Banda larga: Agcom ha fissato prezzi troppo alti

I prezzi wholesale della banda larga pubblicati il 23 giugno da Agcom sono troppo alti. In particolare i prezzi all’ingrosso approvati per la banda ethernet, eccessivamente elevati e non orientati ai costi sottesi. Un danno alla competitività del mercato e a famiglie e aziende italiane.

A dare l’allarme è l’Associazione Italia Internet Provider, Aiip. Che si riserva di salvaguardare nelle opportune sedi gli interessi dei propri associati, dei cittadini e delle aziende italiane che acquistano servizi a larga banda.

Il ruolo di Tim al tavolo tecnico indetto da Agcom

“Poiché il costo unitario della banda ethernet dipende dai volumi di traffico internet, Agcom aveva indetto un tavolo tecnico tra i vari operatori per calcolare con neutralità, attendibilità ed esattezza il consumo medio di banda degli accessi internet italiani –  spiega Aiip in una nota -. Nel tavolo tecnico Tim ha fornito misure nettamente inferiori a quelle degli altri operatori: i clienti Adsl Tim utilizzerebbero ad esempio il 40% di banda in meno rispetto a quelli di uno dei maggiori concorrenti, e comunque molto meno di quelli degli altri operatori. Inoltre, a differenza di altri operatori, Tim ha condotto una sola, e non due, campagne di misura per i servizi in fibra (FTTC e FTTH)”.

Volumi calcolati sulla base della Banda Misurata e non sulla maggiore Banda Allocata

Eppure, Agcom ha sorprendentemente deciso di tener conto quasi esclusivamente del dato Tim, riferisce Askanews, escludendo dai risultati le misure di altri operatori. Questo nonostante Tim, a differenza di altri, non si è dichiarata disponibile a una rilevazione congiunta dei dati. Agcom, secondo Aiip, ha poi calcolato i volumi sulla base della Banda Misurata, anziché sulla maggiore Banda Allocata come aveva dichiarato nei provvedimenti precedenti, senza così tenere in debita considerazione il fattore di overhead nel dimensionamento della rete di un operatore efficiente, che vale circa il 25%.

Valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso

Agcom ha così approvato prezzi che ad avviso di Aiip sono largamente superiori ai costi sottesi. “Tale circostanza – si legge nella nota- è confermata dal confronto con i prezzi wholesale praticati per il medesimo servizio da un altro operatore nazionale, che sono fra la metà e un terzo di quelli approvati da Agcom per Tim”. In questo modo Tim, la cui offerta rimane indispensabile ai concorrenti, è apparsa così inefficiente da avere costi fino a due/tre volte maggiori della concorrenza.

“Ove questa inefficienza non fosse reale – ritiene Aiip – ma dovuta a valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso orientati ai costi sostenuti, gli operatori concorrenti sarebbero costretti a pagare un sovraprezzo a Tim per i servizi all’ingrosso, con il risultato di applicare prezzi più alti per le famiglie e le aziende italiane”.

Ospitalità: le soft skills che aumentano le competenze. E salvano i posti di lavoro

Con un tasso di crescita annua di quasi il 4%, il settore dell’ospitalità garantisce un posto di lavoro su 10 a livello globale. Ma secondo il World Travel Tourism Council, oggi il comparto deve affrontare una carenza di competenze che, oltre a rappresentare un ostacolo per le imprese, minaccia 14 milioni di posti di lavoro entro il 2025.

Non stupisce, quindi, che il 90% dei laureati in Hospitality Management dell’istituto di formazione Les Roches Global Hospitality Education, riceva una o più offerte di lavoro entro il giorno della laurea. E Stuart Jauncey, Managing Director dell’Istituto, ha individuato le soft skills (esperienza operativa, intelligenza emotiva, processo decisionale data-driven) che i futuri leader del settore dovrebbero coltivare per incontrare le esigenze del settore.

L’esperienza operativa sul campo: reception, assegnazione delle camere, e food&beverage

Il know-how operativo è una delle capacità fondamentali per i futuri manager dell’ospitalità. Reception, assegnazione delle camere e food&beverage costituiscono la spina dorsale su cui si fonda l’esperienza ospite. A Les Roches, ad esempio, gli studenti assumono ruoli diversi, dal front office alla cucina fino al servizio, per acquisire esperienza in situazioni che simulano la realtà e le tendenze emergenti. Come ad esempio la ristorazione sostenibile farm-to-table.

In questo modo gli studenti sviluppano anche altre competenze trasversali, come la comunicazione interculturale, l’attenzione ai dettagli e la flessibilità, riferisce Adnkronos.

L’intelligenza emotiva e la relazione con l’ospite

L’intelligenza emotiva è un fattore fondamentale nell’ospitalità, un settore fondato proprio sulla relazione con l’ospite. I manager e lo staff devono quindi essere in grado di affidarsi alle proprie competenze emotive, la sensibilità, la flessibilità e le capacità comunicative. Inoltre, con oltre un miliardo di viaggiatori internazionali ogni anno, la consapevolezza delle differenze culturali, la conoscenza delle lingue straniere, la gestione multiculturale del team e l’adattabilità, sono indispensabili per fornire un livello personalizzato di servizio.

Il processo decisionale data-driven e le soluzioni fuori dagli schemi

Interpretare i dati e adattare le strategie di business è uno dei compiti dei manager. Strumenti come Tableau hanno trasformato il modo in cui visualizzare i dati, ma i manager devono sapere come trasformarli in decisioni aziendali intelligenti, adottando soluzioni fuori dagli schemi per rimanere competitivi. Una capacità chiave per offrire esperienze eccellenti agli ospiti.

Sviluppando queste competenze, i leader dell’ospitalità saranno meglio equipaggiati per gestire team diversi, adattarsi alle tendenze emergenti e cogliere nuove opportunità.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

TripAdvisor influenza l’economia globale dei viaggi

La spesa turistica internazionale negli ultimi 8 anni consecutivi non arresta la sua crescita, e nel 2017 l’industria dei viaggi ha raggiunto una spesa di più di 5.29 trilioni di dollari. Grazie anche al contributo di TripAdvisor.

Questo è quanto emerge dai risultati dello studio Misurazione dell’Economia Mondiale dei Viaggi, condotto da Oxford Economics in partnership con TripAdvisor, che ha esaminato le dimensioni dell’economia globale dei viaggi, e il contributo di TripAdvisor a essa.

Un contributo pari a 546 miliardi di dollari nel 2017

Comparando i dati di crescita dell’economia mondiale con i trend di TripAdvisor, lo studio ha anche mostrato che il portale ha avuto un’enorme influenza stimata di 546 miliardi di dollari nel 2017. Globalmente, il famoso sito di viaggi ha influenzato più di 433 milioni di viaggi l’anno scorso, di cui 13.5 milioni solo in Italia.

“La categoria dei viaggi è enorme e supera la spesa dei consumatori in altri ambiti in tutto il mondo – commenta Charlie Ballard, TripAdvisor’s director of strategic insights -. TripAdvisor non solo ispira i viaggiatori, ma genera anche più viaggi, in particolare incoraggiando i viaggiatori a fare viaggi più lunghi mostrando loro quanto c’è da fare e da vedere”.

La spesa di viaggio influenzata dai TripAdvisor supera la crescita della spesa totale di viaggi e turismo

Negli ultimi 10 anni, secondo Oxford Economics, la spesa di viaggio influenzata da TripAdvisor ha superato la crescita della spesa totale di viaggi e turismo, con un tasso medio annuale del 7.4%, mentre la spesa turistica totale è cresciuta in media del 3%. L’influenza di TripAdvisor cresce poi in tutte le regioni globali, con miglioramenti sia in destinazioni turistiche in via di sviluppo sia in mercati già maturi.

Anche in Italia emerge un aumento dell’influenza di TripAdvisor: dal 2010 al 2017 la quota di arrivi influenzati dal sito è cresciuta dal 14.2% al 17.9%, supportando potenzialmente la crescita di alcune rotte chiave, specialmente da UK e US.

 

In Italia il mercato domestico vale il 77% della spesa totale

In Italia il mercato domestico conta per il 77% della spesa totale mentre Germania (21.9%) e US (10.2%) detengono la quota maggiore della spesa internazionale. Francia, Cina, Emirati Arabi Uniti e UK sono altri mercati importanti per il Bel Paese.

Il maggiore aumento della spesa di viaggio negli ultimi anni si registra però in APAC, Medio Oriente e America Latina. E con 3.9 trilioni di dollari all’anno la spesa del turismo domestico conta per circa tre quarti della spesa turistica globale, mentre la spesa internazionale ha raggiunto quota 1.4 trilioni di dollari nel 2017

Boom di allergia alimentare fra i bambini, in Italia sono più di mezzo milione

In Italia sono più di mezzo milione i casi di allergia alimentare fra i più piccoli. Un vero e proprio tsunami che dal 2010 a livello globale registra un’autentica  esplosione: se prima i casi erano attorno al 2-3% ora hanno raggiunto il 10% in Australia e l’8% in Gran Bretagna. E il fenomeno, secondo uno studio appena pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, sarebbe legato a una ”tempesta perfetta”, un mix di genetica e fattori ambientali. L’allergia alimentare, secondo lo studio, si innesca perciò quando questi fattori si verificano insieme.

5.000 bambini con meno di 5 anni sono a rischio di reazioni allergiche gravi

Dal 1997 al 2007 tra i minori di 18 anni la prevalenza di allergia alimentare nel mondo è aumentata del 18%. Gli under 18 che soffrono di allergie alimentari in Italia sono 570mila: 270mila bimbi tra 0 e 5 anni, 180mila tra 5 e 10 anni, e 120mila tra 10 e 18 anni.

Dei 270mila bambini con meno di 5 anni che soffrono di allergie alimentari, 5000 sono a rischio di reazioni allergiche gravi che possono costar loro anche la vita, e una reazione allergica grave su tre avviene a scuola. E l’allergia alimentare più frequente nei bambini tra 0 e 5 anni è quella al latte vaccino, seguita da quella alle uova.

Alcuni fattori di rischio possono essere modificati all’interno delle mura domestiche

La causa dell’allergia alimentare è stata fino a ora un vero e proprio mistero, ma abitudini errate, come l’esposizione della pelle a saponi che non vengono sciacquati, unite agli allergeni in polvere presente nell’ambiente domestico e nel cibo, possono essere cause scatenanti. “Questa è una ricetta per lo sviluppo di allergie alimentari – dichiara Joan Cook-Mills, professore di immunologia allergologica presso la Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University -. È un importante progresso nella nostra comprensione di come l’allergia alimentare inizi presto nella vita”. Infatti alcuni fattori di rischio possono essere modificati proprio all’interno delle mura domestiche.

Fino al 35% dei bambini con allergie alimentari presenta dermatite atopica

Le prove cliniche dimostrano che fino al 35% dei bambini con allergie alimentari presenta forme di dermatite atopica, riferisce Ansa, e gran parte di ciò è spiegato da almeno tre diverse mutazioni geniche che riducono la barriera cutanea. I problemi della pelle che si verificano con le mutazioni della barriera cutanea possono non essere visibili fino a molto tempo dopo che un’allergia alimentare sia già iniziata. Ma esiste un ampio continuum di disfunzione cutanea da lieve a dermatite atopica, che nella sua forma più lieve può semplicemente sembrare pelle secca.

Spotify dichiara guerra agli account pirata

Spotify, il colosso svedese che ha rivoluzionato il mondo della musica, ha dichiarato guerra aperta agli account che utilizzano abbonamenti “premium”, ovvero a pagamento, pur senza essere realmente abbonati. Da qualche giorno infatti la piattaforma di musica in streaming ha iniziato a inviare email agli utenti che ritiene stiano accedendo gratuitamente alla versione premium di Spotify, pur disponendo solo di un profilo gratuito. Le versioni pirata di Spotify, quindi, avrebbero le ore contate e ancora poche note a disposizione.

Sono 71 milioni gli utenti che utilizzano abbonamenti premium a Spotify

In base ai dati pubblicati a dicembre dalla piattaforma, scrive Torrentfreak, sono circa 71 milioni gli utenti in tutto il mondo che utilizzano abbonamenti premium mentre sono 159 milioni gli utenti unici al mese. Quelli premium sono abbonamenti che permettono di ascoltare brani in modo illimitato, e senza pubblicità. Un piccolo lusso che però prevede  un costo di 9,90 euro al mese. Il servizio a pagamento, a differenza di quello gratuito, offre inoltre la possibilità di scaricare musica sul proprio dispositivo per poterla ascoltare anche offline, come e quando si vuole. Il servizi gratuito, invece, consente solamente l’ascolto di brani musicali, oltre ad avere alcune limitazioni e restrizioni, come ad esempio lo skip dei brani.

Stop agli abbonamenti premium “craccati”

Sembra proprio che alcuni utenti, tramite delle app che consentono di modificare l’accesso su Spotify, siano riusciti a fruire dei contenuti premium illegalmente, senza perciò pagare l’abbonamento mensile previsto. Ma Spotify se ne è accorta, e ora sta prendendo contromisure severe. Nella email inviata ai profili sospetti, infatti, la società spiega di aver “rilevato un’attività anormale sull’app”, avvertendo che future violazioni potrebbero comportare la sospensione, o addirittura la chiusura dell’account.

L’hashtag #Spotify balza in cima ai trending topic di Twitter

Da quando Spotify ha iniziato a inviare le missive, sono stati in molti a sfogare la propria disperazione sui social network, riferisce Adnkronos. Tanto che l’hashtag #Spotify è balzato in cima ai trending topic di Twitter. Ma non c’è davvero niente da fare. Ora anche i furbetti, se vorranno continuare a usufruire del servizio, dovranno disinstallare la versione pirata e scaricare l’app ufficiale. Bisogna pagare, altrimenti la musica è finita, almeno su Spotify.  Che, nel corso del suo ultimo Investor Day, ha annunciato che ad aprile 2018 si muterà sul mercato di Wall Street.

Chiacchiera servite in tazza

Sul web lo sappiamo, si compra, si lavora, ci si informa, si eseguono attività finanziarie, si imparano ricette, si prenotano viaggi… ma, sopratutto, si “cazzeggia”. Che non è una parolaccia, non sia mai, ma una terminologia diretta e schietta per evitare giri di parole e verbi troppo sofisticati. Facebook è un pò il re del cazzeggio:  ed è infatti attraverso il noto social che abbiamo scoperto un sito molto carino, ben fatto ed interessante. Si tratta di www.caffeblabla.it, un portale effettivamente nato da poche settimane che propone contenuti molto leggeri ma al tempo stesso interessanti per chi, come noi, ama alla follia il caffè…

Ed il caffè non è solo una bevanda: è uno stile di vita, o meglio è una parte integrante della nostra vita. E’ il compagno che scandisce i momenti della nostra giornata, che ci da la carica, che ci sveglia, che ci fa socializzare, che ci fa trascorrere del tempo con noi stessi o con altri: e allora abbiamo apprezzato molto un sito web interamente dedicato al caffè, con notizie e curiosità ad esso correlati ma anche spunti interessanti per la salute, lo sport e la cucina.

Caffeblabla.it è un sito fresco e giovane, che vi consigliamo di visitare per scoprire aspetti ed informazioni legate alla nostra bevanda preferita: imparerete aforismi originali e passerete qualche minuto di relax, magari sorseggiando il vostro caffè preferito!

L’eccesso di social non rende asociali. Oppure si?

Da quando piattaforme come Facebook, WhatsApp, Twitter, Instagram e Snapchat hanno raggiunto numeri enormi e con una percentuale di penetrazione tra i più giovani superiore all’80%, esperti e psicologi hanno iniziato a indagare il fenomeno. Ma se alcuni studiosi e ricercatori ritengono che i social portino l’utente a estraniarsi dalla società, secondo altri, se usate nella giusta maniera, le piattaforme social aiutano a rapportarsi con il mondo esterno e ad avere maggiore fiducia nelle proprie capacità.

C’è chi è a favore dei social…

I ricercatori dell’Università del Kansas hanno dimostrato che non c’è una connessione diretta tra l’eccessiva presenza sulle reti virtuali e il dislocamento sociale. Se la regola fosse corretta, spiega Jeffrey Hall, docente di scienze della comunicazione, “le persone sarebbero dovute uscire di meno e fare meno telefonate, ma non è stato questo il caso”. Quello che invece è risultato da due studi pubblicati sulla rivista Information, Communication & Society, “è che l’uso dei social media da parte delle persone – continua Hall – non aveva alcun rapporto con coloro i quali avrebbero parlato più tardi quello stesso giorno”, riferisce Ansa.

… e chi è contro

Uno degli attacchi più duri però è arrivato da parte di Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente di sezione per l’aumento degli utenti di Facebook, che ha incolpato il social di distruggere il tessuto sociale. O da Sean Parker (creatore di Napster nonché ex presidente di Facebook) che con Palihapitiya condivide l’opinione che sia l’intero sistema dei social network e del mondo dell’online a essere “rischioso” e a mettere in pericolo la salute delle persone.

Inoltre, secondo una ricerca della Royal Society for Public Health britannica, è Instagram la piattaforma più problematica per la salute mentale dei giovani. Il social dedicato alle immagini favorisce la promozione della propria identità, ma allo stesso tempo porta alla depressione e all’ansia. Sotto accusa anche Snapchat, che secondo uno studio realizzato dall’American Academy of Pediatrics, potrebbe condurre a uno stato d’ansia e depressione. O alla voglia di imitazione.

Per rendere più felici gli utenti Facebook cambia l’algoritmo

Anche il social network di Mark Zuckerberg ha commissionato una ricerca: come rendere più felici le persone che ogni giorno utilizzano Facebook? In un lungo post pubblicato sul blog ufficiale, il capo dei ricercatori di Facebook ha spiegato che solamente l’uso passivo della piattaforma porta a problemi mentali. L’interazione attiva svilupperebbe al contrario un miglioramento del proprio benessere mentale.

I risultati di questa ricerca hanno convinto Mark Zuckerberg a cambiare l’algoritmo che gestisce il NewsFeed di Facebook, la sezione Notizie che ci accoglie quando entriamo all’interno del social network. Il nuovo algoritmo mostrerà nelle prime posizione i post dei propri amici e parenti, che secondo i risultati delle ricerche sono quelli che rendono maggiormente felici gli utenti. I post delle Pagine, invece, saranno penalizzati, e bisognerà scrollare verso il basso per trovarli.

Amazon apre il suo primo supermarket. Dove “entri, prendi ed esci” con un’App

Dallo shopping virtuale a quello “reale” il passo è breve, almeno per Amazon. Che, negli Stati Uniti, ha appena aperto il suo primo supermercato fisico, battezzato Amazon Go. Un market tradizionale? Mica tanto. Il punto vendita inaugurato a Seattle, dopo un anno e mezzo dai primi annunci, non prevede ne casse ne cassieri. I clienti faranno tutto da sé, supportati da una tecnologia sempre più efficace ed efficiente, anche per lo shopping di tutti i giorni. Quindi, dopo aver fatto la spesa, “te ne uscirai tranquillamente con il conto di quello che hai comprato sull’account Amazon del cellulare” spiega il numero uno del colosso delle-commerce, Jeff Bezos.

Shopping da Amazon Go, come funziona

Per entrare nel nuovo negozio, si passa attraverso dei tornelli del tutto simili a quelli che si trovano nelle stazioni della metropolitana. Con questi passaggi, il cliente viene identificato attraverso l’app che ha già scaricato sul proprio smartphone. Nonostante l’operazione appaia semplicissima – entri, prendi quello che ti serve ed esci – la tecnologia necessaria per un simile punto vendita è veramente tanta. Mancano sì casse e cassieri, ma in compenso ci sono un’infinità di telecamere che tengono monitorati i clienti e un sofisticato sistema di sensori sugli scaffali che invece controlla i prodotti. Il Grande Fratello dei supermarket.

Amazon presenta Amazon Go

Lo spot di Amazon pre presentare il supermercato di Seattle – al momento non si sa quando e dove verranno inaugurati altri punti vendita analoghi – dice: “Prendi quello che vuoi dallo scaffale e semplicemente te ne vai”. Le immagini della promo mostrano clienti felici e senza carrelli, muniti solo di grandi buste rigorosamente arancioni.  Spiega sempre la multinazionale che le telecamere e i sensori “segnano quello che prendi, mettendo sul conto Amazon, i prodotti scelti”. “Se per esempio scegli una bella torta e, poi, cambi idea non è un problema – si legge nella nota diffusa dalla società-. Basta rimettere la vaschetta al suo posto e il conto virtuale si aggiorna automaticamente come fosse una spesa online”.

Il personale c’è, eccome

Amazon Go, nonostante le premesse, non sarà un luogo privo di umanità. Anzi. Il personale ci sarà, eccome, ma in ruoli diversi rispetto a quelli dei tradizionali supermercati. I dipendenti, quindi, non staranno alla cassa a battere scontrini, “ma si occuperanno del magazzino, di dare informazioni e consigli ai clienti, lavoreranno nelle cucine e nella preparazione dei pasti da take-away” precisa la società americana.

Pokemon Go: i giocatori hanno provocato 150mila incidenti stradali

Da passatempo innocente dal successo planetario a causa di incidenti stradali. Pokemon Go, il game per smartphone che ha inchiodato allo schermo milioni di persone (e non solo ragazzini) in tutto il mondo, avrebbe infatti provocato non pochi guai sulle strade d’America. A parte l’ossessione nel dare la caccia a qualunque ora del giorno e della notte ai “mostricciattoli” nascosti nelle vie, nelle case e in tutti i luoghi pubblici, Pokemon Go avrebbe distratto dalla guida migliaia di automobilisti.

I danni della passione Pokemon Go

A dare i numeri sono due professori della statunitense Purdue University, secondo cui il popolare gioco di realtà aumentata avrebbe generato fino a 7 miliardi di dollari di danni. La loro ricerca, intitolata “Morte dovuta a Pokemon Go”, rivela che il videogame per smartphone potrebbe aver causato quasi 150mila incidenti stradali negli Stati Uniti nell’arco di cinque mesi, dal lancio della app nel luglio 2016 fino al novembre dello stesso anno. Una media di 30.000 sinistri al mese.

Dati incrociati partendo dai Pokestop

Gli autori hanno preso in esame una contea dell’Indiana, incrociando i dati sugli incidenti stradali con la posizione dei Pokestop, cioè i luoghi di interesse delle città dove è possibile raccogliere ricompense del gioco. Come riporta l’Ansa, in base ai dati raccolti, la probabilità che un incidente accadesse nel raggio di 100 km da un Pokestop era del 26,5% più alta. Gli autori hanno quindi esteso i risultati su scala nazionale, arrivando a calcolare che negli Stati Uniti “l’aumento degli incidenti attribuibile a Pokemon Go è di 145.632, con un aumento associato del numero di feriti pari a 29.370 e di morti pari a 256 persone”. Le responsabilità, ovviamente, non sono di Pokemon Go, ma degli automobilisti così appassionati al gioco da non saper aspettare di parcheggiare prima di ricominciare la caccia. Insomma, i guidatori si distraevano dalla guida pur di acchiappare un Pokemon. Con effetti evidentemente devastanti.

E oggi cosa succede?

A dire la verità, passati i primi mesi di boom e di passione sfrenata per il game, l’entusiasmo è già scemato. Dopo l’effetto novità è arrivato inevitabile il declino. Il messaggio però è chiaro: i giochi si fanno nei momenti liberi e non certo al volante. Anche perché il Codice della strada prevede sanzioni molto severe per chi guida con lo smartphone in mano: nei casi senza danni, si parte da una multa di 161 euro, la decurtazione di 5 punti-patente. E se capita una seconda volta, si è passibili della sospensione della patente da uno a 3 mesi.