Rivoluzione Bio: in Italia le vendite raggiungono 6,9 miliardi di euro (+6,2%)

Le vendite di prodotti bio in Italia raggiungono 6,9 miliardi di euro nel 2025, di cui 5,5 miliardi prevalentemente per consumi domestici e oltre 1,35 miliardi per consumi fuori casa.
Secondo i dati dell’Osservatorio SANA di Nomisma, la Distribuzione Moderna si conferma il primo canale di acquisto di biologico. Nel 2025 le vendite si attestano a 3,5 miliardi di euro (+6,1% vs 2024), pari al 64% del totale delle vendite legate ai consumi domestici degli italiani.

Il 20% dei consumi interni passa, invece, dai negozi specializzati nel bio, che nell’ultimo anno registrano +7,5% nel valore delle vendite 
Quanto ai consumi away-from-home, negli ultimi 12 mesi 7 italiani su 10 hanno consumato alimenti o bevande bio fuori casa, di cui il 35% è frequent user.

Il 20% dei consumi è away-from-home

Il “fuori casa” nel biologico rappresenta quindi un canale strategico, non solo per il suo peso numerico (20% dei consumi) e per l’ampia consumer base, ma anche perché offre l’opportunità di scoprire e provare ingredienti innovativi o prodotti che difficilmente si sceglierebbero per le preparazioni casalinghe.

Questo vale tanto per la ristorazione commerciale quanto per quella collettiva, entrambe fondamentali nel favorire la sperimentazione e ampliare la conoscenza del bio.
Oltre 8 ristoranti su 10, e 7 bar su 10, utilizzano ingredienti o propongono prodotti biologici, soprattutto ortofrutta, olio EVO, passate, latte, miele. Ma anche vini, proposti dall’85% dei ristoranti/bar.

Bio al bar e al ristorante

Le motivazioni legate all’inserimento del biologico sono principalmente riconducibili alla volontà di conferire al locale un posizionamento premium legato alle caratteristiche distintive di qualità del prodotto biologico (51%).

Inoltre, il bio è visto come espressione di una scelta etica e di sostenibilità (46%), nonché una proposta coerente con le esigenze di benessere e salute del consumatore (40%)
Tra le altre motivazioni, emerge anche la sinergia tra i diversi attori della filiera. Il 38% dei ristoratori propone prodotti bio proprio perché attivato dai produttori locali.
Oggi, però, il 75% degli operatori non dispone di informazioni sufficienti sul metodo produttivo e sugli effetti su ambiente, salute e benessere animale.

Prospettive future

Interrogati sui trend dei prossimi anni, ristoratori e baristi concordano nel rilevare una crescente attenzione dei clienti verso la qualità degli ingredienti, la trasparenza sulle loro caratteristiche e l’impatto ambientale dei prodotti consumati.

In questo scenario, il biologico rappresenta una risposta naturale e coerente. Il 26% degli operatori prevede infatti un incremento del valore degli acquisti di materie prime bio nei prossimi 2-3 anni, segno di una crescente fiducia nel suo potenziale. Parallelamente, il 28% si aspetta un minor numero di occasioni di consumo fuori casa come strategia delle famiglie per contenere la spesa, rendendo ogni uscita più selettiva e orientata verso locali esperienziali e proposte di qualità.

Shopping di Natale: beauty in testa, crescono moda, tech ed esperienze

Se c’è un settore che si impone come protagonista del Natale 2025, è il beauty, un universo che continua a crescere perché racconta identità, cura di sé e piccoli rituali quotidiani.
Il 43% delle italiane lo considera il regalo più desiderato, anche più di contanti e gift card (41%), profumi (32%) e moda/accessori (32%).
La skincare è la categoria più ricercata (49%), seguita da make-up (38%), profumi (34%) e prodotti per il corpo (30%).

Secondo un’indagine di Klarna, allo stesso tempo emerge maggiore attenzione al risparmio e al valore dei prodotti acquistati, anche se l’abitudine allo shopping last minute resta un ostacolo per molti, che finiscono per spendere più del previsto.

Non è facile trovare la fragranza adatta

Il 39% delle intervistate dichiara di trovare difficile scegliere un prodotto adatto alla pelle o ai capelli del destinatario, mentre il 31% teme di sbagliare fragranza.
Ne consegue un approccio sempre più consapevole, in cui oltre un terzo delle intervistate sfrutta promozioni e sconti, confronta i prezzi tra diversi negozi o si affida al cashback per rendere gli acquisti più vantaggiosi.  

Su Klarna i prodotti più acquistati riflettono i trend del momento: la Collagen Flash Bomb di Freshly Cosmetics per la skincare glowy, il lipgloss 3D Hydra di Kiko Milano per il make-up, mentre Burberry for Women e Hugo Boss BOSS Bottled risultano le fragranze più regalate, rispettivamente, a lei e a lui.  

I regali raccontano lo stile di chi li riceve

Accanto al beauty, la moda continua a essere un tassello centrale dei regali natalizi. Tra gli acquisti più popolari emergono gli accessori invernali, come i guanti senza dita in maglia e pelliccia sintetica, le sneakers must-have della stagione (dalle Adidas Campus 00s alle versioni rétro che dominano i trend), e le minigonne, protagoniste dei look festivi. 

AirPods 4, PlayStation 5, Apple Watch SE e iPhone 16 figurano invece tra i prodotti tech più amati dagli italiani, perché combinano utilità quotidiana ed elevato desiderio, due elementi chiave nello shopping natalizio.  

Regalare emozioni: l’ascesa dei biglietti per i concerti  

In un Natale sempre più orientato verso ciò che si vive aumentano i regali esperienziali, con i biglietti per concerti ed eventi live sono tra le sorprese più acquistate su Klarna. Tra gli artisti più ‘regalati’ emergono Sfera Ebbasta, Shiva e Gigi D’Alessio, a conferma di un trend trasversale che unisce generazioni diverse, con un forte peso della GenZ e dei Millennials.

Ma c’è anche un lato nascosto del Natale: chi compra all’ultimo minuto non risparmia, anzi.
Nonostante la crescente attenzione alla convenienza, molti italiani rimangono ritardatari seriali dello shopping. Le conseguenze, sono tutt’altro che marginali.
Tra chi ha rinviato gli acquisti per mancanza di liquidità, 1 italiano su 5 dichiara di aver finito per pagare di più, con il 30% che ha speso almeno 50 euro in più per prenotazioni di viaggio effettuate last-minute.

Telefonia: gli italiani truffati sono 3,9 milioni, ma poche le denunce

Lo ha scoperto l’indagine condotta per Facile.it da mUp Research: nel 2024 quasi 3,9 milioni di italiani sono stati vittime di truffa o hanno subito un tentativo di frode in ambito telefonico, fisso o mobile. Ma nonostante il danno, più di 1 truffato su 2 (52%) non ha sporto denuncia. Perché?
I motivi principali sono stati sentirsi ingenui (20%) e non aver voluto farlo sapere a familiari e amici (15%).

Comunque, il danno complessivo è stimato in 628 milioni di euro, 124 euro in media per la telefonia mobile e 157 euro per quella fissa.
Sia per la telefonia fissa sia per quella mobile i canali più utilizzati dai truffatori sono finti call center (63,3% fissa, 47,1% mobile), false email (25,6% fissa, 42,9% mobile) e SMS (18,9% fissa, 32,8% mobile).

I canali più utilizzati dai truffatori

Per la telefonia mobile in più di un caso su 4 i tentativi di frode sono avvenuti tramite le app di messaggistica istantanea, come WhatsApp o Telegram. Ma una delle truffe più comuni è la richiesta di pagamenti da parte di falsi tecnici che bussano alla porta di chi ha appena richiesto l’attivazione di una nuova linea telefonica. Oppure, quella del falso operatore telefonico che avvisa del presunto mancato pagamento di diverse bollette.

Un altro schema tipico comincia con una telefonata da parte di un finto consulente, che si presenta come dipendente dell’azienda di telefonia con cui la vittima ha il contratto e insiste per concordare un incontro di persona.

I numeri da non richiamare

Un altro genere di truffa molto diffusa è quella legata alle chiamate non risposte ricevute da numeri sconosciuti. In pratica, si riceve una telefonata da un numero sconosciuto e nel momento stesso in cui si risponde il truffatore fa cadere la linea. L’intenzione è proprio quella di spingere la preda a richiamare e prosciugare il credito telefonico addebitando costi esorbitanti per la chiamata.

Questa truffa per funzionare ha bisogno che la vittima provi a ricontattare chi lo ha chiamato. L’aiuto più importante per non cascare in questo inganno arriva dal web, dove bastano pochi secondi per verificare se il numero che ha chiamato è già stato segnalato come origine di frodi.

La frode tramite messaggistica

Oggi la maggior parte degli utenti non si fida di email non richieste che invitano a cliccare su un link e inserire dati privati o di pagamento.

Lo stesso schema, però, ora viaggia su un altro canale, i messaggi sul cellulare. Non abituati a dubitare di quello che arriva in questo modo, troppo spesso le difese sono abbassate, e altrettanto spesso, si cade in trappola.
In generale, attenzione anche a verificare attentamene un contratto prima di sottoscrivere una nuova offerta. Possono nascondersi costi non esplicitati (invio o noleggio modem, servizi a pagamento ecc.). E controllare la velocità dichiarata, quella minima garantita e quella effettiva.

WhatsApp: nuove misure per ridurre lo spam di aziende e privati

Pare che Meta stia puntando a diminuire la presenza dei cosiddetti spammer, che siano aziende o persone fisiche, su WhatsApp, la sua piattaforma di messaggistica. Ma in che modo? Per limitare ulteriori invii da parte di utenti privati o aziendali l’app potrebbe contare il numero di messaggi inviati, e mai letti dai destinatari, ed eliminare quelli ‘di troppo’. In pratica, appena un utente risponderà a un messaggio quest’ultimo verrà eliminato dal conteggio mensile di quelli non letti.

In ogni caso, l’utente medio difficilmente raggiungerà il limite imposto dalla piattaforma, pensato per chi è solito inviare un numero significativo di messaggi, anche tramite il metodo del copia e incolla multiplo.
La notizia della nuova funzionalità di WhatsApp per combattere lo spam è stata divulgata dal sito specializzato TechCrunch. 

Quali restrizioni al superamento del limite di messaggi inviati?

L’anno scorso WhatsApp ha aggiunto alle sue funzionalità la possibilità di annullare l’iscrizione ai messaggi di marketing delle aziende, mentre nel mese di agosto 2025 ha iniziato ad avvisare gli utenti nel caso qualcuno non presente nei loro contatti li aggiunga a un gruppo.

Non è chiaro cosa accadrà al superamento del limite di messaggi inviati, TechCrunch afferma che qualora un’azienda o un individuo stiano per raggiungere la soglia di messaggi non letti dai destinatari, l’app mostrerà un avviso con il conteggio, in modo da evitare il blocco o altre restrizioni.
Parallelamente all’annuncio delle nuove misure anti spam, WhatsApp specifica di aver bannato oltre 6,8 milioni di account collegati a centri truffa nella prima metà del 2025, riporta ANSA.

Un’esperienza d’uso più ordinata e protetta

Al momento l’unica alternativa per fermare i messaggi molesti è bloccare il contatto, ma presto potrebbe non essere più necessario, anche se WhatsApp non ha ancora comunicato il numero esatto di messaggi mensili consentiti. 

WhatsApp assicura comunque che la maggior parte degli utenti non si accorgerà nemmeno del cambiamento, poiché il limite riguarda soprattutto chi invia grandi quantità di messaggi a contatti sconosciuti. L’obiettivo è infatti rendere l’esperienza d’uso più ordinata e protetta dai messaggi spam.
Nelle prossime settimane la sperimentazione sarà attiva in diversi Paesi. Per ora, le nuove limitazioni sono estese a oltre una dozzina di Paesi, tra cui l’India, uno dei mercati più grandi e strategici per la società, 

Evitare che le chat diventino una fonte continua di notifiche indesiderate

Nel corso del 2025 WhatsApp ha ampliato la sperimentazione avviando test anche sui messaggi “broadcast”, ovvero quelli inviati in massa a più destinatari contemporaneamente. 

L’obiettivo dichiarato, riferisce fanpage.it, è quindi quello di mantenere WhatsApp un ambiente sicuro e piacevole per la comunicazione personale e professionale, evitando che le chat si trasformino in una fonte continua di notifiche indesiderate.
L’azienda mira così a trovare un equilibrio tra libertà di comunicazione e tutela dell’esperienza utente intervenendo prima che lo spam comprometta la qualità del servizio.

Benessere, 15 minuti di movimento più efficaci di un welness retreat

Lo ha dimostrato uno studio di ASICS sull’efficacia dell’Everyday Escape, la “fuga” quotidiana dallo stress basata sull’attività fisica: non serve viaggiare lontano o spendere cifre elevate per portare corpo e mente in un luogo più felice. Una semplice pausa di movimento giornaliero di 15 minuti e 9 secondi si è dimostrata scientificamente più capace di portare benefici duraturi rispetto a una settimana in un retreat di wellness.

Lo studio, supervisionato dal dott. Brendon Stubbs del King’s College London, mostra infatti che i vantaggi dei wellness retreat spesso svaniscono rapidamente, mentre i viaggi troppo lunghi possono aggiungere ulteriore stress.
Eppure, con l’aumento generalizzato dello stress il turismo del benessere è in forte crescita. Secondo Euromonitor, la domanda globale di vacanze benessere è infatti cresciuta del 33% nell’ultimo anno.

Riduzione dello stress, benefici sull’umore e sullo stato mentale 

I partecipanti allo studio Everyday Escape di Asics che si sono concessi una pausa quotidiana di poco più di un quarto d’ora di movimento, hanno riportato un miglioramento del 21% del proprio stato mentale complessivo rispetto alla loro esperienza in un retreat.

Inoltre, il 71% ha dichiarato che l’attività fisica quotidiana è stata più efficace nel ridurre lo stress rispetto al retreat, il 73% ha riportato benefici mentali più duraturi, e il 65% l’ha percepita come capace di migliorare l’umore.

Un’alternativa più economica e a portata di mano 

Lo studio, condotto sulle persone che avevano recentemente partecipato a un wellness retreat, ha rivelato che per questo tipo di vacanza vengono percorsi in media 1.780 km e si spendono circa 1.421 euro. Questo, sebbene i risultati non siano sempre all’altezza delle attese.

Quasi due terzi (62%) dei partecipanti hanno dichiarato che l’esperienza non ha soddisfatto le aspettative, mentre sette su dieci (70%) hanno segnalato che i benefici ottenuti svanivano già al termine del soggiorno o poco dopo il rientro.
Per alcuni, il retreat ha persino rappresentato una fonte aggiuntiva di stress. Costi (24%) e la lunghezza dei viaggi (21%) sono stati indicati come fattori critici.

“Stare bene non dovrebbe essere un lusso”

“Credo profondamente nel potere del movimento, non solo per il corpo, ma anche per la mente – ha commentato Natasha Rothwell, Everyday Escape Concierge di ASICS -. Certo, puoi spendere migliaia di dollari o volare dall’altra parte del mondo per sentirti meglio, oppure puoi semplicemente uscire e muovere il tuo corpo. La tua Everyday Escape può essere una passeggiata, una sessione di stretching, una danza in cucina. È gratuita, semplice e soprattutto è tua. Il benessere non dovrebbe essere un lusso, ma qualcosa di accessibile a tutti, ogni giorno. Quando ci muoviamo, stiamo meglio. Ed è questo il tipo di fuga che tutti meritano”.

Nuovo Codice della Strada: in sei mesi calano vittime, feriti e incidenti

Sono i dati raccolti da Polizia Stradale e Carabinieri ed elaborati in coordinamento con il Viminale sull’effetto del nuovo Codice della strada: nei primi sei mesi dall’entrata in vigore, i decessi sono diminuiti del -8,7%, passando da 634 a 579, ovvero, 55 in meno, e le persone ferite sono diminuite del -5,6%, 1.115 in meno, ovvero, da 20.075 a 18.960. 

In generale, il calo degli incidenti è del 4%, 1.423 in meno, da 35.209 a 33.786.
Quanto ai controlli su alcol e droga al volante, in questi sei mesi ne sono stati effettuati più di 400mila.
I numeri riguardano il periodo intercorso dal 14 dicembre 2024 al 14 giugno 2025, nel confronto con quelli rilevati durante il periodo corrispettivo dell’anno precedente.

La prevenzione dà effetti soddisfacenti 

I primi risultati del nuovo Codice, voluto fortemente dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, si confermano più che confortanti. 

Dal punto di vista dei controlli poi si segnala che in sei mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice ci sono state 417.663 verifiche con etilometri o precursori, e i positivi sono stati rispettivamente l’1,83% per l’alcol e lo 0,25% per le droghe, a riprova del fatto che le campagne di educazione stradale e di prevenzione stanno avendo effetti soddisfacenti.

Un aumento importante per il numero di verifiche

I numeri indicano una linea chiara rispetto al passato, rimarcando una direzione più severa ma anche più efficace nei controlli e nelle sanzioni.
In particolare, la stretta sui comportamenti a rischio, come la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, sembra cominciare a dare i suoi frutti.

Il numero di verifiche segna un aumento importante se confrontato con i semestri precedenti, a dimostrazione che la prevenzione non passa solo attraverso la repressione, ma anche grazie a una presenza più capillare delle forze dell’ordine sulle strade italiane.
Sul fronte dei controlli, i numeri raccontano una tendenza in miglioramento, che mostra una pressione costante e metodica sul fronte della prevenzione.

I messaggi sulla sicurezza incidono sulle abitudini quotidiane

A sorprendere è poi il tasso piuttosto basso di positività. Solo l’1,83% degli automobilisti controllati è risultato positivo all’alcol, mentre lo 0,25% è stato fermato per guida sotto effetto di stupefacenti, percentuali che anche se non azzerate sono comunque molto contenute rispetto ai dati degli ultimi anni, suggerendo che le campagne di sensibilizzazione e i messaggi sulla sicurezza stiano incidendo sulle abitudini concrete e quotidiane delle persone.

La struttura delle nuove regole, riporta Sussidiario.net, ha puntato da subito su un doppio fronte, da una parte sanzioni più severe dall’altra maggiore diffusione dei controlli, con l’obiettivo dichiarato di ridurre incidenti, morti e feriti. E a giudicare dai dati del primo semestre l’effetto sembra essere stato innescato.

Risparmio, previdenza, investimenti: il sentiment degli italiani sul futuro

Cosa pensano gli italiani su risparmio, previdenza e investimenti ? Chiamati a esprimere un confronto con la generazione precedente dall’Osservatorio Look to the future, condotto da Athora Italia in collaborazione con Nomisma, gli italiani manifestano la convinzione che risparmiare sia importante tanto quanto lo era per i propri genitori (48%), ma oggi è percepito come decisamente più difficile (40%) e con risultati molto meno soddisfacenti di una volta (41%).

Pensando al futuro, poi, per il 66% di loro prevale un senso di incertezza e per il 52%, di preoccupazione e paura, mentre la speranza e la fiducia animano rispettivamente il 55% e il 29%.
Insomma, per gli italiani ‘il futuro è un concetto smarrito’, e quando pensano al futuro la situazione appare complicata. 

“Le cose non andranno bene”, ma pochi si assicurano

A fronte di un 27% che giudica buona, o addirittura eccellente, la propria situazione economica familiare, e un ulteriore 54% che la valuta almeno sufficiente, il 60% arriva a fine mese con qualche difficoltà.
La complessità nella gestione dell’economia familiare deriva in parte da una redditualità limitata.

Ma oltre all’aumento dei prezzi, l’arretramento dei sistemi pensionistici, la possibilità di scivolare verso la vulnerabilità economica, c’è una preoccupazione personale che prevale sulle considerazioni di ordine generale. Nella ‘percezione’, le cose non andranno bene, ma la tendenza è quella di adattarsi più che ad attivarsi per modificare in meglio le prospettive future.
Tanto che se il 47% degli italiani dichiara di voler cambiare il proprio stile di vita, il 58% non sottoscriverà una polizza integrativa e il 71% non pensa a investimenti per contare su rendite future.

La sfiducia come servizio “zero”

Un dato inequivocabile riguarda la perdita di fiducia. Gli italiani nutrono nessuna o poca fiducia verso le pensioni (82%), il sistema sanitario nazionale (76%), ma anche verso le Banche e le Assicurazioni (59%).

“La sfiducia dilagante spegne la luce su ogni rapporto professionale e va mitigata ricostruendo reti di fiducia autentiche e professionali – commenta Sergio Sorgi sociologo e fondatore di Progetica -. La sfiducia è il servizio ‘zero’, senza il quale non si attivano relazioni e mancano ponti di consapevolezza verso un corretto utilizzo del rischio e dei mercati. La fiducia, però, va meritata. Per questo, è necessario che ogni istituzione conosca i propri punti forti e punti deboli, li valorizzi e li comunichi adeguatamente”.

Ma nel 2024 il 64% della popolazione ha accumulato risparmi

Nell’ultimo anno, il 64% degli italiani dichiara di aver accumulato risparmi sul conto corrente e il 36% di aver aperto a soluzioni di risparmio diverse, investimento o protezione del capitale.
Il 57% si fida del consulente bancario, il 26% preferisce il promotore finanziario, il 12% l’agente assicurativo. Non manca chi consulta il web e i blog specializzati (19%) e addirittura il 16% ammette di scegliere come investire in autonomia.

“Gli operatori, nelle fasi di incertezza, sono chiamati a dare supporti decisionali più che risposte – aggiunge Sorgi -. La parola magica è ‘capacitazione’, aiutare i clienti a essere consapevoli delle scelte e dell’esito di ogni decisione o indecisione”.

I bambini usano troppo i social media (nonostante i divieti) 

Secondo un recente studio condotto dall’Università della California di San Francisco, un gran numero di bambini di 11 e 12 anni utilizza piattaforme social come TikTok, Instagram, YouTube e Snapchat, nonostante i limiti di età fissati a 13 anni. Lo studio, riferisce Agi, ha evidenziato che il 6,3% di questi bambini possiede account social di cui i genitori non sono a conoscenza, mostrando segnali di un uso problematico e dipendenza.

TokTok la piattaforma più popolare 

L’indagine ha coinvolto oltre 10.000 bambini di età compresa tra gli 11 e i 15 anni a livello nazionale e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Academic Pediatrics nel numero di gennaio. Secondo Jason Nagata, pediatra presso gli ospedali UCSF Benioff Children’s e autore principale dello studio, “TikTok è la piattaforma più popolare tra i giovani, ma molti di loro gestiscono più account anche su Instagram e Snapchat”.

Nagata ha sottolineato che l’uso eccessivo dei social media da parte dei bambini presenta caratteristiche tipiche della dipendenza, come difficoltà nel ridurre l’uso, astinenza, conflitti legati al tempo trascorso online e persino un impatto negativo sulle prestazioni scolastiche.

Dati allarmanti

Lo studio ha rivelato che il 25% dei bambini pensa spesso alle app di social media, mentre un altro 25% le usa per distrarsi o dimenticare i propri problemi. Si scopre poi che il 17% ha tentato senza successo di ridurne l’uso, anche perchè l’11% ha riportato conseguenze negative sui risultati scolastici.

L’utilizzo precoce dei social media è stato anche collegato a sintomi di depressione, disturbi alimentari, ADHD e comportamenti dirompenti.

Strategie per affrontare il problema

Per mitigare gli effetti negativi dei social media, l’American Academy of Pediatrics propone il Family Media Plan, uno strumento che aiuta le famiglie a pianificare il tempo trascorso online e offline in modo equilibrato.

Nagata suggerisce che i genitori adottino misure proattive: “Creare un piano familiare e mantenere conversazioni aperte con i figli è essenziale per costruire un rapporto sano con la tecnologia. Anche dare l’esempio di buone abitudini online è fondamentale”.

Un invito ai legislatori

Lo studio invita i responsabili politici a considerare il benessere dei bambini nelle discussioni su piattaforme come TikTok. “Servono misure sistemiche che proteggano i più giovani dai rischi dell’uso precoce e incontrollato dei social media”, ha concluso Nagata.

Regali di Natale: il riciclo non passa mai di moda e nel 2024 si chiama reselling 

La frenesia da regali di Natale porta spesso a fare o ricevere regali improbabili. Ma come rimediare? L’arte del reselling è l’ultima tendenza in fatto di… ‘riciclo’ dei doni poco apprezzati, un modo ancora più smart per dare una seconda chance ai regali che diversamente verrebbero ‘nascosti’ da qualche parte. Chi non ha un angolo in fondo all’armadio o una mensola in cantina dove stipare gli oggetti poco graditi, ma di cui non ci si riesce a liberare?

Una soluzione utile è anche il regifting, pratica diffusa oltre oceano che consente di dare una seconda vita ai regali ricevuti, donandoli ad altri. A patto, però, di evitare di regalarli a persone della stessa ‘cerchia’, e facendo attenzione a rimuovere eventuali etichette che possano svelarne la provenienza.

Pantofole, Sali da bagno, CD sul podio dei meno graditi

In ogni caso, il decluttering non riguarda solo liberarsi degli oggetti inutilizzati, ma anche delle emozioni legate a ciò che non rispecchia più i nostri gusti.
Ma quali sono i regali meno graditi che rischiano di finire in qualche angolo polveroso e inaccessibile della casa?

Secondo l’indagine effettuata da Subito su un campione di GenZ e Millennials il podio dei regali meno graditi è occupato, in prima posizione, dal cosiddetto ‘kit ricovero’, che comprende pigiama, calzini o ciabatte (31%), seguito dagli accessori beauty & friends, come il classico set da bagno (25%), e i CD (15%), dispositivi che i giovani e i giovanissimi non utilizzano più.

Il doppio vantaggio del Second Hand

Di fatto, il reselling è l’attività che consente non solo di sbarazzarsi di regali indesiderati, ma anche avvantaggiare il portafogli e fare una scelta gentile nei confronti del pianeta, allungando la vita di un bene e potenzialmente evitando la produzione del corrispettivo nuovo.
Si tratta di una pratica che sta prendendo sempre più piede anche in Italia,.

Come emerge dall’Osservatorio Second Hand Economy 2023 di BVA Doxa per Subito, il 27% degli italiani ha fatto acquisti second hand destinati a regali, e di questi quasi la metà (46%) l’ha fatto proprio in occasione delle festività natalizie.

L’ economia circolare sotto l’albero 

Inoltre, è il 37% degli intervistati ad avere dichiarato di aver rimesso in circolo i regali poco apprezzati, grazie appunto, alla second hand.
Su Subito, la seconda piattaforma di e-commerce in Italia, con oltre 18,7 milioni di utenti unici al mese, questa modalità è semplice e immediata.

E oltre all’opportunità di dare una seconda vita a un regalo, che potrà finalmente trovare qualcuno che lo apprezzi davvero, porta anche un piccolo guadagno in termini di denaro a chi vende.

Italiani ed energia: sì alle rinnovabili e alla fusione nucleare, no alla fissione

Secondo un recente sondaggio della Fondazione UniVerde e di Noto Sondaggi, la maggioranza degli italiani (74%) si oppone all’investimento sul nucleare da fissione, ritenuto troppo rischioso e responsabile della produzione di scorie pericolose e durature. Al contrario, il 73% si dichiara favorevole alla fusione nucleare, percepita come una fonte di energia più sicura, con un minore impatto ambientale (55%) e senza produzione di scorie radioattive a lungo termine (54%).

Il rapporto è stato presentato durante un convegno a Ecomondo, confermando una crescente preferenza per le energie rinnovabili, in particolare l’eolico offshore, come soluzione per la sicurezza energetica del Paese.

Eolico, le prospettive di sviluppo 

Per il 72% degli italiani è prioritario incentivare l’eolico offshore, considerato capace di rafforzare la sicurezza energetica. Tuttavia, il sondaggio indica che gli intervistati esprimono alcune preoccupazioni riguardo alla tutela della biodiversità marina (47%), delle aree naturali protette (46%) e delle rotte migratorie degli uccelli (38%), nonché all’interferenza con le attività di pesca (26%).

Per accelerare lo sviluppo dell’eolico offshore, il 38% degli italiani propone di ridurre i tempi di autorizzazione, il 37% chiede maggiori fondi, e il 35% desidera investimenti in una filiera nazionale per la produzione di componenti.

Solare ed eolico, i preferiti dagli italiani  

Nel contesto delle energie rinnovabili, il solare (79%) e l’eolico, specialmente l’offshore (65%), sono considerate le risorse principali su cui l’Italia dovrebbe puntare. Gli italiani apprezzano queste fonti per la compatibilità ambientale (79% per il solare, 71% per l’eolico) e per la sicurezza (rispettivamente 75% e 69%).

L’idea prevalente è quella di installare i grandi impianti solari su edifici commerciali e pubblici, mentre per l’eolico terrestre le aree collinari sono le più adatte, pur prestando attenzione al paesaggio (73%).

Le sfide per l’efficienza energetica 

Nonostante l’interesse per le rinnovabili, molti italiani ritengono che adottare il solare comporti ancora costi elevati (79%) e sia complesso dal punto di vista burocratico (62%). Guardando al futuro, la fusione nucleare è percepita come una grande sfida tecnologica per ottenere energia pulita. Per favorire il suo sviluppo, gli italiani suggeriscono di investire in ricerca e sviluppo (44%) e nella formazione di personale qualificato (20%).

Istituzioni ed esperti, cosa dicono?

Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, sottolinea che gli italiani sono sempre più contrari al nucleare da fissione, percepito come obsoleto e pericoloso. Al contrario, evidenzia il valore delle rinnovabili e delle tecnologie emergenti come l’eolico offshore e l’agrivoltaico, che garantiscono tutela ambientale e creano occupazione green.

Sul piano istituzionale, il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha annunciato riforme per semplificare le procedure burocratiche, riducendo i tempi e i costi per l’installazione di impianti a energia rinnovabile, in linea con gli obiettivi del PNRR, con l’intento di rendere la Pubblica Amministrazione un alleato della transizione energetica.