’anno prossimo, presentare anche un certificato – simile alla dichiarazione energetica – che attesti anche la sicurezza strutturale.

L’annuncio dopo le tragedie

E’ stato lo stesso ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, ad annunciare il certificato di stabilità dopo il crollo di una palazzina a Torre Annunziata, una tragedia che è costata la vita a otto persone. “Come è obbligatoria la certificazione energetica degli immobili, nei futuri contratti di affitto e compravendita, lo sarà anche la certificazione statica” ha dichiarato alla stampa il ministro Delrio. Che, contestualmente, ha anche anticipato che il Governo attuerà le mosse necessarie per superare le resistenze dei proprietari, preoccupati dall’ulteriore costo per queste verifiche.

Detrazioni anche per la certificazione statica

La paura dei costi, ha affermato il ministro Delrio, è “Una ragione che però da qualche tempo è venuta meno. Ricordo che il sisma-bonus ora consente di fare le analisi delle condizioni statiche degli immobili con la possibilità di detrarre fiscalmente fino all’85% della spesa sostenuta. La cosa riguarda tanto i condomini, senza distinzione tra prima e seconda casa, quanto gli immobili che hanno destinazione produttiva. Il beneficio, per giunta, si può godere praticamente in tutto il paese perché l’Italia intera è di fatto sismica e c’è anche la possibilità di cedere a chi fa il lavoro il credito fiscale nei confronti dello stato”.

Quante abitazioni a rischio crollo?

Secondo gli esperti, nel nostro paese una casa su sei è a rischio crollo. E non sono solo i terremoti a rappresentare un pericolo per la staticità delle abitazioni, ma ci sono anche problematiche legate alla stabilità del terreno, ovvero a fattori geologici. Ecco perché, secondo gli addetti ai lavori, è fondamentale che ogni abitazione abbia il proprio libretto di certificazione di stabilità. Si tratta di un passo importante verso la sicurezza e l’incolumità di chi vende e di chi compra, a tutto vantaggio del valore del mercato immobiliare italiano.

Missione impossibile?

In questo contesto, c’è anche chi esprime non poche perplessità in merito alla certificazione di stabilità. Confedilizia, ad esempio, ha dichiarato che con questa mossa, peraltro difficile da attuare in tempi rapidi, “il mercato immobiliare, già sofferente per una tassazione esasperata sul settore, sarebbe condotto alla paralisi”.

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