Soggiorno in stile luxury moderno, alcune idee

Volete realizzare un arredo luxury per il vostro soggiorno? Ebbene, è sempre più diffusa l’idea di abbellire la propria area living magari con una parete attrezzata di lusso. Per la scelta, il consiglio è sempre quello di rivolgersi a degli esperti interior design.

L’idea migliore per riuscire nell’obiettivo di fare un arredo di lusso è di puntare sullo stile minimal, specie se il risultato che si vuole ottenere è quello di un look moderno.

Bisogna mettere in campo un po’ di creatività e soprattutto seguire i consigli di esperti interior designer che possono apportare un valore aggiunto ad ogni creazione.

Arredamento di lusso nel soggiorno, l’importanza della creatività

Per realizzare un arredo luxury nel soggiorno, è importante farsi trasportare soprattutto dalla creatività. Le tendenze di stile nell’ambito del design devono essere uno spunto per riuscire a trovare la soluzione migliore per le proprie esigenze ma non devono influenzare del tutto il vostro stile.

Chi vuole riuscire nell’obiettivo di arricchire il soggiorno con una parete attrezzata di lusso dovrebbe optare per una soluzione componibile che possa ottimizzare gli spazi.

La soluzione migliore è quella che più delle altre presta attenzione ai dettagli e che creerà un’atmosfera raffinata e accogliente. Puntate su degli elementi in legno massello e con una forma unica nello stile.

Un soggiorno moderno e di lusso

In un soggiorno moderno e di lusso, la parete attrezzata luxury è la vera protagonista. Nello stile moderno e contemporaneo bisogna scegliere delle forme stilizzate, con dei colori che magari possono avere inserti in oro e pietre naturali a vista.

Tra le scelte più particolari, vi è quella, ad esempio, di optare per una libreria in una versione destrutturata, a cui abbinare un divano o delle lampade di design che possono riprendere lo stile generale dell’intero spazio.

Tutti gli elementi devono contribuire a dare una visione di insieme di qualità e di prestigio!

Suggerimenti per un giardino bello da vivere

Quando si crea un giardino o area verde è molto importante avere una visione di insieme. Ciò significa che non bisogna concentrarsi esclusivamente su un elemento del giardino, ma invece prevedere quello che sarà il risultato finale nel suo insieme.

Questo è un errore largamente diffuso e che è bene evitare soprattutto quando si è nella fase di progettazione giardini per evitare di dover apportare degli interventi correttivi in seguito. Se pensi un attimo a quelli che sono dei bei giardini, anche quelli che sicuramente avrai visto in foto, certamente avrai notato che non c’erano semplicemente un bel manto erboso e piante curate, ma sicuramente spiccano anche elementi come pietre ed elementi di decorazione che nell’insieme rendono il tutto particolarmente artistico e gradevole.

Ecco allora alcuni suggerimenti utili per rendere il tuo giardino un angolo ancora più bello e piacevole da vivere.

L’illuminazione

L’illuminazione è di fondamentale importanza per creare una bella atmosfera in giardino e rendere più piacevole la permanenza qui, soprattutto nelle sere d’estate. Esistono a tale scopo delle lampade da esterno o faretti solari in grado di svolgere egregiamente il proprio compito. Ovviamente in base al tipo di illuminazione che avrei scelto cambierà l’effetto finale che andrai ad ottenere, ma quel che devi tenere a mente è che la luce deve diffondersi in maniera uniforme e non creare aree buie.

Organizzazione degli spazi

Questo è un altro aspetto molto importante del tuo giardino, in quanto in grado di influire direttamente sul risultato finale: se il giardino è particolarmente grande, è bene utilizzare diversi tipi di elementi che possono arricchirne il design. Se al contrario il giardino è piccolo, bisogna adottare quelle soluzioni che diano una sensazione di maggiore ampiezza, e ciò è possibile giocando ad esempio con la prospettiva. Potresti pensare per questo di posizionare gli alberi in fondo al giardino, ed inserire invece arbusti e piccole piante nella parte iniziale.

Pensa infine che è importante lasciare alcuni spazi vuoti perché questo dà maggiore sensazione di spazio ma soprattutto diventa uno spazio fruibile nel caso in cui tu voglia organizzare un barbecue con gli amici o perché no, prendere il sole sul prato in estate.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

La casa Feng Shui: l’arredo giusto per la casa “giusta”

Sempre più spesso si sente parlare di Feng Shui, l’antichissima arte cinese che insegna a progettare le abitazioni e a disporre gli arredi nel segno della massima armonia. La definizione Feng Shui significa letteralmente “acqua e vento”, ispirandosi quindi ai due elementi che plasmano e modellano ogni cosa sulla Terra, l’equivalente dello Yin e Yang. Applicata all’architettura, questa disciplina – che in diversi paesi orientali regola addirittura i cantieri – dovrebbe assicurare alle persone il massimo livello di benessere, serenità e salute. Anche se oggi non è sempre facilissimo organizzare i propri spazi abitativi in base a tali dettami, ci sono però ampi margini di azione per quanto concerne la disposizione degli arredi.

Mobili di qualità e in materiali naturali

Innanzitutto, il Feng Shui vuole che gli arredi siano di materiali di qualità e possibilmente naturali, come il legno, i metalli, i tessuti non sintetici. Per avere un’idea di cosa offre il mercato ci si può rivolgere a rivenditori riconosciuti, come Pedrazzini Arreda, che nel proprio store Veneta Cucina a Milano ha anche una vasta scelta di arredi e complementi in sintonia con le regole orientali. Ancora, il Feng Shui pretende l’ordine in casa: la confusione, l’eccesso di oggetti superflui blocca il corretto fluire dell’energia, a discapito del benessere degli abitanti.

La camera da letto per il sonno perfetto

La prima regola del Feng Shui è che la camera da letto sia lontana dall’ingresso, per creare uno spazio di quiete e pace. Per quanto riguarda la disposizione del letto, pediera e testiera non dovrebbero essere rivolte verso la porta. I colori che assicurano il miglior riposo sono il blu e il verde, mentre gli specchi potrebbero ostacolare un sonno ristoratore. La camera dei bambini andrebbe invece tinteggiata in colori neutri.

Il soggiorno armonico

L’ingresso e il salotto dovrebbero essere tinteggiati in colori naturali e solari, come il rosa, il giallo, l’arancione, il rosso, che favoriscono la convivialità. Nel soggiorno, che il Feng Shui vorrebbe di forma regolare meglio se quadrata, è importantissima la posizione del divano. Lontano da porte e finestre, va posizionato lungo il muro, in modo che chi si siede abbia le spalle protette. Per quanto riguarda invece la scelta del tavolo da pranzo, l’ideale è un modello dagli spigoli arrotondati e in legno naturale.

La cucina, regno dell’ordine

Siccome nel Feng Shui le energie devono poter fluire liberamente, è importante che chi cucina non dia le spalle alla porta. I fornelli, così come tutto l’ambiente, vanno tenuti in ordine con estrema cura: la preparazione dei cibi, fondamentali per il benessere, è importantissima nella tradizione orientale. Un’altra indicazione significativa è che il forno dovrebbe essere posizionato lontano da frigorifero e lavello. Un colore da prediligere? Il verde, magari abbinato al bianco.

Il bagno, come lo vuoi

Per questo ambiente ci si può sbizzarrire di più e le regole sono meno strette. L’unico divieto da rispettare è quello di posizionare questo locale vicino alla cucina. Il Feng Shui consiglia sanitari bianchi, mentre per piastrelle e pareti via libera alla fantasia. Un’accortezza è quella di limitare l’uso del colore nero, che assorbe la luce e quindi l’energia positiva.

Agenzie SEO: consigli

Che gran parte delle attività di marketing si siano spostate sull’online, crediamo sia ormai un dato di fatto: che si tratti di prodotti o servizi, l’utente cerca una risposta alle proprie esigenze sempre più sul web e sempre meno sui canali tradizionali (ma fino a quando potremo definirli tali?). Ma, sopratutto nel nostro Paese, rimane sempre un problema: se per realizzare una brochure mi rivolgo ad uno studio grafico, se per diffondere un volantino ad un’agenzia di pubblicità o ad una radio per inviare un messaggio radiofonico, cosa faccio per emergere nella giungle del web? A chi mi rivolgo?

Verrebbe da rispondere a Google… Ma in realtà il pay per click, che consiste in tutta una serie di attività per le quali ad un determinato costo corrisponde un click sul proprio sito web, non è l’unica strada percorribile, come ci spiega Websenior, apprezzata agenzia SEO nata circa 3 anni fa in provincia di Monza. Google AdWords è uno strumento di promozione estremamente potente, in grado di amplificare in tempi brevissimi i risultati ottenibili dalla propria visibilità sul web. Tuttavia, come in ogni attività di promozione online, ha dei pro e dei contro: in particolare, se da un lato garantisce una buona intercettazione delle ricerche degli utenti entro poche ore dalla pubblicazione di una campagna, dall’altro non consente di investire sul proprio brand e, sopratutto, di pianificare al meglio il proprio budget. Essere ai primi posti nella ricerca a pagamento, infatti, non è come esserlo nei risultati organici che, al contrario, consentono di trasmettere autorevolezza ed importanza in relazione all’argomento cercato dall’utente finale. Per quanto concerne il budget, il CPC (costo per click) è un parametro difficilmente controllabile per via della forte concorrenza che, negli ultimi anni, ha portato ad una moltiplicazione continua di tale costo. Basti pensare che oggi se Websenior volesse promuovere la propria attività intercettando gli utenti che cercano la parola “agenzia seo“, finirebbe con lo spendere oltre 6 euro per ogni click ricevuto…

Infine, spesso le campagne AdWords richiedono di promuovere un tangibile incentivo economico per l’utente, sempre più attratto da messaggi che catturino l’attenzione con “offerte imperdibili” o “servizi gratuiti”, e questo è un altro elemento da considerare. E’ chiaro che anche in attività differenti, come il performance marketing o la SEO vanno considerati questi fattori, tuttavia è dimostrato come questi canali riescano ad indirizzare, tendenzialmente, utenti più interessati e con comportamenti migliori sulle pagine del sito: bounce rate e conversion rate sono quasi sempre significativamente più elevati dal canale organico che non da quello a pagamento, e questo anche per un fatto storico.

Insomma, investire nel PPC o nella SEO? Ne parleremo ancora…

La Prima Colazione degli Italiani

Parliamo di caffè… Secondo gli esperti, uno dei momenti più importanti della giornata è quello della prima colazione. È qui infatti, che si decide buona parte della nostra capacità di lavorare con profitto nell’intero arco del giorno, ed è per questo consigliato di dedicare ogni mattina il tempo necessario a questo pasto così importante. Ciò a cui gli italiani non sono disposti a rinunciare, oltre ad un immancabile brioche dolce o salata, è un buonissimo caffè caldo: il caffè è intoccabile non soltanto perché apporta un importante contributo in termini di energia, ma anche e soprattutto perché ha una piacevole capacità di rilassare e sollevare chi lo beve, consentendo così di iniziare la giornata con il piede giusto e fornendo quella dose di energia in più che sarà indispensabile per affrontare con la giusta grinta gli impegni quotidiani. Difficilmente infatti, noi italiani rinunciamo al piccolo piacere del caffè mattutino, e per questo siamo particolarmente esigenti per quel che riguarda l’aroma, il gusto e le sensazioni che il palato ne riceve.

Da diversi anni Cialdamia, attraverso il proprio sito e-commerce, vende cialde delle migliori marche, proponendosi sul mercato con offerte esclusive e particolari proposte bundle dove il cliente ha la possibilità di comporre il proprio “pacchetto” di cialde variando tra i diversi sistemi disponibili, per una fornitura che accontenti anche familiari ed amici. Tra le diverse proposte, le cialde Lavazza a Modo Mio mettono tutti d’accordo e consentono agli habitué della tazzina mattutina di poter scegliere tra tantissime miscele differenti, classiche o più ricercate, tutte in grado di regalare quella piacevole sensazione che si prova quando si beve un caffè di ottima qualità. Aroma intenso e leggera schiuma dal colore nocciola proprio come al bar: questo è ciò che differenzia le ottime cialde Lavazza rendendole di fatto le più apprezzate e ricercate dagli italiani. Grazie all’ottima chiusura ermetica poi, la freschezza e l’integrità della miscela sono sempre garantite, in qualsiasi momento si decida di utilizzarle, e basterà un semplice tocco della mano per avere ogni volta quel buonissimo caffè anche in casa.

Cosa aspetti allora? Regalati anche tu una parentesi di piacere quotidiano grazie alle cialde Lavazza a Modo Mio.

Welfare aziendale, il 92% degli HR punta su sport e benessere psicofisico

Tra gli HR italiani cresce l’interesse per iniziative di welfare aziendale che promuovano lo sport e il benessere psicofisico. Il 92% dei responsabili risorse umane sono infatti convinti che sia utile alle aziende l’adozione di iniziative di questo tipo. Lo conferma un sondaggio di Urban Sports Club, realizzato nel mese di agosto 2021 su 262 tra HR manager, ceo e responsabili welfare di aziende italiane.
“Emerge un interesse crescente a inserire lo sport tra i benefit che le aziende offrono ai propri dipendenti – spiega Filippo Santoro, Managing Director di Urban Sports Club Italia -. Un benefit che si posiziona sempre di più come un must have piuttosto che un nice to have. In questo scenario la flessibilità e la possibilità di scegliere fra più strutture in base ai propri impegni e al luogo dove si lavora – aggiunge Santoro – è un elemento imprescindibile”.

Combattere lo stress e rafforzare lo spirito di squadra

Quali sono i principali benefici dell’attività sportiva in relazione al lavoro? Secondo gli intervistati, i benefici apportati dallo sport sono combattere lo stress (43%), migliorare le relazioni tra colleghi (20%), rafforzare lo spirito di squadra (20%), ma anche sviluppare l’engagement e tutto ciò che concerne il cosiddetto employer branding (15%). Per i manager, l’offerta di sport in ambito welfare deve però avere alcune caratteristiche essenziali, come la customizzazione e la semplicità gestionale.

Scongiurare l’effetto ‘Coppa Cobram’

La flessibilità e la possibilità di customizzazione, sia sul fronte della gestione aziendale sia sul fronte dei dipendenti, è infatti indicata come caratteristica principale dal 42% del campione. Questo, in modo che ognuno possa scegliere l’attività sportiva in base alla propria agenda, agli spostamenti e alle esigenze della vita privata e familiare. Un altro elemento fondamentale è la libertà di scelta (31%): è bene, per scongiurare l’effetto ‘Coppa Cobram’, che ognuno possa scegliere lo sport o l’attività che meglio si adatta alle proprie attitudini e alle proprie preferenze. Terzo elemento, la semplicità gestionale (18%): è importante che la persona a capo di un sistema di welfare in una media o grande organizzazione trovi un sistema facile da gestire.

Sport di squadra, yoga e pilates, ma anche corsa, bici e functional training

Ma quali sono secondo la ricerca di lrban Sports Club Le tipologie di sport più adatte a diventare strumento di welfare? Al primo posto gli intervistati, riferisce Italpress, indicano sport di squadra (40%), al secondo, attività di meditazione e relax, come yoga e pilates (34%), al terzo gli sport di endurance, come corsa lunga e bici (9%), e al quarto le attività brevi ad alta intensità, come, ad esempio, l’EMS e il functional training (5%).

Perché gli italiani si affidano agli influencer?

Per divertirsi, sfuggire per un po’ dalla realtà, ma anche per imparare qualcosa di nuovo e pure per combattere la solitudine: sono questi, in estrema sintesi, i motivi che spingono gli italiani ad affidarsi a social media ed influencer. Questo quadro, per certi versi un po’ malinconico e sicuramente figlio dei periodi di lockdown, emerge da un’analisi condotta da Kaspersky a livello globale.

Una scelta per compensare la mancanza di socialità

I lockdown e le limitazioni alla normale vita quotidiana hanno indotto molti nostri connazionali a trovare compagnia sui social. Così in tanti hanno deciso di trovarsi degli amici virtuali. Come spiega lo studio, si tratta di una relazione, definita “unilaterale”, in grado di influenzare in vari modi la vita delle persone: quasi la metà degli intervistati italiani (48%), infatti, ha affermato di imparare nuove cose dagli influencer che segue in aree come salute, hobby, lifestyle e notizie. Il 13% afferma di essere addirittura “dipendente” dai contenuti degli influencer mentre solo il 4% dichiara di provare un senso di “vuoto” quando non interagisce con il proprio influencer preferito. Il 19% degli italiani ritiene di sentirsi “amico” degli influencer che segue e circa il 26% invia messaggi privati ai personaggi che segue sui social. Nonostante la natura in gran parte virtuale di queste relazioni, il 28% degli utenti italiani di social media ha affermato di aver incontrato alcuni influencer anche nella vita reale. La relazione si mantiene viva commentando i post (37%) o attraverso le reazioni a post e stories (33%).

Una finestra sul mondo

Per tantissimi italiani, poi, i social network sono stati compagni fondamentali durante i lunghi mesi della pandemia, in particolare quelli più duri. Nelle settimane di lockdown, che ci hanno visto tutti costretti a un forzato isolamento domestico, i social sono stati una sorta di boccata d’aria, una finestra sul mondo. Tanto che il 63% degli intervistati ha dichiarato che i social media hanno costituito per loro una “connessione vitale” in questo periodo difficile. Solo il 39% degli italiani ha affermato di essere diventato, proprio in questo periodo, meno tollerante nei confronti delle persone incontrate sui social media. La percentuale di quelli che si sono affidati ai social media per mantenere una connessione con il resto del mondo aumenta se guardiamo ai giovani di età compresa tra 18 e 34 anni con il 74%. E nel resto d’Europa? Le risposte non sono molto dissimili dalle nostre. In  particolare i tedeschi (66%) e gli spagnoli (62%) seguono le nostre orme, dichiarando anch’essi di essersi sentiti connessi con il resto del mondo proprio grazie ai social.

Facebook, nuovo studio: le fake news hanno interazioni 6 volte superiori alle notizie affidabili

I post di Facebook da fonti di disinformazione ottengono un coinvolgimento 6 volte maggiore rispetto a quelli originati da siti di notizie affidabili: ad affermarlo è un nuovo studio condotto da ricercatori di due prestigiosi atenei, l’Università di New York e l’Université Grenoble Alpes, in Francia. Pubblicata sul Washington Post, la ricerca è partita analizzando i post delle pagine Facebook di oltre 2.500 “produttori” di notizie tra agosto 2020 e gennaio 2021. Da qui, la scoperta: le pagine che pubblicano le informazioni più imprecise, o addirittura delle fake news, ottengono un coinvolgimento decisamente superiore a quelle che propongono notizie da fonti affidabili. La differenza è addirittura di sei volte tanto in termini di like, condivisioni e commenti. 

Questione aperta per i temi politici

Il fenomeno è diffuso su tutti gli argomenti, ma pare ci sia una certa predominanza per i temi a sfondo politico, di qualunque colore. Tuttavia, lo studio ha rilevato che “gli editori di destra hanno molte più probabilità di condividere informazioni fuorvianti rispetto agli editori di altre categorie politiche”. 

Come replica Facebook

Ovviamente il colosso di Mark Zuckerberg ha rimandato al mittente le accuse. Un portavoce della società ha infatti dichiarato che lo studio condotto dalle due università ha delle limitazioni, in quanto esamina solo il coinvolgimento, non la “copertura”, che è il termine che l’azienda usa per descrivere quante persone vedono i contenuti su Facebook, indipendentemente dal fatto che interagiscano con essi. E, secondo i portavoce della piattaforma social, esistono a loro volta diverse analisi che lo confermano. Tuttavia, riportano fonti americane, Facebook avrebbe negato poi l’accesso ai suoi dati relativi ai mesi successivi ai ricercatori della New York University, sostenendo che il modo in cui stavano raccogliendo i vari elementi era in conflitto con un accordo precedentemente raggiunto con la Federal Trade Commission.

Controllo in 60 lingue contro le fake news

Sempre da Facebook hanno fatto sapere che la piattaforma ha 80 società partner dedicate al controllo delle notizie e alla lotta alla fake news, che operano scandagliando i possibili contenuti dei post in ben 60 lingue diverse. In ogni caso, per completezza di informazione, pare che i ricercatori universitari abbiano utilizzato per il loro studio le metriche di NewsGuard e Media Bias/Fact Check, due organizzazioni no profit che esplorano la disinformazione, usando strumenti di categorizzazione simili.

Lo smartphone soppianta la macchina fotografica in vacanza

Un sondaggio condotto dal brand di telefonia Wiko all’interno della sua Instagram Community lo conferma: lo smartphone ha letteralmente soppiantato la macchina fotografica. Sempre più diffuso, accessoriato e facili da utilizzare, lo smartphone, è infatti dotato di comparti fotografici all’avanguardia e ha letteralmente spiazzato le macchine fotografiche tradizionali, almeno, per tutti gli utenti, aumentati anche loro, che si dilettano nell’arte della fotografia, soprattutto durante le vacanze.  In questo sondaggio a chiusura dell’estate si è voluto indagare gli ultimi trend di utilizzo dello smartphone. E se secondo il 79% degli intervistati da quando c’è lo smartphone si fotografa molto di più sono proprio le vacanze uno di quei momenti in cui cimentarsi nella creazione di souvenir digitali da condividere con amici, partner e parenti. Tanto che il 54% ammette di aver scattato ben oltre 50 foto.

Ormai gli apparecchi tradizionali sono di ‘nicchia’

Insomma, nella scelta del device da portare in viaggio, tra macchina fotografica e smartphone, non ci sono dubbi: vince il cellulare (91%). Solo il 9%, una nicchia di veri appassionati, opta per gli apparecchi tradizionali. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, però, per l’83% dei partecipanti alla survey, meno del 20% delle fotografie che vengono realizzate è destinata alla pubblicazione sui social. Solo il 17% dichiara che l’80% degli scatti che produce vedrà la luce sui feed o nelle story dei propri profili social.

Quali sono i soggetti preferiti da immortalare?

Tra ritratti, selfie, foto di panorami e Golden Hour, i soggetti preferiti sono proprio questi ultimi due (86%).
Un semplice trend del momento o la fine di un’era focalizzata sull’individualità? Di certo quest’estate la luna ha offerto colori straordinari, invogliando sempre più utenti a catturarla. Ma si sa, i risultati, con lo smartphone, sono spesso scarsi (55%) e molti degli intervistati preferiscono addirittura rinunciare (45%).
Provare invece a immortalare panorami mozzafiato in notturna? Qui il campione si divide equamente a metà. Da un lato c’è chi lo ritiene impossibile, e dall’altro chi, grazie alla Night Mode, come quella presente sull’ultimo Power U10, riesce a portare a casa buoni risultati.

L’album delle vacanze diventa sempre più digitale

Che gli album dei ricordi dei viaggi siano sempre più digitali è ormai noto. Eppure, un buon 32% degli utenti coinvolti preferisce stampare le best pics di ogni vacanza per conservarle e metterle al riparo dai mancati backup. La maggioranza (68%), comunque, sceglie di creare album dedicati sul proprio smartphone.
Ed è proprio qui che il 62% degli intervistati conserva i propri ricordi, una scelta favorita rispetto ai servizi cloud. Le memorie dei nostri device ormai custodiscono preziosamente sempre più pezzi delle nostre vite. Allora perché non munirsi di uno smartphone in grado di offrire tanto spazio di archiviazione? 

Italia seconda sola alla Germania nel riciclo degli imballaggi

Per una volta, l’Italia si conferma tra i più virtuosi dei Paesi dell’area Ue, arrivando a tallonare in performance anche l’efficientissima Germania. Stiamo parlando del tasso di riciclo degli imballaggi, che per quanto riguarda il nostro Paese nel 2020 ha raggiunto quote davvero ragguardevoli:  lo scorso anno è stato avviato a riciclo il 73% dei pack immessi sul mercato, 3,3 punti percentuali in più rispetto al 2019. E’ quanto emerge dalla relazione generale del Conai, il Consorzio Nazionale Imballaggi, che sottolinea come il risultato sia davvero un record, soprattutto se si considera che è stato ottenuto durante l’anno più difficile dell’emergenza sanitaria. Tra l’altro, una buona notizia è che tutte le aree del Paese hanno aumentato il conferimento dei loro rifiuti al sistema Conai, con tassi che vanno dal 5 al 6% dal Nord al Sud dello Stivale.

Seconda vita per 9 tonnellate di materiali

Complessivamente, sono state riciclate più di 9 milioni e mezzo di tonnellate di imballaggi sul totale delle 13 milioni immesse al consumo. Immesso che, ricorda una nota del Consorzio, “nel 2020 è calato di più del 4% rispetto al 2019 per il venir meno dei pack destinati ai settori commerciali e industriali. Ma grazie alla crescita della raccolta differenziata urbana, che ha fatto da traino e non è stata messa in crisi dalle difficoltà seguite al lockdown e alle restrizioni, le quantità riciclate non sono diminuite”. Grazie al riciclo, hanno potuto avere una seconda vita 371mila tonnellate di acciaio, 47mila e 400 di alluminio, 4 milioni e 48mila di carta, un milione e 873mila di legno, un milione e 76mila di plastica, 2 milioni e 143mila di vetro. Sommando ai numeri del riciclo quelli del recupero energetico, il totale di imballaggi sottratti alla discarica cresce e si avvicina all’84% (83,7%). Un totale di quasi 11 milioni di tonnellate. 

Già raggiunti gli obiettivi dell’Europa

L’Italia ha già raggiunto gli obiettivi di riciclo complessivi che l’Europa impone ai suoi Stati membri entro il 2025. Tra cinque anni, infatti, ogni Paese dovrà riciclare almeno il 65% degli imballaggi: con cinque anni di anticipo, quell’obiettivo è già superato di 8 punti percentuali. Anche tutti i singoli materiali di imballaggio hanno raggiunto le percentuali di riciclo richieste entro il 2025. Resta indietro solo la plastica, ma di meno di due punti percentuali: nel 2020 in Italia ne è stata riciclata il 48,7%, ma “raggiungere il 50% richiesto dall’Unione in cinque anni non rappresenta un problema. Oggi siamo secondi solo alla Germania in termini di quantitativi di imballaggi riciclati” dichiara il presidente del Conai Luca Ruini.

Facebook e Instagram i social preferiti dalle Pmi italiane

Secondo l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy il 62% delle piccole imprese italiane possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. Tra questi ultimi il più utilizzato è Facebook (86%), seguito da Instagram (58%). Lo studio, condotto dalla società di ricerca Kantar, ha preso in esame circa 5.100 Pmi con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 49, equamente distribuite in Italia, Germania, Francia e Spagna, con un focus particolare sulle strategie di marketing adottate dalle piccole imprese in quest’ultimo anno. Il Covid-19 ha infatti spinto le piccole imprese, non solo italiane, a implementare nuove strategie e strumenti di marketing per soddisfare le esigenze dei propri clienti.

WhatsApp è il canale preferenziale per rimanere in contatto con i clienti 

Dallo studio emerge che Instagram è più utilizzato dalle Pmi italiane (48%) rispetto alle aziende francesi (43%) e tedesche (50%). Il 36% delle piccole imprese utilizza anche LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il record della Spagna con il 31%. L’Osservatorio evidenzia inoltre l’evoluzione del ruolo strategico di WhatsApp durante e dopo la pandemia: il 54% delle piccole imprese italiane e spagnole lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, contro il 36% delle imprese tedesche e il 14% di quelle francesi. 

La promozione digitale avviene sui social

A beneficiare di WhatsApp sono state soprattutto le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), principalmente piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare. In ogni caso, le Pmi prediligono canali di promozioni digitale per le proprie attività di marketing (48%) rispetto a quelle offline (40%), con un 27% che predilige una forma ibrida. Tra le attività di promozione digitale si tratta principalmente di pubblicità sui canali social (33%), promozione di video online (12%) o banner pubblicitari (12%). Ancora esigua però la percentuale che sperimenta nuove attività di marketing digitale, come influencer marketing (7%) e podcast (2%).

Per il 95% delle piccole imprese avere un sito web incrementa la visibilità

Il 95% delle piccole imprese italiane che ha un sito web lo considera uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato, mentre tra coloro che ancora non possiedono un sito web, il 15% dichiara di non averlo per via dei costi di gestione, riporta Askanews. Il 24% delle piccole imprese italiane poi utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste, il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni. Tra gli strumenti promozionali offline i più utilizzati sono i volantini (18%), seguiti da eventi (15%), e pubblicità su stampa (14%). Solo il 5% ha dichiarato di fare pubblicità in TV.

Condizionatore, i consigli per risparmiare sulla bolletta

Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quest’estate saranno 6,5 milioni gli italiani che non andranno in vacanza e resteranno a casa. Per combattere il caldo tra le mura domestiche non resta perciò che affidarsi ai condizionatori, che secondo le stime di Facile.it, quest’anno potrebbero incidere sulla bolletta dell’energia elettrica per un costo di circa a 186 euro l’anno, vale a dire il 29,5% in più rispetto al 2020. E se a questo si aggiungono sprechi ed errori d’uso dell’apparecchio, il salasso è garantito. Per questo motivo Facile.it ha realizzato un vademecum con 7 consigli pratici per chi resta a casa per risparmiare sull’energia elettrica.

Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++ per ridurre le spese  

Sebbene da marzo sia entrata in vigore la nuova classificazione delle etichette energetiche degli elettrodomestici, i condizionatori non sono stati investiti da questo cambiamento. Attenzione però a scegliere il dispositivo con la classe energetica giusta, ovvero gli apparecchi in classe A e superiori. Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++, ad esempio, significa ridurre il costo in bolletta del 30-40% annuo. Inoltre, cambiando un vecchio impianto si può godere anche di importanti detrazioni fiscali che possono arrivare fino al 65%. Valutare poi l’istallazione di un condizionatore inverter, che una volta raggiunta la temperatura ideale, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire, e permettendo un risparmio energetico del 30%.

Impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno

Mantenere la temperatura del condizionatore troppo bassa non solo fa male alla salute, ma è anche uno spreco. Il consiglio è di impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno. Meglio ancora, utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento. In questo modo è possibile ridurre i costi fino al 13%. Non controllare e non pulire i filtri del condizionatore, poi, è una noncuranza che può costare cara. Se l’impianto è pulito correttamene abbiamo la garanzia che questo possa funzionare al 100%: un apparecchio non mantenuto in modo corretto consuma fino all’8% in più.

Non disperdere il fresco e scegliere la tariffa giusta

Quando usiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso. È bene quindi fare attenzione alle finestre o alle porte aperte: disperdere il fresco può arrivare a incidere fino al 6% sui consumi. Il consiglio è anche quello, durante le ore notturne, di utilizzate la funzione apposita per la notte o di programmare in maniera corretta la temperatura. In questo modo è possibile ridurre i consumi sino al 10%. Inoltre, scegliere una tariffa energetica adeguata alle proprie esigenze si traduce spesso in un risparmio economico significativo. Oltre a valutare con attenzione se convenga una tariffa mono o bioraria, per chi è ancora in regime tutelato è bene valutare il passaggio al mercato libero. In questo modo, secondo le stime di Facile.it, è possibile abbattere la bolletta fino al 7%.

Vacanze italiane extralusso, è caccia agli immobili più esclusivi

Non è certo un segreto che l’Italia sia una delle destinazioni più appealing del mondo per le vacanze. Ora, però, c’è una novità che riguarda il comparto del real estate: i Paperoni di ogni angolo del Pianeta sognano di trascorrere i loro soggiorni estivi nel nostro Paese, ovviamente alloggiando in location di puro lusso. Ad affermare che questo trend sia in decisa crescita è Luxforsale, portale specializzato nella promozione di immobili di lusso, che ha pubblicato il suo nuovo Osservatorio immobiliare dedicato al settore.

400.000 euro al mese per una dimora da sogno

I dati emersi dalla ricerca sono davvero sorprendenti: si scopre ad esempio che cii sono locatori disposti a spendere anche 400.000 euro al mese pur di vivere una vacanza in dimore di assoluto lusso in Italia. Un segnale che evidenzia la straordinaria attrazione che ha il nostro paese nei confronti di clienti alto spendenti interessati ad affittare immobili di lusso per le vacanze estive. Quali sono quindi le “case” più desiderate ed esclusive? In particolare i castelli, tipologia di immobile difficile da trovare nel resto del mondo, ma resta intatto l’appeal delle più “semplici” ville. Ma non è solo la location a fare la differenza nella scelta da parte dei ricchi vacanzieri: questi richiedono anche dotazioni particolari, come ad esempio grandi metrature, un numero elevato di camere da letto e di bagni (per poter accontentare anche i collaboratori),  affacci spettacolari su lago e mare e plus come la presenza di campi da tennis ed eliporti all’interno della proprietà.

Un boom di richieste

“Le richieste si concentrano principalmente in città d’arte o in prossimità del mare o dei laghi. E’ la prima volta che registriamo un impennata così radicale di immobili di lusso in affitto, considerando che rispetto allo scorso anno il nostro portale rileva un incremento del 79%” ha detto Claudio Citzia Ceo di Luxfrosale.  Le regioni più ricercate sono Sardegna, Liguria, Lombardia, Toscana, Puglia e Sicilia e i potenziali locatari derivano da ogni parte del mondo. Oltre agli italiani, infatti, ci sono clienti provenienti da Stati Uniti, Svizzera, Russia e Germania. 

Nuove opportunità per i proprietari

La tendenza in atto è così decisa che ormai è partita la caccia all’immobile di lusso per trascorrervi le vacanze. Tanto che sta cambiando anche l’atteggiamento da parte dei proprietari di queste dimore da sogno: se fino a pochi anni fa erano decisamente restii ad affittare le loro spettacolari case, oggi le cifre sul tavolo rendono difficile il rimanere indifferenti.

I Millennials sono pronti a partire

La seconda stagione turistica estiva in compagnia del Covid-19 è alle porte, e WeRoad, la community di giovani viaggiatori ha condotto una ricerca all’interno dell’Osservatorio sul mondo del travel, a cui hanno partecipato 1.721 Millennials di età compresa tra i 21 e i 40 anni. Alla prima domanda, “cosa farai quest’estate?” l’86% afferma che viaggerà, mentre il 17% di questi nel 2020 aveva preferito rimanere a casa. La grande maggioranza quindi non vede l’ora di viaggiare. Ma dove andrà? Le risposte si dividono tra chi rimarrà in Italia (44%) e chi visiterà un Paese europeo (43%), ma un 13% è convinto che farà un viaggio intercontinentale.

Si inverte il trend del last minute

A sorpresa poi si inverte il trend del last minute, che sembrava un’eredità della pandemia destinata a rimanere. Sebbene il 47% affermi infatti che prenoterà all’ultimo momento, il 46% ha già prenotato entro maggio. E quale sarà il mood? Il 44% non vede l’ora di partire per una vacanza beach life, il 25% non rinuncerà allo zaino in spalla per un’avventura on the road, e per il 25% “l’importante è essere immersi nella natura”, mentre il 6% visiterà una città d’arte. Quanto al tempo di permanenza, il 69% conferma di voler stare via tra i 7 e i 10 giorni, il 24% vorrebbe partire per almeno due settimane, mentre cresce il fronte (7%) di chi organizzerà uno o più week-end per ferie distribuite lungo tutta la stagione.

Il 14% però non viaggerà   

Ma il 14% non viaggerà, perché se il 34% l’ha fatto nel 2020 e crede sia rischioso, il 22% non ha ferie, e il 44% non ha abbastanza soldi. Alla domanda “cosa ti spingerebbe a prenotare”, il 57% vorrebbe contare su flessibilità per modifiche e cancellazioni, il 42% partirebbe se coperto da un’assicurazione, il 33% pensa che sarebbe utile applicare uno sconto sul prezzo, magari per fare un tampone ed essere più sicuri prima di partire, e il 37% aspetta date e regole certe che valgono però per tutto il periodo delle vacanze.

Ci si sposta in aereo e si soggiorna in appartamento, e tornano i viaggi di lavoro

Per quanto riguarda il mezzo di trasporto considerato più sicuro al primo posto c’è l’aereo (47%), poi il treno (32%) e l’auto (21%). Tra le accomodation invece il preferito è l’hotel (66%), seguito dall’appartamento (17%), e per il restante 17% un B&B. E i viaggi di lavoro? Insieme a BizAway, la piattaforma all-in-one per il B2B travel, WeRoad si è concentrata poi sul settore del business travel. Il 23% delle persone intervistate, riporta Ansa, non vuole rinunciare ai meeting di lavoro in presenza e soltanto il 10% crede che fare riunioni in presenza e online sia la stessa cosa. Il 67% pensa sia utile avere una piattaforma che gestisca la trasferta di lavoro e l’82% vorrebbe poter gestire tutte le fasi del viaggio su un dispositivo in ottica sostenibile.

Come sarà il futuro del cibo italiano? Più Dop e Igp, sostenibile, e acquistato online

Come sarà il futuro del cibo italiano? Certificato Dop e Igp, ma anche più sostenibile e innovativo, acquistato online da piccoli gruppi di produttori locali, per ottenere prodotti a km0 e mantenere il legame con il territorio. La conferma arriva da una ricerca condotta da AstraRicerche, per cui la sostenibilità ambientale e sociale è il trend in ascesa per oltre 3 intervistati su 4. Che si dichiarano anche disposti a spendere di più per un prodotto con garanzie di sostenibilità certificate da enti autorevoli. Secondo la ricerca nei prossimi cinque anni gli italiani si ripropongono di incrementare il consumo di cibi sani, come verdura (54%), frutta (51,5%) e prodotti 100% italiani. Meglio se certificati da marchi Doc, Dop e Igp.

Apertura all’innovazione anche nell’ambito dei servizi

 “Dopo anni di ‘free from’, si sta tornando a pensare a un cibo che dà qualcosa di positivo, e dunque un cibo da scegliere è un cibo ‘con’, più che un cibo ‘senza’ – commenta Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche -. Una svolta, solo in parte dovuta all’effetto Covid-19, particolarmente rilevante: potrà spingere produttori e distributori a fare scelte diverse in merito ai prodotti e alla loro comunicazione”. L’apertura all’innovazione è evidente anche nell’ambito dei servizi legati al settore alimentare: il 40,6% degli italiani gradisce l’idea di una Subscription Box, ovvero una consegna regolare, in abbonamento, di prodotti ordinati tramite e-commerce, dedicata soprattutto ai prodotti lattiero-caseari. In particolare, se a proporla è una singola marca del settore (57,2%).

Interesse per i cibi fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati

Nonostante sia forte la convinzione che anche nel futuro il cibo ideale da trovare in tavola sia quello legato alle tradizioni culinarie del nostro Paese (47,2%, con percentuali più alte tra gli over 45), una buona fetta si mostra aperta alle novità: il 23,3% punta su cibi innovativi, fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati in Italia. Più aperti i giovani tra i 18 e i 24 anni, tra i quali la percentuale sale al 32%. In particolare, il 28,8% dei nostri connazionali mostra interesse per prodotti che contengono cannabidiolo (il 43% dei 18-24enni) e il 18,2% si dichiara interessato a provare prodotti in cui la carne sia sostituita, in tutto o in parte, dagli insetti, magari nella forma di farina (la percentuale sale al 25% tra i 18-24enni).

e-commerce alimentare: vincono i produttori locali

Quanto all’e-commerce per prodotti alimentari, sul podio delle preferenze al primo posto gli italiani mettono i gruppi di produttori locali, che si riuniscono e fanno consegne di quello che producono (37.0%). Al secondo posto, riporta Askanews, gli italiani scelgono la spesa online con una catena di supermercati (25.2%) e al terzo l’e-commerce generalista, con siti come Amazon e altri, (20,7%), anche se l’e-commerce generalista è al primo posto per i 18-24enni (30%).