Applicazioni cloud, crescono quelle personali nel business: quali i rischi?

In tutto il mondo cresce l’utilizzo di applicazioni personali nel business, e questo fenomeno potrebbe creare dei rischi per le organizzazioni proprio per l’enorme quantità di dati. A dirlo è Netskope che ha diffuso una ricerca che che analizza in dettaglio la proliferazione delle applicazioni cloud utilizzate nelle aziende di tutto il mondo. “Netskope Cloud and Threat Report: Cloud Data Sprawl” ha rilevato che l’uso di applicazioni cloud all’interno delle organizzazioni continua a crescere: dall’inizio del 2022 è già aumentato del 35%. Un’azienda media tra i 500 e i 2.000 utenti carica, crea, condivide o archivia dati in 138 applicazioni diverse e utilizza una media di 1.558 applicazioni cloud distinte ogni mese.

1 utente su 5 carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali

Il report segnala che più di 1 utente su 5 (22%) carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali: Gmail, WhatsApp, Google Drive, Facebook, WeTransfer e LinkedIn sono classificate come le applicazioni e le istanze personali più utilizzate. Un’applicazione personale, come WhatsApp, è una app che prevede l’utilizzo esclusivamente da un account personale. A differenza di un’istanza personale che costituisce invece un account personale di un’applicazione gestita anche dall’organizzazione. Ad esempio, in un’organizzazione che utilizza Google Workspaces, l’account Gmail personale di un utente è un’istanza personale.

Il pericolo per le organizzazioni

Inoltre, nel report si evidenzia una continua tendenza al rischio che proviene dall’interno dell’azienda (insider risk): il report ha rivelato che 1 utente su 5 (20%) carica una quantità insolitamente elevata di dati nelle applicazioni personali sopra evidenziate nei 30 giorni che precedono la fuoriuscita da un’organizzazione, dato che segna un aumento del 33% per lo stesso periodo rispetto all’anno scorso.
“Le applicazioni cloud hanno contribuito ad aumentare la produttività e a consentire il lavoro ibrido, ma hanno anche causato una crescente proliferazione di dati che mette a rischio informazioni sensibili”, ha affermato Ray Canzanese, Threat Research Director, Netskope Threat Labs. “Le applicazioni e le istanze personali sono particolarmente preoccupanti, dal momento che gli utenti mantengono l’accesso ai dati archiviati in quelle istanze anche molto tempo dopo aver lasciato l’organizzazione. Le misure di sicurezza proattive, in particolare i controlli delle policy che limitano l’accesso ai dati sensibili solo agli utenti e ai dispositivi autorizzati e impediscono il caricamento di dati sensibili su applicazioni e istanze personali, possono aiutare a ridurre i rischi di perdita o esposizione di dati sensibili”.

Roaming, le nuove regole in Ue

E’ entrato in vigore il primo luglio 2022 e sarà valido fino al 2032: è il nuovo regolamento Ue sul roaming che proroga il roaming a tariffa nazionale, ossia il regime grazie al quale i viaggiatori nell’Unione e nello spazio economico europeo possono effettuare chiamate, inviare messaggi e navigare in internet all’estero senza costi aggiuntivi.
Ma al di là delle tariffe, il regolamento prevede anche che venga potenziata la rete, affinché Internet mobile sia ancora più veloce ed efficiente quando si viaggia all’estero. 

I vantaggi per cittadini e imprese

Come riporta un comunicato della Commissione europea, diffuso da Askanews, le nuove norme apporteranno inoltre vantaggi ai cittadini e alle imprese dell’Ue, che beneficeranno di una migliore esperienza di roaming, i consumatori avranno infatti ora diritto a una qualità di internet mobile all’estero identica a quella di cui dispongono nel proprio paese. Gli operatori che forniscono servizi mobili dovrebbero garantire che i consumatori abbiano accesso all’uso delle reti 4G, o delle più avanzate reti 5G, se queste sono disponibili nella destinazione in cui si trova il consumatore. I consumatori dovrebbero poter reperire informazioni sulla disponibilità della rete nei loro contratti di servizi mobili e sui siti web degli operatori. Quando i consumatori viaggiano in aereo o in nave, prosegue Bruxelles, i telefoni cellulari possono collegarsi automaticamente alla rete di bordo, fornita da satelliti. L’utilizzo di servizi di connessione mobile forniti da reti non terrestri può essere soggetto a sovrapprezzi molto elevati. Le nuove norme sul roaming impongono agli operatori di tutelare i loro consumatori e di informarli qualora i loro telefoni passino a reti non terrestri. Gli operatori dovrebbero inoltre interrompere automaticamente i servizi mobili qualora i costi per l’utilizzo di servizi mobili su reti non terrestri raggiungano 50 € o un altro limite predefinito. Gli operatori possono anche offrire servizi aggiuntivi, come la possibilità di rinunciare al roaming a bordo di aerei e navi.

Informazioni chiare dagli operatori

I consumatori dovrebbero però poter prendere decisioni informate circa l’utilizzo di servizi che potrebbero esporli a costi aggiuntivi. Quando si viaggia all’estero, le chiamate agli helpdesk di assistenza clienti, delle compagnie di assicurazione e delle compagnie aeree o l’invio di Sms per partecipare a concorsi o eventi possono comportare costi più elevati rispetto a quelli nazionali. Gli operatori, si legge, devono assicurarsi di fornire ai consumatori informazioni sui tipi di numeri telefonici che possono comportare costi aggiuntivi quando i consumatori li chiamano o vi accedono dall’estero. Gli operatori dovrebbero informare i consumatori nei contratti di servizio e tramite messaggi SMS automatici inviati quando si attraversa la frontiera con un altro paese dell’Ue.

Il mercato digitale torna a volare: vale 75,3 miliardi

Grazie alla ripresa dell’economia e alla spinta significativa ai progetti di digitalizzazione in molti settori produttivi, nel 2021 il mercato digitale nazionale è tornato a crescere. Secondo il Report Il digitale in Italia 2022, condotto da Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende Ict, in collaborazione con netconsulting, la crescita si è attestata a un +5,3%, per un valore complessivo di 75,3 miliardi di euro. Ma se nella prima metà del nuovo anno il quadro internazionale, economico e geopolitico, è mutato, per poter proseguire nel suo ruolo sempre più centrale e di traino del sistema Paese per il mercato digitale italiano saranno fondamentali le riforme e gli investimenti previsti dal Pnrr.

La digitalizzazione è un fattore imprescindibile per la ripresa del Paese

“I dati fatti registrare nel corso del 2021 certificano che la digitalizzazione è stata un fattore imprescindibile per la ripresa dell’economia del nostro Paese. Non a caso la crescita del mercato digitale ha interessato tutti i principali settori economici. Lo scorso anno abbiamo inoltre accentuato e normalizzato l’impiego di soluzioni digitali nella vita di tutti i giorni, dal lavoro allo studio – commenta Marco Gay, presidente Anitec-Assinform -. I numeri sull’utilizzo di device e sugli investimenti in tecnologie ci rassicurano sulla diffusa percezione che il digitale è qui per restare. Ora stiamo affrontando uno scenario nuovamente mutato a causa del conflitto bellico in Ucraina, da problemi nelle catene di fornitura di alcuni beni, dal costo dell’energia e più in generale da un’inflazione crescente e preoccupante”.

Dispositivi e Sistemi: +9,1%

“Per bilanciare tali dinamiche e fare avanzare la transizione digitale dell’economia – continua Gay – sarà pertanto fondamentale l’attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal Pnrr”.
Dal rapporto annuale di Anitec-Assinform emerge inoltre che nel corso del 2021 a crescere sono stati quasi tutti i settori del mercato digitale. I Dispositivi e i Sistemi, ad esempio, hanno registrato un incremento del 9,1%, per un valore di 21,1 miliardi di euro, evidenziando un’accelerazione dovuta principalmente alle vendite dei personal computer e degli apparecchi televisivi.

Servizi Ict +7,6% grazie al Cloud

Anche il segmento del Software e delle Soluzioni Ict ha chiuso il 2021 a quota 8,1 miliardi di euro, con una crescita dell’8%, mentre i Servizi Ict hanno raggiunto 13,6 miliardi di euro, segnando una crescita complessiva del 7,6%. Una crescita dovuta alla ripresa degli investimenti nei servizi di System Integration, tra i principali driver dei piani industriali delle maggiori aziende in tutti i settori, nonché dall’ulteriore importante crescita dei servizi di Cloud Computing e Cybersecurity. Continua invece il trend negativo per i Servizi di Rete Tlc (-3,3%), anche se la diminuzione è avvenuta in misura minore rispetto all’anno precedente. Il rapporto segnala inoltre la ripresa del segmento dei Contenuti Digitali (+8,7%), trainati principalmente dal ritorno agli investimenti pubblicitari su piattaforme internet.

Tutte le regole e gli aggiornamenti del Superbonus: arriva una circolare dell’Agenzia delle Entrate

La circolare n. 23/E dell’Agenzia delle Entrate, firmata nei giorni scorsi, riepiloga in maniera sistematica tutti i chiarimenti resi finora in tema di Superbonus, dalla platea dei beneficiari agli edifici interessati, e dal tipo di interventi alle spese ammesse alla detrazione. La nuova circolare l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulla misura introdotta dal decreto Rilancio per le spese sostenute per interventi di efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico, e installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. In pratica, contiene tutte le regole aggiornate sul Superbonus.

Dai soggetti beneficiari alle spese ammesse all’agevolazione fino agli adempimenti previsti

La circolare fornisce un quadro riassuntivo dei chiarimenti resi in tema di Superbonus, sentiti il ministero dello Sviluppo economico, l’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente (Enea) e la Commissione consultiva costituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il documento tiene conto di tutte le risposte fornite alle istanze di interpello presentate dai contribuenti e commenta le più recenti modifiche normative. Il documento si focalizza su soggetti beneficiari, edifici interessati dagli interventi, spese ammesse all’agevolazione, nonché sui principali aspetti inerenti l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito e sui relativi adempimenti previsti.

Le modiche normative apportate dal decreto-legge 17 maggio 2022

In seguito alle modiche normative, da ultimo apportate dal decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, in corso di conversione, il Superbonus si applica alle spese sostenute entro il 30 settembre 2022 per gli interventi effettuati su unità immobiliari dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, o per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022. A condizione però che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo.

Una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione

Ammesse all’agevolazione,  riporta Adnkronos, le spese che saranno sostenute entro il 31 dicembre 2025 dalle persone fisiche, per interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione (110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, 70% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2024, 65% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025). Il bonus spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025 dai condomìni, con una analoga diminuzione progressiva per gli oneri sostenuti nel 2024 e nel 2025.

Mercato del lavoro: nel post-Covid c’è più scelta per i candidati

Qual è la principale differenza nel mondo della ricerca e della selezione del personale nel post Covid rispetto a prima della pandemia? Se fino al 2020 il mercato del lavoro italiano era esplicitamente client driven, ovvero erano le aziende ad assumere il ruolo di potere nel processo di selezione del personale, oggi il mercato è diverso, ed è più vicino all’essere candidate driven. 
“Si potrebbe essere portati a pensare che il mercato del lavoro sia stato trasformato soprattutto dall’avvento su larga scala del lavoro agile, introdotto come sappiamo in forma emergenziale a partire dal marzo 2020 – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. In realtà, però, dal punto di vista dei recruiter e dei cacciatori di teste quello è solo uno dei fattori da prendere in considerazione”.

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta”

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta in tanti settori differenti – prosegue Adami -. Se prima del Covid chi si occupava di head hunting sapeva molto bene quali erano i settori e i ruoli che si scontravano con un effettivo gap di competenze, oggi questo problema è molto diffuso, per motivi spesso diversi. Molto semplicemente – aggiunge l’head hunter – oggi i talenti possono contare su maggiori possibilità, su un ventaglio di offerte che fino al 2020 era appannaggio di pochissimi. Per un selezionatore oggigiorno non è affatto raro trovarsi a fare un colloquio di lavoro con persone che, nello stesso periodo, sono in corsa per un altro o per più ruoli in altre realtà”.

Ripartenza e Grandi dimissioni alla base di un nuovo scenario

“I fattori che hanno portato a questo nuovo e per tanti versi inedito scenario sono diversi – risponde l’head hunter -. Bisogna senz’altro tenere in considerazione la ripartenza dopo il Covid-19, e quindi la fisiologica crescita della domanda da parte di molte realtà. Un altro fattore da tenere in considerazione è poi quello delle cosiddette ‘Grandi dimissioni’, ovvero dell’aumento delle dimissioni volontarie che ha avuto luogo a partire dal 2021. Questo fenomeno si traduce infatti in un aumento della mobilità sul mercato del lavoro, con un incremento delle possibilità di carriera per i professionisti più audaci”.

Un mercato favorevole per chi è alla ricerca di nuove sfide

“Indubbiamente – sottolinea Adami -, in questo frangente il mercato si presenta in modo favorevole a chi è alla ricerca di nuove sfide e di nuove possibilità: tutto sta, come ricordano sempre i nostri career coach, nello stabilire un piano abbastanza preciso di sviluppo professionale, in base alle proprie esigenze effettive e ai propri obiettivi, senza farsi trascinare dagli eventi. In questo momento storico il dipendente alla ricerca di nuove opportunità ha maggiore scelta, grazie alla mobilità del mercato nonché alla flessibilità maggiore concessa delle aziende: può essere quindi un ottimo periodo per prendere davvero in mano le redini della propria vita professionale”.

Arredo Made in Lombardia, l’export vale 7 miliardi di euro

Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il comparto dell’arredo.design italiano è riuscito a superare la crisi. Tanto che ui numeri riferiti all’export sono decisamente in positivo. A evidenziare i numeri della filiera è l’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione del Salone del mobile di Milano. I dati da un lato evidenziano una fisiologica variazione in negativo delle imprese sul territorio, ma dall’altro riflettono anche una spinta alla ripresa sostenuta dal design e dalla crescita delle esportazioni.

Il boom delle esportazioni 

Complessivamente nel 2021 l’export del settore arredo design per i territori di Milano Monza Brianza Lodi vale circa 1,7 miliardi di euro, di cui il 90% ha origine dalla fabbricazione di mobili e il restante 10% dall’industria del legno. Si tratta di poco meno della metà del totale delle esportazioni lombarde di questi prodotti. Rispetto al 2020, l’export fa registrare +27%. Stati Uniti, Francia, Cina, Svizzera e Germania sono i primi Paesi di destinazione. È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat. “Il 60esimo Salone del Mobile è un’attesa iniezione di fiducia per Milano e il Paese. – ha dichiarato Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – È la dimostrazione che il nostro sistema economico si è rimesso pienamente in moto ed è capace di generare innovazione e crescita, come conferma il balzo in avanti dell’export del settore moda-design. Ma il Salone del mobile significa anche il ritorno dei grandi eventi che hanno rafforzato l’immagine di Milano nel mondo e che costituiscono il motore principale della sua attrattività”.

I numeri della filiera sul territorio 

Tra Milano Monza Brianza e Lodi la filiera dell’arredo design comprende più di 6.800 imprese attive e conta, in termini di posti di lavoro, poco meno di 38.000 addetti, che valgono circa il 2% del totale delle attività economiche e l’1,5% dell’occupazione. Tra i settori, le attività di design specializzate contano 2.580 imprese attive, seguite dalla fabbricazione di mobili con 2.175 imprese attive nei tre territori e dall’industria del legno (1.202). A queste si aggiungono 919 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi. A livello nazionale, Milano si conferma la capitale del design (con 2.161imprese), primato per Monza e Brianza nella produzione di mobili (1.357 imprese). 

Innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders: le priorità delle aziende quotate

In linea con il trend internazionale, anche le aziende italiane quotate strizzano maggiormente l’occhio alla creatività e al sociale. Come rivela l’indagine “Values Most Valued”, pubblicata da /amo, il network internazionale di Havas Group specializzato in corporate reputation, nell’ultimo periodo c’è stata una significativa evoluzione nel racconto dei valori da parte del mondo aziendale sempre più proiettato su innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders. L’analisi ha coinvolto le relazioni annuali e i siti web di 455 società quotate in 19 mercati, comprese 35 in Italia.  Per queste ultime in particolare l’Innovazione è in assoluto il valore più apprezzato, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, e in linea con il trend globale, altrettanto centrali risultano la sostenibilità e l’attenzione per le persone e le comunità.

I valori del 2022

Tra i principali risultati evidenziati nel rapporto globale emerge che la creatività e l’innovazione sono più apprezzate che mai. Di fronte a una serie scoraggiante di nuove sfide – tra cui le pandemie, le questioni/problematiche legate alla filiera di approvvigionamento, l’inflazione, la guerra e il cambiamento climatico – le aziende appaiono desiderose di essere percepite come pensatori creativi. L’innovazione (e le sue varianti) è stato il singolo valore più citato nel sondaggio, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, rivendicato dal 33% delle aziende (contro il 29% del 2021). Come categoria, i valori relativi alla creatività hanno ricevuto un riconoscimento particolarmente elevato negli Stati Uniti, in Cina e in numerosi Paesi europei, mentre sono stati citati abbastanza di rado in Austria, Paesi Bassi, Indonesia e Malesia. Le relazioni con gli stakeholder sono sempre più importanti. Nell’ultimo anno si è assistito a un netto spostamento verso manifestazioni di rispetto e responsabilità nei confronti dei principali stakeholder, in particolare i dipendenti (+27%) e i clienti (+32%). Più in generale, la preoccupazione per l’ambiente è aumentata notevolmente (+37%). Tuttavia, in questo schema generale si sono registrate alcune ampie e disparate variazioni geografiche. Ad esempio, il numero di aziende cinesi che citano un ampio senso di responsabilità sociale nei confronti delle persone e delle comunità è aumentato sensibilmente nel corso dell’anno. Anche nel Regno Unito si è registrato un forte aumento del numero di aziende che evocano questi ampi valori sociali. 

Il ruolo dell’integrità

L’integrità rimane un singolo valore molto diffuso, menzionato (in varie forme) dal 32% delle aziende come valore aziendale, in linea con lo scorso anno. Tuttavia, la gamma di valori classificati all’interno della più ampia categoria dell’etica è leggermente slitatta: quest’anno è stata citata solo dal 43% delle aziende intervistate, in calo rispetto al 46% dell’anno precedente. Questa categoria è stata ancora una volta la più popolare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Europa meridionale e in Cina. Tuttavia, in quattro mercati europei – Germania, Svizzera, Austria e Paesi Bassi – relativamente poche aziende hanno indicato l’etica come valore, forse partendo dal presupposto che l’onestà e l’integrità sono prerequisiti non negoziabili. Quest’anno i valori legati al pensiero globale e a lungo termine, nonché alla scienza e alla tecnologia, sono stati nettamente superiori. Sebbene queste categorie fossero relativamente poco diffuse tra le aziende mondiali, entrambe hanno registrato un aumento significativo del numero di menzioni. Solo il 10% delle aziende ha fatto riferimento al pensiero globale a lungo termine, ma si tratta di un numero doppio rispetto all’anno precedente. La scienza e la tecnologia sono state citate solo dal 6,4% delle aziende, anche se la categoria ha registrato il secondo aumento più consistente, con un incremento del 45%. 

Smartphone, spedizioni globali a -12,9% 

Nel primo trimestre del 2022, la diffusione del Covid-19 in Cina ha avuto un impatto negativo sulla domanda di smartphone. Questo perché il governo cinese ha bloccato le principali città, e ciò ha comportato una forte diminuzione delle spedizioni da parte delle aziende cinesi, che dipendono fortemente dalla domanda interna. Secondo il rapporto di Omdia 1Q22, nel primo trimestre del 2022 le spedizioni di smartphone sono diminuite globalmente del 12,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il rapporto ha anche rivelato che nei primi tre mesi del 2021, le spedizioni di smartphone hanno registrato 308,0 milioni di unità, e che il trend di crescita negativo è seguito anche negli ultimi tre trimestri consecutivi.

Le variazioni per Samsung, Apple e Xiaomi

In pratica, le spedizioni da parte dei produttori cinesi sono diminuite drasticamente a causa del rallentamento del mercato interno cinese. Ulteriori approfondimenti dal rapporto hanno mostrato che Samsung ha spedito un totale di 73,8 milioni di smartphone. Si tratta di una diminuzione del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma di un aumento del 6,8% rispetto al trimestre precedente. Apple invece ha spedito un totale di 56,4 milioni di unità, e il volume delle spedizioni è aumentato del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Solo per Honor e Realme aumentano i volumi spediti

Quanto agli altri maggiori produttori di smartphone, Xiaomi ha spedito 42,4 milioni di unità nel primo trimestre 2022, 7,1 milioni in meno rispetto ai 49,5 milioni di unità dello scorso anno. Oppo e Vivo, che dipendono fortemente dal mercato interno cinese, hanno spedito rispettivamente 25,3 milioni e 24,1 milioni di smartphone, un calo del 33,1% e del 36,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Honor ha spedito 15,2 milioni di unità nel primo trimestre, con un aumento del 322,2% e dell’1,3% rispetto all’anno precedente e al trimestre precedente, e Realme ha spedito 14,6 milioni di unità, con un aumento del 17,7% su base annua.

Prosegue il blocco delle principali città cinesi. Ma c’è anche la crisi Ucraina

Il blocco delle principali città cinesi, riporta Italpress, sta continuando anche nel secondo trimestre del 2022, e l’invasione russa dell’Ucraina dovrebbe avere un impatto negativo sulla domanda di smartphone, in quanto colpisce direttamente o indirettamente non solo questi due paesi, ma anche altre regioni. Si teme quindi che questi fattori nel prossimo futuro influenzeranno negativamente la domanda complessiva, che avrebbe dovuto riprendersi con l’attenuarsi delle misure per il contenimento del Covid-19.

Nuove assunzioni, le aziende le vogliono green

Nel 2021 sono tornati a crescere gli investimenti sostenibili delle imprese. Lo rileva, con numeri e fatti, l’ultima edizione del volume “Le competenze green” del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL, realizzata in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne. In base ai dati raccolti, emerge in particolare che competenze specifiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico saranno fondamentali per emergere nel mercato del lavoro. 

I trend del 2021

Qualche dato riferito al 2021: le imprese hanno richiesto al 76,3% delle assunzioni programmate – pari a oltre 3,5 milioni di posizioni – competenze green, e nel 37,9% dei casi con un grado di importanza per la professione elevato. Il 2021, infatti, ha registrato il recupero degli investimenti delle imprese nella Green Economy: il 24,3% delle aziende dell’industria e dei servizi ha investito in tecnologie e prodotti green (+3 punti percentuali rispetto al 2019) e il 52,5% ha investito in competenze green, ripristinando la dinamica positiva che si osservava prima della pandemia. Questi risultati sottolineano l’impegno delle imprese verso la transizione green, fattore  ancor più strategico oggi, con la guerra in Ucraina, per superare le tensioni nel campo energetico dell’approvvigionamento delle materie prime.

Competenze green, i settori dove sono più richieste 

La domanda di competenze per la transizione verde pervade l’intera economia, sebbene con diversi gradi di intensità. Per l’industria, si evidenzia un’elevata richiesta di competenze green nel settore dell’estrazione minerali (sono necessarie per il 79,7% degli ingressi programmati), nel comparto del legno e del mobile (78,8%), nelle costruzioni (78,6%), nelle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (78,5%), per le public utilities (77,8%) e per la meccanica (76,8%). Nei servizi si rileva altrettanto strategica la green skill per la formazione (richieste all’84,6% delle entrate), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (84,4%), servizi avanzati e di supporto alle imprese (81,1%) e alloggio, ristorazione e turismo (80,9%).  Ma tali competenze sono essenziali per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali ad esempio i tecnici e ingegneri delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 78,6% e al 71,2% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (55%), chiamati a operare sia per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio già esistente, sia nella progettazione e costruzione di nuovi edifici ecosostenibili. Ma sono anche fondamentali per l’obiettivo assunzione di ingegneri elettronici e in telecomunicazioni (64,5%), tecnici gestori di reti e di sistemi telematici (57,8%), spedizionieri e tecnici della distribuzione (56,4%), tecnici chimici (52,6%).

Sonno e idratazione: bere acqua fa dormire meglio

L’idratazione permette di ridurre i livelli di ansia e stress, e mitiga i disturbi del sonno perché contribuisce a garantire un riposo ristoratore. Assumere la giusta quantità di liquidi è infatti uno degli elementi fondamentali per dormire bene. Una dormita prolungata, serena e rilassante, aiuta ad affrontare meglio la giornata, e migliora la qualità della vita. Il sonno infatti è indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo e per l’equilibrio psico-fisico. Al contrario, notti insonni possono portare alla disidratazione, come dimostra lo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, condotto su circa 20.000 giovani adulti in buona salute e pubblicato sulla rivista Sleep. 
Di fatto, le persone che durante il test dormivano solo sei ore per notte hanno presentato un tasso più alto di disidratazione rispetto a coloro che ne dormivano otto.

La vasopressina interferisce nel ritmo circadiano

Dall’analisi delle loro urine, è emerso che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1.020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) provano una scarsa idratazione, e portano a una conseguente riduzione della durata del sonno di circa due ore. La causa di questa reazione è la modifica nel rilascio dell’ormone antidiuretico, cioè la vasopressina, che interferisce nel ritmo circadiano (cioè il nostro orologio biologico nell’arco di 24 ore) e nel risveglio. Quando siamo disidratati, il nostro organismo cerca di difendersi producendo vasopressina per non perdere liquidi, influendo però sul risveglio anticipato. Ne consegue che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Il sonno è salute

“Quando dormiamo il corpo attraversa molteplici e complessi processi per ristorare la salute generale dell’organismo – spiega il professor Umberto Solimene, Presidente FEMTEC, Direttore Centro Referenza Medicina Integrata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Università di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Dormendo la quantità raccomandata di ore, che varia da persona a persona e in base all’età, permettiamo a questi processi di svolgersi al meglio e al ritmo circadiano di gestire la quantità di liquidi presenti nel corpo”.

L’importanza di mantenersi idratati durante il giorno

La disidratazione può causare anche stanchezza e affaticamento, che si manifestano con sintomi come mal di testa e crampi muscolari, rendendo più difficile addormentarsi e impattando negativamente sulla qualità del sonno. Un riposo interrotto e frammentario dovuto alla disidratazione può avere ripercussioni anche sui livelli di attenzione e concentrazione e sull’umore durante il giorno successivo.
“Una buona abitudine, pertanto, può essere quella di mantenersi correttamente idratati durante tutto l’arco della giornata, bevendo acque minerali ad alto contenuto di oligoelementi, che aiutano il regolare ciclo veglia-sonno – prosegue il professor Solimene – per evitare di incorrere nella disidratazione notturna che impatta negativamente sulle fasi del nostro riposo”.