Caldaia pressione a zero cosa fare

Una delle cose che facciamo bene ad effettuare periodicamente per la corretta manutenzione dei dispositivi di casa è quella di fare dei controlli di base, che hanno una importanza indicativa non indifferente.

Per quel che riguarda la caldaia ad esempio, uno dei controlli che dobbiamo fare almeno una volta alla settimana è quello di verificare la pressione dell’acqua.

Essa si può facilmente leggere sull’apposito indicatore nella parte frontale della caldaia, in cui è presente un indicatore che mostra la pressione dell’acqua della caldaia in tempo reale.

Per quel che riguarda la pressione di esercizio ideale, possiamo dire che questa varia da modello a modello e che è necessario consultare il libretto di istruzioni della propria caldaia per sapere quale sia il livello corretto.

Solitamente comunque, una pressione che è all’interno di un intervallo compreso tra 1,4 e 1,6 bar è assolutamente nella norma.

Nel caso in cui si debba invece riscontrare che la propria caldaia abbia una pressione che addirittura superi i 2 bar o che al contrario sia inferiore ad un bar, in quel caso si rende necessario chiamare rapidamente un tecnico e verificare il motivo di questa anomalia.

Chiaramente lo stesso dicasi quando la pressione della caldaia è a zero.

Perchè la pressione della caldaia è a zero?

In questo caso, il fatto che la pressione dell’acqua sia a 0 sta ad indicare che nel circuito non c’è praticamente quasi più acqua. Ciò significa che dovrebbe esserci una perdita da qualche parte nel circuito.

In alcuni casi puoi essere tu stesso ad aver causato la diminuzione della pressione della caldaia effettuando l’operazione di spurgo o sfiato dei radiatori.

Questa operazione si effettua semplicemente andando ad agire con un cacciavite sulla apposita valvola di sfogo facendo uscire l’eventuale aria presente nel circuito.

Questa operazione va effettuata fin quando dal radiatore non comincia a fuoriuscire dell’acqua, la quale è più pesante dell’aria e dunque certifica che all’interno del termosifone non sia più presente dell’aria.

Tale operazione riesce a far diminuire la pressione della caldaia. Per questo motivo, se la si è effettuata da poco, potrebbe essere responsabile del crollo della pressione del nostro dispositivo.

Cosa fare quando la pressione della caldaia è a zero?

Nel caso in cui la pressione della caldaia sia scesa zero, la prima cosa da fare è farla risalire.

Tutto quello che puoi provare a fare è innanzitutto visionare il manuale rilasciato dalla casa produttrice e verificare quali siano le operazioni da effettuare per far risalire la pressione.

Di norma, quel che si fa per farla risalire è immettere dell’acqua all’interno dell’impianto. Ciò può essere fatto semplicemente azionando l’apposito rubinetto che è posto proprio nella parte inferiore della caldaia.

Esso è collegato alla rete idrica dell’appartamento ed è sufficiente aprirlo per fare in modo che entri dell’acqua all’interno del circuito. Nel momento in cui la pressione dell’acqua arriva a 1,5 bar è possibile chiudere nuovamente il rubinetto cosicché non ne entri dell’altra.

Conclusione

Nel caso in cui nei giorni a seguire dovesse presentarsi nuovamente lo stesso problema, molto probabilmente il motivo è la presenza di una perdita dell’impianto o potrebbe essere anche il boiler della caldaia a non funzionare più correttamente.

In questo caso, devi valutare se possa essere conveniente dal punto di vista economico far effettuare una riparazione o se sia più conveniente procedere direttamente con la sostituzione caldaia.

In questo caso potresti approfittarne per passare direttamente ad un modello superiore, più efficiente anche dal punto di vista dei consumi e al tempo stesso in grado di garantire prestazioni superiori.

Suggerimenti per un giardino bello da vivere

Quando si crea un giardino o area verde è molto importante avere una visione di insieme. Ciò significa che non bisogna concentrarsi esclusivamente su un elemento del giardino, ma invece prevedere quello che sarà il risultato finale nel suo insieme.

Questo è un errore largamente diffuso e che è bene evitare soprattutto quando si è nella fase di progettazione giardini per evitare di dover apportare degli interventi correttivi in seguito. Se pensi un attimo a quelli che sono dei bei giardini, anche quelli che sicuramente avrai visto in foto, certamente avrai notato che non c’erano semplicemente un bel manto erboso e piante curate, ma sicuramente spiccano anche elementi come pietre ed elementi di decorazione che nell’insieme rendono il tutto particolarmente artistico e gradevole.

Ecco allora alcuni suggerimenti utili per rendere il tuo giardino un angolo ancora più bello e piacevole da vivere.

L’illuminazione

L’illuminazione è di fondamentale importanza per creare una bella atmosfera in giardino e rendere più piacevole la permanenza qui, soprattutto nelle sere d’estate. Esistono a tale scopo delle lampade da esterno o faretti solari in grado di svolgere egregiamente il proprio compito. Ovviamente in base al tipo di illuminazione che avrei scelto cambierà l’effetto finale che andrai ad ottenere, ma quel che devi tenere a mente è che la luce deve diffondersi in maniera uniforme e non creare aree buie.

Organizzazione degli spazi

Questo è un altro aspetto molto importante del tuo giardino, in quanto in grado di influire direttamente sul risultato finale: se il giardino è particolarmente grande, è bene utilizzare diversi tipi di elementi che possono arricchirne il design. Se al contrario il giardino è piccolo, bisogna adottare quelle soluzioni che diano una sensazione di maggiore ampiezza, e ciò è possibile giocando ad esempio con la prospettiva. Potresti pensare per questo di posizionare gli alberi in fondo al giardino, ed inserire invece arbusti e piccole piante nella parte iniziale.

Pensa infine che è importante lasciare alcuni spazi vuoti perché questo dà maggiore sensazione di spazio ma soprattutto diventa uno spazio fruibile nel caso in cui tu voglia organizzare un barbecue con gli amici o perché no, prendere il sole sul prato in estate.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

La casa Feng Shui: l’arredo giusto per la casa “giusta”

Sempre più spesso si sente parlare di Feng Shui, l’antichissima arte cinese che insegna a progettare le abitazioni e a disporre gli arredi nel segno della massima armonia. La definizione Feng Shui significa letteralmente “acqua e vento”, ispirandosi quindi ai due elementi che plasmano e modellano ogni cosa sulla Terra, l’equivalente dello Yin e Yang. Applicata all’architettura, questa disciplina – che in diversi paesi orientali regola addirittura i cantieri – dovrebbe assicurare alle persone il massimo livello di benessere, serenità e salute. Anche se oggi non è sempre facilissimo organizzare i propri spazi abitativi in base a tali dettami, ci sono però ampi margini di azione per quanto concerne la disposizione degli arredi.

Mobili di qualità e in materiali naturali

Innanzitutto, il Feng Shui vuole che gli arredi siano di materiali di qualità e possibilmente naturali, come il legno, i metalli, i tessuti non sintetici. Per avere un’idea di cosa offre il mercato ci si può rivolgere a rivenditori riconosciuti, come Pedrazzini Arreda, che nel proprio store Veneta Cucina a Milano ha anche una vasta scelta di arredi e complementi in sintonia con le regole orientali. Ancora, il Feng Shui pretende l’ordine in casa: la confusione, l’eccesso di oggetti superflui blocca il corretto fluire dell’energia, a discapito del benessere degli abitanti.

La camera da letto per il sonno perfetto

La prima regola del Feng Shui è che la camera da letto sia lontana dall’ingresso, per creare uno spazio di quiete e pace. Per quanto riguarda la disposizione del letto, pediera e testiera non dovrebbero essere rivolte verso la porta. I colori che assicurano il miglior riposo sono il blu e il verde, mentre gli specchi potrebbero ostacolare un sonno ristoratore. La camera dei bambini andrebbe invece tinteggiata in colori neutri.

Il soggiorno armonico

L’ingresso e il salotto dovrebbero essere tinteggiati in colori naturali e solari, come il rosa, il giallo, l’arancione, il rosso, che favoriscono la convivialità. Nel soggiorno, che il Feng Shui vorrebbe di forma regolare meglio se quadrata, è importantissima la posizione del divano. Lontano da porte e finestre, va posizionato lungo il muro, in modo che chi si siede abbia le spalle protette. Per quanto riguarda invece la scelta del tavolo da pranzo, l’ideale è un modello dagli spigoli arrotondati e in legno naturale.

La cucina, regno dell’ordine

Siccome nel Feng Shui le energie devono poter fluire liberamente, è importante che chi cucina non dia le spalle alla porta. I fornelli, così come tutto l’ambiente, vanno tenuti in ordine con estrema cura: la preparazione dei cibi, fondamentali per il benessere, è importantissima nella tradizione orientale. Un’altra indicazione significativa è che il forno dovrebbe essere posizionato lontano da frigorifero e lavello. Un colore da prediligere? Il verde, magari abbinato al bianco.

Il bagno, come lo vuoi

Per questo ambiente ci si può sbizzarrire di più e le regole sono meno strette. L’unico divieto da rispettare è quello di posizionare questo locale vicino alla cucina. Il Feng Shui consiglia sanitari bianchi, mentre per piastrelle e pareti via libera alla fantasia. Un’accortezza è quella di limitare l’uso del colore nero, che assorbe la luce e quindi l’energia positiva.

Agenzie SEO: consigli

Che gran parte delle attività di marketing si siano spostate sull’online, crediamo sia ormai un dato di fatto: che si tratti di prodotti o servizi, l’utente cerca una risposta alle proprie esigenze sempre più sul web e sempre meno sui canali tradizionali (ma fino a quando potremo definirli tali?). Ma, sopratutto nel nostro Paese, rimane sempre un problema: se per realizzare una brochure mi rivolgo ad uno studio grafico, se per diffondere un volantino ad un’agenzia di pubblicità o ad una radio per inviare un messaggio radiofonico, cosa faccio per emergere nella giungle del web? A chi mi rivolgo?

Verrebbe da rispondere a Google… Ma in realtà il pay per click, che consiste in tutta una serie di attività per le quali ad un determinato costo corrisponde un click sul proprio sito web, non è l’unica strada percorribile, come ci spiega Websenior, apprezzata agenzia SEO nata circa 3 anni fa in provincia di Monza. Google AdWords è uno strumento di promozione estremamente potente, in grado di amplificare in tempi brevissimi i risultati ottenibili dalla propria visibilità sul web. Tuttavia, come in ogni attività di promozione online, ha dei pro e dei contro: in particolare, se da un lato garantisce una buona intercettazione delle ricerche degli utenti entro poche ore dalla pubblicazione di una campagna, dall’altro non consente di investire sul proprio brand e, sopratutto, di pianificare al meglio il proprio budget. Essere ai primi posti nella ricerca a pagamento, infatti, non è come esserlo nei risultati organici che, al contrario, consentono di trasmettere autorevolezza ed importanza in relazione all’argomento cercato dall’utente finale. Per quanto concerne il budget, il CPC (costo per click) è un parametro difficilmente controllabile per via della forte concorrenza che, negli ultimi anni, ha portato ad una moltiplicazione continua di tale costo. Basti pensare che oggi se Websenior volesse promuovere la propria attività intercettando gli utenti che cercano la parola “agenzia seo“, finirebbe con lo spendere oltre 6 euro per ogni click ricevuto…

Infine, spesso le campagne AdWords richiedono di promuovere un tangibile incentivo economico per l’utente, sempre più attratto da messaggi che catturino l’attenzione con “offerte imperdibili” o “servizi gratuiti”, e questo è un altro elemento da considerare. E’ chiaro che anche in attività differenti, come il performance marketing o la SEO vanno considerati questi fattori, tuttavia è dimostrato come questi canali riescano ad indirizzare, tendenzialmente, utenti più interessati e con comportamenti migliori sulle pagine del sito: bounce rate e conversion rate sono quasi sempre significativamente più elevati dal canale organico che non da quello a pagamento, e questo anche per un fatto storico.

Insomma, investire nel PPC o nella SEO? Ne parleremo ancora…

La Prima Colazione degli Italiani

Parliamo di caffè… Secondo gli esperti, uno dei momenti più importanti della giornata è quello della prima colazione. È qui infatti, che si decide buona parte della nostra capacità di lavorare con profitto nell’intero arco del giorno, ed è per questo consigliato di dedicare ogni mattina il tempo necessario a questo pasto così importante. Ciò a cui gli italiani non sono disposti a rinunciare, oltre ad un immancabile brioche dolce o salata, è un buonissimo caffè caldo: il caffè è intoccabile non soltanto perché apporta un importante contributo in termini di energia, ma anche e soprattutto perché ha una piacevole capacità di rilassare e sollevare chi lo beve, consentendo così di iniziare la giornata con il piede giusto e fornendo quella dose di energia in più che sarà indispensabile per affrontare con la giusta grinta gli impegni quotidiani. Difficilmente infatti, noi italiani rinunciamo al piccolo piacere del caffè mattutino, e per questo siamo particolarmente esigenti per quel che riguarda l’aroma, il gusto e le sensazioni che il palato ne riceve.

Da diversi anni Cialdamia, attraverso il proprio sito e-commerce, vende cialde delle migliori marche, proponendosi sul mercato con offerte esclusive e particolari proposte bundle dove il cliente ha la possibilità di comporre il proprio “pacchetto” di cialde variando tra i diversi sistemi disponibili, per una fornitura che accontenti anche familiari ed amici. Tra le diverse proposte, le cialde Lavazza a Modo Mio mettono tutti d’accordo e consentono agli habitué della tazzina mattutina di poter scegliere tra tantissime miscele differenti, classiche o più ricercate, tutte in grado di regalare quella piacevole sensazione che si prova quando si beve un caffè di ottima qualità. Aroma intenso e leggera schiuma dal colore nocciola proprio come al bar: questo è ciò che differenzia le ottime cialde Lavazza rendendole di fatto le più apprezzate e ricercate dagli italiani. Grazie all’ottima chiusura ermetica poi, la freschezza e l’integrità della miscela sono sempre garantite, in qualsiasi momento si decida di utilizzarle, e basterà un semplice tocco della mano per avere ogni volta quel buonissimo caffè anche in casa.

Cosa aspetti allora? Regalati anche tu una parentesi di piacere quotidiano grazie alle cialde Lavazza a Modo Mio.

Marketing: come cambiano le competenze richieste

Lo scenario del mercato del lavoro è cambiato radicalmente, e alla luce di un clima di incertezza globale, tra inflazione, possibile recessione e licenziamenti, le persone sono sempre meno fiduciose nel futuro. LinkedIn ha pubblicato la ricerca Skills Evolution che evidenzia come sono cambiate le competenze dei professionisti del marketing a livello globale dal 2015 a oggi e quali sono le capacità necessarie per la carriera. Digital Marketing, Social Media Marketing e Search Engine Optimisation ora sono le principali capacità richieste ai professionisti del marketing.
Nel complesso, secondo l’analisi di LinkedIn, in Italia dal 2015 le competenze in ambito marketing sono cambiate in media del 50%, e nella maggior parte dei casi il ritmo del cambiamento è stato accelerato durante la pandemia.

“Una crescente domanda di marketer moderni e pieni di risorse” 

“Con l’incertezza economica che incombe, i marketer hanno l’opportunità di dimostrare alle aziende di possedere le skill necessarie per affrontare condizioni potenzialmente difficili – commenta Tom Pepper, Senior Director, Emea & Latam, LinkedIn Marketing Solutions -. Poiché le aziende cercano di fare di più con meno, i nostri dati indicano una crescente domanda di ‘marketer moderni e pieni di risorse’: professionisti del marketing con un set di competenze specifiche che possono combinare creatività ed efficacia in aree chiave come il marketing digitale – aggiunge Latam -. È importante che i marketer continuino a sviluppare il loro set di competenze in modo da rimanere agili e supportare le aziende ad adattarsi nei mesi a venire”.

Skills Evolution per una carriera a prova di futuro

Per chi cerca un impiego, questo significa che essere in grado di adattarsi e mettere in luce le skill richieste dai datori di lavoro oggi è più importante che mai. La buona notizia è che grazie a LinkedIn è possibile identificare le competenze che aiutano a rendere le carriere a prova di futuro e avvalersi di risorse e strumenti per supportare questo processo. Obiettivo finale della Skills Evolution è proprio quello di restituire un po’ di ottimismo rispetto al futuro, e ritrovare la fiducia per andare avanti nelle proprie carriere.

Le 10 principali skill di marketing a livello globale dal 2015 a oggi

Dai dati di LinkedIn emergono le 10 principali competenze di marketing presenti nei profili degli utenti della piattaforma nel 2015, e mostrano l’effettivo cambiamento avvenuto nel corso degli anni.
Si tratta di Business Planning, Marketing Strategy, Business Strategy , Sales Management, Public Relations, Negotiation, Marketing, Social Media, Sales, Social Media Marketing. Nel 2021, le 10 principali competenze di marketing sono invece Sales Management, Marketing Strategy, Sales, Marketing, Problem Solving, Commerce, Strategy, Business Development, Business Strategy, e Business Planning. Per supportare l’apprendimento delle skill più richieste, LinkedIn rende disponibili i corsi di LinkedIn Learning relativi a tali competenze, accessibili gratuitamente fino al 30 settembre 2022.

Inflazione, come si comportano gli italiani?

Come quasi tutti i cittadini del mondo, anche gli italiani sono preoccupati per l’andamento dell’inflazione, che per diversi motivi – dalla crisi internazionale all’aumento del costo delle materie prime – continua a salire. I nostri connazionali, infatti, hanno timore dei possibili rincari che ci potrebbero aspettare nei prossimi mesi e di conseguenza di veder mutare il proprio potere d’acquisto e il proprio stile di vita. Non in meglio, ovviamente.

Come sarà il futuro? L’analisi del proprio stato finanziario

L’ultimo sondaggio d’opinione internazionale di Ipsos condotto in 28 Paesi rivela che, in media, tre intervistati su dieci (29%) riferiscono di essere in difficoltà con la gestione delle proprie finanze e una medesima percentuale, pari al 30%, sostiene di cavarsela. All’altro estremo della scala, poco più di un rispondente su dieci afferma di vivere bene. A questo si associa, per il 40% degli intervistati, anche l’aspettativa di un calo del proprio reddito durante il prossimo anno. Percentuale superiore sia a quanti ritengono che il proprio reddito non subirà alcuna variazione (31%) sia a quanti, invece, sostengono che aumenterà (22%).

Aumento prezzi, cosa succederà?

Con riferimento alla propria situazione finanziaria, tre quarti dell’opinione pubblica internazionale (77%) esprime preoccupazione per l’aumento dei prezzi di beni e servizi nei prossimi sei mesi. Non solo: il 56% è preoccupato per la propria capacità di pagare bollette di luce gas, specialmente nei mercati emergenti. Tra le economie consolidate, in Gran Bretagna il 67% degli intervistati esprime preoccupazione. Il 54% è preoccupato di non riuscire più ad acquistare beni e servizi che compravano abitualmente. Le percentuali più alte si registrano in Turchia (80%), Sud Africa (73%) e Argentina (69%).

La mappa dei rincari

Nei prossimi sei mesi, in quali settori si prevedono i più alti rincari? In media, a livello internazionale, il 76% dei rispondenti prevede un aumento del costo dei prodotti alimentari. Una percentuale simile (73%), invece, prevede un aumento del costo di luce e gas e il 71% del costo della benzina per gli autoveicoli. Le aspettative dell’opinione pubblica sull’aumento dei prezzi nel 2022 sono più elevate nelle categorie a maggiore impatto. Sei intervistati su dieci affermano che l’aumento dei prezzi relativo alla spesa alimentare avrebbe un impatto ancor più negativo sulla qualità della vita, seguiti dal 51% che considera l’impatto derivante dall’aumento del prezzo dei servizi pubblici e del carburante (42%).

Mutui, gli italiani scoprono i variabili con cap

I mutui preferiti dagli italiani che devono acquistare casa? Nell’ultimo periodo sono i mutui variabili con cap. Ma di cosa si tratta? “Oggi le opzioni a disposizione dei consumatori sono più numerose rispetto al passato; oltre al tasso fisso e variabile si stanno diffondendo rapidamente soluzioni ibride come, ad esempio, i mutui variabili con cap, che prevedono un’oscillazione degli interessi ma con un tetto massimo per la rata mensile” spiega Ivano Cresto, Managing Director prodotti di finanziamento di Facile.it. “Si tratta di prodotti più complessi e meno conosciuti rispetto a quelli tradizionali e per questo il consiglio è di affidarsi a consulenti esperti che sappiano guidare il richiedente nella scelta della soluzione più adatta”.

Un mutuo su tre è variabile con cap

Proprio Facile.it e Mutui.it hanno condotto un’indagine in merito alle scelte dei nostri connazionali in fatto di mutui. Si scopre dunque che l’aumento dei tassi di interesse sta cambiando sensibilmente il mercato tanto è vero che, a luglio 2022, circa 1 domanda di mutuo su 3 era per un variabile con cap, percentuale notevole se si considera che fino a pochi mesi fa 9 aspiranti mutuatari su 10 puntavano al fisso. I mutui a tasso fisso, si legge nell’analisi realizzata dai due comparatori, nel mese di luglio sono calati al 24% del totale richieste, mentre la quota di quelli a tasso variabile si è attestata intorno al 42%.

Tassi in aumento

Sul fronte dell’andamento dei tassi, come detto, i primi sette mesi del 2022 sono stati caratterizzati da un aumento del costo dei finanziamenti per la casa. Secondo le simulazioni* di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV pari a 70%), i tassi fissi (Taeg) disponibili oggi online partono da circa 2,60% (era 1,10% dodici mesi fa), con una rata mensile di 557 euro, circa 85 euro in più rispetto allo scorso anno (ovvero 26mila euro in più di interessi se si considera l’intera durata del finanziamento).
Se si guarda invece al variabile, i tassi (Taeg) disponibili online partono da 1,29% (era 0,80% dodici mesi fa), con una rata iniziale da 480 euro, circa 30 euro in più rispetto allo scorso anno.
Sul fronte dei mutui variabili con cap, invece, gli indici (Taeg) partono da 1,80%, con una rata iniziale da 503 euro.

Applicazioni cloud, crescono quelle personali nel business: quali i rischi?

In tutto il mondo cresce l’utilizzo di applicazioni personali nel business, e questo fenomeno potrebbe creare dei rischi per le organizzazioni proprio per l’enorme quantità di dati. A dirlo è Netskope che ha diffuso una ricerca che che analizza in dettaglio la proliferazione delle applicazioni cloud utilizzate nelle aziende di tutto il mondo. “Netskope Cloud and Threat Report: Cloud Data Sprawl” ha rilevato che l’uso di applicazioni cloud all’interno delle organizzazioni continua a crescere: dall’inizio del 2022 è già aumentato del 35%. Un’azienda media tra i 500 e i 2.000 utenti carica, crea, condivide o archivia dati in 138 applicazioni diverse e utilizza una media di 1.558 applicazioni cloud distinte ogni mese.

1 utente su 5 carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali

Il report segnala che più di 1 utente su 5 (22%) carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali: Gmail, WhatsApp, Google Drive, Facebook, WeTransfer e LinkedIn sono classificate come le applicazioni e le istanze personali più utilizzate. Un’applicazione personale, come WhatsApp, è una app che prevede l’utilizzo esclusivamente da un account personale. A differenza di un’istanza personale che costituisce invece un account personale di un’applicazione gestita anche dall’organizzazione. Ad esempio, in un’organizzazione che utilizza Google Workspaces, l’account Gmail personale di un utente è un’istanza personale.

Il pericolo per le organizzazioni

Inoltre, nel report si evidenzia una continua tendenza al rischio che proviene dall’interno dell’azienda (insider risk): il report ha rivelato che 1 utente su 5 (20%) carica una quantità insolitamente elevata di dati nelle applicazioni personali sopra evidenziate nei 30 giorni che precedono la fuoriuscita da un’organizzazione, dato che segna un aumento del 33% per lo stesso periodo rispetto all’anno scorso.
“Le applicazioni cloud hanno contribuito ad aumentare la produttività e a consentire il lavoro ibrido, ma hanno anche causato una crescente proliferazione di dati che mette a rischio informazioni sensibili”, ha affermato Ray Canzanese, Threat Research Director, Netskope Threat Labs. “Le applicazioni e le istanze personali sono particolarmente preoccupanti, dal momento che gli utenti mantengono l’accesso ai dati archiviati in quelle istanze anche molto tempo dopo aver lasciato l’organizzazione. Le misure di sicurezza proattive, in particolare i controlli delle policy che limitano l’accesso ai dati sensibili solo agli utenti e ai dispositivi autorizzati e impediscono il caricamento di dati sensibili su applicazioni e istanze personali, possono aiutare a ridurre i rischi di perdita o esposizione di dati sensibili”.

Roaming, le nuove regole in Ue

E’ entrato in vigore il primo luglio 2022 e sarà valido fino al 2032: è il nuovo regolamento Ue sul roaming che proroga il roaming a tariffa nazionale, ossia il regime grazie al quale i viaggiatori nell’Unione e nello spazio economico europeo possono effettuare chiamate, inviare messaggi e navigare in internet all’estero senza costi aggiuntivi.
Ma al di là delle tariffe, il regolamento prevede anche che venga potenziata la rete, affinché Internet mobile sia ancora più veloce ed efficiente quando si viaggia all’estero. 

I vantaggi per cittadini e imprese

Come riporta un comunicato della Commissione europea, diffuso da Askanews, le nuove norme apporteranno inoltre vantaggi ai cittadini e alle imprese dell’Ue, che beneficeranno di una migliore esperienza di roaming, i consumatori avranno infatti ora diritto a una qualità di internet mobile all’estero identica a quella di cui dispongono nel proprio paese. Gli operatori che forniscono servizi mobili dovrebbero garantire che i consumatori abbiano accesso all’uso delle reti 4G, o delle più avanzate reti 5G, se queste sono disponibili nella destinazione in cui si trova il consumatore. I consumatori dovrebbero poter reperire informazioni sulla disponibilità della rete nei loro contratti di servizi mobili e sui siti web degli operatori. Quando i consumatori viaggiano in aereo o in nave, prosegue Bruxelles, i telefoni cellulari possono collegarsi automaticamente alla rete di bordo, fornita da satelliti. L’utilizzo di servizi di connessione mobile forniti da reti non terrestri può essere soggetto a sovrapprezzi molto elevati. Le nuove norme sul roaming impongono agli operatori di tutelare i loro consumatori e di informarli qualora i loro telefoni passino a reti non terrestri. Gli operatori dovrebbero inoltre interrompere automaticamente i servizi mobili qualora i costi per l’utilizzo di servizi mobili su reti non terrestri raggiungano 50 € o un altro limite predefinito. Gli operatori possono anche offrire servizi aggiuntivi, come la possibilità di rinunciare al roaming a bordo di aerei e navi.

Informazioni chiare dagli operatori

I consumatori dovrebbero però poter prendere decisioni informate circa l’utilizzo di servizi che potrebbero esporli a costi aggiuntivi. Quando si viaggia all’estero, le chiamate agli helpdesk di assistenza clienti, delle compagnie di assicurazione e delle compagnie aeree o l’invio di Sms per partecipare a concorsi o eventi possono comportare costi più elevati rispetto a quelli nazionali. Gli operatori, si legge, devono assicurarsi di fornire ai consumatori informazioni sui tipi di numeri telefonici che possono comportare costi aggiuntivi quando i consumatori li chiamano o vi accedono dall’estero. Gli operatori dovrebbero informare i consumatori nei contratti di servizio e tramite messaggi SMS automatici inviati quando si attraversa la frontiera con un altro paese dell’Ue.

Il mercato digitale torna a volare: vale 75,3 miliardi

Grazie alla ripresa dell’economia e alla spinta significativa ai progetti di digitalizzazione in molti settori produttivi, nel 2021 il mercato digitale nazionale è tornato a crescere. Secondo il Report Il digitale in Italia 2022, condotto da Anitec-Assinform, l’Associazione di Confindustria che raggruppa le principali aziende Ict, in collaborazione con netconsulting, la crescita si è attestata a un +5,3%, per un valore complessivo di 75,3 miliardi di euro. Ma se nella prima metà del nuovo anno il quadro internazionale, economico e geopolitico, è mutato, per poter proseguire nel suo ruolo sempre più centrale e di traino del sistema Paese per il mercato digitale italiano saranno fondamentali le riforme e gli investimenti previsti dal Pnrr.

La digitalizzazione è un fattore imprescindibile per la ripresa del Paese

“I dati fatti registrare nel corso del 2021 certificano che la digitalizzazione è stata un fattore imprescindibile per la ripresa dell’economia del nostro Paese. Non a caso la crescita del mercato digitale ha interessato tutti i principali settori economici. Lo scorso anno abbiamo inoltre accentuato e normalizzato l’impiego di soluzioni digitali nella vita di tutti i giorni, dal lavoro allo studio – commenta Marco Gay, presidente Anitec-Assinform -. I numeri sull’utilizzo di device e sugli investimenti in tecnologie ci rassicurano sulla diffusa percezione che il digitale è qui per restare. Ora stiamo affrontando uno scenario nuovamente mutato a causa del conflitto bellico in Ucraina, da problemi nelle catene di fornitura di alcuni beni, dal costo dell’energia e più in generale da un’inflazione crescente e preoccupante”.

Dispositivi e Sistemi: +9,1%

“Per bilanciare tali dinamiche e fare avanzare la transizione digitale dell’economia – continua Gay – sarà pertanto fondamentale l’attuazione delle riforme e degli investimenti previsti dal Pnrr”.
Dal rapporto annuale di Anitec-Assinform emerge inoltre che nel corso del 2021 a crescere sono stati quasi tutti i settori del mercato digitale. I Dispositivi e i Sistemi, ad esempio, hanno registrato un incremento del 9,1%, per un valore di 21,1 miliardi di euro, evidenziando un’accelerazione dovuta principalmente alle vendite dei personal computer e degli apparecchi televisivi.

Servizi Ict +7,6% grazie al Cloud

Anche il segmento del Software e delle Soluzioni Ict ha chiuso il 2021 a quota 8,1 miliardi di euro, con una crescita dell’8%, mentre i Servizi Ict hanno raggiunto 13,6 miliardi di euro, segnando una crescita complessiva del 7,6%. Una crescita dovuta alla ripresa degli investimenti nei servizi di System Integration, tra i principali driver dei piani industriali delle maggiori aziende in tutti i settori, nonché dall’ulteriore importante crescita dei servizi di Cloud Computing e Cybersecurity. Continua invece il trend negativo per i Servizi di Rete Tlc (-3,3%), anche se la diminuzione è avvenuta in misura minore rispetto all’anno precedente. Il rapporto segnala inoltre la ripresa del segmento dei Contenuti Digitali (+8,7%), trainati principalmente dal ritorno agli investimenti pubblicitari su piattaforme internet.

Tutte le regole e gli aggiornamenti del Superbonus: arriva una circolare dell’Agenzia delle Entrate

La circolare n. 23/E dell’Agenzia delle Entrate, firmata nei giorni scorsi, riepiloga in maniera sistematica tutti i chiarimenti resi finora in tema di Superbonus, dalla platea dei beneficiari agli edifici interessati, e dal tipo di interventi alle spese ammesse alla detrazione. La nuova circolare l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulla misura introdotta dal decreto Rilancio per le spese sostenute per interventi di efficientamento energetico, riduzione del rischio sismico, e installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. In pratica, contiene tutte le regole aggiornate sul Superbonus.

Dai soggetti beneficiari alle spese ammesse all’agevolazione fino agli adempimenti previsti

La circolare fornisce un quadro riassuntivo dei chiarimenti resi in tema di Superbonus, sentiti il ministero dello Sviluppo economico, l’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente (Enea) e la Commissione consultiva costituita presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Il documento tiene conto di tutte le risposte fornite alle istanze di interpello presentate dai contribuenti e commenta le più recenti modifiche normative. Il documento si focalizza su soggetti beneficiari, edifici interessati dagli interventi, spese ammesse all’agevolazione, nonché sui principali aspetti inerenti l’opzione per lo sconto in fattura o la cessione del credito e sui relativi adempimenti previsti.

Le modiche normative apportate dal decreto-legge 17 maggio 2022

In seguito alle modiche normative, da ultimo apportate dal decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, in corso di conversione, il Superbonus si applica alle spese sostenute entro il 30 settembre 2022 per gli interventi effettuati su unità immobiliari dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte o professione, o per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2022. A condizione però che alla data del 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo.

Una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione

Ammesse all’agevolazione,  riporta Adnkronos, le spese che saranno sostenute entro il 31 dicembre 2025 dalle persone fisiche, per interventi su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche, con una progressiva diminuzione della percentuale di detrazione (110% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, 70% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2024, 65% per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025). Il bonus spetta anche per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2025 dai condomìni, con una analoga diminuzione progressiva per gli oneri sostenuti nel 2024 e nel 2025.

Mercato del lavoro: nel post-Covid c’è più scelta per i candidati

Qual è la principale differenza nel mondo della ricerca e della selezione del personale nel post Covid rispetto a prima della pandemia? Se fino al 2020 il mercato del lavoro italiano era esplicitamente client driven, ovvero erano le aziende ad assumere il ruolo di potere nel processo di selezione del personale, oggi il mercato è diverso, ed è più vicino all’essere candidate driven. 
“Si potrebbe essere portati a pensare che il mercato del lavoro sia stato trasformato soprattutto dall’avvento su larga scala del lavoro agile, introdotto come sappiamo in forma emergenziale a partire dal marzo 2020 – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. In realtà, però, dal punto di vista dei recruiter e dei cacciatori di teste quello è solo uno dei fattori da prendere in considerazione”.

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta”

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta in tanti settori differenti – prosegue Adami -. Se prima del Covid chi si occupava di head hunting sapeva molto bene quali erano i settori e i ruoli che si scontravano con un effettivo gap di competenze, oggi questo problema è molto diffuso, per motivi spesso diversi. Molto semplicemente – aggiunge l’head hunter – oggi i talenti possono contare su maggiori possibilità, su un ventaglio di offerte che fino al 2020 era appannaggio di pochissimi. Per un selezionatore oggigiorno non è affatto raro trovarsi a fare un colloquio di lavoro con persone che, nello stesso periodo, sono in corsa per un altro o per più ruoli in altre realtà”.

Ripartenza e Grandi dimissioni alla base di un nuovo scenario

“I fattori che hanno portato a questo nuovo e per tanti versi inedito scenario sono diversi – risponde l’head hunter -. Bisogna senz’altro tenere in considerazione la ripartenza dopo il Covid-19, e quindi la fisiologica crescita della domanda da parte di molte realtà. Un altro fattore da tenere in considerazione è poi quello delle cosiddette ‘Grandi dimissioni’, ovvero dell’aumento delle dimissioni volontarie che ha avuto luogo a partire dal 2021. Questo fenomeno si traduce infatti in un aumento della mobilità sul mercato del lavoro, con un incremento delle possibilità di carriera per i professionisti più audaci”.

Un mercato favorevole per chi è alla ricerca di nuove sfide

“Indubbiamente – sottolinea Adami -, in questo frangente il mercato si presenta in modo favorevole a chi è alla ricerca di nuove sfide e di nuove possibilità: tutto sta, come ricordano sempre i nostri career coach, nello stabilire un piano abbastanza preciso di sviluppo professionale, in base alle proprie esigenze effettive e ai propri obiettivi, senza farsi trascinare dagli eventi. In questo momento storico il dipendente alla ricerca di nuove opportunità ha maggiore scelta, grazie alla mobilità del mercato nonché alla flessibilità maggiore concessa delle aziende: può essere quindi un ottimo periodo per prendere davvero in mano le redini della propria vita professionale”.

Arredo Made in Lombardia, l’export vale 7 miliardi di euro

Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il comparto dell’arredo.design italiano è riuscito a superare la crisi. Tanto che ui numeri riferiti all’export sono decisamente in positivo. A evidenziare i numeri della filiera è l’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione del Salone del mobile di Milano. I dati da un lato evidenziano una fisiologica variazione in negativo delle imprese sul territorio, ma dall’altro riflettono anche una spinta alla ripresa sostenuta dal design e dalla crescita delle esportazioni.

Il boom delle esportazioni 

Complessivamente nel 2021 l’export del settore arredo design per i territori di Milano Monza Brianza Lodi vale circa 1,7 miliardi di euro, di cui il 90% ha origine dalla fabbricazione di mobili e il restante 10% dall’industria del legno. Si tratta di poco meno della metà del totale delle esportazioni lombarde di questi prodotti. Rispetto al 2020, l’export fa registrare +27%. Stati Uniti, Francia, Cina, Svizzera e Germania sono i primi Paesi di destinazione. È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat. “Il 60esimo Salone del Mobile è un’attesa iniezione di fiducia per Milano e il Paese. – ha dichiarato Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – È la dimostrazione che il nostro sistema economico si è rimesso pienamente in moto ed è capace di generare innovazione e crescita, come conferma il balzo in avanti dell’export del settore moda-design. Ma il Salone del mobile significa anche il ritorno dei grandi eventi che hanno rafforzato l’immagine di Milano nel mondo e che costituiscono il motore principale della sua attrattività”.

I numeri della filiera sul territorio 

Tra Milano Monza Brianza e Lodi la filiera dell’arredo design comprende più di 6.800 imprese attive e conta, in termini di posti di lavoro, poco meno di 38.000 addetti, che valgono circa il 2% del totale delle attività economiche e l’1,5% dell’occupazione. Tra i settori, le attività di design specializzate contano 2.580 imprese attive, seguite dalla fabbricazione di mobili con 2.175 imprese attive nei tre territori e dall’industria del legno (1.202). A queste si aggiungono 919 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi. A livello nazionale, Milano si conferma la capitale del design (con 2.161imprese), primato per Monza e Brianza nella produzione di mobili (1.357 imprese). 

Innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders: le priorità delle aziende quotate

In linea con il trend internazionale, anche le aziende italiane quotate strizzano maggiormente l’occhio alla creatività e al sociale. Come rivela l’indagine “Values Most Valued”, pubblicata da /amo, il network internazionale di Havas Group specializzato in corporate reputation, nell’ultimo periodo c’è stata una significativa evoluzione nel racconto dei valori da parte del mondo aziendale sempre più proiettato su innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders. L’analisi ha coinvolto le relazioni annuali e i siti web di 455 società quotate in 19 mercati, comprese 35 in Italia.  Per queste ultime in particolare l’Innovazione è in assoluto il valore più apprezzato, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, e in linea con il trend globale, altrettanto centrali risultano la sostenibilità e l’attenzione per le persone e le comunità.

I valori del 2022

Tra i principali risultati evidenziati nel rapporto globale emerge che la creatività e l’innovazione sono più apprezzate che mai. Di fronte a una serie scoraggiante di nuove sfide – tra cui le pandemie, le questioni/problematiche legate alla filiera di approvvigionamento, l’inflazione, la guerra e il cambiamento climatico – le aziende appaiono desiderose di essere percepite come pensatori creativi. L’innovazione (e le sue varianti) è stato il singolo valore più citato nel sondaggio, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, rivendicato dal 33% delle aziende (contro il 29% del 2021). Come categoria, i valori relativi alla creatività hanno ricevuto un riconoscimento particolarmente elevato negli Stati Uniti, in Cina e in numerosi Paesi europei, mentre sono stati citati abbastanza di rado in Austria, Paesi Bassi, Indonesia e Malesia. Le relazioni con gli stakeholder sono sempre più importanti. Nell’ultimo anno si è assistito a un netto spostamento verso manifestazioni di rispetto e responsabilità nei confronti dei principali stakeholder, in particolare i dipendenti (+27%) e i clienti (+32%). Più in generale, la preoccupazione per l’ambiente è aumentata notevolmente (+37%). Tuttavia, in questo schema generale si sono registrate alcune ampie e disparate variazioni geografiche. Ad esempio, il numero di aziende cinesi che citano un ampio senso di responsabilità sociale nei confronti delle persone e delle comunità è aumentato sensibilmente nel corso dell’anno. Anche nel Regno Unito si è registrato un forte aumento del numero di aziende che evocano questi ampi valori sociali. 

Il ruolo dell’integrità

L’integrità rimane un singolo valore molto diffuso, menzionato (in varie forme) dal 32% delle aziende come valore aziendale, in linea con lo scorso anno. Tuttavia, la gamma di valori classificati all’interno della più ampia categoria dell’etica è leggermente slitatta: quest’anno è stata citata solo dal 43% delle aziende intervistate, in calo rispetto al 46% dell’anno precedente. Questa categoria è stata ancora una volta la più popolare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Europa meridionale e in Cina. Tuttavia, in quattro mercati europei – Germania, Svizzera, Austria e Paesi Bassi – relativamente poche aziende hanno indicato l’etica come valore, forse partendo dal presupposto che l’onestà e l’integrità sono prerequisiti non negoziabili. Quest’anno i valori legati al pensiero globale e a lungo termine, nonché alla scienza e alla tecnologia, sono stati nettamente superiori. Sebbene queste categorie fossero relativamente poco diffuse tra le aziende mondiali, entrambe hanno registrato un aumento significativo del numero di menzioni. Solo il 10% delle aziende ha fatto riferimento al pensiero globale a lungo termine, ma si tratta di un numero doppio rispetto all’anno precedente. La scienza e la tecnologia sono state citate solo dal 6,4% delle aziende, anche se la categoria ha registrato il secondo aumento più consistente, con un incremento del 45%.