Europa, in calo le immatricolazioni di auto

L’onda lunga della pandemia, unitamente alla difficoltà di reperire i semiconduttori necessari alla produzione si sta riflettendo anche sul mercato automobilistico, tanti che nei paesi dell’Unione Europea le vendite di veicoli sono in calo. E la tendenza dura da tutto l’anno, come rivelano i dati l’Acea, l’associazione delle case automobilistiche europee. La fotografia del settore automotive non è rosea:, nell’Unione Europea le immatricolazioni complessive  di autovetture a dicembre sono diminuite del 22,8% a 795.295 unità. SI tratta di un calo che dura da sei mesi consecutivi. 

Cali in tutti i principali mercati di riferimento

La flessione del settore dell’auto non risparmia sostanzialmente nessun paese europeo. Da quanto riporta l’analisi di Acea, quasi tutti i mercati di riferimento hanno registrato flessioni a doppia cifra, compresi i quattro principali: Italia (-27,5%), Germania (-26,9%), Spagna (-18,7%) e Francia (-15,1%). Registrano invece dati in controtendenza solo Bulgaria, Croazia, Lettonia e Slovenia.

Vendite di auto diminuite del 2,7%

In totale, riporta ancora la nota ripresa da Askanews, nel 2021, le vendite di auto nell’Ue sono diminuite del 2,4% a 9,7 milioni di unità, peggiorando il record negativo del 2020 causato dalla pandemia. A pesare, spiega l’Acea, è stata la carenza di semiconduttori che ha avuto un impatto negativo sulla produzione durante tutto l’anno, ma soprattutto durante la seconda metà del 2021. In termini di volumi, lo scorso anno sono mancate all’appello 3,3 milioni di immatricolazioni rispetto ai livelli pre-crisi del 2019.

In UE fa meglio il mercato italiano

Guardando ai 12 mesi del 2021, analizzando i quattro principali mercati dell’Ue, solo la Germania ha registrato un calo (-10,1%) nell’anno passato. Al contrario, l’Italia ha registrato l’aumento più alto (+5,5%), seguita da Spagna (+1,0%) e Francia ( +0,5%). Ma quali sono le marche di automobili preferite dai compratori dell’Unione Europea? Al primo posto di questa classifica delle case auto si piazza Volkswagen, che nel 2021 raggiunge una quota di mercato del 25,1% e 2,43 milioni di auto vendute (-4,8%). Dopo la tedesca, si collocano Stellantis al 21,9% con 2,12 milioni di auto vendute (-2,1%) e Renault al 10,6% con un milione di auto vendute (-10,2%). Percentuali tutte in positivo per la questa classifica, Hyundai, che grazie a una forte crescita guadagna una quota di mercato dell’8,5% con 828mila auto vendute (+18,4%). Non resta che aspettare per vedere come proseguirà il 2022 e se gli europei si rimetteranno al volante.

Compravendite e mutui: le convenzioni notarili nel I e II trimestre 2021

Nei primi due trimestri del 2020 il numero delle compravendite ha subito un calo consistente per le conseguenze socio-economiche della crisi pandemica. Al contrario, i primi due trimestri del 2021 registrano un forte aumento tendenziale. In particolare, nel primo trimestre 2021 le convenzioni notarili di compravendita e le altre convenzioni relative ad atti traslativi a titolo oneroso per unità immobiliari crescono del +6,1% rispetto al IV trimestre 2020 e del +36,7% su base annua, e ammontano a 214.804. Nel secondo trimestre sono 263.651: +5,1% rispetto al trimestre precedente e +76,0% su base annua. Inoltre, nel secondo trimestre il settore abitativo segna variazioni congiunturali positive in tutte le aree geografiche del Paese: Nord-Ovest e Isole +5,6%, Centro +5,0%, Nord-Est +4,5%, e Sud +4,1%.
Stesso andamento per il settore economico, con il Sud +9,0%, il Centro +8,7%, il Nord-Est +8,5%, il Nord-Ovest +6,0%, e le Isole +2,2%.

Il 94,7% delle convenzioni riguarda trasferimenti di proprietà di abitazioni

Il 94,7% delle convenzioni stipulate dai notai nel secondo trimestre 2021 (249.587) riguarda trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo, il 5,0% quelle a uso economico (13.144), e lo 0,3% le convenzioni a uso speciale e multiproprietà (920). Rispetto al secondo trimestre 2020, le transazioni immobiliari aumentano del 75,4% nel comparto abitativo, e dell’87,7% in quello economico, accelerando la crescita su base annua già evidenziata nel primo trimestre, rispettivamente +37,2% e +29,3%.

Crescita tendenziale del comparto abitativo

Per il comparto abitativo la crescita tendenziale osservata nel secondo trimestre interessa tutto il Paese: Isole +94,1%, Sud +87,8%, Nord-ovest +78,2%, Centro +72,0% e Nord-Est +60,9%, nei piccoli e grandi centri (rispettivamente, +82,9% e +66,7%). Una crescita tendenziale in tutte le aree del Paese si osserva anche per il comparto economico (Isole +128,2%, Nord-Ovest +94,2%, Sud +85,6%, Centro +82,3%, e Nord-Est +73,1%), sia nei piccoli centri (+89,1%) sia nelle grandi città (+85,8%).

Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni

Nel secondo trimestre 2021 le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare sono 122.389, e aumentano del 2,8% rispetto al primo trimestre e del 45,2% su base annua. Prosegue così l’incremento congiunturale e si accentua quello tendenziale già osservato nel primo trimestre 2021 (+23,0% rispetto al primo trimestre 2020). La crescita interessa tutto il Paese sia su base congiunturale (Isole +5,9%, Nord-Ovest +2,8%, Nord-Est +2,6, Centro +2,5%, Sud +2,2%) sia su base annua (Isole +57,7% Sud 51,2% Nord-Ovest +48,1% Centro +41,9% Nord-Est +38,4%). E nei piccoli centri come nei grandi, dove l’aumento è rispettivamente del +48,3% e del +41,6%.

Tutti i bonus per fare bella la casa, anche nel 2022

Scaduto il 2021, cosa ne è stato dei tantissimi bonus destinati al restyling degli edifici e delle case, tanto apprezzati dagli italiani a partire dal convenientissimo superbonus? La legge di Bilancio valida per i nuovo anno ha in gran parte confermato quello che valeva uno al 31 dicembre 2021, anche se ci sono delle piccole novità. Vediamo nel dettaglio tutte le misure messe in campo con il preciso scopo di ridare slancio al comparto dell’edilizia e dell’efficientamento degli immobili.

Superbonus 110%, esteso ancora ma…

Il credito d’imposta al 110% (il famoso superbonus) rimane anche nell’anno nuovo, e soprattutto è stato cancellato il tetto Isee di 25.000 euro per le ville unifamiliari, a condizione che alla data del 30 giugno 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30 per cento dell’intervento complessivo). Le proroghe si applicano anche per la realizzazione degli interventi trainati. In generale il superbonus prevede delle scadenze differenziate in base al soggetto beneficiario. Per dare maggiore stabilità e certezza ai proprietari di abitazioni che decidono di cimentarsi nei lavori di restyling, precisa una nota di Adnkronos, viene introdotta la proroga di 3 anni (2022, 2023 e 2024) per poter usufruire delle detrazioni fiscali spettanti per le spese sostenute per interventi di efficienza energetica, di ristrutturazione edilizia, per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici. In alternativa sarà possibile cedere il credito d’imposta a banche e intermediari finanziari oppure per ottenere lo sconto in fattura. Per i mobili l’importo massimo detraibile nel 2022 è fissato in 10.000 euro, mentre scende a 5.000 euro per gli anni 2023 e 2024.
Ancora in merito al superbonus, per i condomini e le persone fisiche viene prevista una proroga al 2025 con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione (dal 110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 fino al 65% per quelle sostenute nell’anno 2025). Si proroga la possibilità di avvalersi della misura per le cooperative di abitazione a proprietà indivisa (fino al 30 giugno 2023). Per gli stessi soggetti, qualora siano stati effettuati lavori (al 30 giugno 2023) per almeno il 60 per cento dell’intervento complessivo, la detrazione spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023 (analogamente a quanto già previsto per gli Iacp).

Sistemazione delle aree verdi e bonus facciate

Cè la proroga al 2024 per l’agevolazione fiscale per la sistemazione ‘a verde’ di aree scoperte di immobili privati a uso abitativo. La detrazione dall’imposta lorda è del 36% della spesa sostenuta, nel limite di spesa di 5.000 euro annui e pertanto entro la somma massima detraibile di 1.800 euro. Il bonus facciate, destinato al recupero o restauro della facciata esterna di specifiche categorie di edifici, viene esteso fino al 2022 (riducendo dal 90% al 60% lo sconto). Bonus anche per gli interventi finalizzati al superamento e all’eliminazione di barriere architettoniche, e si introduce un credito d’imposta per l’installazione di sistemi di accumulo integrati in impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili.

Come confrontare le tariffe luce e gas del mercato libero

Nel corso del 2023 il passaggio dal mercato tutelato al mercato libero diventerà obbligatorio, ma già da qualche tempo c’è la possibilità di cambiare, e magari ridurre i costi delle bollette per la fornitura del gas e dell’energia elettrica. Spesso le tariffe di luce e gas nel mercato libero si rivelano infatti più vantaggiose e convenienti dal punto di vista economico, anche in rapporto alle diverse abitudini di consumo degli utenti. Molti italiani sono infatti già passati al mercato libero per le forniture delle utenze domestiche di luce e gas, proprio perché l’esigenza fondamentale è quella di risparmiare il più possibile. Ma come confrontare le tariffe per poter scegliere quella più conveniente? 

Più del 57% degli italiani passa al mercato libero per l’energia elettrica

Su Convengo.it, il sistema di comparazione delle tariffe di luce, gas, e internet, è possibile confrontare le offerte per l’energia elettrica e per il gas, in modo da scoprire quali sono le tariffe più convenienti, e quindi di evitare che i costi incidano in maniera troppo elevata sul bilancio familiare. Sicuramente il mercato libero rappresenta un’opportunità da non sottovalutare. In base ai dati diffusi da ARERA, più del 57% delle famiglie italiane ha effettuato il passaggio al mercato libero per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica. Per il gas naturale i dati sono ancora più significativi, perché la percentuale di coloro che hanno deciso di passare al mercato libero è più del 60%.

Quasi 5.000 tariffe fra cui scegliere

I dati messi a punto da ARERA indicano anche un’altra tendenza, ovvero la possibilità di cambiare fornitore all’interno dello stesso mercato libero ricercando le tariffe più convenienti. Ma quanto sono più convenienti le tariffe del mercato libero rispetto a quelle del mercato tutelato? L’Autorità per l’energia rivela che sul mercato libero sono a disposizione circa 5.000 tariffe, ma soltanto il 4,7% delle offerte di luce è concretamente più conveniente rispetto al mercato tutelato. Per quanto riguarda la convenienza delle offerte del gas, la percentuale sale al 9,8%. Quindi come mai molte famiglie italiane hanno deciso di passare al mercato libero?

Individuare le soluzioni più convenienti

I fattori che spiegano la decisione di passare la mercato libero riguardano la possibilità di affidarsi a un confronto tra le offerte tramite i comparatori online, come quello offerto da Convengo.it. Questi servizi si rivelano molto utili, perché rispondono all’obiettivo di individuare le soluzioni più convenienti che è possibile trovare sul mercato. Perché il controllo risulti più preciso bisogna conoscere le proprie abitudini di consumo e occorre essere consapevoli del consumo annuo della propria fornitura. Questo dato può essere ricavato consultando la sezione sulla bolletta relativa ai consumi. Soltanto effettuando una corretta comparazione si può effettivamente riuscire a comprendere quanto si può risparmiare, decidendo di cambiare fornitore, ed eventualmente passando al mercato libero.

Condizionatore, i consigli per risparmiare sulla bolletta

Secondo l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, quest’estate saranno 6,5 milioni gli italiani che non andranno in vacanza e resteranno a casa. Per combattere il caldo tra le mura domestiche non resta perciò che affidarsi ai condizionatori, che secondo le stime di Facile.it, quest’anno potrebbero incidere sulla bolletta dell’energia elettrica per un costo di circa a 186 euro l’anno, vale a dire il 29,5% in più rispetto al 2020. E se a questo si aggiungono sprechi ed errori d’uso dell’apparecchio, il salasso è garantito. Per questo motivo Facile.it ha realizzato un vademecum con 7 consigli pratici per chi resta a casa per risparmiare sull’energia elettrica.

Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++ per ridurre le spese  

Sebbene da marzo sia entrata in vigore la nuova classificazione delle etichette energetiche degli elettrodomestici, i condizionatori non sono stati investiti da questo cambiamento. Attenzione però a scegliere il dispositivo con la classe energetica giusta, ovvero gli apparecchi in classe A e superiori. Sostituire un condizionatore di classe B con uno di classe A+++, ad esempio, significa ridurre il costo in bolletta del 30-40% annuo. Inoltre, cambiando un vecchio impianto si può godere anche di importanti detrazioni fiscali che possono arrivare fino al 65%. Valutare poi l’istallazione di un condizionatore inverter, che una volta raggiunta la temperatura ideale, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire, e permettendo un risparmio energetico del 30%.

Impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno

Mantenere la temperatura del condizionatore troppo bassa non solo fa male alla salute, ma è anche uno spreco. Il consiglio è di impostare la temperatura interna a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno. Meglio ancora, utilizzare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento. In questo modo è possibile ridurre i costi fino al 13%. Non controllare e non pulire i filtri del condizionatore, poi, è una noncuranza che può costare cara. Se l’impianto è pulito correttamene abbiamo la garanzia che questo possa funzionare al 100%: un apparecchio non mantenuto in modo corretto consuma fino all’8% in più.

Non disperdere il fresco e scegliere la tariffa giusta

Quando usiamo il condizionatore è bene verificare che il fresco non venga disperso. È bene quindi fare attenzione alle finestre o alle porte aperte: disperdere il fresco può arrivare a incidere fino al 6% sui consumi. Il consiglio è anche quello, durante le ore notturne, di utilizzate la funzione apposita per la notte o di programmare in maniera corretta la temperatura. In questo modo è possibile ridurre i consumi sino al 10%. Inoltre, scegliere una tariffa energetica adeguata alle proprie esigenze si traduce spesso in un risparmio economico significativo. Oltre a valutare con attenzione se convenga una tariffa mono o bioraria, per chi è ancora in regime tutelato è bene valutare il passaggio al mercato libero. In questo modo, secondo le stime di Facile.it, è possibile abbattere la bolletta fino al 7%.

Come sarà il futuro del cibo italiano? Più Dop e Igp, sostenibile, e acquistato online

Come sarà il futuro del cibo italiano? Certificato Dop e Igp, ma anche più sostenibile e innovativo, acquistato online da piccoli gruppi di produttori locali, per ottenere prodotti a km0 e mantenere il legame con il territorio. La conferma arriva da una ricerca condotta da AstraRicerche, per cui la sostenibilità ambientale e sociale è il trend in ascesa per oltre 3 intervistati su 4. Che si dichiarano anche disposti a spendere di più per un prodotto con garanzie di sostenibilità certificate da enti autorevoli. Secondo la ricerca nei prossimi cinque anni gli italiani si ripropongono di incrementare il consumo di cibi sani, come verdura (54%), frutta (51,5%) e prodotti 100% italiani. Meglio se certificati da marchi Doc, Dop e Igp.

Apertura all’innovazione anche nell’ambito dei servizi

 “Dopo anni di ‘free from’, si sta tornando a pensare a un cibo che dà qualcosa di positivo, e dunque un cibo da scegliere è un cibo ‘con’, più che un cibo ‘senza’ – commenta Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche -. Una svolta, solo in parte dovuta all’effetto Covid-19, particolarmente rilevante: potrà spingere produttori e distributori a fare scelte diverse in merito ai prodotti e alla loro comunicazione”. L’apertura all’innovazione è evidente anche nell’ambito dei servizi legati al settore alimentare: il 40,6% degli italiani gradisce l’idea di una Subscription Box, ovvero una consegna regolare, in abbonamento, di prodotti ordinati tramite e-commerce, dedicata soprattutto ai prodotti lattiero-caseari. In particolare, se a proporla è una singola marca del settore (57,2%).

Interesse per i cibi fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati

Nonostante sia forte la convinzione che anche nel futuro il cibo ideale da trovare in tavola sia quello legato alle tradizioni culinarie del nostro Paese (47,2%, con percentuali più alte tra gli over 45), una buona fetta si mostra aperta alle novità: il 23,3% punta su cibi innovativi, fatti con ingredienti nuovi o poco utilizzati in Italia. Più aperti i giovani tra i 18 e i 24 anni, tra i quali la percentuale sale al 32%. In particolare, il 28,8% dei nostri connazionali mostra interesse per prodotti che contengono cannabidiolo (il 43% dei 18-24enni) e il 18,2% si dichiara interessato a provare prodotti in cui la carne sia sostituita, in tutto o in parte, dagli insetti, magari nella forma di farina (la percentuale sale al 25% tra i 18-24enni).

e-commerce alimentare: vincono i produttori locali

Quanto all’e-commerce per prodotti alimentari, sul podio delle preferenze al primo posto gli italiani mettono i gruppi di produttori locali, che si riuniscono e fanno consegne di quello che producono (37.0%). Al secondo posto, riporta Askanews, gli italiani scelgono la spesa online con una catena di supermercati (25.2%) e al terzo l’e-commerce generalista, con siti come Amazon e altri, (20,7%), anche se l’e-commerce generalista è al primo posto per i 18-24enni (30%).

Quanto dura la batteria del pc? I consigli per farla durare di più

La durata della batteria in un pc portatile è un aspetto molto importante, poiché ne determina l’autonomia di funzionamento, ovvero, il tempo in cui si potrà utilizzare il pc senza collegarlo alla presa elettrica. Ma quanto dura la batteria dei pc portatili? Un’inchiesta di Altroconsumo fa luce sulla reale autonomia dei laptop sulla base di un test eseguito su 4 computer. I dati sono stati confrontati con quanto dichiarato dai produttori, e il risultato è che nei laptop del test la batteria ha un’autonomia inferiore rispetto a quanto dichiarato.

Cinque ipotesi di consumo

Per verificare le ore reali di durata della batteria Altroconsumo ha confrontato quattro modelli di laptop dello scorso anno ipotizzando diversi scenari di utilizzo (navigazione con luminosità dello schermo bassa, alta e al massimo, riproduzione di video con la massima luminosità e utilizzo dell’apparecchio con le massime prestazioni) e ha misurato quanto ci ha messo ogni pc a passare da una carica di 100% al 20%, soglia sotto la quale i laptop entrano in modalità di risparmio energetico, riferisce Adnkronos. Con le impostazioni di alimentazione predefinite, in alcuni modelli la batteria dura circa due ore in meno se si usa il laptop con lo schermo in luminosità massima rispetto a bassa. Invece la batteria dura di più se si usa il laptop per guardare un video. In ogni caso nessun modello raggiunge la durata promessa dai produttori.

Scegliere una maggiore autonomia

Le prove hanno messo in evidenza che le ore di durata della batteria promesse dai produttori sono superiori rispetto a quanto misurato, e che c’è una relazione di causa ed effetto legata sia all’intensità luminosa dello schermo sia al tipo di utilizzo. Ad esempio, navigare con un browser comporta anche l’uso del wifi del computer e ciò scarica la batteria più velocemente rispetto a guardare un film in modalità aereo, ovvero con il wifi disattivato. In ogni caso, se le caratteristiche da valutare quando si acquista un laptop sono processore, risoluzione dello schermo e quantità di Ram, bisogna considerare che più un pc è potente, minore sarà la durata della batteria.

Una vita più lunga

Per garantire alla batteria una vita più lunga si consiglia innanzitutto di ridurre la luminosità dello schermo, e di non scendere mai sotto il 20%, soglia al di sotto della quale le batterie al litio accelerano il loro invecchiamento. Evitare poi di utilizzare il computer seduti sul letto o su un divano con il laptop appoggiato sopra le lenzuola o su un cuscino, poiché la superficie morbida può facilmente coprire i fori delle ventole. In questo modo il computer si surriscalda, le ventole iniziano a girare per dissolvere il calore, e oltre a sprecare inutilmente energia, si rischia di surriscaldare il dispositivo. Inoltre, più schede, app e cartelle si tengono aperte mentre si lavora, più si consuma batteria.

La top 30 delle malattie più ricercate dagli italiani nel 2020

Quali sono le malattie più cercate online dagli italiani nel 2020? Nonostante il Covid-19 abbia catalizzato l’attenzione degli italiani non è l’unica problematica legata alla salute ad aver destato preoccupazioni. La conferma arriva da MioDottore, piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner, che ha analizzato le ricerche effettuate nel corso del 2020 relative alle patologie che hanno generato più dubbi, necessità di chiarimenti, o semplicemente la curiosità dei pazienti. E le più cercate sono risultate endometriosi e menopausa, che dal 2018 si contendono i primi due posti della classifica.

Sul podio endometriosi, menopausa e osteoporosi

Nell’edizione 2020 è infatti l’endometriosi (1°) a essere capolista, seguita dalla menopausa (2°), mentre al 3° gradino del podio si posiziona una patologia riconducibile all’area ortopedica, l’osteoporosi. Nel 2019 al 3° posto si trattava di alluce valgo (al 4° nel 2020), e nel 2018 di scoliosi, scesa al 13° posto della classifica. Ampliando l’analisi all’intera lista delle malattie più cercate online si evidenzia come le problematiche legate alla struttura scheletrica siano quelle che maggiormente impensieriscono gli italiani, con 11% delle ricerche totali. Tra queste, oltre a osteoporosi, alluce valgo e scoliosi, le più ricercate sono ernia del disco (12°), mal di schiena (15°) e sciatalgia, new entry al 29° posto.

Nuovi timori legati alla salute: ansia, malattia di Parkinson e sciatalgia

Alle patologie legate all’apparato scheletrico seguono quelle relative alla sfera intima-sessuale, con il 10% delle ricerche totali. Più in particolare, quattro disturbi interessano l’area ginecologica (endometriosi, menopausa, sindrome dell’ovaio policistico, al 16° posto, e cistite, al 30°) e uno andrologica (disfunzione erettile, 25°). Anche l’ambito dermatologico suscita apprensione e dubbi (6%), con acne e alopecia rispettivamente al 6° e 8° posto della classifica. Rispetto all’anno precedente, oltre alla sciatalgia, altre due new entry si inseriscono nella top 30, e coinvolgono le aree psicologica e neurologica (ansia, 27°, e malattia di Parkinson, 28°), mentre nel 2020 sono assenti alcuni disturbi che preoccupavano gli italiani nel 2019 (setto nasale deviato, cisti sebacea ed epilessia).

Donne e uomini online, differenze e similitudini

Completano la classifica, fibromialgia (5°), ernia inguinale (7°), artrosi (9°), acufene (10°), emorroidi (11°), lipoma (14°), depressione (17°), sindrome del tunnel carpale (18°), malattia di Alzheimer (19°), degenerazione maculare (20°), verruche (21°), obesità (22°), cefalea (23°), disturbo bipolare (24°), e glaucoma (26°). Ma ancora una volta è la quota rosa a confermarsi più attenta in ambito benessere, e la maggiormente attiva in rete quando si tratta di indagare lo stato di salute. Ben oltre la metà delle ricerche totali (63%) è infatti stata effettuata da donne. E se ai primi due posti di questo ranking si trovano patologie differenti nelle ricerche femminili (endometriosi e acne) e maschili (osteoporosi ed ernia inguinale), la menopausa mette d’accordo i due generi.

Natale e shopping online, le dritte per fare solo buoni acquisti

Fra negozi chiusi o a orario ridotto, moltissimi italiani hanno già deciso che faranno almeno parte dei regali di Natale sulle piattaforme online. Secondo quanto emerso dalla nuova ricerca di Kaspersky, infatti, il 74% dei nostri connazionali afferma che ha iniziato gli acquisti con il Black Friday mentre un altro 40% si scatenerà nelle spese all’ultimo minuto, a caccia di offerte imperdibili.

Opzioni alterative rispetto ai negozi fisici

“Nel tentativo di godersi il Natale nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e non rinunciare ai regali” riporta una nota, “gli italiani stanno orientando i propri acquisti verso opzioni alternative rispetto ai negozi fisici. Infatti il 67% degli intervistati ha dichiarato di voler di fare online la maggior parte dei propri acquisti di Natale. Il 20%, invece, ha affermato addirittura di voler fare online tutti gli acquisti legati al Natale, nonostante lo shopping online non rientri tra le loro abitudini”. Un altro aspetto interessante che emerge dalla ricerca è che la maggior parte degli italiani, nonostante la situazione economica difficile che sta vivendo tutta l’Europa, non ridurranno il budget destinato ai regali. Sono infatti il 38%, circa un terzo, i nostri connazionali che hanno affermato di voler abbassare la spesa per i doni.

Più affari, più rischi

Lo studio, inoltre, avverte che in concomitanza delle pioggia di offerte online aumenta contestualmente anche il numero di rischi in cui si può incorrere, come truffe e siti fraudolenti. Eppure, nonostante la consapevolezza del pericolo, solo il 18% degli italiani non intende cedere i propri dati personali per ottenere uno sconto. “Da sempre il Natale rappresenta un evento importante per molte persone e quest’anno, molto probabilmente, lo sarà ancora di più. Le persone hanno bisogno di compensare, almeno in parte, i disastri che la pandemia ha causato durante il 2020. È ragionevole, quindi, pensare che per rimanere al sicuro e approfittare di qualche offerta, la maggior parte degli utenti quest’anno sceglierà di fare acquisti online. Andrebbe tenuto in considerazione, però, che tutto ciò che attira l’attenzione delle masse inevitabilmente richiama anche quella dei cybercriminali”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky. Tra i consigli per non incorrere in fregature, ci sono quelli di comprare solo da store online verificati, di controllare sulla barra degli indirizzi del browser che il sito sia autentico e protetto, di verificare che ci sia il lucchetto o il codice HTTPS, di completare l’acquisto tramite metodi di pagamento sicuri, di verificare lo offerte e soprattutto di aggiornare i software e le applicazioni di tutti i dispositivi e proteggerli con un software di sicurezza affidabile.

Arriva la lotteria degli scontrini

Dal 1 gennaio 2020 lo scontrino diventa un biglietto della lotteria. Arriva infatti la lotteria degli scontrini, uno strumento messo in campo dall’esecutivo per combattere l’evasione fiscale e reperire risorse in manovra. Dopo quasi tre anni di stallo, la misura era stata introdotta con la Legge di Bilancio 2017, il governo ha deciso di adeguarsi ad altri Paesi che l’hanno già adottata con successo, come il Portogallo. Alla lotteria potranno partecipare i consumatori maggiorenni che acquistano beni o servizi presso gli esercenti che effettuano la trasmissione telematica dei corrispettivi. E ogni acquisto che porterà all’emissione di uno scontrino darà diritto a una serie di biglietti virtuali.

Chi utilizza la moneta elettronica raddoppia le probabilità di vincita

Il numero di biglietti è ancora in via di definizione nel decreto attuativo del provvedimento, ma nella bozza elaborata la scorsa primavera ogni 10 centesimi di spesa era previsto un ticket virtuale, a fronte di una spesa minima di un euro. In altre parole con 10 euro di spesa si avrebbe diritto a 100 biglietti, riporta la Repubblica. In ogni caso la riffa statale prevede, nelle varie modifiche introdotte, anche un meccanismo che raddoppia le probabilità di vincita per chi utilizza la moneta elettronica. Pagare con carta di credito o bancomat dovrebbe quindi dare diritto a un numero maggiore di biglietti. Inoltre scegliere uno strumento digitale renderà automatica l’assegnazione dei ticket, mentre chi sceglierà di saldare in contanti dovrà contestualmente comunicare il proprio codice fiscale.

Per ora vincite mensili e annuali, dal 2021 anche settimanali

Tutti gli scontrini, a partire da un euro di spesa, danno quindi la possibilità di partecipare alla lotteria, ma all’aumentare della spesa il numero di biglietti “virtuali” cresce in modo più che proporzionale. Le vincite sono mensili, con montepremi da 10.000 euro, 30.000 euro e 50.000 euro, e annuali, con un assegno da un milione di euro. Dal 2021, però, dovrebbero essere introdotte anche le estrazioni settimanali. Le vincite saranno comunicate via posta elettronica o con una raccomandata, ed è prevista la creazione di un portale web con informazioni sul regolamento, il calendario delle estrazioni, e le informazioni personali del consumatore, come le vincite associate ai propri scontrini.

Un esperimento europeo per ridurre il gap Iva

Il concorso è riservato esclusivamente ai maggiorenni residenti in Italia, che dovranno fornire il proprio codice fiscale al momento dell’acquisto, e di conseguenza, dell’emissione dello scontrino. In Europa la lotteria degli scontrini è stata già sperimentata da Malta, Portogallo, Romania e Slovacchia con l’obiettivo di ridurre il gap Iva, cioè la differenza tra l’imposta effettivamente incassata dall’Erario e il gettito previsto. Ma è Il Portogallo il Paese in cui la misura ha incontrato maggiore successo. Introdotta nel 2014, la cosiddetta “fatura da sorte” ha visto più che raddoppiare il numero degli scontrini emessi già nei primi anni di introduzione. Secondo i dati 2018 della relazione sulla lotta all’evasione fiscale pubblicata dal governo di Lisbona, a dicembre 2018 sono stati assegnati come premi 117 auto e 163 buoni del Tesoro del valore di 35 mila euro e di 50 mila euro.