Work-Life Balance, la tecnologia sfuma i confini tra lavoro e tempo libero

Quale è il confine tra lavoro e vita privata, visto che ormai tutti siamo immersi, 24 ore su 24, nella tecnologia? A questa domanda, e a molte altre, risponde la ricerca Working Life condotta da PageGroup, società leader mondiale nel recruitment, che ha esaminato la vita lavorativa delle persone tra tecnologia, lavoro agile e rapporto con i colleghi.

Il 68% ha un dispositivo aziendale

Il sondaggio, condotto a giugno 2018 su 5.197 intervistati in Europa – di cui 775 in Italia –  ha fatto emergere i vantaggi e le sfide che la tecnologia fornita dalle aziende comporta per i lavoratori. Più del 68% degli intervistati è infatti dotato di almeno un dispositivo aziendale tra cellulare, laptop e tablet, e per il 70% dei lavoratori questi strumenti hanno cambiato la vita, ma solo per il 36% ciò ha un impatto positivo sul livello di felicità personale e lavorativa.

Molti dipendenti in Italia usano questi dispositivi anche per motivi personali al di fuori dell’orario di lavoro, sfumano ulteriormente i confini tra lavoro e tempo libero. Sembra che il vecchio detto “essere sempre di turno” non sia mai stato così vero.

Il lavoro da remoto entra nella sfera del tempo libero

Con un simile dispendio di device aziendali, i limiti fra vita privata e lavorativa sono davvero sottili. I dispositivi, infatti, da un lato favoriscono il lavoro da remoto, permettendo ai dipendenti di lavorare al di fuori dell’ufficio in caso di necessità (possibilità sfruttata dal 64% di manager e lavoratori), ma dall’altro affievoliscono i confini tra vita privata e lavorativa: il 63% dei lavoratori italiani afferma infatti che tutti i giorni controlla la propria e-mail al di fuori degli orari di lavoro e il 57% risponde alle chiamate. Lo studio evidenzia inoltre che i lavoratori degli altri paesi sono in generale più soddisfatti del proprio work-life balance rispetto agli italiani (59%): Austria 73%, Belgio 71%, Francia 72%, Germania 63%, Lussemburgo 67%, Olanda 78%, Polonia 70%, Portogallo 64%, Svizzera 75%.

I lavoratori più “grandi” più dediti al lavoro

Con l’aumentare dell’età, e delle responsabilità dei ruoli, aumenta anche la percentuale di lavoratori che utilizza i dispositivi aziendali anche al di fuori degli orari di ufficio, passando dal 41,6% di dipendenti tra i 25 e i 34 anni che controllano le e-mail e il 31,2% della stessa fascia che risponde a chiamate di lavoro, al 63% di over 60 che controllano le mail e il 68% che risponde al telefono.

Stakanovisti per senso di responsabilità

I principali motivi che spingono le persone a rimanere connesse al di fuori dagli orari di ufficio sono il senso di responsabilità verso il ruolo e il senso di obbligo. Il 52% dei professionisti under 35 infatti si sente obbligato ad essere sempre connesso, percentuale che scende al 32% per gli over 35. Opposta la situazione se si analizza il senso di responsabilità: il 60% circa dei professionisti over 35 lavora al di fuori degli orari per questo motivo, mentre per gli under 35 la percentuale scende al 44%.

Il 14% dei giovani italiani abbandona gli studi

Nel 2017 i giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi sono stati 580mila, una quota pari al 14%. Per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Nel 2016 infatti la percentuale si attestava al 13,8%.

Si tratta di dati rilevati dall’Istat nel Report sui livelli di istruzione, in cui emerge anche una forte differenza territoriale fra le aree del Paese: – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord.

L’Italia mostra comunque progressi sul fronte degli abbandoni scolastici. La quota di 18-24enni che posseggono al più un titolo secondario inferiore fuori dal sistema di istruzione e formazione è in calo negli anni, considerando che nel 2008 era pari al 19,6%.

Perché si rinuncia a studiare

La Strategia Europa 2020 sull’istruzione fissa l’obiettivo al 10%, riporta Agenpress. E se in media nei Paesi europei il suo raggiungimento è vicino (Regno Unito) o raggiunto (Germania e Francia), in Italia il differenziale nel 2017 era ancora pari a -3,4 punti.

Ma perché si abbandona la scuola? Da una recente indagine dell’Istat emerge che le principali ragioni per cui si abbandonano gli studi dopo la licenza media non riguardano solo la volontà di lavorare, ma anche la mancanza di interesse per gli studi stessi. Per i giovani stranieri incidono anche le ragioni familiari, intese sia come un carico eccessivo di impegni-responsabilità o un mancato sostegno o incoraggiamento familiare.

L’abbandono scolastico è un ostacolo all’occupazione

Se nel Centro-Nord il mancato proseguimento degli studi si accompagna a un numero più consistente di giovani occupati, pur con basso livello di istruzione, nelle regioni meridionali gli occupati usciti precocemente dagli studi sono una minoranza.

Ciononostante, i vantaggi in termini occupazionali nel conseguire almeno un diploma di scuola superiore sono forti. L’abbandono scolastico si dimostra dunque un ostacolo seriamente penalizzante.

Il divario con l’Europa per numero di laureati

Il Report Istat sui livelli di istruzione certifica inoltre che, nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti, l’Italia resta penultima tra i paesi dell’Unione per quota di laureati (nel 2017 26,9% vs 39,9% media Ue).

Rispetto alla media europea la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario quindi è più contenuta. In ogni caso, il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello maschile (63% vs 58,8%) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Inoltre, i livelli di istruzione femminili stanno aumentando più velocemente di quelli maschili.

A livello territoriale poi la quota di 30-34enni laureati, già bassa nel Nord e nel Centro (30% e 29,9%), nel Mezzogiorno si riduce al 21,6%.

Banda larga: Agcom ha fissato prezzi troppo alti

I prezzi wholesale della banda larga pubblicati il 23 giugno da Agcom sono troppo alti. In particolare i prezzi all’ingrosso approvati per la banda ethernet, eccessivamente elevati e non orientati ai costi sottesi. Un danno alla competitività del mercato e a famiglie e aziende italiane.

A dare l’allarme è l’Associazione Italia Internet Provider, Aiip. Che si riserva di salvaguardare nelle opportune sedi gli interessi dei propri associati, dei cittadini e delle aziende italiane che acquistano servizi a larga banda.

Il ruolo di Tim al tavolo tecnico indetto da Agcom

“Poiché il costo unitario della banda ethernet dipende dai volumi di traffico internet, Agcom aveva indetto un tavolo tecnico tra i vari operatori per calcolare con neutralità, attendibilità ed esattezza il consumo medio di banda degli accessi internet italiani –  spiega Aiip in una nota -. Nel tavolo tecnico Tim ha fornito misure nettamente inferiori a quelle degli altri operatori: i clienti Adsl Tim utilizzerebbero ad esempio il 40% di banda in meno rispetto a quelli di uno dei maggiori concorrenti, e comunque molto meno di quelli degli altri operatori. Inoltre, a differenza di altri operatori, Tim ha condotto una sola, e non due, campagne di misura per i servizi in fibra (FTTC e FTTH)”.

Volumi calcolati sulla base della Banda Misurata e non sulla maggiore Banda Allocata

Eppure, Agcom ha sorprendentemente deciso di tener conto quasi esclusivamente del dato Tim, riferisce Askanews, escludendo dai risultati le misure di altri operatori. Questo nonostante Tim, a differenza di altri, non si è dichiarata disponibile a una rilevazione congiunta dei dati. Agcom, secondo Aiip, ha poi calcolato i volumi sulla base della Banda Misurata, anziché sulla maggiore Banda Allocata come aveva dichiarato nei provvedimenti precedenti, senza così tenere in debita considerazione il fattore di overhead nel dimensionamento della rete di un operatore efficiente, che vale circa il 25%.

Valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso

Agcom ha così approvato prezzi che ad avviso di Aiip sono largamente superiori ai costi sottesi. “Tale circostanza – si legge nella nota- è confermata dal confronto con i prezzi wholesale praticati per il medesimo servizio da un altro operatore nazionale, che sono fra la metà e un terzo di quelli approvati da Agcom per Tim”. In questo modo Tim, la cui offerta rimane indispensabile ai concorrenti, è apparsa così inefficiente da avere costi fino a due/tre volte maggiori della concorrenza.

“Ove questa inefficienza non fosse reale – ritiene Aiip – ma dovuta a valutazioni inesatte nella determinazione di prezzi all’ingrosso orientati ai costi sostenuti, gli operatori concorrenti sarebbero costretti a pagare un sovraprezzo a Tim per i servizi all’ingrosso, con il risultato di applicare prezzi più alti per le famiglie e le aziende italiane”.

Ospitalità: le soft skills che aumentano le competenze. E salvano i posti di lavoro

Con un tasso di crescita annua di quasi il 4%, il settore dell’ospitalità garantisce un posto di lavoro su 10 a livello globale. Ma secondo il World Travel Tourism Council, oggi il comparto deve affrontare una carenza di competenze che, oltre a rappresentare un ostacolo per le imprese, minaccia 14 milioni di posti di lavoro entro il 2025.

Non stupisce, quindi, che il 90% dei laureati in Hospitality Management dell’istituto di formazione Les Roches Global Hospitality Education, riceva una o più offerte di lavoro entro il giorno della laurea. E Stuart Jauncey, Managing Director dell’Istituto, ha individuato le soft skills (esperienza operativa, intelligenza emotiva, processo decisionale data-driven) che i futuri leader del settore dovrebbero coltivare per incontrare le esigenze del settore.

L’esperienza operativa sul campo: reception, assegnazione delle camere, e food&beverage

Il know-how operativo è una delle capacità fondamentali per i futuri manager dell’ospitalità. Reception, assegnazione delle camere e food&beverage costituiscono la spina dorsale su cui si fonda l’esperienza ospite. A Les Roches, ad esempio, gli studenti assumono ruoli diversi, dal front office alla cucina fino al servizio, per acquisire esperienza in situazioni che simulano la realtà e le tendenze emergenti. Come ad esempio la ristorazione sostenibile farm-to-table.

In questo modo gli studenti sviluppano anche altre competenze trasversali, come la comunicazione interculturale, l’attenzione ai dettagli e la flessibilità, riferisce Adnkronos.

L’intelligenza emotiva e la relazione con l’ospite

L’intelligenza emotiva è un fattore fondamentale nell’ospitalità, un settore fondato proprio sulla relazione con l’ospite. I manager e lo staff devono quindi essere in grado di affidarsi alle proprie competenze emotive, la sensibilità, la flessibilità e le capacità comunicative. Inoltre, con oltre un miliardo di viaggiatori internazionali ogni anno, la consapevolezza delle differenze culturali, la conoscenza delle lingue straniere, la gestione multiculturale del team e l’adattabilità, sono indispensabili per fornire un livello personalizzato di servizio.

Il processo decisionale data-driven e le soluzioni fuori dagli schemi

Interpretare i dati e adattare le strategie di business è uno dei compiti dei manager. Strumenti come Tableau hanno trasformato il modo in cui visualizzare i dati, ma i manager devono sapere come trasformarli in decisioni aziendali intelligenti, adottando soluzioni fuori dagli schemi per rimanere competitivi. Una capacità chiave per offrire esperienze eccellenti agli ospiti.

Sviluppando queste competenze, i leader dell’ospitalità saranno meglio equipaggiati per gestire team diversi, adattarsi alle tendenze emergenti e cogliere nuove opportunità.

Asciugamani elettrici, ecco perché vincono sulla carta

Sempre più spesso i bagni di luoghi pubblici – attività commerciali, alberghi, palestre, aziende – sono allestiti con asciugamani elettrici, quelli detti anche ad aria, rispetto a quelli di carta. La ragione è presto svelata: questi apparecchi non solo assicurano un deciso risparmio in termini di consumi e tempi legati al riassortimento, ma sono anche la scelta più sostenibile sotto il profilo ambientale. Qualche dato veloce: con gli asciugamani elettrici di ultima generazione i titolari degli esercizi che li scelgono ottengono un risparmio annuo garantito di oltre il 90% rispetto all’uso della carta. Ancora, salvaguardano il pianeta: con un asciugamani elettrico si “salvano” mediamente 24 alberi in 16 anni. Un elemento importantissimo da considerare.

Tutto a posto, sempre in ordine

Adottare per i propri bagni un asciugamano elettrico rispetto al rotolo in carta significa inoltre guadagnare in ordine (e quindi risparmiare sulla pulizia dei locali). Perché, sarà capitato a tutti, nei bagni dove sono presenti salviette in carta non è raro trovare cestini traboccanti, carte appallottolate per terra o peggio buttate nei sanitari. E il rischio di questi danni – non solo estetici, ma spesso anche oggettivi, con sanitari otturati o rotti – aumenta esponenzialmente con il crescere del numero degli utenti. E’ matematico: più sono gli utilizzatori, maggiore è il disordine. Un asciugamani elettrico risolve in grandissima parte questo pericolo: niente cartacce sul pavimento, niente disordine, massima efficienza.

Più tempo per occuparsi d’altro

Chi deve occuparsi anche della gestione dei bagni, sa quanto tempo ci vuole non solo per organizzare i turni di pulizia, ma anche per controllare che tutto sia a posto. A cominciare dall’eventuale riassortimento della carta negli appositi dispenser. Carta che va aggiunta di frequente e soprattutto ordinata periodicamente. Con un asciugamani elettrico questi compiti saranno solo un ricordo: una volta effettuato l’investimento iniziale per acquistarlo, non ci sarà bisogno di ulteriori operazioni.

Quando efficienza fa rima con design

Un’obiezione che spesso si sente muovere ai produttori di asciugamani elettrici è che questi siano lenti: ovvero, che sia più veloce asciugarsi le mani con metodi tradizionali rispetto all’aria. Oggi di sicuro non è più così: gli asciugamani elettrici di ultima generazione hanno tempi di asciugatura di pochi secondi. Ad esempio, il modello Dualflow Plus di Mediclinics garantisce un’asciugatura perfetta in soli 15 secondi, grazie alla radicale asportazione delle particelle d’acqua. Questo prodotto si caratterizza per 4 lame d’aria, inserimento verticale delle mani, asciugatura superveloce e getto d’aria superpotente a 400 km/h. E, nonostante queste performance eccezionali, il risparmio energetico rimane notevolissimo e rende i costi reali di asciugatura veramente irrisori. Ma c’è di più. Questi prodotti così moderni hanno anche un design particolarmente ricercato – oltre che silenziosissimo e antimanomissione – che li rende adatti pure ai contesti più esclusivi. Non solo: il filtro EPA che elimina il 99% dei batteri ed il biocote che riveste la cover evitano il proliferare di cattivi odori o muffe e garantiscono la massima igiene. Per gli utenti si tratta di una tutela importante: la sicurezza di accedere ad ambienti igienicamente sani.

La casa Feng Shui: l’arredo giusto per la casa “giusta”

Sempre più spesso si sente parlare di Feng Shui, l’antichissima arte cinese che insegna a progettare le abitazioni e a disporre gli arredi nel segno della massima armonia. La definizione Feng Shui significa letteralmente “acqua e vento”, ispirandosi quindi ai due elementi che plasmano e modellano ogni cosa sulla Terra, l’equivalente dello Yin e Yang. Applicata all’architettura, questa disciplina – che in diversi paesi orientali regola addirittura i cantieri – dovrebbe assicurare alle persone il massimo livello di benessere, serenità e salute. Anche se oggi non è sempre facilissimo organizzare i propri spazi abitativi in base a tali dettami, ci sono però ampi margini di azione per quanto concerne la disposizione degli arredi.

Mobili di qualità e in materiali naturali

Innanzitutto, il Feng Shui vuole che gli arredi siano di materiali di qualità e possibilmente naturali, come il legno, i metalli, i tessuti non sintetici. Per avere un’idea di cosa offre il mercato ci si può rivolgere a rivenditori riconosciuti, come Pedrazzini Arreda, che nel proprio store Veneta Cucina a Milano ha anche una vasta scelta di arredi e complementi in sintonia con le regole orientali. Ancora, il Feng Shui pretende l’ordine in casa: la confusione, l’eccesso di oggetti superflui blocca il corretto fluire dell’energia, a discapito del benessere degli abitanti.

La camera da letto per il sonno perfetto

La prima regola del Feng Shui è che la camera da letto sia lontana dall’ingresso, per creare uno spazio di quiete e pace. Per quanto riguarda la disposizione del letto, pediera e testiera non dovrebbero essere rivolte verso la porta. I colori che assicurano il miglior riposo sono il blu e il verde, mentre gli specchi potrebbero ostacolare un sonno ristoratore. La camera dei bambini andrebbe invece tinteggiata in colori neutri.

Il soggiorno armonico

L’ingresso e il salotto dovrebbero essere tinteggiati in colori naturali e solari, come il rosa, il giallo, l’arancione, il rosso, che favoriscono la convivialità. Nel soggiorno, che il Feng Shui vorrebbe di forma regolare meglio se quadrata, è importantissima la posizione del divano. Lontano da porte e finestre, va posizionato lungo il muro, in modo che chi si siede abbia le spalle protette. Per quanto riguarda invece la scelta del tavolo da pranzo, l’ideale è un modello dagli spigoli arrotondati e in legno naturale.

La cucina, regno dell’ordine

Siccome nel Feng Shui le energie devono poter fluire liberamente, è importante che chi cucina non dia le spalle alla porta. I fornelli, così come tutto l’ambiente, vanno tenuti in ordine con estrema cura: la preparazione dei cibi, fondamentali per il benessere, è importantissima nella tradizione orientale. Un’altra indicazione significativa è che il forno dovrebbe essere posizionato lontano da frigorifero e lavello. Un colore da prediligere? Il verde, magari abbinato al bianco.

Il bagno, come lo vuoi

Per questo ambiente ci si può sbizzarrire di più e le regole sono meno strette. L’unico divieto da rispettare è quello di posizionare questo locale vicino alla cucina. Il Feng Shui consiglia sanitari bianchi, mentre per piastrelle e pareti via libera alla fantasia. Un’accortezza è quella di limitare l’uso del colore nero, che assorbe la luce e quindi l’energia positiva.

Immobili, dal 2018 il certificato di stabilita è obbligatorio

Novità importanti in ambito immobiliare, che riguardano anche le agenzie di intermediazione. Dal 2018, infatti, sarà inserito nella Legge di Stabilità il  certificato di stabilità degli immobili. Sostanzialmente, per le compravendite e gli affitti potrebbe essere necessario, già dall’anno prossimo, presentare anche un certificato – simile alla dichiarazione energetica – che attesti anche la sicurezza strutturale.

L’annuncio dopo le tragedie

E’ stato lo stesso ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, ad annunciare il certificato di stabilità dopo il crollo di una palazzina a Torre Annunziata, una tragedia che è costata la vita a otto persone. “Come è obbligatoria la certificazione energetica degli immobili, nei futuri contratti di affitto e compravendita, lo sarà anche la certificazione statica” ha dichiarato alla stampa il ministro Delrio. Che, contestualmente, ha anche anticipato che il Governo attuerà le mosse necessarie per superare le resistenze dei proprietari, preoccupati dall’ulteriore costo per queste verifiche.

Detrazioni anche per la certificazione statica

La paura dei costi, ha affermato il ministro Delrio, è “Una ragione che però da qualche tempo è venuta meno. Ricordo che il sisma-bonus ora consente di fare le analisi delle condizioni statiche degli immobili con la possibilità di detrarre fiscalmente fino all’85% della spesa sostenuta. La cosa riguarda tanto i condomini, senza distinzione tra prima e seconda casa, quanto gli immobili che hanno destinazione produttiva. Il beneficio, per giunta, si può godere praticamente in tutto il paese perché l’Italia intera è di fatto sismica e c’è anche la possibilità di cedere a chi fa il lavoro il credito fiscale nei confronti dello stato”.

Quante abitazioni a rischio crollo?

Secondo gli esperti, nel nostro paese una casa su sei è a rischio crollo. E non sono solo i terremoti a rappresentare un pericolo per la staticità delle abitazioni, ma ci sono anche problematiche legate alla stabilità del terreno, ovvero a fattori geologici. Ecco perché, secondo gli addetti ai lavori, è fondamentale che ogni abitazione abbia il proprio libretto di certificazione di stabilità. Si tratta di un passo importante verso la sicurezza e l’incolumità di chi vende e di chi compra, a tutto vantaggio del valore del mercato immobiliare italiano.

Missione impossibile?

In questo contesto, c’è anche chi esprime non poche perplessità in merito alla certificazione di stabilità. Confedilizia, ad esempio, ha dichiarato che con questa mossa, peraltro difficile da attuare in tempi rapidi, “il mercato immobiliare, già sofferente per una tassazione esasperata sul settore, sarebbe condotto alla paralisi”.

La Prima Colazione degli Italiani

Parliamo di caffè… Secondo gli esperti, uno dei momenti più importanti della giornata è quello della prima colazione. È qui infatti, che si decide buona parte della nostra capacità di lavorare con profitto nell’intero arco del giorno, ed è per questo consigliato di dedicare ogni mattina il tempo necessario a questo pasto così importante. Ciò a cui gli italiani non sono disposti a rinunciare, oltre ad un immancabile brioche dolce o salata, è un buonissimo caffè caldo: il caffè è intoccabile non soltanto perché apporta un importante contributo in termini di energia, ma anche e soprattutto perché ha una piacevole capacità di rilassare e sollevare chi lo beve, consentendo così di iniziare la giornata con il piede giusto e fornendo quella dose di energia in più che sarà indispensabile per affrontare con la giusta grinta gli impegni quotidiani. Difficilmente infatti, noi italiani rinunciamo al piccolo piacere del caffè mattutino, e per questo siamo particolarmente esigenti per quel che riguarda l’aroma, il gusto e le sensazioni che il palato ne riceve.

Da diversi anni Cialdamia, attraverso il proprio sito e-commerce, vende cialde delle migliori marche, proponendosi sul mercato con offerte esclusive e particolari proposte bundle dove il cliente ha la possibilità di comporre il proprio “pacchetto” di cialde variando tra i diversi sistemi disponibili, per una fornitura che accontenti anche familiari ed amici. Tra le diverse proposte, le cialde Lavazza a Modo Mio mettono tutti d’accordo e consentono agli habitué della tazzina mattutina di poter scegliere tra tantissime miscele differenti, classiche o più ricercate, tutte in grado di regalare quella piacevole sensazione che si prova quando si beve un caffè di ottima qualità. Aroma intenso e leggera schiuma dal colore nocciola proprio come al bar: questo è ciò che differenzia le ottime cialde Lavazza rendendole di fatto le più apprezzate e ricercate dagli italiani. Grazie all’ottima chiusura ermetica poi, la freschezza e l’integrità della miscela sono sempre garantite, in qualsiasi momento si decida di utilizzarle, e basterà un semplice tocco della mano per avere ogni volta quel buonissimo caffè anche in casa.

Cosa aspetti allora? Regalati anche tu una parentesi di piacere quotidiano grazie alle cialde Lavazza a Modo Mio.