Applicazioni cloud, crescono quelle personali nel business: quali i rischi?

In tutto il mondo cresce l’utilizzo di applicazioni personali nel business, e questo fenomeno potrebbe creare dei rischi per le organizzazioni proprio per l’enorme quantità di dati. A dirlo è Netskope che ha diffuso una ricerca che che analizza in dettaglio la proliferazione delle applicazioni cloud utilizzate nelle aziende di tutto il mondo. “Netskope Cloud and Threat Report: Cloud Data Sprawl” ha rilevato che l’uso di applicazioni cloud all’interno delle organizzazioni continua a crescere: dall’inizio del 2022 è già aumentato del 35%. Un’azienda media tra i 500 e i 2.000 utenti carica, crea, condivide o archivia dati in 138 applicazioni diverse e utilizza una media di 1.558 applicazioni cloud distinte ogni mese.

1 utente su 5 carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali

Il report segnala che più di 1 utente su 5 (22%) carica, crea, condivide o archivia dati in applicazioni e istanze personali: Gmail, WhatsApp, Google Drive, Facebook, WeTransfer e LinkedIn sono classificate come le applicazioni e le istanze personali più utilizzate. Un’applicazione personale, come WhatsApp, è una app che prevede l’utilizzo esclusivamente da un account personale. A differenza di un’istanza personale che costituisce invece un account personale di un’applicazione gestita anche dall’organizzazione. Ad esempio, in un’organizzazione che utilizza Google Workspaces, l’account Gmail personale di un utente è un’istanza personale.

Il pericolo per le organizzazioni

Inoltre, nel report si evidenzia una continua tendenza al rischio che proviene dall’interno dell’azienda (insider risk): il report ha rivelato che 1 utente su 5 (20%) carica una quantità insolitamente elevata di dati nelle applicazioni personali sopra evidenziate nei 30 giorni che precedono la fuoriuscita da un’organizzazione, dato che segna un aumento del 33% per lo stesso periodo rispetto all’anno scorso.
“Le applicazioni cloud hanno contribuito ad aumentare la produttività e a consentire il lavoro ibrido, ma hanno anche causato una crescente proliferazione di dati che mette a rischio informazioni sensibili”, ha affermato Ray Canzanese, Threat Research Director, Netskope Threat Labs. “Le applicazioni e le istanze personali sono particolarmente preoccupanti, dal momento che gli utenti mantengono l’accesso ai dati archiviati in quelle istanze anche molto tempo dopo aver lasciato l’organizzazione. Le misure di sicurezza proattive, in particolare i controlli delle policy che limitano l’accesso ai dati sensibili solo agli utenti e ai dispositivi autorizzati e impediscono il caricamento di dati sensibili su applicazioni e istanze personali, possono aiutare a ridurre i rischi di perdita o esposizione di dati sensibili”.

Innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders: le priorità delle aziende quotate

In linea con il trend internazionale, anche le aziende italiane quotate strizzano maggiormente l’occhio alla creatività e al sociale. Come rivela l’indagine “Values Most Valued”, pubblicata da /amo, il network internazionale di Havas Group specializzato in corporate reputation, nell’ultimo periodo c’è stata una significativa evoluzione nel racconto dei valori da parte del mondo aziendale sempre più proiettato su innovazione, ambiente e attenzione agli stakeholders. L’analisi ha coinvolto le relazioni annuali e i siti web di 455 società quotate in 19 mercati, comprese 35 in Italia.  Per queste ultime in particolare l’Innovazione è in assoluto il valore più apprezzato, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, e in linea con il trend globale, altrettanto centrali risultano la sostenibilità e l’attenzione per le persone e le comunità.

I valori del 2022

Tra i principali risultati evidenziati nel rapporto globale emerge che la creatività e l’innovazione sono più apprezzate che mai. Di fronte a una serie scoraggiante di nuove sfide – tra cui le pandemie, le questioni/problematiche legate alla filiera di approvvigionamento, l’inflazione, la guerra e il cambiamento climatico – le aziende appaiono desiderose di essere percepite come pensatori creativi. L’innovazione (e le sue varianti) è stato il singolo valore più citato nel sondaggio, in crescita rispetto al secondo posto dello scorso anno, rivendicato dal 33% delle aziende (contro il 29% del 2021). Come categoria, i valori relativi alla creatività hanno ricevuto un riconoscimento particolarmente elevato negli Stati Uniti, in Cina e in numerosi Paesi europei, mentre sono stati citati abbastanza di rado in Austria, Paesi Bassi, Indonesia e Malesia. Le relazioni con gli stakeholder sono sempre più importanti. Nell’ultimo anno si è assistito a un netto spostamento verso manifestazioni di rispetto e responsabilità nei confronti dei principali stakeholder, in particolare i dipendenti (+27%) e i clienti (+32%). Più in generale, la preoccupazione per l’ambiente è aumentata notevolmente (+37%). Tuttavia, in questo schema generale si sono registrate alcune ampie e disparate variazioni geografiche. Ad esempio, il numero di aziende cinesi che citano un ampio senso di responsabilità sociale nei confronti delle persone e delle comunità è aumentato sensibilmente nel corso dell’anno. Anche nel Regno Unito si è registrato un forte aumento del numero di aziende che evocano questi ampi valori sociali. 

Il ruolo dell’integrità

L’integrità rimane un singolo valore molto diffuso, menzionato (in varie forme) dal 32% delle aziende come valore aziendale, in linea con lo scorso anno. Tuttavia, la gamma di valori classificati all’interno della più ampia categoria dell’etica è leggermente slitatta: quest’anno è stata citata solo dal 43% delle aziende intervistate, in calo rispetto al 46% dell’anno precedente. Questa categoria è stata ancora una volta la più popolare negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Europa meridionale e in Cina. Tuttavia, in quattro mercati europei – Germania, Svizzera, Austria e Paesi Bassi – relativamente poche aziende hanno indicato l’etica come valore, forse partendo dal presupposto che l’onestà e l’integrità sono prerequisiti non negoziabili. Quest’anno i valori legati al pensiero globale e a lungo termine, nonché alla scienza e alla tecnologia, sono stati nettamente superiori. Sebbene queste categorie fossero relativamente poco diffuse tra le aziende mondiali, entrambe hanno registrato un aumento significativo del numero di menzioni. Solo il 10% delle aziende ha fatto riferimento al pensiero globale a lungo termine, ma si tratta di un numero doppio rispetto all’anno precedente. La scienza e la tecnologia sono state citate solo dal 6,4% delle aziende, anche se la categoria ha registrato il secondo aumento più consistente, con un incremento del 45%. 

Nuove assunzioni, le aziende le vogliono green

Nel 2021 sono tornati a crescere gli investimenti sostenibili delle imprese. Lo rileva, con numeri e fatti, l’ultima edizione del volume “Le competenze green” del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ANPAL, realizzata in collaborazione con il Centro Studi delle Camere di commercio G. Tagliacarne. In base ai dati raccolti, emerge in particolare che competenze specifiche nell’ambito della sostenibilità ambientale e del risparmio energetico saranno fondamentali per emergere nel mercato del lavoro. 

I trend del 2021

Qualche dato riferito al 2021: le imprese hanno richiesto al 76,3% delle assunzioni programmate – pari a oltre 3,5 milioni di posizioni – competenze green, e nel 37,9% dei casi con un grado di importanza per la professione elevato. Il 2021, infatti, ha registrato il recupero degli investimenti delle imprese nella Green Economy: il 24,3% delle aziende dell’industria e dei servizi ha investito in tecnologie e prodotti green (+3 punti percentuali rispetto al 2019) e il 52,5% ha investito in competenze green, ripristinando la dinamica positiva che si osservava prima della pandemia. Questi risultati sottolineano l’impegno delle imprese verso la transizione green, fattore  ancor più strategico oggi, con la guerra in Ucraina, per superare le tensioni nel campo energetico dell’approvvigionamento delle materie prime.

Competenze green, i settori dove sono più richieste 

La domanda di competenze per la transizione verde pervade l’intera economia, sebbene con diversi gradi di intensità. Per l’industria, si evidenzia un’elevata richiesta di competenze green nel settore dell’estrazione minerali (sono necessarie per il 79,7% degli ingressi programmati), nel comparto del legno e del mobile (78,8%), nelle costruzioni (78,6%), nelle industrie chimiche, farmaceutiche e petrolifere (78,5%), per le public utilities (77,8%) e per la meccanica (76,8%). Nei servizi si rileva altrettanto strategica la green skill per la formazione (richieste all’84,6% delle entrate), commercio e riparazione autoveicoli e motocicli (84,4%), servizi avanzati e di supporto alle imprese (81,1%) e alloggio, ristorazione e turismo (80,9%).  Ma tali competenze sono essenziali per gran parte dei mestieri legati al comparto dell’edilizia, quali ad esempio i tecnici e ingegneri delle costruzioni civili (competenze richieste con elevata importanza al 78,6% e al 71,2% delle entrate) e i tecnici della gestione dei cantieri edili (55%), chiamati a operare sia per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio già esistente, sia nella progettazione e costruzione di nuovi edifici ecosostenibili. Ma sono anche fondamentali per l’obiettivo assunzione di ingegneri elettronici e in telecomunicazioni (64,5%), tecnici gestori di reti e di sistemi telematici (57,8%), spedizionieri e tecnici della distribuzione (56,4%), tecnici chimici (52,6%).

Caldaia pressione a zero cosa fare

Una delle cose che facciamo bene ad effettuare periodicamente per la corretta manutenzione dei dispositivi di casa è quella di fare dei controlli di base, che hanno una importanza indicativa non indifferente.

Per quel che riguarda la caldaia ad esempio, uno dei controlli che dobbiamo fare almeno una volta alla settimana è quello di verificare la pressione dell’acqua.

Essa si può facilmente leggere sull’apposito indicatore nella parte frontale della caldaia, in cui è presente un indicatore che mostra la pressione dell’acqua della caldaia in tempo reale.

Per quel che riguarda la pressione di esercizio ideale, possiamo dire che questa varia da modello a modello e che è necessario consultare il libretto di istruzioni della propria caldaia per sapere quale sia il livello corretto.

Solitamente comunque, una pressione che è all’interno di un intervallo compreso tra 1,4 e 1,6 bar è assolutamente nella norma.

Nel caso in cui si debba invece riscontrare che la propria caldaia abbia una pressione che addirittura superi i 2 bar o che al contrario sia inferiore ad un bar, in quel caso si rende necessario chiamare rapidamente un tecnico e verificare il motivo di questa anomalia.

Chiaramente lo stesso dicasi quando la pressione della caldaia è a zero.

Perchè la pressione della caldaia è a zero?

In questo caso, il fatto che la pressione dell’acqua sia a 0 sta ad indicare che nel circuito non c’è praticamente quasi più acqua. Ciò significa che dovrebbe esserci una perdita da qualche parte nel circuito.

In alcuni casi puoi essere tu stesso ad aver causato la diminuzione della pressione della caldaia effettuando l’operazione di spurgo o sfiato dei radiatori.

Questa operazione si effettua semplicemente andando ad agire con un cacciavite sulla apposita valvola di sfogo facendo uscire l’eventuale aria presente nel circuito.

Questa operazione va effettuata fin quando dal radiatore non comincia a fuoriuscire dell’acqua, la quale è più pesante dell’aria e dunque certifica che all’interno del termosifone non sia più presente dell’aria.

Tale operazione riesce a far diminuire la pressione della caldaia. Per questo motivo, se la si è effettuata da poco, potrebbe essere responsabile del crollo della pressione del nostro dispositivo.

Cosa fare quando la pressione della caldaia è a zero?

Nel caso in cui la pressione della caldaia sia scesa zero, la prima cosa da fare è farla risalire.

Tutto quello che puoi provare a fare è innanzitutto visionare il manuale rilasciato dalla casa produttrice e verificare quali siano le operazioni da effettuare per far risalire la pressione.

Di norma, quel che si fa per farla risalire è immettere dell’acqua all’interno dell’impianto. Ciò può essere fatto semplicemente azionando l’apposito rubinetto che è posto proprio nella parte inferiore della caldaia.

Esso è collegato alla rete idrica dell’appartamento ed è sufficiente aprirlo per fare in modo che entri dell’acqua all’interno del circuito. Nel momento in cui la pressione dell’acqua arriva a 1,5 bar è possibile chiudere nuovamente il rubinetto cosicché non ne entri dell’altra.

Conclusione

Nel caso in cui nei giorni a seguire dovesse presentarsi nuovamente lo stesso problema, molto probabilmente il motivo è la presenza di una perdita dell’impianto o potrebbe essere anche il boiler della caldaia a non funzionare più correttamente.

In questo caso, devi valutare se possa essere conveniente dal punto di vista economico far effettuare una riparazione o se sia più conveniente procedere direttamente con la sostituzione caldaia.

In questo caso potresti approfittarne per passare direttamente ad un modello superiore, più efficiente anche dal punto di vista dei consumi e al tempo stesso in grado di garantire prestazioni superiori.

Soggiorno in stile luxury moderno, alcune idee

Volete realizzare un arredo luxury per il vostro soggiorno? Ebbene, è sempre più diffusa l’idea di abbellire la propria area living magari con una parete attrezzata di lusso. Per la scelta, il consiglio è sempre quello di rivolgersi a degli esperti interior design.

L’idea migliore per riuscire nell’obiettivo di fare un arredo di lusso è di puntare sullo stile minimal, specie se il risultato che si vuole ottenere è quello di un look moderno.

Bisogna mettere in campo un po’ di creatività e soprattutto seguire i consigli di esperti interior designer che possono apportare un valore aggiunto ad ogni creazione.

Arredamento di lusso nel soggiorno, l’importanza della creatività

Per realizzare un arredo luxury nel soggiorno, è importante farsi trasportare soprattutto dalla creatività. Le tendenze di stile nell’ambito del design devono essere uno spunto per riuscire a trovare la soluzione migliore per le proprie esigenze ma non devono influenzare del tutto il vostro stile.

Chi vuole riuscire nell’obiettivo di arricchire il soggiorno con una parete attrezzata di lusso dovrebbe optare per una soluzione componibile che possa ottimizzare gli spazi.

La soluzione migliore è quella che più delle altre presta attenzione ai dettagli e che creerà un’atmosfera raffinata e accogliente. Puntate su degli elementi in legno massello e con una forma unica nello stile.

Un soggiorno moderno e di lusso

In un soggiorno moderno e di lusso, la parete attrezzata luxury è la vera protagonista. Nello stile moderno e contemporaneo bisogna scegliere delle forme stilizzate, con dei colori che magari possono avere inserti in oro e pietre naturali a vista.

Tra le scelte più particolari, vi è quella, ad esempio, di optare per una libreria in una versione destrutturata, a cui abbinare un divano o delle lampade di design che possono riprendere lo stile generale dell’intero spazio.

Tutti gli elementi devono contribuire a dare una visione di insieme di qualità e di prestigio!

Smart working, si lavora di più: stress in agguato

La sensazione in effetti era condivisa da molti, ora arrivano anche le conferme ufficiali: con lo smart working si lavora molto, molto di più. La mancata separazione fra casa e ufficio ha fatto sì che i tempi dedicati alla propria occupazione professionale si siano dilatati, invadendo anche la sfera privata. Con il rischio di incorrere in un accumulo eccessivo di stress. Diverse ricerche, l’ultima delle quali pubblicata da Gartner, hanno riscontrato che gli impiegati ‘ibridi’, che parzialmente o totalmente lavorano da casa con conseguenti ‘interferenze’ familiari, si staccano due o tre ore dopo. Secondo Gartner il 40% di chi lavora almeno parzialmente da casa fa orari più lunghi, e fatica a disconnettersi 1,27 volte più di chi invece è in ufficio.

Giornate fino a tre ore più lunghe

La medesima ricerca, che è stata ripresa anche da Usa Today, rivela che le ore lavorate sono almeno due-tre in più rispetto a quelle di un anno fa. La nuova indagine di Gartner allunga ulteriormente le stime, pubblicate qualche mese fa, dell’università di Harvard: oggi il tempo che si trascorre al monitor è maggiore di 48,5 minuti rispetto a quello preventivato dall’ateneo americano. “Il tradizionale orario dalle 9 alle 5 non ha più senso oggi – ha dichiarato Alexia Cambon, l’autrice principale della ricerca – perché siamo in un ecosistema in cui si lavora tutto il giorno da casa, e ci sono molte più interruzioni per motivi lavorativi o familiari. Dobbiamo mettere qualche confine perché questo non va bene per la salute mentale, visto che conciliare tutti gli aspetti è diventato più difficile”.

I rischi della zoom fatigue

Trascorrere così tanto tempo davanti a uno schermo è un’attività che hai dei rischi. In primo luogo, c’è il pericolo distrazione: gli impiegati ‘ibridi’ hanno una possibilità maggiore di 2,54 volte di distrarsi rispetto a chi lavora in ufficio. E poi è sempre in agguato la cosiddetta ‘Zoom fatigue’, connessa alla fatica di dover seguire conferenze virtuali, mentalmente più impegnative di quelle reali. Infine c’è appunto l’allungamento delle giornate lavorative. “Con il lavoro da remoto che ha sfumato i confini tra lavoro e vita personale – conclude la ricerca – i lavoratori non riescono a mettere confini, e molti restano connessi anche molto dopo la fine dell’orario teorico di lavoro”. Insomma, lo smart working, così come la dad per gli impegni scolastici, ci ha permesso di proseguire con le nostre attività anche in momenti difficili. Ma le nuove modalità digitali vanno gestite con criterio, pena un carico eccessivo di stress.

Suggerimenti per un giardino bello da vivere

Quando si crea un giardino o area verde è molto importante avere una visione di insieme. Ciò significa che non bisogna concentrarsi esclusivamente su un elemento del giardino, ma invece prevedere quello che sarà il risultato finale nel suo insieme.

Questo è un errore largamente diffuso e che è bene evitare soprattutto quando si è nella fase di progettazione giardini per evitare di dover apportare degli interventi correttivi in seguito. Se pensi un attimo a quelli che sono dei bei giardini, anche quelli che sicuramente avrai visto in foto, certamente avrai notato che non c’erano semplicemente un bel manto erboso e piante curate, ma sicuramente spiccano anche elementi come pietre ed elementi di decorazione che nell’insieme rendono il tutto particolarmente artistico e gradevole.

Ecco allora alcuni suggerimenti utili per rendere il tuo giardino un angolo ancora più bello e piacevole da vivere.

L’illuminazione

L’illuminazione è di fondamentale importanza per creare una bella atmosfera in giardino e rendere più piacevole la permanenza qui, soprattutto nelle sere d’estate. Esistono a tale scopo delle lampade da esterno o faretti solari in grado di svolgere egregiamente il proprio compito. Ovviamente in base al tipo di illuminazione che avrei scelto cambierà l’effetto finale che andrai ad ottenere, ma quel che devi tenere a mente è che la luce deve diffondersi in maniera uniforme e non creare aree buie.

Organizzazione degli spazi

Questo è un altro aspetto molto importante del tuo giardino, in quanto in grado di influire direttamente sul risultato finale: se il giardino è particolarmente grande, è bene utilizzare diversi tipi di elementi che possono arricchirne il design. Se al contrario il giardino è piccolo, bisogna adottare quelle soluzioni che diano una sensazione di maggiore ampiezza, e ciò è possibile giocando ad esempio con la prospettiva. Potresti pensare per questo di posizionare gli alberi in fondo al giardino, ed inserire invece arbusti e piccole piante nella parte iniziale.

Pensa infine che è importante lasciare alcuni spazi vuoti perché questo dà maggiore sensazione di spazio ma soprattutto diventa uno spazio fruibile nel caso in cui tu voglia organizzare un barbecue con gli amici o perché no, prendere il sole sul prato in estate.

Cybersecurity e gender gap, “quote rosa” ancora basse nelle imprese

Nel settore della sicurezza informatica le donne sono ancora poco presenti in circa la metà delle grandi imprese. Nel 45% delle grandi aziende, infatti, la percentuale di donne che lavorano nei dipartimenti di sicurezza informatica è inferiore rispetto a quella relativa al resto della forza lavoro aziendale. E solo il 37% sta mettendo in atto, o ha pensato di attuare, una serie di programmi ufficiali che potrebbero portare a un aumento del numero delle donne nell’ambito della cybersecurity. Questo, nonostante la presenza di una forza lavoro diversificata possa contribuire a portare talento e nuova linfa vitale all’interno di un’organizzazione, e a migliorarne le prestazioni aziendali.

Le donne costituiscono solo il 39% della forza lavoro nelle aziende

Secondo i risultati dell’indagine condotta da 451 Research dal titolo Cybersecurity through the CISO’s eyes. Perspectives on a role report per conto di Kaspersky le imprese con un’alta percentuale di diversity al loro interno registrano, a livello globale, il 19% di entrate derivanti dall’innovazione. La parità di genere, quindi, non è solo una questione etica, ma anche un fattore importante per l’efficienza aziendale. Ma nonostante le iniziative orientate al sostegno della diversity le donne costituiscono ancora solo il 39% della forza lavoro nelle aziende in generale, e la percentuale relativa alle posizioni dirigenziali a livello mondiale è pari al 25%.

L’informatica è un settore prevalentemente maschile

La cybersecurity, così come il mondo dell’informatica in generale, può essere considerato prevalentemente un settore maschile. Secondo l’indagine commissionata da Kaspersky il 45% dei CISO (Chief information security officer) coinvolti avrebbe dichiarato che le donne sono in effetti poco rappresentate all’interno dei loro dipartimenti. Quasi la metà delle realtà coinvolte dal sondaggio, però, ha dichiarato di fornire, o di voler fornire, programmi di stage rivolti a studentesse (42%), o voler formare candidate con pochi titoli o nessun titolo (40%). Solo il 22% degli intervistati dichiara di assumere candidate provenienti da altri dipartimenti all’interno delle proprie organizzazioni. Il 63%, invece, ha dichiarato di essere alla ricerca di specialisti pienamente qualificati, senza alcuna preferenza in termini di genere.

Qualcosa sta cambiando nella leadership: negli ultimi due anni più donne che uomini

Dalla ricerca è emerso anche che gli uomini che ricoprono ruoli di leadership nell’ambito della sicurezza informatica sono più numerosi rispetto alle donne. Solo un quinto (23%) degli intervistati ha dichiarato di appartenere all’universo femminile. Nonostante questo dato, la quantità degli incarichi assegnati per ruoli di questo tipo suggerisce una crescita che riguarda proprio il numero di donne che ricoprono posizioni di rilievo nella cybersecurity. Il 20% delle intervistate ha dichiarato infatti di essere approdata a un ruolo di leadership nell’ambito della sicurezza informatica negli ultimi due anni, il doppio (10%) rispetto al dato relativo agli uomini per lo stesso tipo di ruolo, e nello stesso periodo di tempo.

Fatturato dell’industria: a marzo prosegue la crescita congiunturale

Prosegue nel mese di marzo la crescita congiunturale del fatturato dell’industria, che su base trimestrale segna un risultato positivo sia per la componente interna sia per quella estera. L’incremento è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, a eccezione di quello dell’energia. Secondo l’Istat nel confronto tendenziale su dati grezzi gli apporti positivi maggiori provengono dal settore delle macchine di impiego generale e dall’industria del cuoio, in particolare articoli da viaggio e borse. Il comparto degli autoveicoli e il settore farmaceutico forniscono invece i contributi più negativi alla dinamica dell’indice generale.

Al netto della componente di prezzo, invece, il settore manifatturiero evidenzia una crescita congiunturale sia su base mensile sia su base trimestrale.

+0,3% a marzo e +0,9% nel primo trimestre

Più in dettaglio, il fatturato dell’industria stimato per il mese di marzo registra un aumento dello 0,3% in termini congiunturali, proseguendo quindi nella dinamica positiva registrata nei due mesi precedenti. Nel primo trimestre dell’anno l’indice complessivo infatti è cresciuto dello 0,9% rispetto all’ultimo trimestre del 2018. Inoltre, anche gli ordinativi a marzo registrano un incremento congiunturale, in questo caso pari al 2,2%, mentre nella media del primo trimestre 2019 risultano invariati rispetto al quarto trimestre dello scorso anno, riporta Adnkronos. Per gli ordinativi l’incremento congiunturale riflette una leggera contrazione delle commesse provenienti dal mercato interno (-0,5%), e una marcata crescita di quelle provenienti dall’estero (+6,2%).

Aumento congiunturale per gli indici destagionalizzati

La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di una contenuta flessione del mercato interno (-0,3%) e di un sostenuto aumento di quello estero (+1,5%). Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a marzo gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale dello 0,9% per i beni intermedi e dello 0,1% per i beni di consumo. I beni strumentali restano sullo stesso livello del mese precedente mentre l’energia registra una lieve riduzione dello 0,3%.

In termini tendenziali la crescita è dell’1,3%

Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21, contro i 22 di marzo 2018), il fatturato totale cresce in termini tendenziali dell’1,3%, con incrementi dello 0,2% sul mercato interno e del 3,5% su quello estero. Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei macchinari e attrezzature e quello della gomma, plastica e minerali non metalliferi registrano la crescita tendenziale più rilevante (+7,9%), mentre l’industria farmaceutica mostra il calo maggiore (-10,3%).

In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 3,6%, con riduzioni su entrambi i mercati (-4,4% quello interno e -2,4% quello estero). La maggiore crescita tendenziale si registra nelle industrie tessili (+4,6%), mentre il peggior risultato si rileva nell’industria farmaceutica (-12,9%).

Il digitale entra nella filiera agroalimentare

L’innovazione digitale entra nella filiera agrifood con soluzioni che aumentano la competitività dell’intero settore e migliorano qualità e tracciabilità del Made in Italy alimentare. Sono già 133 le soluzioni tecnologiche per la tracciabilità presenti sul mercato italiano, e il 44% delle imprese che le adotta ha migliorato efficienza ed efficacia, riducendo tempi e costi. Ma è l’Agricoltura 4.0 l’ambito di maggior fermento, con oltre 300 soluzioni 4.0 già disponibili, orientate soprattutto all’agricoltura di precisione, e in misura minore all’agricoltura interconnessa, il cosiddetto internet of farming. Impiegato dal 55% di 766 imprese agricole italiane.

Un mercato da 370 a 430 milioni di euro

Secondo l’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio RISE (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia, la crescente offerta tecnologica spinge un mercato che nel 2018 ha raggiunto un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270% in un solo anno), generato da oltre 110 aziende fornitrici fra player affermati e startup. Per circa l’80% questo mercato è generato da offerte innovative di attori già affermati nel settore (fornitori di macchine e attrezzature agricole), e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

L’Agricoltura 4.0 in Italia

L’Osservatorio ha mappato 110 imprese del comparto (74% brand affermati e 26% startup) che offrono oltre 300 soluzioni tecnologiche di Agricoltura 4.0, con ruoli e posizionamento molto diversi lungo la filiera. Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things (IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% si tratta di realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce, anche se molto lentamente, l’attenzione per l’internet of farming, abilitato dal 14% delle soluzioni offerte.

Dati, droni, e robot le tecnologie innovative per l’agricoltura

Tra le tecnologie più rilevanti per l’innovazione nel settore agricolo emergono i dati: li usa il 94% delle startup operanti nell’Agricoltura 4.0, e il 56% impiega tecnologie IoT per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale sulle condizioni ambientali e per monitorare le attività delle macchine. Seguono i droni (24%) e i robot per le attività in campo (3%). Ma le tecnologie digitali hanno un grande impatto anche sull’efficienza e l’efficacia dei processi di tracciabilità alimentare. Soprattutto per quanto riguarda i costi di gestione delle scorte (15%), la riduzione degli sprechi alimentari (14%) e il consolidamento dei rapporti di filiera (13%).