Smartphone, spedizioni globali a -12,9% 

Nel primo trimestre del 2022, la diffusione del Covid-19 in Cina ha avuto un impatto negativo sulla domanda di smartphone. Questo perché il governo cinese ha bloccato le principali città, e ciò ha comportato una forte diminuzione delle spedizioni da parte delle aziende cinesi, che dipendono fortemente dalla domanda interna. Secondo il rapporto di Omdia 1Q22, nel primo trimestre del 2022 le spedizioni di smartphone sono diminuite globalmente del 12,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il rapporto ha anche rivelato che nei primi tre mesi del 2021, le spedizioni di smartphone hanno registrato 308,0 milioni di unità, e che il trend di crescita negativo è seguito anche negli ultimi tre trimestri consecutivi.

Le variazioni per Samsung, Apple e Xiaomi

In pratica, le spedizioni da parte dei produttori cinesi sono diminuite drasticamente a causa del rallentamento del mercato interno cinese. Ulteriori approfondimenti dal rapporto hanno mostrato che Samsung ha spedito un totale di 73,8 milioni di smartphone. Si tratta di una diminuzione del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma di un aumento del 6,8% rispetto al trimestre precedente. Apple invece ha spedito un totale di 56,4 milioni di unità, e il volume delle spedizioni è aumentato del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Solo per Honor e Realme aumentano i volumi spediti

Quanto agli altri maggiori produttori di smartphone, Xiaomi ha spedito 42,4 milioni di unità nel primo trimestre 2022, 7,1 milioni in meno rispetto ai 49,5 milioni di unità dello scorso anno. Oppo e Vivo, che dipendono fortemente dal mercato interno cinese, hanno spedito rispettivamente 25,3 milioni e 24,1 milioni di smartphone, un calo del 33,1% e del 36,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Honor ha spedito 15,2 milioni di unità nel primo trimestre, con un aumento del 322,2% e dell’1,3% rispetto all’anno precedente e al trimestre precedente, e Realme ha spedito 14,6 milioni di unità, con un aumento del 17,7% su base annua.

Prosegue il blocco delle principali città cinesi. Ma c’è anche la crisi Ucraina

Il blocco delle principali città cinesi, riporta Italpress, sta continuando anche nel secondo trimestre del 2022, e l’invasione russa dell’Ucraina dovrebbe avere un impatto negativo sulla domanda di smartphone, in quanto colpisce direttamente o indirettamente non solo questi due paesi, ma anche altre regioni. Si teme quindi che questi fattori nel prossimo futuro influenzeranno negativamente la domanda complessiva, che avrebbe dovuto riprendersi con l’attenuarsi delle misure per il contenimento del Covid-19.

Sonno e idratazione: bere acqua fa dormire meglio

L’idratazione permette di ridurre i livelli di ansia e stress, e mitiga i disturbi del sonno perché contribuisce a garantire un riposo ristoratore. Assumere la giusta quantità di liquidi è infatti uno degli elementi fondamentali per dormire bene. Una dormita prolungata, serena e rilassante, aiuta ad affrontare meglio la giornata, e migliora la qualità della vita. Il sonno infatti è indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo e per l’equilibrio psico-fisico. Al contrario, notti insonni possono portare alla disidratazione, come dimostra lo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, condotto su circa 20.000 giovani adulti in buona salute e pubblicato sulla rivista Sleep. 
Di fatto, le persone che durante il test dormivano solo sei ore per notte hanno presentato un tasso più alto di disidratazione rispetto a coloro che ne dormivano otto.

La vasopressina interferisce nel ritmo circadiano

Dall’analisi delle loro urine, è emerso che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1.020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) provano una scarsa idratazione, e portano a una conseguente riduzione della durata del sonno di circa due ore. La causa di questa reazione è la modifica nel rilascio dell’ormone antidiuretico, cioè la vasopressina, che interferisce nel ritmo circadiano (cioè il nostro orologio biologico nell’arco di 24 ore) e nel risveglio. Quando siamo disidratati, il nostro organismo cerca di difendersi producendo vasopressina per non perdere liquidi, influendo però sul risveglio anticipato. Ne consegue che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Il sonno è salute

“Quando dormiamo il corpo attraversa molteplici e complessi processi per ristorare la salute generale dell’organismo – spiega il professor Umberto Solimene, Presidente FEMTEC, Direttore Centro Referenza Medicina Integrata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Università di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Dormendo la quantità raccomandata di ore, che varia da persona a persona e in base all’età, permettiamo a questi processi di svolgersi al meglio e al ritmo circadiano di gestire la quantità di liquidi presenti nel corpo”.

L’importanza di mantenersi idratati durante il giorno

La disidratazione può causare anche stanchezza e affaticamento, che si manifestano con sintomi come mal di testa e crampi muscolari, rendendo più difficile addormentarsi e impattando negativamente sulla qualità del sonno. Un riposo interrotto e frammentario dovuto alla disidratazione può avere ripercussioni anche sui livelli di attenzione e concentrazione e sull’umore durante il giorno successivo.
“Una buona abitudine, pertanto, può essere quella di mantenersi correttamente idratati durante tutto l’arco della giornata, bevendo acque minerali ad alto contenuto di oligoelementi, che aiutano il regolare ciclo veglia-sonno – prosegue il professor Solimene – per evitare di incorrere nella disidratazione notturna che impatta negativamente sulle fasi del nostro riposo”.

No Food: 10 tendenze e nuovi fenomeni di consumo

La pandemia sta cambiando anche il No Food. A cominciare dal carrello della spesa: la minor vita sociale ha tagliato infatti molte esigenze degli italiani, facendo diminuire la spesa per prodotti come rossetti, sneaker e ferri da stiro. Di contro, la maggior vita domestica ha spronato l’acquisto di altri prodotti, come tagliacapelli, macchine per il caffè e barbecue. L’home working, inoltre, ha imposto nuove esigenze, che hanno attutito il calo storico di comparti come cancelleria e tessile casa. L’Osservatorio Non Food 2021 di GS1 Italy ha stilato il decalogo delle tendenze e dei fenomeni di consumo per il settore No Food. Si tratta di trend che a volte non rimangono confinati all’interno di un singolo comparto, rappresentando tendenze di fondo comuni. Che impattano, in modalità diverse, tutto il mondo del largo consumo non alimentare.

Edutainment, commercio urbano centrale, luxury shopping

In cinque anni l’edutainment è passato dal 3,2% al 4,9% di incidenza sul totale dei consumi Non Food in Italia, e oltre la metà delle vendite è realizzata online. Ma il commercio urbano centrale resta ancora il più rilevante tra le sei tipologie di agglomerazioni commerciali classificate dall’Osservatorio. Con la pandemia ha visto infatti la riscoperta da parte degli italiani, e non solo per ragioni di comodità, ma anche perché ha saputo rispondere in modo più efficace alle nuove esigenze. Il ritorno all’essenzialità e la riduzione degli acquisti voluttuari hanno poi penalizzato i beni di lusso. Ma sul luxury shopping ha avuto un impatto negativo anche il crollo del turismo straniero.

Centri commerciali, e-commerce, distribuzione alternativa

D’altronde, le misure sanitarie hanno penalizzato anche i centri commerciali e accelerato il loro processo di cambiamento. Nel post Covid-19 sarà quindi ancora più importante riposizionarsi come luoghi di ristoro ed entertainment, e non solo di shopping. Le limitazioni agli spostamenti e i timori sanitari hanno poi spinto l’e-commerce: le vendite online hanno guadagnato quota e valore in tutti i comparti del Non Food, con performance di spicco nell’elettronica di consumo e nei piccoli elettrodomestici, dove il web è diventato il primo canale di vendita. Accelera poi la crescita delle forme di distribuzione alternativa, come le vendite a domicilio o per corrispondenza, e quelle realizzate nei distributori automatici e nelle cosiddette ‘tabelle speciali’ (tabaccherie, stazioni di carburanti e farmacie).

Negozi specializzati, piccoli centri urbani, e blogger

Negozi di ottica e computer shop, mobilifici e ferramenta, garden center e autofficine sono invece alcuni negozi specializzati che stanno dimostrando di saper resistere all’evoluzione dei consumi non alimentari. E se uffici chiusi e lavoro da casa hanno penalizzato le attività commerciali nei business district, il permanere dello smart working potrebbe portare alla rivitalizzazione stabile dei centri di minori dimensioni. Ma se 88 italiani over 14 su 100 sono internauti, e amano soprattutto i social, si tratta di un trend che i retailer del Non Food hanno ben intercettato.  Emblematici sono i casi dell’ottica e dei libri non scolastici, dove l’aumento delle vendite online è stato sostenuto da influencer e blogger.

Welfare aziendale, il 92% degli HR punta su sport e benessere psicofisico

Tra gli HR italiani cresce l’interesse per iniziative di welfare aziendale che promuovano lo sport e il benessere psicofisico. Il 92% dei responsabili risorse umane sono infatti convinti che sia utile alle aziende l’adozione di iniziative di questo tipo. Lo conferma un sondaggio di Urban Sports Club, realizzato nel mese di agosto 2021 su 262 tra HR manager, ceo e responsabili welfare di aziende italiane.
“Emerge un interesse crescente a inserire lo sport tra i benefit che le aziende offrono ai propri dipendenti – spiega Filippo Santoro, Managing Director di Urban Sports Club Italia -. Un benefit che si posiziona sempre di più come un must have piuttosto che un nice to have. In questo scenario la flessibilità e la possibilità di scegliere fra più strutture in base ai propri impegni e al luogo dove si lavora – aggiunge Santoro – è un elemento imprescindibile”.

Combattere lo stress e rafforzare lo spirito di squadra

Quali sono i principali benefici dell’attività sportiva in relazione al lavoro? Secondo gli intervistati, i benefici apportati dallo sport sono combattere lo stress (43%), migliorare le relazioni tra colleghi (20%), rafforzare lo spirito di squadra (20%), ma anche sviluppare l’engagement e tutto ciò che concerne il cosiddetto employer branding (15%). Per i manager, l’offerta di sport in ambito welfare deve però avere alcune caratteristiche essenziali, come la customizzazione e la semplicità gestionale.

Scongiurare l’effetto ‘Coppa Cobram’

La flessibilità e la possibilità di customizzazione, sia sul fronte della gestione aziendale sia sul fronte dei dipendenti, è infatti indicata come caratteristica principale dal 42% del campione. Questo, in modo che ognuno possa scegliere l’attività sportiva in base alla propria agenda, agli spostamenti e alle esigenze della vita privata e familiare. Un altro elemento fondamentale è la libertà di scelta (31%): è bene, per scongiurare l’effetto ‘Coppa Cobram’, che ognuno possa scegliere lo sport o l’attività che meglio si adatta alle proprie attitudini e alle proprie preferenze. Terzo elemento, la semplicità gestionale (18%): è importante che la persona a capo di un sistema di welfare in una media o grande organizzazione trovi un sistema facile da gestire.

Sport di squadra, yoga e pilates, ma anche corsa, bici e functional training

Ma quali sono secondo la ricerca di lrban Sports Club Le tipologie di sport più adatte a diventare strumento di welfare? Al primo posto gli intervistati, riferisce Italpress, indicano sport di squadra (40%), al secondo, attività di meditazione e relax, come yoga e pilates (34%), al terzo gli sport di endurance, come corsa lunga e bici (9%), e al quarto le attività brevi ad alta intensità, come, ad esempio, l’EMS e il functional training (5%).

Facebook, nuovo studio: le fake news hanno interazioni 6 volte superiori alle notizie affidabili

I post di Facebook da fonti di disinformazione ottengono un coinvolgimento 6 volte maggiore rispetto a quelli originati da siti di notizie affidabili: ad affermarlo è un nuovo studio condotto da ricercatori di due prestigiosi atenei, l’Università di New York e l’Université Grenoble Alpes, in Francia. Pubblicata sul Washington Post, la ricerca è partita analizzando i post delle pagine Facebook di oltre 2.500 “produttori” di notizie tra agosto 2020 e gennaio 2021. Da qui, la scoperta: le pagine che pubblicano le informazioni più imprecise, o addirittura delle fake news, ottengono un coinvolgimento decisamente superiore a quelle che propongono notizie da fonti affidabili. La differenza è addirittura di sei volte tanto in termini di like, condivisioni e commenti. 

Questione aperta per i temi politici

Il fenomeno è diffuso su tutti gli argomenti, ma pare ci sia una certa predominanza per i temi a sfondo politico, di qualunque colore. Tuttavia, lo studio ha rilevato che “gli editori di destra hanno molte più probabilità di condividere informazioni fuorvianti rispetto agli editori di altre categorie politiche”. 

Come replica Facebook

Ovviamente il colosso di Mark Zuckerberg ha rimandato al mittente le accuse. Un portavoce della società ha infatti dichiarato che lo studio condotto dalle due università ha delle limitazioni, in quanto esamina solo il coinvolgimento, non la “copertura”, che è il termine che l’azienda usa per descrivere quante persone vedono i contenuti su Facebook, indipendentemente dal fatto che interagiscano con essi. E, secondo i portavoce della piattaforma social, esistono a loro volta diverse analisi che lo confermano. Tuttavia, riportano fonti americane, Facebook avrebbe negato poi l’accesso ai suoi dati relativi ai mesi successivi ai ricercatori della New York University, sostenendo che il modo in cui stavano raccogliendo i vari elementi era in conflitto con un accordo precedentemente raggiunto con la Federal Trade Commission.

Controllo in 60 lingue contro le fake news

Sempre da Facebook hanno fatto sapere che la piattaforma ha 80 società partner dedicate al controllo delle notizie e alla lotta alla fake news, che operano scandagliando i possibili contenuti dei post in ben 60 lingue diverse. In ogni caso, per completezza di informazione, pare che i ricercatori universitari abbiano utilizzato per il loro studio le metriche di NewsGuard e Media Bias/Fact Check, due organizzazioni no profit che esplorano la disinformazione, usando strumenti di categorizzazione simili.

Lo smartphone soppianta la macchina fotografica in vacanza

Un sondaggio condotto dal brand di telefonia Wiko all’interno della sua Instagram Community lo conferma: lo smartphone ha letteralmente soppiantato la macchina fotografica. Sempre più diffuso, accessoriato e facili da utilizzare, lo smartphone, è infatti dotato di comparti fotografici all’avanguardia e ha letteralmente spiazzato le macchine fotografiche tradizionali, almeno, per tutti gli utenti, aumentati anche loro, che si dilettano nell’arte della fotografia, soprattutto durante le vacanze.  In questo sondaggio a chiusura dell’estate si è voluto indagare gli ultimi trend di utilizzo dello smartphone. E se secondo il 79% degli intervistati da quando c’è lo smartphone si fotografa molto di più sono proprio le vacanze uno di quei momenti in cui cimentarsi nella creazione di souvenir digitali da condividere con amici, partner e parenti. Tanto che il 54% ammette di aver scattato ben oltre 50 foto.

Ormai gli apparecchi tradizionali sono di ‘nicchia’

Insomma, nella scelta del device da portare in viaggio, tra macchina fotografica e smartphone, non ci sono dubbi: vince il cellulare (91%). Solo il 9%, una nicchia di veri appassionati, opta per gli apparecchi tradizionali. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, però, per l’83% dei partecipanti alla survey, meno del 20% delle fotografie che vengono realizzate è destinata alla pubblicazione sui social. Solo il 17% dichiara che l’80% degli scatti che produce vedrà la luce sui feed o nelle story dei propri profili social.

Quali sono i soggetti preferiti da immortalare?

Tra ritratti, selfie, foto di panorami e Golden Hour, i soggetti preferiti sono proprio questi ultimi due (86%).
Un semplice trend del momento o la fine di un’era focalizzata sull’individualità? Di certo quest’estate la luna ha offerto colori straordinari, invogliando sempre più utenti a catturarla. Ma si sa, i risultati, con lo smartphone, sono spesso scarsi (55%) e molti degli intervistati preferiscono addirittura rinunciare (45%).
Provare invece a immortalare panorami mozzafiato in notturna? Qui il campione si divide equamente a metà. Da un lato c’è chi lo ritiene impossibile, e dall’altro chi, grazie alla Night Mode, come quella presente sull’ultimo Power U10, riesce a portare a casa buoni risultati.

L’album delle vacanze diventa sempre più digitale

Che gli album dei ricordi dei viaggi siano sempre più digitali è ormai noto. Eppure, un buon 32% degli utenti coinvolti preferisce stampare le best pics di ogni vacanza per conservarle e metterle al riparo dai mancati backup. La maggioranza (68%), comunque, sceglie di creare album dedicati sul proprio smartphone.
Ed è proprio qui che il 62% degli intervistati conserva i propri ricordi, una scelta favorita rispetto ai servizi cloud. Le memorie dei nostri device ormai custodiscono preziosamente sempre più pezzi delle nostre vite. Allora perché non munirsi di uno smartphone in grado di offrire tanto spazio di archiviazione? 

I Millennials sono pronti a partire

La seconda stagione turistica estiva in compagnia del Covid-19 è alle porte, e WeRoad, la community di giovani viaggiatori ha condotto una ricerca all’interno dell’Osservatorio sul mondo del travel, a cui hanno partecipato 1.721 Millennials di età compresa tra i 21 e i 40 anni. Alla prima domanda, “cosa farai quest’estate?” l’86% afferma che viaggerà, mentre il 17% di questi nel 2020 aveva preferito rimanere a casa. La grande maggioranza quindi non vede l’ora di viaggiare. Ma dove andrà? Le risposte si dividono tra chi rimarrà in Italia (44%) e chi visiterà un Paese europeo (43%), ma un 13% è convinto che farà un viaggio intercontinentale.

Si inverte il trend del last minute

A sorpresa poi si inverte il trend del last minute, che sembrava un’eredità della pandemia destinata a rimanere. Sebbene il 47% affermi infatti che prenoterà all’ultimo momento, il 46% ha già prenotato entro maggio. E quale sarà il mood? Il 44% non vede l’ora di partire per una vacanza beach life, il 25% non rinuncerà allo zaino in spalla per un’avventura on the road, e per il 25% “l’importante è essere immersi nella natura”, mentre il 6% visiterà una città d’arte. Quanto al tempo di permanenza, il 69% conferma di voler stare via tra i 7 e i 10 giorni, il 24% vorrebbe partire per almeno due settimane, mentre cresce il fronte (7%) di chi organizzerà uno o più week-end per ferie distribuite lungo tutta la stagione.

Il 14% però non viaggerà   

Ma il 14% non viaggerà, perché se il 34% l’ha fatto nel 2020 e crede sia rischioso, il 22% non ha ferie, e il 44% non ha abbastanza soldi. Alla domanda “cosa ti spingerebbe a prenotare”, il 57% vorrebbe contare su flessibilità per modifiche e cancellazioni, il 42% partirebbe se coperto da un’assicurazione, il 33% pensa che sarebbe utile applicare uno sconto sul prezzo, magari per fare un tampone ed essere più sicuri prima di partire, e il 37% aspetta date e regole certe che valgono però per tutto il periodo delle vacanze.

Ci si sposta in aereo e si soggiorna in appartamento, e tornano i viaggi di lavoro

Per quanto riguarda il mezzo di trasporto considerato più sicuro al primo posto c’è l’aereo (47%), poi il treno (32%) e l’auto (21%). Tra le accomodation invece il preferito è l’hotel (66%), seguito dall’appartamento (17%), e per il restante 17% un B&B. E i viaggi di lavoro? Insieme a BizAway, la piattaforma all-in-one per il B2B travel, WeRoad si è concentrata poi sul settore del business travel. Il 23% delle persone intervistate, riporta Ansa, non vuole rinunciare ai meeting di lavoro in presenza e soltanto il 10% crede che fare riunioni in presenza e online sia la stessa cosa. Il 67% pensa sia utile avere una piattaforma che gestisca la trasferta di lavoro e l’82% vorrebbe poter gestire tutte le fasi del viaggio su un dispositivo in ottica sostenibile.

Natale e Capodanno si festeggiano online

Come e dove passeranno le feste di questo fine 2020 gli italiani? La risposta è: online, perfettamente in linea con un anno vissuto in gran parte virtualmente a causa delle ben note restrizioni dovute alla pandemia. Il desiderio di prenotare esperienze online per rimanere in contatto con amici e familiari, e la volontà di non rinunciare alle classiche tradizioni natalizie, fa sì che anche Natale e Capodanno diventino digitali. Airbnb ha condotto un sondaggio per scoprire proprio come trascorreranno Natale e Capodanno gli italiani. E se il 60% degli intervistati ha dichiarato che trascorrerà le feste in compagnia di un gruppo ristretto di familiari, c’è anche chi rimarrà fisicamente lontano, ma virtualmente vicino con famiglia e amici.

I viaggi si prenotano ancora, ma sono virtuali

Feste e tradizioni natalizie diventano così surrogati virtuali della realtà a cui eravamo abituati. Non più quindi appuntamenti al cinema per assistere alle novità del grande schermo, ma per il 39% degli intervistati appuntamenti online per guardare film insieme. E ancora, niente riunioni di famiglia per cucinare tutti insieme, ma per il 35% degli intervistati cooking class online. Addio anche ai viaggi in occasione della pausa dal lavoro e benvenuto ai viaggi virtuali in giro per il mondo per il 20% degli intervistati. Specchio di questa tendenza sono le Esperienze Online su Airbnb , tra le quali spiccano le sempre più numerose lezioni di cucina e mixology, i viaggi virtuali in capitali europee o Paesi lontani, ed eventi virtuali tra cabaret, spettacoli di magia e favole per bambini, riporta Adnkronos.

Festeggiare con un’esperienza online

Per un brindisi in compagnia, per esempio, si può scegliere tra una lezione sui classici aperitivi italiani, oppure una lezione in vero british-style sull’arte del gin, una tra le esperienze più prenotate sulla piattaforma. Chi è a caccia di divertimento può invece assistere virtualmente a uno spettacolo natalizio con le drag queen in diretta da Lisbona, e per tutti coloro che hanno nostalgia dei viaggi di fine anno si può partire alla scoperta di un villaggio thailandese o di Città del Capo.

Gli auguri in chat hanno sostituito definitivamente biglietti e cartoline

Tra gli intervistati da Airbnb il 75% sta infatti valutando l’idea di prenotare un’esperienza online per festeggiare il Natale e il Capodanno.

Un nuovo modo per rimanere connessi e comunicare con amici e familiari, al secondo posto tra i mezzi più utilizzati dagli italiani durante queste festività, ma che comunque non sostituisce la principale forma di comunicazione. Al primo posto rimangono i gruppi e i sistemi di messaggistica online, con buona pace delle tradizionali cartoline d’auguri, ormai dal sapore vintage.

Facebook lancia Dating, l’app per trovare l’anima gemella

Facebook lancia in Europa Dating, la sua app per gli incontri, e con un bacino potenziale di oltre 2 miliardi e mezzo di utenti mondiali sfida Tinder e le altre app per cuori solitari. Il nuovo strumento, preannunciato da Facebook nel maggio 2018, è stato testato in vari Paesi del mondo e ora è già attivo in 20 nazioni, dove ha registrato 1,5 miliardi di match, ovvero di abbinamenti amorosi. Il colosso californiano porta così in 32 Paesi europei, compresa l’Italia, il suo Facebook Dating, uno spazio a sé stante all’interno dell’app Facebook, dove gli utenti maggiorenni interessati potranno attivarne le funzioni creando un profilo a parte, e i loro contatti sul social non ne saranno informati.

Le funzioni per cercare l’anima gemella

Dating è gratuito, e offre una serie di funzioni per cercare l’anima gemella. L’utente potrà condividere all’interno di Dating le sue Storie di Facebook e di Instagram, e anche aggiungere gli Eventi e i Gruppi per entrare in contatto con persone che condividono i suoi interessi. Con la funzionalità “Passioni segrete” potrà poi stilare una lista contenente fino a nove nomi di persone con cui è già amico su Facebook e Instagram, e a cui è “segretamente” interessato. Se una di queste persone farà lo stesso, si creerà un abbinamento. Una volta avvenuto il match, si potrà avviare una videochiamata, riporta Ansa.

“Amici” esclusi dai suggerimenti per i march 

L’iscrizione a Dating però non verrà condivisa con i contatti dell’utente, ma rimarrà “segreta”. “Non suggeriremo gli attuali amici di Facebook come potenziali partner, né invieremo loro una notifica per comunicare la tua presenza su Dating – sottolinea la società di Mark Zuckerberg in un comunicato -. Ad esempio, il tuo profilo Dating, i tuoi messaggi e le persone a cui sei interessato/a o con cui sei entrata/o in contatto su Dating non appariranno nel tuo News Feed”.

Più semplice mostrare chi si è realmente

“Con Facebook Dating è più semplice mostrare chi si è realmente e allo stesso tempo conoscere gli altri in modo più autentico”, scrive ancora Facebook. Le funzioni presenti su Dating sono simili a quelle dei social più famosi targati Zuckenberg, come le Storie: “se scegli di condividere le tue Storie Facebook e Instagram sul tuo profilo Dating, potrai mostrare chi sei, al di là delle parole, e conoscere meglio gli altri, sia prima che dopo il match”.

Con gli Appuntamenti Video, invece, una volta effettuato il match fra le due persone, si potrà dare avvio a una videochiamata. “Prima di accedere alla videochiamata, la persona riceverà una notifica di invito e se accetterà, potrete cominciare a conoscervi meglio – specifica la piattaforma -. Il tuo nome e la tua foto profilo Dating verranno mostrati non appena partirà la videochiamata”.

Scuola a distanza? No grazie, il 57% dei ragazzi vuole tornare in classe

Finalmente le scuole hanno riaperto, e dopo sei mesi dalla chiusura le preoccupazioni e i dubbi sulla nuova normalità della didattica non smettono di accendere le polemiche. Ma i ragazzi non hanno dubbi, la scuola è meglio in presenza. Il 57% degli studenti, insomma, manifesta il desiderio di tornare in classe. La conferma arriva dai risultati di un’indagine condotta da Studenti.it, il sito gestito direttamente dagli studenti italiani che offre vari servizi e informazioni a tema scolastico. La ricerca ha coinvolto 18.150 ragazzi delle scuole superiori di 1° e 2° grado, con l’obiettivo di mettere a fuoco cosa pensano, come vivono questo momento di ritorno a scuola dopo la pandemia, e se e come cambieranno le loro abitudini.

Una conclusione anomale per l’anno scolastico 2019-2020

La conclusione dell’anno scolastico 2019-2020 è stata anomala: solo il 30% degli intervistati ha dichiarato che nella propria classe ci sono stati bocciati o rimandati. Non sembrano esserci state grandi lacune o necessità di recuperare, dunque, visto che solo il 38% degli istituti ha organizzato corsi di recupero.

Nell’anno scolastico 2018-2019, invece, i corsi di recupero sono stati organizzati in tutte le scuole, a fronte di un 21% di studenti rimandati a settembre e di un 6,8% di bocciati.

C’è voglia di normalità

Ma ora che le scuole hanno riaperto i portoni c’è voglia di normalità. Secondo gli intervistati la didattica a distanza non è un’opzione gradita, perché manca il contatto con i compagni e con i professori, elemento fondamentale nella vita degli studenti. Il 66% ritiene addirittura che la didattica online sia penalizzante, perché i problemi di connessione e gli strumenti informatici non sempre adeguati hanno reso faticosa e non ottimale l’interazione tra studenti e docenti.

I banchi a rotelle non sono la giusta soluzione al distanziamento

Sulla questione dei banchi a rotelle, per la maggioranza dei ragazzi che hanno risposto al sondaggio (86%), questi potrebbero essere fonte di un uso improprio da parte degli studenti stessi, e quindi di ulteriori problemi. Per il restante 14%, invece, i banchi singoli rappresentano una buona soluzione a garanzia del distanziamento, riferisce Italpress. La maggioranza dei ragazzi, inoltre, afferma che non cambierà le proprie abitudini per recarsi a scuola. Secondo la ricerca, il 23% troverà un modo alternativo di spostarsi rispetto al periodo pre Covid, mentre il 77% continuerà a utilizzare gli stessi mezzi di trasporto. Di questi, il 40% userà i mezzi pubblici, il 32% si sposterà in automobile, il 18% andrà a scuola a piedi, il 4% con il motorino, e il 6% con la bicicletta o il monopattino.