Caldaia pressione a zero cosa fare

Una delle cose che facciamo bene ad effettuare periodicamente per la corretta manutenzione dei dispositivi di casa è quella di fare dei controlli di base, che hanno una importanza indicativa non indifferente.

Per quel che riguarda la caldaia ad esempio, uno dei controlli che dobbiamo fare almeno una volta alla settimana è quello di verificare la pressione dell’acqua.

Essa si può facilmente leggere sull’apposito indicatore nella parte frontale della caldaia, in cui è presente un indicatore che mostra la pressione dell’acqua della caldaia in tempo reale.

Per quel che riguarda la pressione di esercizio ideale, possiamo dire che questa varia da modello a modello e che è necessario consultare il libretto di istruzioni della propria caldaia per sapere quale sia il livello corretto.

Solitamente comunque, una pressione che è all’interno di un intervallo compreso tra 1,4 e 1,6 bar è assolutamente nella norma.

Nel caso in cui si debba invece riscontrare che la propria caldaia abbia una pressione che addirittura superi i 2 bar o che al contrario sia inferiore ad un bar, in quel caso si rende necessario chiamare rapidamente un tecnico e verificare il motivo di questa anomalia.

Chiaramente lo stesso dicasi quando la pressione della caldaia è a zero.

Perchè la pressione della caldaia è a zero?

In questo caso, il fatto che la pressione dell’acqua sia a 0 sta ad indicare che nel circuito non c’è praticamente quasi più acqua. Ciò significa che dovrebbe esserci una perdita da qualche parte nel circuito.

In alcuni casi puoi essere tu stesso ad aver causato la diminuzione della pressione della caldaia effettuando l’operazione di spurgo o sfiato dei radiatori.

Questa operazione si effettua semplicemente andando ad agire con un cacciavite sulla apposita valvola di sfogo facendo uscire l’eventuale aria presente nel circuito.

Questa operazione va effettuata fin quando dal radiatore non comincia a fuoriuscire dell’acqua, la quale è più pesante dell’aria e dunque certifica che all’interno del termosifone non sia più presente dell’aria.

Tale operazione riesce a far diminuire la pressione della caldaia. Per questo motivo, se la si è effettuata da poco, potrebbe essere responsabile del crollo della pressione del nostro dispositivo.

Cosa fare quando la pressione della caldaia è a zero?

Nel caso in cui la pressione della caldaia sia scesa zero, la prima cosa da fare è farla risalire.

Tutto quello che puoi provare a fare è innanzitutto visionare il manuale rilasciato dalla casa produttrice e verificare quali siano le operazioni da effettuare per far risalire la pressione.

Di norma, quel che si fa per farla risalire è immettere dell’acqua all’interno dell’impianto. Ciò può essere fatto semplicemente azionando l’apposito rubinetto che è posto proprio nella parte inferiore della caldaia.

Esso è collegato alla rete idrica dell’appartamento ed è sufficiente aprirlo per fare in modo che entri dell’acqua all’interno del circuito. Nel momento in cui la pressione dell’acqua arriva a 1,5 bar è possibile chiudere nuovamente il rubinetto cosicché non ne entri dell’altra.

Conclusione

Nel caso in cui nei giorni a seguire dovesse presentarsi nuovamente lo stesso problema, molto probabilmente il motivo è la presenza di una perdita dell’impianto o potrebbe essere anche il boiler della caldaia a non funzionare più correttamente.

In questo caso, devi valutare se possa essere conveniente dal punto di vista economico far effettuare una riparazione o se sia più conveniente procedere direttamente con la sostituzione caldaia.

In questo caso potresti approfittarne per passare direttamente ad un modello superiore, più efficiente anche dal punto di vista dei consumi e al tempo stesso in grado di garantire prestazioni superiori.

Suggerimenti per un giardino bello da vivere

Quando si crea un giardino o area verde è molto importante avere una visione di insieme. Ciò significa che non bisogna concentrarsi esclusivamente su un elemento del giardino, ma invece prevedere quello che sarà il risultato finale nel suo insieme.

Questo è un errore largamente diffuso e che è bene evitare soprattutto quando si è nella fase di progettazione giardini per evitare di dover apportare degli interventi correttivi in seguito. Se pensi un attimo a quelli che sono dei bei giardini, anche quelli che sicuramente avrai visto in foto, certamente avrai notato che non c’erano semplicemente un bel manto erboso e piante curate, ma sicuramente spiccano anche elementi come pietre ed elementi di decorazione che nell’insieme rendono il tutto particolarmente artistico e gradevole.

Ecco allora alcuni suggerimenti utili per rendere il tuo giardino un angolo ancora più bello e piacevole da vivere.

L’illuminazione

L’illuminazione è di fondamentale importanza per creare una bella atmosfera in giardino e rendere più piacevole la permanenza qui, soprattutto nelle sere d’estate. Esistono a tale scopo delle lampade da esterno o faretti solari in grado di svolgere egregiamente il proprio compito. Ovviamente in base al tipo di illuminazione che avrei scelto cambierà l’effetto finale che andrai ad ottenere, ma quel che devi tenere a mente è che la luce deve diffondersi in maniera uniforme e non creare aree buie.

Organizzazione degli spazi

Questo è un altro aspetto molto importante del tuo giardino, in quanto in grado di influire direttamente sul risultato finale: se il giardino è particolarmente grande, è bene utilizzare diversi tipi di elementi che possono arricchirne il design. Se al contrario il giardino è piccolo, bisogna adottare quelle soluzioni che diano una sensazione di maggiore ampiezza, e ciò è possibile giocando ad esempio con la prospettiva. Potresti pensare per questo di posizionare gli alberi in fondo al giardino, ed inserire invece arbusti e piccole piante nella parte iniziale.

Pensa infine che è importante lasciare alcuni spazi vuoti perché questo dà maggiore sensazione di spazio ma soprattutto diventa uno spazio fruibile nel caso in cui tu voglia organizzare un barbecue con gli amici o perché no, prendere il sole sul prato in estate.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

La casa Feng Shui: l’arredo giusto per la casa “giusta”

Sempre più spesso si sente parlare di Feng Shui, l’antichissima arte cinese che insegna a progettare le abitazioni e a disporre gli arredi nel segno della massima armonia. La definizione Feng Shui significa letteralmente “acqua e vento”, ispirandosi quindi ai due elementi che plasmano e modellano ogni cosa sulla Terra, l’equivalente dello Yin e Yang. Applicata all’architettura, questa disciplina – che in diversi paesi orientali regola addirittura i cantieri – dovrebbe assicurare alle persone il massimo livello di benessere, serenità e salute. Anche se oggi non è sempre facilissimo organizzare i propri spazi abitativi in base a tali dettami, ci sono però ampi margini di azione per quanto concerne la disposizione degli arredi.

Mobili di qualità e in materiali naturali

Innanzitutto, il Feng Shui vuole che gli arredi siano di materiali di qualità e possibilmente naturali, come il legno, i metalli, i tessuti non sintetici. Per avere un’idea di cosa offre il mercato ci si può rivolgere a rivenditori riconosciuti, come Pedrazzini Arreda, che nel proprio store Veneta Cucina a Milano ha anche una vasta scelta di arredi e complementi in sintonia con le regole orientali. Ancora, il Feng Shui pretende l’ordine in casa: la confusione, l’eccesso di oggetti superflui blocca il corretto fluire dell’energia, a discapito del benessere degli abitanti.

La camera da letto per il sonno perfetto

La prima regola del Feng Shui è che la camera da letto sia lontana dall’ingresso, per creare uno spazio di quiete e pace. Per quanto riguarda la disposizione del letto, pediera e testiera non dovrebbero essere rivolte verso la porta. I colori che assicurano il miglior riposo sono il blu e il verde, mentre gli specchi potrebbero ostacolare un sonno ristoratore. La camera dei bambini andrebbe invece tinteggiata in colori neutri.

Il soggiorno armonico

L’ingresso e il salotto dovrebbero essere tinteggiati in colori naturali e solari, come il rosa, il giallo, l’arancione, il rosso, che favoriscono la convivialità. Nel soggiorno, che il Feng Shui vorrebbe di forma regolare meglio se quadrata, è importantissima la posizione del divano. Lontano da porte e finestre, va posizionato lungo il muro, in modo che chi si siede abbia le spalle protette. Per quanto riguarda invece la scelta del tavolo da pranzo, l’ideale è un modello dagli spigoli arrotondati e in legno naturale.

La cucina, regno dell’ordine

Siccome nel Feng Shui le energie devono poter fluire liberamente, è importante che chi cucina non dia le spalle alla porta. I fornelli, così come tutto l’ambiente, vanno tenuti in ordine con estrema cura: la preparazione dei cibi, fondamentali per il benessere, è importantissima nella tradizione orientale. Un’altra indicazione significativa è che il forno dovrebbe essere posizionato lontano da frigorifero e lavello. Un colore da prediligere? Il verde, magari abbinato al bianco.

Il bagno, come lo vuoi

Per questo ambiente ci si può sbizzarrire di più e le regole sono meno strette. L’unico divieto da rispettare è quello di posizionare questo locale vicino alla cucina. Il Feng Shui consiglia sanitari bianchi, mentre per piastrelle e pareti via libera alla fantasia. Un’accortezza è quella di limitare l’uso del colore nero, che assorbe la luce e quindi l’energia positiva.

Agenzie SEO: consigli

Che gran parte delle attività di marketing si siano spostate sull’online, crediamo sia ormai un dato di fatto: che si tratti di prodotti o servizi, l’utente cerca una risposta alle proprie esigenze sempre più sul web e sempre meno sui canali tradizionali (ma fino a quando potremo definirli tali?). Ma, sopratutto nel nostro Paese, rimane sempre un problema: se per realizzare una brochure mi rivolgo ad uno studio grafico, se per diffondere un volantino ad un’agenzia di pubblicità o ad una radio per inviare un messaggio radiofonico, cosa faccio per emergere nella giungle del web? A chi mi rivolgo?

Verrebbe da rispondere a Google… Ma in realtà il pay per click, che consiste in tutta una serie di attività per le quali ad un determinato costo corrisponde un click sul proprio sito web, non è l’unica strada percorribile, come ci spiega Websenior, apprezzata agenzia SEO nata circa 3 anni fa in provincia di Monza. Google AdWords è uno strumento di promozione estremamente potente, in grado di amplificare in tempi brevissimi i risultati ottenibili dalla propria visibilità sul web. Tuttavia, come in ogni attività di promozione online, ha dei pro e dei contro: in particolare, se da un lato garantisce una buona intercettazione delle ricerche degli utenti entro poche ore dalla pubblicazione di una campagna, dall’altro non consente di investire sul proprio brand e, sopratutto, di pianificare al meglio il proprio budget. Essere ai primi posti nella ricerca a pagamento, infatti, non è come esserlo nei risultati organici che, al contrario, consentono di trasmettere autorevolezza ed importanza in relazione all’argomento cercato dall’utente finale. Per quanto concerne il budget, il CPC (costo per click) è un parametro difficilmente controllabile per via della forte concorrenza che, negli ultimi anni, ha portato ad una moltiplicazione continua di tale costo. Basti pensare che oggi se Websenior volesse promuovere la propria attività intercettando gli utenti che cercano la parola “agenzia seo“, finirebbe con lo spendere oltre 6 euro per ogni click ricevuto…

Infine, spesso le campagne AdWords richiedono di promuovere un tangibile incentivo economico per l’utente, sempre più attratto da messaggi che catturino l’attenzione con “offerte imperdibili” o “servizi gratuiti”, e questo è un altro elemento da considerare. E’ chiaro che anche in attività differenti, come il performance marketing o la SEO vanno considerati questi fattori, tuttavia è dimostrato come questi canali riescano ad indirizzare, tendenzialmente, utenti più interessati e con comportamenti migliori sulle pagine del sito: bounce rate e conversion rate sono quasi sempre significativamente più elevati dal canale organico che non da quello a pagamento, e questo anche per un fatto storico.

Insomma, investire nel PPC o nella SEO? Ne parleremo ancora…

La Prima Colazione degli Italiani

Parliamo di caffè… Secondo gli esperti, uno dei momenti più importanti della giornata è quello della prima colazione. È qui infatti, che si decide buona parte della nostra capacità di lavorare con profitto nell’intero arco del giorno, ed è per questo consigliato di dedicare ogni mattina il tempo necessario a questo pasto così importante. Ciò a cui gli italiani non sono disposti a rinunciare, oltre ad un immancabile brioche dolce o salata, è un buonissimo caffè caldo: il caffè è intoccabile non soltanto perché apporta un importante contributo in termini di energia, ma anche e soprattutto perché ha una piacevole capacità di rilassare e sollevare chi lo beve, consentendo così di iniziare la giornata con il piede giusto e fornendo quella dose di energia in più che sarà indispensabile per affrontare con la giusta grinta gli impegni quotidiani. Difficilmente infatti, noi italiani rinunciamo al piccolo piacere del caffè mattutino, e per questo siamo particolarmente esigenti per quel che riguarda l’aroma, il gusto e le sensazioni che il palato ne riceve.

Da diversi anni Cialdamia, attraverso il proprio sito e-commerce, vende cialde delle migliori marche, proponendosi sul mercato con offerte esclusive e particolari proposte bundle dove il cliente ha la possibilità di comporre il proprio “pacchetto” di cialde variando tra i diversi sistemi disponibili, per una fornitura che accontenti anche familiari ed amici. Tra le diverse proposte, le cialde Lavazza a Modo Mio mettono tutti d’accordo e consentono agli habitué della tazzina mattutina di poter scegliere tra tantissime miscele differenti, classiche o più ricercate, tutte in grado di regalare quella piacevole sensazione che si prova quando si beve un caffè di ottima qualità. Aroma intenso e leggera schiuma dal colore nocciola proprio come al bar: questo è ciò che differenzia le ottime cialde Lavazza rendendole di fatto le più apprezzate e ricercate dagli italiani. Grazie all’ottima chiusura ermetica poi, la freschezza e l’integrità della miscela sono sempre garantite, in qualsiasi momento si decida di utilizzarle, e basterà un semplice tocco della mano per avere ogni volta quel buonissimo caffè anche in casa.

Cosa aspetti allora? Regalati anche tu una parentesi di piacere quotidiano grazie alle cialde Lavazza a Modo Mio.

Smartphone, spedizioni globali a -12,9% 

Nel primo trimestre del 2022, la diffusione del Covid-19 in Cina ha avuto un impatto negativo sulla domanda di smartphone. Questo perché il governo cinese ha bloccato le principali città, e ciò ha comportato una forte diminuzione delle spedizioni da parte delle aziende cinesi, che dipendono fortemente dalla domanda interna. Secondo il rapporto di Omdia 1Q22, nel primo trimestre del 2022 le spedizioni di smartphone sono diminuite globalmente del 12,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il rapporto ha anche rivelato che nei primi tre mesi del 2021, le spedizioni di smartphone hanno registrato 308,0 milioni di unità, e che il trend di crescita negativo è seguito anche negli ultimi tre trimestri consecutivi.

Le variazioni per Samsung, Apple e Xiaomi

In pratica, le spedizioni da parte dei produttori cinesi sono diminuite drasticamente a causa del rallentamento del mercato interno cinese. Ulteriori approfondimenti dal rapporto hanno mostrato che Samsung ha spedito un totale di 73,8 milioni di smartphone. Si tratta di una diminuzione del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma di un aumento del 6,8% rispetto al trimestre precedente. Apple invece ha spedito un totale di 56,4 milioni di unità, e il volume delle spedizioni è aumentato del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Solo per Honor e Realme aumentano i volumi spediti

Quanto agli altri maggiori produttori di smartphone, Xiaomi ha spedito 42,4 milioni di unità nel primo trimestre 2022, 7,1 milioni in meno rispetto ai 49,5 milioni di unità dello scorso anno. Oppo e Vivo, che dipendono fortemente dal mercato interno cinese, hanno spedito rispettivamente 25,3 milioni e 24,1 milioni di smartphone, un calo del 33,1% e del 36,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Honor ha spedito 15,2 milioni di unità nel primo trimestre, con un aumento del 322,2% e dell’1,3% rispetto all’anno precedente e al trimestre precedente, e Realme ha spedito 14,6 milioni di unità, con un aumento del 17,7% su base annua.

Prosegue il blocco delle principali città cinesi. Ma c’è anche la crisi Ucraina

Il blocco delle principali città cinesi, riporta Italpress, sta continuando anche nel secondo trimestre del 2022, e l’invasione russa dell’Ucraina dovrebbe avere un impatto negativo sulla domanda di smartphone, in quanto colpisce direttamente o indirettamente non solo questi due paesi, ma anche altre regioni. Si teme quindi che questi fattori nel prossimo futuro influenzeranno negativamente la domanda complessiva, che avrebbe dovuto riprendersi con l’attenuarsi delle misure per il contenimento del Covid-19.

Nuove assunzioni, le aziende le vogliono green

Nel 2021 sono tornati a crescere gli investimenti sostenibili delle imprese. Lo rileva, con numeri e fatti, l’ultima edizione del volume “Le competenze green” del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL, realizzata in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne. In base ai dati raccolti, emerge in particolare che competenze specifiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico saranno fondamentali per emergere nel mercato del lavoro. 

I trend del 2021

Qualche dato riferito al 2021: le imprese hanno richiesto al 76,3% delle assunzioni programmate – pari a oltre 3,5 milioni di posizioni – competenze green, e nel 37,9% dei casi con un grado di importanza per la professione elevato. Il 2021, infatti, ha registrato il recupero degli investimenti delle imprese nella Green Economy: il 24,3% delle aziende dell’industria e dei servizi ha investito in tecnologie e prodotti green (+3 punti percentuali rispetto al 2019) e il 52,5% ha investito in competenze green, ripristinando la dinamica positiva che si osservava prima della pandemia. Questi risultati sottolineano l’impegno delle imprese verso la transizione green, fattore  ancor più strategico oggi, con la guerra in Ucraina, per superare le tensioni nel campo energetico dell’approvvigionamento delle materie prime.

Competenze green, i settori dove sono più richieste 

La domanda di competenze per la transizione verde pervade l’intera economia, sebbene con diversi gradi di intensità. Per l’industria, si evidenzia un’elevata richiesta di competenze green nel settore dell’estrazione minerali (sono necessarie per il 79,7% degli ingressi programmati), nel comparto del legno e del mobile (78,8%), nelle costruzioni (78,6%), nelle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (78,5%), per le public utilities (77,8%) e per la meccanica (76,8%). Nei servizi si rileva altrettanto strategica la green skill per la formazione (richieste all’84,6% delle entrate), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (84,4%), servizi avanzati e di supporto alle imprese (81,1%) e alloggio, ristorazione e turismo (80,9%).  Ma tali competenze sono essenziali per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali ad esempio i tecnici e ingegneri delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 78,6% e al 71,2% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (55%), chiamati a operare sia per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio già esistente, sia nella progettazione e costruzione di nuovi edifici ecosostenibili. Ma sono anche fondamentali per l’obiettivo assunzione di ingegneri elettronici e in telecomunicazioni (64,5%), tecnici gestori di reti e di sistemi telematici (57,8%), spedizionieri e tecnici della distribuzione (56,4%), tecnici chimici (52,6%).

Sonno e idratazione: bere acqua fa dormire meglio

L’idratazione permette di ridurre i livelli di ansia e stress, e mitiga i disturbi del sonno perché contribuisce a garantire un riposo ristoratore. Assumere la giusta quantità di liquidi è infatti uno degli elementi fondamentali per dormire bene. Una dormita prolungata, serena e rilassante, aiuta ad affrontare meglio la giornata, e migliora la qualità della vita. Il sonno infatti è indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo e per l’equilibrio psico-fisico. Al contrario, notti insonni possono portare alla disidratazione, come dimostra lo studio Short sleep duration is associated with inadequate hydration, condotto su circa 20.000 giovani adulti in buona salute e pubblicato sulla rivista Sleep. 
Di fatto, le persone che durante il test dormivano solo sei ore per notte hanno presentato un tasso più alto di disidratazione rispetto a coloro che ne dormivano otto.

La vasopressina interferisce nel ritmo circadiano

Dall’analisi delle loro urine, è emerso che i valori elevati di densità urinaria (maggiori di 1.020 g/ml) e di contenuto salino (maggiore di 831mOsm/kg) provano una scarsa idratazione, e portano a una conseguente riduzione della durata del sonno di circa due ore. La causa di questa reazione è la modifica nel rilascio dell’ormone antidiuretico, cioè la vasopressina, che interferisce nel ritmo circadiano (cioè il nostro orologio biologico nell’arco di 24 ore) e nel risveglio. Quando siamo disidratati, il nostro organismo cerca di difendersi producendo vasopressina per non perdere liquidi, influendo però sul risveglio anticipato. Ne consegue che chi beve troppo poco ha una scarsa qualità del sonno.

Il sonno è salute

“Quando dormiamo il corpo attraversa molteplici e complessi processi per ristorare la salute generale dell’organismo – spiega il professor Umberto Solimene, Presidente FEMTEC, Direttore Centro Referenza Medicina Integrata dell’Organizzazione Mondiale della Sanità presso l’Università di Milano ed esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino -. Dormendo la quantità raccomandata di ore, che varia da persona a persona e in base all’età, permettiamo a questi processi di svolgersi al meglio e al ritmo circadiano di gestire la quantità di liquidi presenti nel corpo”.

L’importanza di mantenersi idratati durante il giorno

La disidratazione può causare anche stanchezza e affaticamento, che si manifestano con sintomi come mal di testa e crampi muscolari, rendendo più difficile addormentarsi e impattando negativamente sulla qualità del sonno. Un riposo interrotto e frammentario dovuto alla disidratazione può avere ripercussioni anche sui livelli di attenzione e concentrazione e sull’umore durante il giorno successivo.
“Una buona abitudine, pertanto, può essere quella di mantenersi correttamente idratati durante tutto l’arco della giornata, bevendo acque minerali ad alto contenuto di oligoelementi, che aiutano il regolare ciclo veglia-sonno – prosegue il professor Solimene – per evitare di incorrere nella disidratazione notturna che impatta negativamente sulle fasi del nostro riposo”.

Cosa sanno i consumatori dell’economia circolare?

Si parla sempre più spesso di economia circolare, ma cosa ne sanno i consumatori? E quali sono le azioni più diffuse per ridurre lo spreco e diminuire l’impatto dei consumi sull’ambiente? Risponde un’indagine di Dnv, l’ente di terza parte per i servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio: se da una parte cresce la consapevolezza dei consumatori più del 35% non ha mai ha sentito parlare di economia circolare.

“La consapevolezza del consumatore è essenziale – afferma Luca Crisciotti, ceo Supply Chain & Product Assurance Dnv – ma, per fare dell’economia circolare una realtà, è altrettanto importante che le conoscenze influenzino i comportamenti”.

Tra chi ne ha sentito parlare, il 45% afferma di averne una conoscenza ampia e di parteciparvi attivamente. Conoscenze e coinvolgimento poi sono maggiori tra le generazioni più giovani, che nell’oltre il 53% dei casi affermano di partecipare attivamente rispetto a il 32,4% tra i più maturi.

Media e canali social le fonti di informazione principali

Secondo la ricerca che i consumatori si informano soprattutto sui media e i canali social (60,9%), seguiti dal dibattito politico (26,8%) e gli amici (23%). Solo uno su 5 cita le informazioni presentate direttamente dai produttori e fornitori, evidenziando l’esigenza per le aziende di veicolare in modo più efficace La ricerca dimostra chiaramente che i consumatori stanno iniziando a tenere conto dell’impatto dei loro comportamenti d’acquisto. Il 48,1% afferma di acquistare prodotti con proprietà riciclate e il 62,9% di preferire una riduzione degli acquisti, o la ricerca di prodotti di seconda mano. Sembrano rivestire un ruolo anche gli schemi comportamentali, l’educazione in famiglia e il potere d’acquisto.

I giovani acquistano prodotti di seconda mano e preferiscono il noleggio

Gli over 55, ad esempio, ricorrono maggiormente alle riparazioni rispetto alle generazioni più giovani, che tendono invece ad acquistare più prodotti di seconda mano, o a preferire il noleggio alla proprietà, un approccio che combina il desiderio di essere di tendenza con il ‘limitato’ potere d’acquisto. Nel caso della moda, quando decidono se acquistare un prodotto i consumatori sono influenzati da numerosi aspetti. Sono molto importanti le informazioni sull’impronta ecologica (49,1%), seguite a breve distanza dalle condizioni di lavoro e contrattuali e la qualità del prodotto, oltre alle certificazioni, le etichette verificate e le affermazioni validate sulla sostenibilità.

Le aziende devono riadattare il loro modello di business

Prezzo e stile rimangono le motivazioni principali per acquistare un capo d’abbigliamento circolare, mentre in terza posizione si trova il contributo alle cause ambientali e circolari. Il prezzo, riferisce Adnkoros, è rilevante soprattutto per i più giovani, un aspetto probabilmente connesso al loro potere d’acquisto più limitato. I consumatori non appaiono disposti a optare a ogni costo per la circolarità, ma alla domanda sulle plastiche circolari rispondono di percepire come sostenibili la maggior parte delle alternative alla plastica monouso. Per le aziende questo dato rappresenta un’opportunità di adattarsi. Anche introducendo innovazioni nel loro modello di business, concentrandosi sugli sforzi che apportano un maggiore ritorno.

Cresce la digitalizzazione delle imprese

Con l’emergenza sanitaria la gran parte delle Pmi italiane ha dovuto fare necessariamente i conti con alcuni processi di digitalizzazione, magari prima rimandati. E ora queste mosse stanno dando i loro frutti, anche se ancora metà delle imprese è ai primi passi. A delineare la situazione delle Pmi tricolori  è PidOsserva, l’Osservatorio nazionale dei PID – Punti Impresa Digitale, strutture istituite dalle Camere di commercio nell’ambito del Piano nazionale impresa 4.0. Alla base dell’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec, le risposte che tra il 2018 e il 2021 oltre 40mila imprese hanno fornito a “SELF i4.0”, il test di autovalutazione della maturità digitale, presentate oggi nel corso di Orizzonti Live Lab 2022-IoRiparto, rassegna organizzata da IoRiparto in collaborazione con la Camera di commercio Chieti Pescara.

Con la pandemia è iniziata la corsa alla digitalizzazione

“La pandemia, con le restrizioni che ne sono derivate, ha accelerato la corsa degli imprenditori all’utilizzo del digitale. Sono quasi 450mila le imprese aiutate dai Pid delle Camere di commercio in questo percorso di innovazione ed i risultati cominciano a vedersi: il livello di maturità digitale delle nostre imprese è aumentato di circa il 9% rispetto al periodo pre-Covid”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “E’ ancora marcata, però, la distanza tra le aree del Paese: le regioni del Mezzogiorno hanno una maturità digitale inferiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quelle del Centro-Nord. Un gap che dovrà essere ridotto anche grazie ai progetti del Pnrr”.

Le tecnologie più diffuse

Tra le tecnologie abilitanti per restare operativi anche da remoto, adottate dalle imprese,  la più diffusa è stata quella relativa ai “pagamenti mobili attraverso internet” (utilizzata oggi dal 41,3% delle imprese) che nel 2020 si collocava al 3° posto; al secondo posto segue il Cloud – al 1° posto nel 2020 – (pari al 39,1%) e al terzo posto la cybersecurity – 4° posto nel 2020 – crescendo progressivamente di importanza (pari al 35,8% degli utilizzi).Rispetto al 2018, le imprese che utilizzano il Cloud e i pagamenti elettronici sono aumentate di 8 punti percentuali; quelle che si avvalgono di strumenti di cybersecurity e che hanno avviato un e-commerce di 9 punti.

I settori delle aziende più digital

La crescita della maturità digitale in questi anni è stata più consistente tra le imprese dei servizi e della manifattura rispetto a quelle agricole, tra le attività di medie e piccole dimensioni rispetto alle imprese micro e tra quelle che operano all’interno di una filiera (B2B) rispetto a quelle che hanno rapporti con il cliente finale e sul mercato (B2C).

Videogiochi, una passione italiana: giro d’affari di 2,2 miliardi di euro

Videogiochi, una passione molto italiana. Per capire l’entità di questo rapporto, basta guardare i dati di Iidea, l’Associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, che ha presentato i dati sui consumi di videogiochi nel nostro Paese nel 2021. Se il 2020 è stato un anno da record, complice la pandemia, il settore continua a registrare numeri positivi con un giro d’affari di 2 miliardi e 243 milioni di euro, in crescita del 2,9% rispetto alla precedente rilevazione. Il numero dei videogiocatori appare in leggera diminuzione con 15,5 milioni di ersone, ovvero il 35% della popolazione italiana compresa tra i 6 e i 64 anni, che hanno trascorso parte del loro tempo libero videogiocando. 

Cresce l’interesse per il mezzo

In particolare, dai dati si evince che cresce l’interesse per il mezzo: sono state dedicate ai videogiochi in media 8,7 ore a settimana, in particolare su console, ben mezz’ora in più rispetto all’analisi precedente.Per quanto riguarda il giro d’affari del 2021, il segmento software si riconferma il più forte del mercato con un valore pari a 1,8 miliardi di euro, grazie all’ottima performance del digitale e delle app. Sul fronte hardware, vista la straordinaria performance delle console next gen che registrano un incremento del 21,6%, il comparto console registra un fatturato di 443 milioni di euro con una crescita del 12,1%. 

I videogiochi preferiti

La Top 20 aggregata (tutte le piattaforme, fisico e digitale) dei videogiochi più venduti nel 2021 è guidata da FIFA 22, seguito da Grand Theft Auto V e FIFA 21.  I generi di videogiochi più venduti nel 2021 sono stati action, giochi di sport e GdR per quanto riguarda i titoli campioni d’incasso su console, mentre strategia e azione/avventura guidano la top 10 relativa ai videogiochi più venduti su PC. Il 73,4% dei videogiochi rilasciati sul mercato italiano e il 65,8% dei giochi venduti in Italia nel 2021 è adatto a un pubblico tra i 3 e i 12 anni.

Chi sono i giocatori?

Nel 2021 il numero dei videogiocatori ha fatto registrare una leggera flessione rispetto all’anno precedente, con 15,5 milioni di persone che si sono cimentate con i videogiochi nel corso dell’anno, ovvero il 35% della popolazione italiana compresa tra i 6 e i 64 anni, di cui il 56% uomini e il 44% donne. Le fasce d’età in cui si videogioca di più sono quelle tra i 15-24 anni e tra i 45-64 anni che registrano rispettivamente 3,7 milioni di videogiocatori al loro interno. Il tempo dedicato ai videogiochi continua a crescere anno su anno, mostrando un coinvolgimento maggiore che in passato degli italiani nei confronti del medium videoludico. Nel corso del 2021 sono state dedicate a videogiocare in media 8,7 ore a settimana su tutti i dispositivi, con una notevole crescita del tempo dedicato soprattutto alle console (circa un’ora in più in media alla settimana), mentre il tempo destinato al gioco su smartphone e tablet ha fatto registrare una leggera decrescita rispetto al 2020. Per quanto riguarda le piattaforme di gioco più utilizzate, i dispositivi mobile come smartphone e tablet vanno per la maggiore, con 9 milioni di videogiocatori italiani a utilizzarli, tra cui 4,2 milioni di donne. Seguono PC e console domestiche con 6,9 milioni di utenti. Resiste il segmento delle console portatili, utilizzate da 1,4 milioni di persone.

Inflazione e tensioni Ucraina: tassi mutui fissi a +0,4% 

L’indice di riferimento che guida l’andamento dei mutui fissi negli ultimi giorni è salito, superando quota 1% (indice a 20 anni): una percentuale che non si registrava da maggio 2019. La causa? La crescita dell’inflazione e le recenti tensioni in Ucraina. Questo ha determinato che per un mutuo fisso da 126.000 euro al 70%, da restituire in 25 anni, il miglior tasso (TAEG) disponibile oggi online è pari a 1,44%, con una rata da 489 euro al mese. Si tratta di una simulazione effettuata sul portale Facile.it in data 1 marzo 2022. E come emerge dall’analisi di Facile.it, dodici mesi fa per un’operazione analoga il miglior tasso era 1,04% e la rata 466 euro.

Oggi si pagano circa 6.900 euro in più di interessi rispetto a un anno fa

In pratica significa che chi chiede adesso un mutuo a tasso fisso paga, per tutta la durata del finanziamento, circa 6.900 euro in più di interessi rispetto a un anno fa.
“Da mesi – spiegano gli esperti di Facile.it – l’Europa è alle prese con l’aumento dell’inflazione, determinato in larga parte dal rincaro del prezzo dell’energia, e la situazione di crisi tra Russia e Ucraina potrebbe complicare ulteriormente lo scenario”.

Sul fronte dei tassi variabili per ora la situazione è ancora stabile

Se i mutui a tasso fisso sono oggi già ben più costosi di quanto non fossero un anno fa, sul fronte dei tassi variabili, per ora, la situazione è ancora stabile. “L’Euribor – continuano gli esperti di Facile.it – è ancora in negativo, ma per il futuro sarà determinante l’andamento dell’inflazione. Se il livello attuale diventerà strutturale, sarà inevitabile un intervento da parte della BCE sui tassi di interesse, e questo avrebbe un impatto diretto sulle rate dei mutui variabili, sia per coloro che hanno già un finanziamento in essere sia per coloro che lo sottoscriveranno in futuro”.

L’inflazione rischia di ripercuotersi sugli spread bancari

Sebbene i tassi di riferimento per i mutui fissi e variabili siano in calo, l’inflazione rischia di ripercuotersi sugli spread bancari, determinando un aumento complessivo del costo dei mutui. Infatti, il vantaggio del tasso fisso è proprio quello di non avere sorprese in caso di aumenti dell’inflazione.
Per ora, la Bce non ha intenzione di aumentare i tassi nel breve termine, ma l’inflazione e le tensioni sui mercati dovuti alla guerra in Ucraina potrebbero portare nel 2023 a un rialzo delle rate dei mutui.
Oltre alla surroga, chi ha un mutuo a tasso variabile può comunque valutare anche di rinegoziare il contratto con la propria banca, passando a un mutuo a tasso fisso.

Il 5G cresce: nel 2021 660 milioni di abbonamenti in tutto il mondo

Secondo i dati dell’ultimo Mobility Report di Ericsson oggi il 5G costituisce circa il 9,5% degli abbonamenti mobili a banda larga, e poco più dell’8% di quelli totali. Il 5G sta crescendo più di ogni altra tecnologia, e ormai inizia a rappresentare una fetta consistente del mercato mobile. Il 2021 si è chiuso infatti con 660 milioni di abbonamenti 5G in tutto il mondo, 98 milioni in più nel solo quarto trimestre dell’anno. Ma a crescere sono anche gli operatori che lanciano servizi di quinta generazione: sono circa 200, venti dei quali hanno implementato reti 5G standalone, ovvero in tutto e per tutto autonome.

L’85% degli abbonamenti mobile è a banda larga

Tra ottobre e dicembre scorsi, il numero di abbonamenti di tipo mobile broadband, quelli che consentono di utilizzare app e servizi online, ha raggiunto i 6,9 miliardi, con un incremento del 6% anno su anno.
Di fatto, oggi l’85% degli abbonamenti mobile è a banda larga. Si rafforza la leadership degli abbonamenti Lte, che nell’ultimo trimestre del 2021 sono aumentati di circa 37 milioni, arrivando a un totale di 4,7 miliardi, ovvero il 57% di tutti gli abbonamenti mobili. Diminuiscono, invece, gli abbonamenti alle più datate reti HSPA (-51 milioni) e GSM (-52 milioni).

Il traffico dati supera la soglia degli 80 exabyte

Grazie all’aumento di abbonamenti complessivi, alla diffusione di reti più performanti (come Lte e 5G) e all’elevato consumo di video, il traffico dati nel quarto trimestre 2021 è aumentato dell’8% rispetto al terzo, e del 44% anno su anno. Il traffico dati è quindi più raddoppiato nel giro di due anni, superando per la prima volta la soglia degli 80 exabyte. Il Mobility Report conta anche il numero di Sim in circolazione: nel solo quarto trimestre 2021 gli abbonamenti alla rete mobile sono cresciuti di 24 milioni di unità, portando il numero complessivo a 8,2 miliardi. Il maggior contributo trimestrale proviene da Cina (+5 milioni), Stati Uniti (+4 milioni) e Pakistan (+3 milioni).

Divario tra utenti unici e schede totali

Ormai da tempo le Sim superano la popolazione umana mondiale, riporta Agi: ce ne sono 104 ogni cento abitanti, con una penetrazione più elevata nell’Europa centro-orientale (dove la penetrazione è del 138%) e occidentale (124%). Solo in Africa (85%) e India (78%) gli abitanti sono ancora più delle Sim. Il numero di abbonati mobili unici è invece pari a circa 6 miliardi. Il divario tra utenti unici e schede totali è in buona parte dovuto alla presenza di più Sim per persona o di abbonamenti inattivi.  

Boom di prestiti alle famiglie a inizio 2022

Le persone hanno voglia di fare progetti e finalmente di acquistare beni e servizi desiderati. La riprova di questa tendenza è il vero e proprio boom di richieste di presiti finalizzati da parte delle famiglie italiane, che segnano incrementi a doppia cifra. Dopo gli andamenti discontinui che hanno caratterizzato il 2021 per le diverse forme tecniche di credito alle famiglie, il nuovo anno si è aperto con una decisa vivacità dei prestiti, che nel complesso di finanziamenti personali e finalizzati hanno visto un incremento del +22,1% rispetto al corrispondente mese del 2021. Diverso il discorso per quanto riguarda i mutui immobiliari, che segnano una contrazione del -28,2% dovuta in primis al ridimensionamento delle surroghe. Lo evidenzia il Barometro CRIF sull’andamento delle richieste di credito da parte delle famiglie nel mese di gennaio.

Prendi ora paga dopo

“Se la performance della domanda di mutui continua a scontare il progressivo ridimensionamento delle surroghe, analizzando la dinamica degli ultimi anni si evidenzia un significativo aumento delle richieste di credito finalizzato, sostenuto anche dalla vivacità delle generazioni più giovani che hanno adottato nuove modalità di acquisto rateizzato anche per beni di importo contenuto. In questo scenario l’opzione Buy Now Pay Later, che consente di fare acquisti e pagare in un secondo momento, rappresenta un’alternativa in rapida espansione, seppur ancora non troppo diffusa sul mercato italiano. Al momento si stima che gli acquisti con pagamento dilazionati rappresentino solo un 2% dell’e-commerce ma per il prossimo futuro il margine di penetrazione del BNPL è destinato a conoscere una forte espansione grazie alla crescita degli acquisti digitali, rappresentando un potenziale driver di ulteriore sviluppo per l’intero comparto” commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF.

L’exploit del comparto dei prestiti

Nel mese di gennaio il comparto vede un aumento del +27,0% delle richieste di prestiti finalizzati all’acquisto di beni e servizi a fronte del +14,0% fatto segnare dai prestiti personali.  Sulla dinamica in atto incide indubbiamente anche la costante crescita di richieste presentate da consumatori di età inferiore ai 35 anni, che nel complesso sono arrivati al 25,0% del totale (diventando così il segmento di popolazione maggiormente rappresentato, davanti ai 45-54enni, che pesano 24,4%). Un’ulteriore evidenza che emerge dallo studio di CRIF riguarda l’importo medio dei Prestiti richiesti, che nell’aggregato di personali e finalizzati nel primo mese dell’anno si è attestato a 8.191 Euro, -13,1% rispetto al valore del gennaio 2021 in virtù del peso crescente dei finanziamenti di piccolo taglio richiesti per sostenere acquisti di importo contenuto grazie ad offerte ancora vantaggiose.
 Entrando nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati l’importo medio richiesto si è attestato a 5.535 Euro contro i 13.014 Euro dei prestiti personali. Per quanto riguarda l’andamento delle richieste di mutui, invece, dopo il calo fatto segnare nella seconda parte del 2021, anche il mese di gennaio resta in territorio negativo, con un pesante -28,2%. In compenso a gennaio risulta in ulteriore crescita (+5,4%) l’importo medio dei mutui richiesti, che si è attestato a 143.030 Euro facendo segnare il record assoluto degli ultimi 10 anni.