Senior italiani, sempre più dinamici e hi-tech

Molto distanti dallo stereotipo di anziani deboli e bisognosi di cure, oggi i 60-80enni italiani sono dinamici, curiosi, e sempre più digitali. Tanto che aprono un account social anche a 70 anni, e acquistano il primo laptop ben oltre la pensione. A scattare una fotografia dei 13,7 milioni di senior italiani è Doxa, che in qualità di partner tecnico del SingularityU Italy Summit 2018, ha dato il proprio contributo esaminando usi e costumi della terza età. Ma cosa rende i senior così attivi e moderni? Un insieme di fattori oggettivi, ma anche diverse attitudini mentali.

I tre fattori chiave: benessere, autonomia e socializzazione

Al primo posto c’è il benessere psico-fisico: il 75% degli intervistati da Doxa dichiara infatti di godere di uno stato di salute soddisfacente, e il 19% che arriva a definirlo addirittura ottimo. Il 64% fa attività fisica regolare, percentuale che si attesta al 55% tra i 76-80enni. L’88% degli over 60 inoltre si dichiara autonomo nello svolgere visite mediche ed esami, l’86% si occupa direttamente della spesa, e l’84% esegue in autonomia i lavori domestici di uso quotidiano, riporta Ansa. I senior poi “vogliono approfittare dell’opportunità offerta da una disponibilità di tempo maggiore per coltivare le proprie relazioni”, afferma Vilma Scarpino, AD di Doxa. E famiglia e amici hanno un’importanza strategica: il 71% vive con il proprio partner, l’85% ha figli e il 65% nipoti.

La terza età è digitale

La quasi totalità degli over 60 italiani ha un cellulare, e il 48% uno smartphone. Il 39% possiede e usa abitualmente un pc, e un ulteriore 10% opta per il tablet. Il ricorso a email e social network come Facebook è all’ordine del giorno, rispettivamente, per il 39% e il 24% degli intervistati. Non solo. Chi è collegato a Internet nel 40% dei casi è solito leggere le notizie d’attualità online, nel 29% guarda i video su YouTube, e nel 20% consulta le app e/o i siti dedicati ai propri hobby. In generale, gli uomini sono sensibilmente più attivi online rispetto alle donne. Anche l’età è un fattore discriminante: se l’80% dei 60-65enni svolge almeno un’attività online la quota scende al 52% tra i 71-75enni, e al 37% tra i 76-80enni.

Salute e sicurezza? Meglio se hi-tech

“Per il 43% degli intervistati la tecnologia e le sue molteplici applicazioni migliorano e miglioreranno sempre più la qualità della vita di tutti noi”, commenta Scarpino. E se due senior su tre conoscono Google, Amazon e la tecnologia WiFi per gli over 60 digitali salute e sicurezza sono le aree di maggiore interesse in ambito tecnologico. Il 57% infatti troverebbe molto utile poter parlare con i medici da casa, visualizzando i loro volti e gli esami fatti, e il 48% indosserebbe volentieri braccialetti in grado di rilevare le principali funzioni vitali. Ancora, il 50% vorrebbe avere sensori in casa per la gestione delle utenze e la sicurezza.

Il 14% dei giovani italiani abbandona gli studi

Nel 2017 i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi sono stati 580mila, una quota pari al 14%. Per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Nel 2016 infatti la percentuale si attestava al 13,8%.

Si tratta di dati rilevati dall’Istat nel Report sui livelli di istruzione, in cui emerge anche una forte differenza territoriale fra le aree del Paese: – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord.

L’Italia mostra comunque progressi sul fronte degli abbandoni scolastici. La quota di 18-24enni che posseggono al più un titolo secondario inferiore fuori dal sistema di istruzione e formazione è in calo negli anni, considerando che nel 2008 era pari al 19,6%.

Perché si rinuncia a studiare

La Strategia Europa 2020 sull’istruzione fissa l’obiettivo al 10%, riporta Agenpress. E se in media nei Paesi europei il suo raggiungimento è vicino (Regno Unito) o raggiunto (Germania e Francia), in Italia il differenziale nel 2017 era ancora pari a -3,4 punti.

Ma perché si abbandona la scuola? Da una recente indagine dell’Istat emerge che le principali ragioni per cui si abbandonano gli studi dopo la licenza media non riguardano solo la volontà di lavorare, ma anche la mancanza di interesse per gli studi stessi. Per i giovani stranieri incidono anche le ragioni familiari, intese sia come un carico eccessivo di impegni-responsabilità o un mancato sostegno o incoraggiamento familiare.

L’abbandono scolastico è un ostacolo all’occupazione

Se nel Centro-Nord il mancato proseguimento degli studi si accompagna a un numero più consistente di giovani occupati, pur con basso livello di istruzione, nelle regioni meridionali gli occupati usciti precocemente dagli studi sono una minoranza.

Ciononostante, i vantaggi in termini occupazionali nel conseguire almeno un diploma di scuola superiore sono forti. L’abbandono scolastico si dimostra dunque un ostacolo seriamente penalizzante.

Il divario con l’Europa per numero di laureati

Il Report Istat sui livelli di istruzione certifica inoltre che, nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti, l’Italia resta penultima tra i paesi dell’Unione per quota di laureati (nel 2017 26,9% vs 39,9% media Ue).

Rispetto alla media europea la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario quindi è più contenuta. In ogni caso, il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello maschile (63% vs 58,8%) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Inoltre, i livelli di istruzione femminili stanno aumentando più velocemente di quelli maschili.

A livello territoriale poi la quota di 30-34enni laureati, già bassa nel Nord e nel Centro (30% e 29,9%), nel Mezzogiorno si riduce al 21,6%.

Si o no? Italiano lo studio scientifico che svela il meccanismo delle decisioni

Siamo indecisi fra una decisione e l’altra? Non sappiamo quale strada prendere? Non riusciamo a districarci fra il rispondere si o no? Sono tutte situazioni pressoché quotidiane che ognuno di noi si trova ad affrontare nella propria vita personale e professionale. La volontà di eseguire un’azione è un’esperienza che tutti noi sperimentiamo usualmente anche senza particolare attenzione a livello consapevole. Eppure le decisioni potrebbero essere guidate da precisi meccanismi mentali, anche se non se siamo consapevoli.

La ricerca che svela i meccanismi mentali

Il gruppo di ricerca guidato dal professor Eraldo Paulesu, professore di Psicologia fisiologica all’Università di Milano-Bicocca, ha fatto proprio di questi meccanismi di “scelta” uno studio sperimentale. Per approfondire come funziona il nostro cervello, il team di scienziati ha utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging) per studiare i correlati neurali che accompagnano le componenti intenzionali dell’agire. La dottoressa Laura Zapparoli, ricercatrice presso l’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, con i suoi collaboratori si è ispirata a uno specifico modello cognitivo chiamato “The What, When and Whether model of intentional action”  e “ha analizzato la possibilità di suddividere la nostra volontà di muoverci in tre distinte “componenti”, assimilabili a tre diverse decisioni sull’azione da mettere in atto: quale azione eseguire, quando eseguirla e se metterla in atto oppure arrestarla prima che si verifichi” risporta Askanews.

Le scoperte del team italiano

In base ai test, i ricercatori hanno rilevato che le tre componenti dell’intenzionalità possono effettivamente essere dissociate l’una dall’altra a livello neurale, essendo sostenute da circuiti neurofunzionali di aree corticali e sottocorticali che appaiono in parte distinti. “Con questo studio viene quindi dimostrato come la nostra volontà di effettuare un movimento sia in realtà un fenomeno complesso, composito, sebbene nella percezione della nostra quotidianità possa restare sullo sfondo rispetto al normale fluire del nostro comportamento”. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), permetterà di capire meglio alcune patologie del sistema nervoso centrale che compromettono la volontà di agire, consentendo così anche migliori prospettive di diagnosi e di cura in futuro.

“Esistono specifiche patologie neurologiche o psichiatriche, per esempio la malattia di Gilles de la Tourette e il disturbo ossessivo-compulsivo, in cui diversi aspetti dell’intenzionalità possono essere compromessi – spiegano all’agenzia di stampa Eraldo Paulesu e Laura Zapparoli,- e la definizione della fisiologia di questi processi in soggetti normali getta le basi per una migliore comprensione di tali disturbi”.

Questo lavoro – pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – apre quindi nuove strade allo studio di quelle patologie del sistema nervoso centrale che compromettono la volontà di agire, suggerendo la necessità di prestare particolare attenzione agli aspetti specifici che possono risultare compromessi o invece risparmiati dalla malattia.

 

Banda larga: Agcom ha fissato prezzi troppo alti

I prezzi wholesale della banda larga pubblicati il 23 giugno da Agcom sono troppo alti. In particolare i prezzi all’ingrosso approvati per la banda ethernet, eccessivamente elevati e non orientati ai costi sottesi. Un danno alla competitività del mercato e a famiglie e aziende italiane.

A dare l’allarme è l’Associazione Italia Internet Provider, Aiip. Che si riserva di salvaguardare nelle opportune sedi gli interessi dei propri associati, dei cittadini e delle aziende italiane che acquistano servizi a larga banda.

Il ruolo di Tim al tavolo tecnico indetto da Agcom

“Poiché il costo unitario della banda ethernet dipende dai volumi di traffico internet, Agcom aveva indetto un tavolo tecnico tra i vari operatori per calcolare con neutralità, attendibilità ed esattezza il consumo medio di banda degli accessi internet italiani –  spiega Aiip in una nota -. Nel tavolo tecnico Tim ha fornito misure nettamente inferiori a quelle degli altri operatori: i clienti Adsl Tim utilizzerebbero ad esempio il 40% di banda in meno rispetto a quelli di uno dei maggiori concorrenti, e comunque molto meno di quelli degli altri operatori. Inoltre, a differenza di altri operatori, Tim ha condotto una sola, e non due, campagne di misura per i servizi in fibra (FTTC e FTTH)”.

Volumi calcolati sulla base della Banda Misurata e non sulla maggiore Banda Allocata

Eppure, Agcom ha sorprendentemente deciso di tener conto quasi esclusivamente del dato Tim, riferisce Askanews, escludendo dai risultati le misure di altri operatori. Questo nonostante Tim, a differenza di altri, non si è dichiarata disponibile a una rilevazione congiunta dei dati. Agcom, secondo Aiip, ha poi calcolato i volumi sulla base della Banda Misurata, anziché sulla maggiore Banda Allocata come aveva dichiarato nei provvedimenti precedenti, senza così tenere in debita considerazione il fattore di overhead nel dimensionamento della rete di un operatore efficiente, che vale circa il 25%.

Valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso

Agcom ha così approvato prezzi che ad avviso di Aiip sono largamente superiori ai costi sottesi. “Tale circostanza – si legge nella nota- è confermata dal confronto con i prezzi wholesale praticati per il medesimo servizio da un altro operatore nazionale, che sono fra la metà e un terzo di quelli approvati da Agcom per Tim”. In questo modo Tim, la cui offerta rimane indispensabile ai concorrenti, è apparsa così inefficiente da avere costi fino a due/tre volte maggiori della concorrenza.

“Ove questa inefficienza non fosse reale – ritiene Aiip – ma dovuta a valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso orientati ai costi sostenuti, gli operatori concorrenti sarebbero costretti a pagare un sovraprezzo a Tim per i servizi all’ingrosso, con il risultato di applicare prezzi più alti per le famiglie e le aziende italiane”.

Ospitalità: le soft skills che aumentano le competenze. E salvano i posti di lavoro

Con un tasso di crescita annua di quasi il 4%, il settore dell’ospitalità garantisce un posto di lavoro su 10 a livello globale. Ma secondo il World Travel Tourism Council, oggi il comparto deve affrontare una carenza di competenze che, oltre a rappresentare un ostacolo per le imprese, minaccia 14 milioni di posti di lavoro entro il 2025.

Non stupisce, quindi, che il 90% dei laureati in Hospitality Management dell’istituto di formazione Les Roches Global Hospitality Education, riceva una o più offerte di lavoro entro il giorno della laurea. E Stuart Jauncey, Managing Director dell’Istituto, ha individuato le soft skills (esperienza operativa, intelligenza emotiva, processo decisionale data-driven) che i futuri leader del settore dovrebbero coltivare per incontrare le esigenze del settore.

L’esperienza operativa sul campo: reception, assegnazione delle camere, e food&beverage

Il know-how operativo è una delle capacità fondamentali per i futuri manager dell’ospitalità. Reception, assegnazione delle camere e food&beverage costituiscono la spina dorsale su cui si fonda l’esperienza ospite. A Les Roches, ad esempio, gli studenti assumono ruoli diversi, dal front office alla cucina fino al servizio, per acquisire esperienza in situazioni che simulano la realtà e le tendenze emergenti. Come ad esempio la ristorazione sostenibile farm-to-table.

In questo modo gli studenti sviluppano anche altre competenze trasversali, come la comunicazione interculturale, l’attenzione ai dettagli e la flessibilità, riferisce Adnkronos.

L’intelligenza emotiva e la relazione con l’ospite

L’intelligenza emotiva è un fattore fondamentale nell’ospitalità, un settore fondato proprio sulla relazione con l’ospite. I manager e lo staff devono quindi essere in grado di affidarsi alle proprie competenze emotive, la sensibilità, la flessibilità e le capacità comunicative. Inoltre, con oltre un miliardo di viaggiatori internazionali ogni anno, la consapevolezza delle differenze culturali, la conoscenza delle lingue straniere, la gestione multiculturale del team e l’adattabilità, sono indispensabili per fornire un livello personalizzato di servizio.

Il processo decisionale data-driven e le soluzioni fuori dagli schemi

Interpretare i dati e adattare le strategie di business è uno dei compiti dei manager. Strumenti come Tableau hanno trasformato il modo in cui visualizzare i dati, ma i manager devono sapere come trasformarli in decisioni aziendali intelligenti, adottando soluzioni fuori dagli schemi per rimanere competitivi. Una capacità chiave per offrire esperienze eccellenti agli ospiti.

Sviluppando queste competenze, i leader dell’ospitalità saranno meglio equipaggiati per gestire team diversi, adattarsi alle tendenze emergenti e cogliere nuove opportunità.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

TripAdvisor influenza l’economia globale dei viaggi

La spesa turistica internazionale negli ultimi 8 anni consecutivi non arresta la sua crescita, e nel 2017 l’industria dei viaggi ha raggiunto una spesa di più di 5.29 trilioni di dollari. Grazie anche al contributo di TripAdvisor.

Questo è quanto emerge dai risultati dello studio Misurazione dell’Economia Mondiale dei Viaggi, condotto da Oxford Economics in partnership con TripAdvisor, che ha esaminato le dimensioni dell’economia globale dei viaggi, e il contributo di TripAdvisor a essa.

Un contributo pari a 546 miliardi di dollari nel 2017

Comparando i dati di crescita dell’economia mondiale con i trend di TripAdvisor, lo studio ha anche mostrato che il portale ha avuto un’enorme influenza stimata di 546 miliardi di dollari nel 2017. Globalmente, il famoso sito di viaggi ha influenzato più di 433 milioni di viaggi l’anno scorso, di cui 13.5 milioni solo in Italia.

“La categoria dei viaggi è enorme e supera la spesa dei consumatori in altri ambiti in tutto il mondo – commenta Charlie Ballard, TripAdvisor’s director of strategic insights -. TripAdvisor non solo ispira i viaggiatori, ma genera anche più viaggi, in particolare incoraggiando i viaggiatori a fare viaggi più lunghi mostrando loro quanto c’è da fare e da vedere”.

La spesa di viaggio influenzata dai TripAdvisor supera la crescita della spesa totale di viaggi e turismo

Negli ultimi 10 anni, secondo Oxford Economics, la spesa di viaggio influenzata da TripAdvisor ha superato la crescita della spesa totale di viaggi e turismo, con un tasso medio annuale del 7.4%, mentre la spesa turistica totale è cresciuta in media del 3%. L’influenza di TripAdvisor cresce poi in tutte le regioni globali, con miglioramenti sia in destinazioni turistiche in via di sviluppo sia in mercati già maturi.

Anche in Italia emerge un aumento dell’influenza di TripAdvisor: dal 2010 al 2017 la quota di arrivi influenzati dal sito è cresciuta dal 14.2% al 17.9%, supportando potenzialmente la crescita di alcune rotte chiave, specialmente da UK e US.

 

In Italia il mercato domestico vale il 77% della spesa totale

In Italia il mercato domestico conta per il 77% della spesa totale mentre Germania (21.9%) e US (10.2%) detengono la quota maggiore della spesa internazionale. Francia, Cina, Emirati Arabi Uniti e UK sono altri mercati importanti per il Bel Paese.

Il maggiore aumento della spesa di viaggio negli ultimi anni si registra però in APAC, Medio Oriente e America Latina. E con 3.9 trilioni di dollari all’anno la spesa del turismo domestico conta per circa tre quarti della spesa turistica globale, mentre la spesa internazionale ha raggiunto quota 1.4 trilioni di dollari nel 2017

Boom di allergia alimentare fra i bambini, in Italia sono più di mezzo milione

In Italia sono più di mezzo milione i casi di allergia alimentare fra i più piccoli. Un vero e proprio tsunami che dal 2010 a livello globale registra un’autentica  esplosione: se prima i casi erano attorno al 2-3% ora hanno raggiunto il 10% in Australia e l’8% in Gran Bretagna. E il fenomeno, secondo uno studio appena pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, sarebbe legato a una ”tempesta perfetta”, un mix di genetica e fattori ambientali. L’allergia alimentare, secondo lo studio, si innesca perciò quando questi fattori si verificano insieme.

5.000 bambini con meno di 5 anni sono a rischio di reazioni allergiche gravi

Dal 1997 al 2007 tra i minori di 18 anni la prevalenza di allergia alimentare nel mondo è aumentata del 18%. Gli under 18 che soffrono di allergie alimentari in Italia sono 570mila: 270mila bimbi tra 0 e 5 anni, 180mila tra 5 e 10 anni, e 120mila tra 10 e 18 anni.

Dei 270mila bambini con meno di 5 anni che soffrono di allergie alimentari, 5000 sono a rischio di reazioni allergiche gravi che possono costar loro anche la vita, e una reazione allergica grave su tre avviene a scuola. E l’allergia alimentare più frequente nei bambini tra 0 e 5 anni è quella al latte vaccino, seguita da quella alle uova.

Alcuni fattori di rischio possono essere modificati all’interno delle mura domestiche

La causa dell’allergia alimentare è stata fino a ora un vero e proprio mistero, ma abitudini errate, come l’esposizione della pelle a saponi che non vengono sciacquati, unite agli allergeni in polvere presente nell’ambiente domestico e nel cibo, possono essere cause scatenanti. “Questa è una ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari – dichiara Joan Cook-Mills, professore di immunologia allergologica presso la Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University -. È un importante progresso nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizi presto nella vita”. Infatti alcuni fattori di rischio possono essere modificati proprio all’interno delle mura domestiche.

Fino al 35% dei bambini con allergie alimentari presenta dermatite atopica

Le prove cliniche dimostrano che fino al 35% dei bambini con allergie alimentari presenta forme di dermatite atopica, riferisce Ansa, e gran parte di ciò è spiegato da almeno tre diverse mutazioni geniche che riducono la barriera cutanea. I problemi della pelle che si verificano con le mutazioni della barriera cutanea possono non essere visibili fino a molto tempo dopo che un’allergia alimentare sia già iniziata. Ma esiste un ampio continuum di disfunzione cutanea da lieve a dermatite atopica, che nella sua forma più lieve può semplicemente sembrare pelle secca.

Spotify dichiara guerra agli account pirata

Spotify, il colosso svedese che ha rivoluzionato il mondo della musica, ha dichiarato guerra aperta agli account che utilizzano abbonamenti “premium”, ovvero a pagamento, pur senza essere realmente abbonati. Da qualche giorno infatti la piattaforma di musica in streaming ha iniziato a inviare email agli utenti che ritiene stiano accedendo gratuitamente alla versione premium di Spotify, pur disponendo solo di un profilo gratuito. Le versioni pirata di Spotify, quindi, avrebbero le ore contate e ancora poche note a disposizione.

Sono 71 milioni gli utenti che utilizzano abbonamenti premium a Spotify

In base ai dati pubblicati a dicembre dalla piattaforma, scrive Torrentfreak, sono circa 71 milioni gli utenti in tutto il mondo che utilizzano abbonamenti premium mentre sono 159 milioni gli utenti unici al mese. Quelli premium sono abbonamenti che permettono di ascoltare brani in modo illimitato, e senza pubblicità. Un piccolo lusso che però prevede  un costo di 9,90 euro al mese. Il servizio a pagamento, a differenza di quello gratuito, offre inoltre la possibilità di scaricare musica sul proprio dispositivo per poterla ascoltare anche offline, come e quando si vuole. Il servizi gratuito, invece, consente solamente l’ascolto di brani musicali, oltre ad avere alcune limitazioni e restrizioni, come ad esempio lo skip dei brani.

Stop agli abbonamenti premium “craccati”

Sembra proprio che alcuni utenti, tramite delle app che consentono di modificare l’accesso su Spotify, siano riusciti a fruire dei contenuti premium illegalmente, senza perciò pagare l’abbonamento mensile previsto. Ma Spotify se ne è accorta, e ora sta prendendo contromisure severe. Nella email inviata ai profili sospetti, infatti, la società spiega di aver “rilevato un’attività anormale sull’app”, avvertendo che future violazioni potrebbero comportare la sospensione, o addirittura la chiusura dell’account.

L’hashtag #Spotify balza in cima ai trending topic di Twitter

Da quando Spotify ha iniziato a inviare le missive, sono stati in molti a sfogare la propria disperazione sui social network, riferisce Adnkronos. Tanto che l’hashtag #Spotify è balzato in cima ai trending topic di Twitter. Ma non c’è davvero niente da fare. Ora anche i furbetti, se vorranno continuare a usufruire del servizio, dovranno disinstallare la versione pirata e scaricare l’app ufficiale. Bisogna pagare, altrimenti la musica è finita, almeno su Spotify.  Che, nel corso del suo ultimo Investor Day, ha annunciato che ad aprile 2018 si muterà sul mercato di Wall Street.

Chiacchiera servite in tazza

Sul web lo sappiamo, si compra, si lavora, ci si informa, si eseguono attività finanziarie, si imparano ricette, si prenotano viaggi… ma, sopratutto, si “cazzeggia”. Che non è una parolaccia, non sia mai, ma una terminologia diretta e schietta per evitare giri di parole e verbi troppo sofisticati. Facebook è un pò il re del cazzeggio:  ed è infatti attraverso il noto social che abbiamo scoperto un sito molto carino, ben fatto ed interessante. Si tratta di www.caffeblabla.it, un portale effettivamente nato da poche settimane che propone contenuti molto leggeri ma al tempo stesso interessanti per chi, come noi, ama alla follia il caffè…

Ed il caffè non è solo una bevanda: è uno stile di vita, o meglio è una parte integrante della nostra vita. E’ il compagno che scandisce i momenti della nostra giornata, che ci da la carica, che ci sveglia, che ci fa socializzare, che ci fa trascorrere del tempo con noi stessi o con altri: e allora abbiamo apprezzato molto un sito web interamente dedicato al caffè, con notizie e curiosità ad esso correlati ma anche spunti interessanti per la salute, lo sport e la cucina.

Caffeblabla.it è un sito fresco e giovane, che vi consigliamo di visitare per scoprire aspetti ed informazioni legate alla nostra bevanda preferita: imparerete aforismi originali e passerete qualche minuto di relax, magari sorseggiando il vostro caffè preferito!