A maggio vendite auto in discesa, ma l’elettrico raddoppia grazie all’Ecobonus

Dopo un leggero segno più ad aprile, l’unico del 2019, il mercato auto a maggio torna in territorio negativo. A maggio 2019 infatti la motorizzazione ha immatricolato 197.307 autovetture, -1,19% rispetto a maggio 2018 (199.692), mentre ad aprile 2019 sono state immatricolate 174.775 autovetture, con una variazione di +1,68% rispetto allo stesso mese del 2018 (171.886). E il volume globale delle vendite (570.983 autovetture) ha interessato per il 34,56% auto nuove e per il 65,44% auto usate. Diversa la situazione per le immatricolazioni di vetture elettriche, che a maggio 2019 segnano 1.190 unità vendute, lo 0,6% del totale immatricolato. E quasi il doppio di quelle di maggio 2018.

Calo a doppia cifra per il diesel, cresce la benzina, e l’elettrico vola

Per quanto riguarda le vendite di Fca in Italia a maggio calano del 6,09%, e le immatricolazioni, secondo i dati del ministero dei Trasporti, sono state pari a 51.798 auto contro le 55.160 di maggio 2018, mentre la quota mercato è passata dal 27,6% al 26,2% (-1,37%).

Nel mese, inoltre, continuano a calare a doppia cifra le immatricolazioni di autovetture diesel (-20%, 20.000 unità in meno rispetto a maggio 2018), con una quota del 42%, mentre prosegue il trend di crescita della benzina (+22,5% con una quota di mercato del 44%). Le immatricolazioni di vetture elettriche di maggio 2019 (1.190 unità vendute, lo 0,6% del totale immatricolato) sono invece quasi il doppio di quelle di maggio 2018, che a loro volta erano il quadruplo di quelle vendute a maggio 2017.

Primi cinque mesi 2019 quasi 3.600 auto elettriche immatricolate

I primi 5 mesi dell’anno raggiungono invece le 910.093 vetture immatricolate, riducendo la flessione a un -3,8% nel confronto con le 946.381 auto dello stesso periodo dello scorso anno. Nei primi cinque mesi dell’anno, riporta Askanews, il diesel segna una contrazione del 24%, mentre per le auto a benzina l’incremento è del 24%. Sempre nei primi cinque mesi del 2019, le auto elettriche immatricolate sono quasi 3.600, il doppio rispetto a un anno fa. Le auto ricaricabili rientrano per la maggior parte tra quelle che usufruiscono dell’Ecobonus.

Ibride a +36%

Anche le auto ibride (incluse le plug-in) riportano una crescita del 36% a maggio (con una quota del 5,4%, un punto e mezzo in più rispetto a maggio dello scorso anno) e del 33% nei primi 5 mesi. Tra le ibride nel mese registrano la crescita maggiore le ricaricabili: +53% e 480 unità, contro il +35%, e 10.000 unità delle ibride tradizionali, che nel primo trimestre del 2019 hanno collocato l’Italia al secondo posto in questo segmento di mercato in UE28+Efta. “La misura dell’Ecobonus – spiega l’Anfia – sta spingendo un comparto che a fine anno potrebbe rappresentare tra l’1% e il 2% del mercato totale, ma in un contesto di infrastrutture ancora fortemente carenti”.

Fatturato dell’industria: a marzo prosegue la crescita congiunturale

Prosegue nel mese di marzo la crescita congiunturale del fatturato dell’industria, che su base trimestrale segna un risultato positivo sia per la componente interna sia per quella estera. L’incremento è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, a eccezione di quello dell’energia. Secondo l’Istat nel confronto tendenziale su dati grezzi gli apporti positivi maggiori provengono dal settore delle macchine di impiego generale e dall’industria del cuoio, in particolare articoli da viaggio e borse. Il comparto degli autoveicoli e il settore farmaceutico forniscono invece i contributi più negativi alla dinamica dell’indice generale.

Al netto della componente di prezzo, invece, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale.

+0,3% a marzo e +0,9% nel primo trimestre

Più in dettaglio, il fatturato dell’industria stimato per il mese di marzo registra un aumento dello 0,3% in termini congiunturali, proseguendo quindi nella dinamica positiva registrata nei due mesi precedenti. Nel primo trimestre dell’anno l’indice complessivo infatti è cresciuto dello 0,9% rispetto all’ultimo trimestre del 2018. Inoltre, anche gli ordinativi a marzo registrano un incremento congiunturale, in questo caso pari al 2,2%, mentre nella media del primo trimestre 2019 risultano invariati rispetto al quarto trimestre dello scorso anno, riporta Adnkronos. Per gli ordinativi l’incremento congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,5%), e una marcata crescita di quelle provenienti dall’estero (+6,2%).

Aumento congiunturale per gli indici destagionalizzati

La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di una contenuta flessione del mercato interno (-0,3%) e di un sostenuto aumento di quello estero (+1,5%). Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a marzo gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale dello 0,9% per i beni intermedi e dello 0,1% per i beni di consumo. I beni strumentali restano sullo stesso livello del mese precedente mentre l’energia registra una lieve riduzione dello 0,3%.

In termini tendenziali la crescita è dell’1,3%

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21, contro i 22 di marzo 2018), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’1,3%, con incrementi dello 0,2% sul mercato interno e del 3,5% su quello estero. Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei macchinari e attrezzature e quello della gomma, plastica e minerali non metalliferi registrano la crescita tendenziale più rilevante (+7,9%), mentre l’industria farmaceutica mostra il calo maggiore (-10,3%).

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 3,6%, con riduzioni su entrambi i mercati (-4,4% quello interno e -2,4% quello estero). La maggiore crescita tendenziale si registra nelle industrie tessili (+4,6%), mentre il peggior risultato si rileva nell’industria farmaceutica (-12,9%).

Dichiarazione dei redditi precompilata, disponibile online

Dal 15 aprile è online la dichiarazione dei redditi precompilata, che potrà essere inviata direttamente via web dal 2 maggio fino al 23 luglio. Oltre ai dati già a disposizione l’Agenzia delle Entrate ha inserito nei modelli quelli inviati dagli enti esterni, come studi medici, farmacie, banche, assicurazioni, università, e dai datori di lavoro tramite le certificazioni uniche. Quest’anno, ricorda poi l’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione è ancora più completa, poiché alle informazioni presenti gli scorsi anni, si aggiungono le spese su parti comuni condominiali, che danno diritto al bonus verde, e le somme versate dal 1° gennaio 2018 per le assicurazioni contro le calamità stipulate per gli immobili a uso abitativo.

Più semplice modificare le spese detraibili

Complessivamente, il paniere dei dati pre-compilati raggiunge quota 960 milioni, e supera del +3,8% il totale dei dati caricati nel 2018, mentre la funzionalità di compilazione assistita, disponibile dal prossimo 10 maggio, si estende a tutto il quadro E. Inoltre, sarà più semplice modificare le spese detraibili. La novità 2019 infatti dà la possibilità di scegliere la modalità di compilazione semplificata, in alternativa alla modalità tradizionale, per modificare in maniera guidata tutto il quadro E della dichiarazione, come aggiungere un onere detraibile o deducibile che non compare tra quelli già inseriti dall’Agenzia, o modificare gli importi delle spese sostenute.

Potrà essere trasmessa dal 10 maggio al 30 settembre 2019

A partire dal 10 maggio diventa quindi possibile intervenire in modalità guidata su tutti i dati del quadro, aggiungendo, eliminando o modificando, anche gli importi relativi alle spese che danno diritto agli sconti fiscali per le ristrutturazioni, per il risparmio energetico, per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, e al bonus verde. Una volta fatte le modifiche, sarà il sistema a ricalcolare in automatico gli oneri detraibili e deducibili, sulla base dei nuovi dati e di eventuali limiti previsti dalla legge, e a inserire il totale nei campi del quadro E. Quanto al calendario della dichiarazione precompilata l’Agenzia spiega come dal pomeriggio del 15 aprile la precompilata sarà disponibile sia per chi presenta il 730 sia per chi presenta Redditi, che può essere modificato dal 2 maggio, ma potrà essere trasmesso dal 10 maggio al 30 settembre 2019.

In crescita il numero di dati che ha viaggiato nei server dell’Agenzia

In crescita il numero di dati, circa 960 milioni, che ha viaggiato nei server dell’Agenzia. Di questi, il 78% (754 milioni) sono relativi alle spese sanitarie sostenute dai cittadini, comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche, ospedali, il 4,7% in più rispetto a quelli trasmessi nel 2018. Al secondo posto, i premi assicurativi, poco più di 92milioni, e le Cu, oltre 61 milioni.

I dati relativi a bonifici per ristrutturazioni, riporta Adnkronos, arrivano a quota 16 milioni, cui si aggiungono quasi 6 milioni di occorrenze relative a ristrutturazioni condominiali. Circa 4,4 milioni di dati, poi, riguardano rimborsi di spese sanitarie e 3,4, alle spese universitarie. E 3,2 milioni sono le informazioni relative a contributi per lavoratori domestici.

Un computer quantistico inverte la freccia del tempo

Un esperimento contraddice la seconda legge della termodinamica: il tempo può invertire la sua direzione. I ricercatori del Moscow Institute of Physics, coadiuvati da colleghi svizzeri e statunitensi, hanno infatti annunciato di essere riusciti a invertire la direzione del tempo con un computer quantistico. Il rivoluzionario esperimento, descritto in un articolo della rivista Scientific Reports, sembra quindi contraddire le leggi cardine della fisica, e potrebbe alterare la nostra percezione dei processi che guidano l’universo. Il secondo principio della termodinamica enuncia infatti l’irreversibilità della maggior parte dei fenomeni fisici. Nota anche come enunciato di Clausius, questa legge afferma che il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo. In pratica l’universo segue una sola direzione: dall’ordine al disordine.

La macchina del tempo è un computer quantistico

In pratica, l’esperimento condotto dai ricercatori del Moscow Institute of Physics si può paragonare al rimettere nella posizione iniziale un set di palle da biliardo sparso sul tavolo. Come? Attraverso un colpo calcolato alla precisione per riportarle alla loro posizione di origine. La “macchina del tempo” utilizzata per condurre l’esperimento è un computer quantistico Ibm, in cui gli elementi base dell’informazione, al posto dei bit dei normali pc, sono i cosiddetti qbit, i bit quantistici, che oltre ai valori zero e uno, possono assumere un valore che “sovrappone” entrambi gli stati.

Dall’ordine al caos e ritorno

“Abbiamo creato artificialmente uno stato che evolve in una direzione opposta alla freccia del tempo”, ha spiegato il capo del gruppo di ricerca, Gordey Lesovik. In pratica, durante l’esperimento è stato lanciato un “programma di evoluzione” che ha portato i qubit a disegnare sequenze di zero e uno mutevoli, e sempre più complesse, partendo “dall’ordine al caos”. In seguito, un altro programma ha modificato la sequenza di qubit riportandola dal caos all’ordine originario.

Sviluppare il programma per raggiungere risultati sempre più accurati

Proseguendo il paragone con il tavolo da biliardo, riporta Agi, il risultato dell’esperimento è l’equivalente di vedere le palle tornare nel triangolo con un movimento contrario rispetto a quello che le aveva sparse sulla superficie, un qualcosa di inconcepibile secondo le regole della fisica classica. Gli scienziati sono sicuri di poter sviluppare il programma in modo tale da raggiungere risultati sempre più accurati. Al momento, con due qubit il margine di successo è dell’85%, laddove con tre qubit è del 50%. Le applicazioni pratiche dell’esperimento, oltre a spiegare come si sviluppa la freccia del tempo nei sistemi quantistici, riguardano l’abbattimento degli errori nel collaudo dei programmi di informatica quantistica.

Il digitale entra nella filiera agroalimentare

L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare. Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano, e il 44% delle imprese che le adotta ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione, e in misura minore all’agricoltura interconnessa, il cosiddetto internet of farming. Impiegato dal 55% di 766 imprese agricole italiane.

Un mercato da 370 a 430 milioni di euro

Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, la crescente offerta tecnologica spinge un mercato che nel 2018 ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup. Per circa l’80% questo mercato è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (fornitori di macchine e attrezzature agricole), e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Agricoltura 4.0 in Italia

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things (IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% si tratta di realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte.

Dati, droni, e robot le tecnologie innovative per l’agricoltura

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione nel settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0, e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). Ma le tecnologie digitali hanno un grande impatto anche sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%).

Sistema Sanitario Nazionale ahi ahi… Quattro italiani su dieci “bloccati” dalle liste di attesa

Gli italiani hanno un rapporto sempre più “a distanza” son il Servizio Sanitario Nazionale, e non per loro volontà. E tra le maggiori criticità ci sono i tempi lunghi delle liste di attesa, sperimentate purtroppo da 4 persone su 10. Per questa e altre ragioni la spesa privata per curarsi è in aumento.

La fotografia della salute tricolore

La fotografia, purtroppo poco lusinghiera, del Sistema Sanitario Nazionale viene da un rapporto di European House-Ambrosetti. Nel 2018 quasi il 40% degli adulti in Italia, circa 20 milioni di persone, ha avuto una o più esperienze di liste di attesa di più di un mese, si legge nel rapporto. Il 48,5% di chi ha sperimentato le liste di attesa per le prestazioni Asl ha avuto anche una o più esperienze di Pronto Soccorso. Le situazioni più critiche si hanno per le visite specialistiche, che ha dovuto attendere circa il 60% di chi ha sperimentato una lista, e gli accertamenti diagnostici (42,7%), con delle punte nelle attese che hanno superato anche i 120 giorni.

In Italia si investe meno che in Europa

Un altro aspetto infelice dello studio è quello che rapporta l’Italia agli altri paesi dell’Ue. A casa nostra l’incidenza della spesa sanitaria pubblica italiana sul Pil (pari a 6,6%) è minore della media europea (7,4%). Non solo: nei prossimi anni sembra sia destinata a diminuire, aumentando il gap nei confronti degli altri paesi europei. Germania, Svezia e Paesi Bassi, ad esempio, spendono più di 4.000 euro l’anno per ogni cittadino, quasi il doppio di quanto spende l’Italia. Questo si sta traducendo, avvertono gli esperti, in una maggiore spesa da parte dei cittadini. “La tendenza all’aumento della spesa sanitaria privata e soprattutto di quella out of pocket (ben il 24% in più negli ultimi anni) – scrivono gli esperti – evidenzia uno stato di sofferenza del nostro sistema sanitario nazionale in considerazione di uno sbilanciamento demografico verso la fascia più anziana delle popolazione che genera conseguentemente una maggiore domanda di salute”.

Spesa privata a carico dei cittadini
Ben il 91% della spesa privata (36 miliardi di euro) è stata out of pocket, ovvero sostenuta interamente di tasca propria dai cittadini, mentre solo per il rimanente 9% si è trattato di spesa intermediata. Un dato significativo, hanno sottolineato gli esperti all’evento, che conferma lo spostamento del finanziamento sempre più a carico dei cittadini e fa notare come la sottoscrizione di forme di sanità integrativa rimanga un fenomeno ancora limitato rispetto ad altri paesi europei: in Irlanda, Francia e Paesi Bassi la componente intermediata raggiunge un’incidenza superiore al 40%.

Millennials italiani e lavoro: pronti a rinunciare a 3mila euro per la flessibilità

I giovani italiani sono attratti dalle mulinatinazionali, anche se sono pronti ad ammettere che “piccolo può essere bello”. Però i giovani pensano in grande, e soprattutto puntano alla libertà anche professionale. Lo rivela una recente ricerca condotta da ForceManager, azienda spagnola attiva nel settore del Crm mobile, presente da qualche mese in Italia attraverso l’acquisizione della startup Sellf, nata all’interno del campus di H-Farm.

L’identikit dei Millennials

I ragazzi italiani, in base all’identikit tracciato da ForceManager, sarebbero pronti a fare impresa, attirati dalle startup (il 35%) quasi quanto dalle multinazionali (la scelta del 47% degli intervistati). Ma soprattutto sarebbero disponibili a rinunciare anche a 3 mila euro all’anno in cambio di smart working e “nomadismo digitale”. Secondo l’indagine, condotta su giovani tra 22 e 37 anni, il 35% guarda all’Intelligenza artificiale con ottimismo perché semplificherà il lavoro, specie lontano dall’ufficio. Non mancano le sorprese anche quando si parla di remunerazione: ad esempio, per il 52% dei millennial italiani benefit e “lavoro agile contano di più della cifra indicata nell’ultima riga della busta paga. In particolare, rinuncerebbero fino a 3mila euro all’anno (250 euro al mese), a fronte della possibilità di essere inclusi in programmi di smart working, potendo così gestirsi autonomamente i tempi del lavoro e della vita privata, e di fare parte di progetti di nomadismo digitale. Ovvero, avere la possibilità di lavorare viaggiando, spostandosi da una città all’altra, sfruttando le potenzialità del digitale” riporta l’indagine.

Meno posto fisso più flessibilità

Anche se l’Italia è tradizionalmente associata al mito del posto fisso, forse per le nuove generazioni non è più così. La ricerca mette infatti in luce una nuova tendenza: il 42% dei Millennial italiani rinuncerebbe a un normale stipendio “competitivo” se venisse offerto loro un pacchetto retributivo variabile dove, accanto a una parte fissa, ci fossero bonus e stock option, collegati direttamente al rendimento dell’azienda. I giovani (53%) prediligono orari di lavoro tarati sui ritmi nord-europei, con ingresso in ufficio presto e pausa pranzo ridotta allo stretto necessario, per tornare a casa non più tardi delle 17.30. Per il 75% è poi fondamentale sentirsi coinvolti nel progetto aziendale per il quale lavorano e, allo stesso tempo, sono importanti programmi di wellness, come per esempio corsi di yoga o mindfulness, o iniziative attive di beneficenza o di socializzazione, come dei corsi d cucina. Tuttavia, nonostante i desideri, “Al momento non più del 18% vive quotidianamente questa realtà, all’interno dell’azienda per cui lavora; ma ben il 65% l’apprezzerebbe”.

Work-Life Balance, la tecnologia sfuma i confini tra lavoro e tempo libero

Quale è il confine tra lavoro e vita privata, visto che ormai tutti siamo immersi, 24 ore su 24, nella tecnologia? A questa domanda, e a molte altre, risponde la ricerca Working Life condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment, che ha esaminato la vita lavorativa delle persone tra tecnologia, lavoro agile e rapporto con i colleghi.

Il 68% ha un dispositivo aziendale

Il sondaggio, condotto a giugno 2018 su 5.197 intervistati in Europa – di cui 775 in Italia –  ha fatto emergere i vantaggi e le sfide che la tecnologia fornita dalle aziende comporta per i lavoratori. Più del 68% degli intervistati è infatti dotato di almeno un dispositivo aziendale tra cellulare, laptop e tablet, e per il 70% dei lavoratori questi strumenti hanno cambiato la vita, ma solo per il 36% ciò ha un impatto positivo sul livello di felicità personale e lavorativa.

Molti dipendenti in Italia usano questi dispositivi anche per motivi personali al di fuori dell’orario di lavoro, sfumano ulteriormente i confini tra lavoro e tempo libero. Sembra che il vecchio detto “essere sempre di turno” non sia mai stato così vero.

Il lavoro da remoto entra nella sfera del tempo libero

Con un simile dispendio di device aziendali, i limiti fra vita privata e lavorativa sono davvero sottili. I dispositivi, infatti, da un lato favoriscono il lavoro da remoto, permettendo ai dipendenti di lavorare al di fuori dell’ufficio in caso di necessità (possibilità sfruttata dal 64% di manager e lavoratori), ma dall’altro affievoliscono i confini tra vita privata e lavorativa: il 63% dei lavoratori italiani afferma infatti che tutti i giorni controlla la propria e-mail al di fuori degli orari di lavoro e il 57% risponde alle chiamate. Lo studio evidenzia inoltre che i lavoratori degli altri paesi sono in generale più soddisfatti del proprio work-life balance rispetto agli italiani (59%): Austria 73%, Belgio 71%, Francia 72%, Germania 63%, Lussemburgo 67%, Olanda 78%, Polonia 70%, Portogallo 64%, Svizzera 75%.

I lavoratori più “grandi” più dediti al lavoro

Con l’aumentare dell’età, e delle responsabilità dei ruoli, aumenta anche la percentuale di lavoratori che utilizza i dispositivi aziendali anche al di fuori degli orari di ufficio, passando dal 41,6% di dipendenti tra i 25 e i 34 anni che controllano le e-mail e il 31,2% della stessa fascia che risponde a chiamate di lavoro, al 63% di over 60 che controllano le mail e il 68% che risponde al telefono.

Stakanovisti per senso di responsabilità

I principali motivi che spingono le persone a rimanere connesse al di fuori dagli orari di ufficio sono il senso di responsabilità verso il ruolo e il senso di obbligo. Il 52% dei professionisti under 35 infatti si sente obbligato ad essere sempre connesso, percentuale che scende al 32% per gli over 35. Opposta la situazione se si analizza il senso di responsabilità: il 60% circa dei professionisti over 35 lavora al di fuori degli orari per questo motivo, mentre per gli under 35 la percentuale scende al 44%.

Il pesce a tavola è amato dagli italiani, anche surgelato

Fresco, decongelato, ma anche surgelato. Il pesce compare spesso sulle tavole degli italiani, tanto che nel 2017 ne abbiamo consumato complessivamente 28,4 kg a testa, il 2% in più rispetto all’anno precedente. Questo ci pone al di sopra della media nelle classifiche europee e mondiali del consumo di prodotti ittici: in Europa infatti la media è di circa 22,7 chili pro capite. In generale anche nel mondo il consumo di pesce è in aumento. E secondo Ismea per il 2017 si stimano oltre 20 kg di consumo a testa, più del doppio dei 9 kg registrati nel 1991

Il 17% dei consumi è sotto zero

Se lo preferiamo fresco o decongelato, 1 volta su 5 lo scegliamo surgelato. Un trend in crescita rilevato dall’Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, secondo il quale nel 2017 sono state consumate 113.400 tonnellate di pesce surgelato, +5% rispetto all’anno precedente. L’ittico surgelato copre il 17% dei consumi italiani di pesce. Nel solo canale retail il pesce naturale ha registrato un incremento del 7% negli acquisti, seguito da mollane e crostacei (+ 6,7%), e dalle versioni panate e pastellate (+3%).

I consumatori italiani premiano la qualità, ma soprattutto il fatto che questi prodotti siano già puliti e pronti al consumo. Inoltre, mostrano di essere consapevoli delle tecniche di lavorazione messe in atto dalle aziende produttrici, apprezzando la sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council), di cui molte aziende del settore si sono dotate.

Una fonte naturale di macronutrienti

Le ricerche dimostrano come un consumo abituale di pesce aiuti i bambini a dormire meglio e a migliorare le capacità cognitive e verbali. Questo perché il pesce è una fonte naturale di macronutrienti, tra cui proteine nobili e acidi grassi omega-3, ma è anche ricco di micronutrienti come vitamine, in particolare A e D, e sali minerali, come iodio e selenio.

Ma è meglio fresco o surgelato? “Il pesce surgelato ha le stesse proprietà nutrizionali di quello fresco – spiega Vittorio Gagliardi, presidente Iias –. Le sue proprietà restano intatte anche se surgelato, perché viene scrupolosamente rispettata la catena del freddo, mantenendo sempre il prodotto a una temperatura di -18 °C durante tutto il suo iter, dal confezionamento alla tavola”.

I bambini lo preferiscono a bastoncini

I consumatori sembrano apprezzare questo alimento già da bambini, soprattutto se sotto forma di bastoncini di pesce, un prodotto che ha conquistato generazioni di italiani. Il merluzzo presente nei bastoncini, riporta askanews, viene sfilettato ancora fresco e surgelato a bordo delle navi in cui viene pescato. Il processo di surgelazione, poi, porta l’alimento in pochi minuti a bassissime temperature, che consente di mantenere intatte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del pesce fresco. Qualità alla base del loro successo tra le 10 milioni di famiglie italiane che li consumano abitualmente

Senior italiani, sempre più dinamici e hi-tech

Molto distanti dallo stereotipo di anziani deboli e bisognosi di cure, oggi i 60-80enni italiani sono dinamici, curiosi, e sempre più digitali. Tanto che aprono un account social anche a 70 anni, e acquistano il primo laptop ben oltre la pensione. A scattare una fotografia dei 13,7 milioni di senior italiani è Doxa, che in qualità di partner tecnico del SingularityU Italy Summit 2018, ha dato il proprio contributo esaminando usi e costumi della terza età. Ma cosa rende i senior così attivi e moderni? Un insieme di fattori oggettivi, ma anche diverse attitudini mentali.

I tre fattori chiave: benessere, autonomia e socializzazione

Al primo posto c’è il benessere psico-fisico: il 75% degli intervistati da Doxa dichiara infatti di godere di uno stato di salute soddisfacente, e il 19% che arriva a definirlo addirittura ottimo. Il 64% fa attività fisica regolare, percentuale che si attesta al 55% tra i 76-80enni. L’88% degli over 60 inoltre si dichiara autonomo nello svolgere visite mediche ed esami, l’86% si occupa direttamente della spesa, e l’84% esegue in autonomia i lavori domestici di uso quotidiano, riporta Ansa. I senior poi “vogliono approfittare dell’opportunità offerta da una disponibilità di tempo maggiore per coltivare le proprie relazioni”, afferma Vilma Scarpino, AD di Doxa. E famiglia e amici hanno un’importanza strategica: il 71% vive con il proprio partner, l’85% ha figli e il 65% nipoti.

La terza età è digitale

La quasi totalità degli over 60 italiani ha un cellulare, e il 48% uno smartphone. Il 39% possiede e usa abitualmente un pc, e un ulteriore 10% opta per il tablet. Il ricorso a email e social network come Facebook è all’ordine del giorno, rispettivamente, per il 39% e il 24% degli intervistati. Non solo. Chi è collegato a Internet nel 40% dei casi è solito leggere le notizie d’attualità online, nel 29% guarda i video su YouTube, e nel 20% consulta le app e/o i siti dedicati ai propri hobby. In generale, gli uomini sono sensibilmente più attivi online rispetto alle donne. Anche l’età è un fattore discriminante: se l’80% dei 60-65enni svolge almeno un’attività online la quota scende al 52% tra i 71-75enni, e al 37% tra i 76-80enni.

Salute e sicurezza? Meglio se hi-tech

“Per il 43% degli intervistati la tecnologia e le sue molteplici applicazioni migliorano e miglioreranno sempre più la qualità della vita di tutti noi”, commenta Scarpino. E se due senior su tre conoscono Google, Amazon e la tecnologia WiFi per gli over 60 digitali salute e sicurezza sono le aree di maggiore interesse in ambito tecnologico. Il 57% infatti troverebbe molto utile poter parlare con i medici da casa, visualizzando i loro volti e gli esami fatti, e il 48% indosserebbe volentieri braccialetti in grado di rilevare le principali funzioni vitali. Ancora, il 50% vorrebbe avere sensori in casa per la gestione delle utenze e la sicurezza.