Immobiliare, nel 2024 riprende il mercato delle compravendite: quali sono le città più dinamiche? 

Nel secondo trimestre del 2024, il mercato immobiliare residenziale ha registrato una leggera ripresa delle compravendite di abitazioni. Secondo i dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) elaborati dall’Agenzia delle Entrate, sono state acquistate circa 186 mila abitazioni, con un incremento dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo dato si discosta in modo significativo dal calo del 7,2% osservato nel trimestre precedente.

Flessioni a Milano e Firenze, crescita a Roma e Genova

Nonostante l’aumento complessivo delle compravendite, i dati mostrano una leggera contrazione nelle principali città italiane. Milano e Firenze hanno subito cali significativi, rispettivamente del 7,3% e dell’8,15%. In controtendenza, le compravendite sono aumentate a Roma (+3,4%) e a Genova (+3,9%), evidenziando un mercato immobiliare in evoluzione con andamenti variabili tra le diverse aree urbane.

I piccoli comuni più vivaci dei grandi

La crescita del mercato immobiliare è stata particolarmente sostenuta nei comuni minori, dove le compravendite sono aumentate dell’1,6%, un dato superiore a quello registrato nelle città capoluogo, che si è fermato a un modesto +0,2%. L’incremento ha interessato abitazioni di tutte le dimensioni, ma soprattutto quelle di piccola metratura (meno di 50 metri quadrati) e quelle molto grandi (oltre 115 metri quadrati), entrambe in crescita del 2% circa.

Aumenta il ricorso ai mutui ipotecari

Un altro dato rilevante riguarda l’aumento delle persone fisiche che hanno acquistato abitazioni ricorrendo a un mutuo ipotecario, che ha superato il 40%. Questo indica una maggiore dipendenza dal credito per l’acquisto di immobili, un fattore che potrebbe aver favorito la ripresa del mercato in alcune aree del paese, in particolare nel Nord e nel Centro Italia.

In discesa il mercato delle locazioni

Sul fronte delle locazioni, si registra invece una flessione del 2,7% nel numero di nuovi contratti registrati rispetto allo stesso periodo del 2023. Tuttavia, alcuni segmenti specifici mostrano segnali positivi: i contratti transitori sono cresciuti dell’1,3%, mentre quelli agevolati per studenti hanno registrato un aumento del 4,5% per le abitazioni intere e del 25,7% per le porzioni. Complessivamente, i canoni di locazione hanno generato oltre 1,3 miliardi di euro, con un aumento su base annua.

RC auto, quanto mi costi?

L’assicurazione dell’auto rischi di diventare una voce “pesante” nel budget delle famiglie italiane. Ma quanto costa e, soprattutto, quanto è aumentata? A giugno 2024, i premi medi per l’assicurazione auto in Italia hanno registrato un aumento dell’8,1% su base annua, raggiungendo i 602,37 euro. Questo rappresenta un incremento di circa 45 euro rispetto a giugno 2023, secondo l’Osservatorio RC auto di Facile.it e Assicurazione.it.

Prezzi tutto sommato stabili o in discesa 

Nonostante l’aumento annuo, la tendenza dei premi RC auto ha iniziato a invertire il corso negli ultimi mesi. Nel primo semestre del 2024, i premi hanno registrato una riduzione dell’1,7% a livello nazionale. Andrea Ghizzoni, Managing Director di Facile.it, ha spiegato che i segnali positivi sono legati al rallentamento dell’inflazione e alla stabilizzazione dei tassi di sinistrosità. Ghizzoni ha aggiunto che, nonostante il contesto economico incerto, è lecito aspettarsi una progressiva stabilizzazione dei premi.

Nel Lazio gli aumenti maggiori

Analizzando i dati regionali, emerge che i premi sono cresciuti in tutta Italia, con significative differenze tra le regioni. Il Lazio ha registrato l’aumento annuo più consistente con un incremento del 12,6%. La Liguria ha seguito con un aumento dell’11,9%, mentre il Trentino-Alto Adige ha visto un incremento dell’11,2%. La Puglia e, a pari merito, Lombardia e Toscana hanno registrato un aumento del 10%.

Dall’altra parte, la Basilicata è l’unica regione dove i premi sono rimasti sostanzialmente stabili, con un aumento marginale dello 0,2%. Le Marche, la Calabria e il Friuli-Venezia Giulia hanno registrato gli aumenti più bassi, rispettivamente del 1,4%, 3,3% e 3,7%.

Premi RC auto in valori assoluti

La Campania continua a essere la regione dove assicurare un’auto costa di più, con un premio medio di 1.055,80 euro, il 75% in più rispetto alla media nazionale. La Puglia si posiziona al secondo posto con un premio medio di 683,31 euro, seguita dal Lazio con 645,27 euro.

Al contrario, le regioni dove l’assicurazione auto costa meno sono il Friuli-Venezia Giulia, con un premio medio di 396,84 euro, la Lombardia con 477,55 euro e il Trentino-Alto Adige con 478,43 euro.

Conclusione

Nonostante l’aumento annuo dei premi RC auto, l’inversione del trend nei primi sei mesi del 2024 suggerisce una possibile stabilizzazione dei prezzi, favorita dal rallentamento dell’inflazione e dalla stabilizzazione dei tassi di sinistrosità. Le variazioni regionali sottolineano l’importanza di considerare le specificità locali quando si valutano i costi delle assicurazioni auto in Italia.

Estate: come risparmiare in vacanza? I consigli degli esperti

Per aiutare le famiglie a godersi le ferie senza rischiare di indebitarsi Bravo ha stilato un decalogo con consigli pratici per risparmiare in vacanza.
Le vacanze servono a staccare dalla routine e concedersi un momento di relax, ma a volte è necessario adottare qualche stratagemma per non incorrere in difficoltà economiche in seguito. Ma per non rinunciare del tutto a una vacanza estiva, è necessario pianificare il viaggio con largo anticipo.

Questo, consente di intercettare offerte vantaggiose, confrontare i prezzi e trovare le opzioni migliori. Il risparmio infatti inizia proprio dalla pianificazione.
In ogni caso, prima di cercare destinazioni e alloggi, è fondamentale stabilire un budget realistico, che comprenda tutti i costi previsti, dalle spese principali, come alloggio, trasporti, pasti, attività e spese extra, a eventuali imprevisti.

Mettere via i soldi durante l’anno e valutare opzioni di alloggio alternative

È consigliabile anche mettere da parte dei soldi nel corso dell’anno destinati esclusivamente alle vacanze. Magari applicando il metodo del 50-30-20: il 50% del reddito per le spese necessarie, il 30% per i desideri e il 20% per risparmi e investimenti.

Essere flessibili sulle date di viaggio, poi, può aiutare a risparmiare significativamente. Evitare i periodi di alta stagione, quando i prezzi sono generalmente più elevati, può fare la differenza. E considerare destinazioni meno turistiche può risultare sicuramente più economico rispetto alle mete più ambite.
Inoltre, valutare opzioni di alloggio alternative, come case vacanze, generalmente più convenienti rispetto agli hotel tradizionali.

Fare attenzione alla carta di credito e ridurre gli acquisti impulsivi

Se si sceglie di prenotare attraverso agenzie di viaggio o piattaforme online, il consiglio è quello di verificare se offrono opzioni di pagamento dilazionato senza interessi, soluzione che può aiutare a distribuire i costi nel tempo. Utilizzare carte di credito e revolving però rende difficile monitorare le entrate e le uscite, aumentando il rischio di scoperti.

È consigliabile controllare periodicamente il bilancio della carta imponendosi un tetto massimo di spese, così da mantenere il saldo sempre in positivo.
Ridurre gli acquisti impulsivi o costose attività turistiche è fondamentale quando si è in viaggio. Per questo, conviene stabilire un budget anche per attività secondarie, destinando una somma massima in base alle proprie possibilità.

Un’assicurazione protegge dagli inconvenienti spiacevoli

Investire in un’assicurazione viaggio adeguata, anche se può sembrare un costo aggiuntivo, può proteggere da spese impreviste, come cancellazioni o emergenze di varia natura. Inoltre, l’assicurazione viaggio offre una copertura sanitaria, fondamentale quando si viaggia all’estero. E può anche includere la copertura per la perdita o il furto di bagagli e effetti personali, garantendo il rimborso per gli oggetti smarriti e fornendo assistenza per il recupero di documenti importanti come il passaporto.

Anche mettere da parte una somma di denaro per eventuali imprevisti. Bisogna sempre considerare una cifra ‘cuscinetto’ che permetta di partire con la mente serena.
Meglio ridurre la portata della vacanza piuttosto che partire avendo con sé solo le finanze strettamente necessarie.

Come creare una password veramente sicura?

Il “World Password Day” è ormai diventata una ricorrenza fissa, che vuole in qualche modo “celebrare” il valore delle password. Password che utilizziamo ampiamente in ogni aspetto della nostra vita. La giornata, però, è anche un’occasione per promuovere le migliori pratiche in materia di sicurezza informatica. 

La prima difesa contro il cybercrime

Le password rappresentano la prima linea di difesa contro i cybercriminali. Per questa ragione è essenziale garantire che siano il più sicure possibile. Un errore comune è quello di utilizzare la stessa password per tutti gli account, un’abitudine che rende più facile per i criminali violare i nostri dati. Secondo un rapporto di indagini sulle fughe di dati di Verizon, le password compromesse sono responsabili dell’81% delle violazioni legate alle attività criminali.

Il decalogo della password efficace

Veronica Pace, responsabile marketing di Trend Micro Italia, ha condiviso 10 consigli e trucchi per creare password robuste. La prima regola è evitare sequenze di lettere e numeri comuni, come “qwerty” o “12345”, facilmente indovinabili. La seconda consiglia di non utilizzare la propria data di nascita come password, poiché è un’informazione facilmente reperibile online. Terzo, è opportuno combinare lettere, numeri e simboli per creare password di almeno otto caratteri, rendendole più difficili da decifrare.

No alle informazioni personali 

Il quarto consiglio è di evitare di utilizzare il proprio nome come password, poiché alcuni siti web potrebbero rilevarlo e impedirne l’uso. Al quinto posto, la dritta che afferma di non inserire informazioni personali nelle password, poiché i cybercriminali potrebbero trovarle online. In sesta posizione, l’indicazione di scegliere password non comuni, evitando combinazioni come “password” o “1234567890”.

E no alle ripetizioni

Gli ultimi quattro consigli? Non riutilizzare le stesse password per più account, perchè ogni password dovrebbe essere unica. Andrebbero invece usate passphrase lunghe e complesse, combinando più parole con numeri e simboli. Il nono suggerimento dice di evitare di cambiare solo un carattere ogni volta che si aggiorna la password, perchè questo rende più facile per i criminali indovinare la nuova password. Infine, l’ultima dritta è quella di usare un generatore di password e un gestore di password, evitando di scrivere le password su carta o post-it. Seguire queste linee guida può contribuire a proteggere i nostri account e i nostri dati personali da possibili attacchi informatici.

Privacy: anche Meta decide di “scollegare” le informazioni tra le piattaforme

A dare notizia è la società di Zuckerberg sul suo blog: anche Meta dopo Google apporta modifiche relative alla privacy dei dati degli utenti per conformarsi all’imminente entrata in vigore del Digital Market Acts della UE. Insomma, un altro big della tecnologia intende conformarsi al Dma.

Il nuovo regolamento europeo sui mercati digitali entrerà in vigore a marzo 2024, e punta a combattere le pratiche di mercato sleali e le distorsioni della concorrenza da parte delle Big Tech,
Di fatto, agli utenti di Instagram e Facebook europei verrà offerta la possibilità di scegliere se condividere o meno le proprie informazioni tra i due servizi.

“Promuovere l’equità nei mercati digitali”

“Il Dma cerca di promuovere la contendibilità e l’equità nei mercati digitali, un’ambizione supportata da Meta. Ci impegniamo a continuare a lavorare per garantire che i prodotti Meta nella UE siano conformi al Dma e offrano valore alle persone – scrive Tim Lamb, direttore della concorrenza e della regolamentazione di Meta -: abbiamo riunito un ampio team interfunzionale composto da dipendenti senior provenienti da tutto il mondo e da tutta la nostra famiglia di app”.

Nelle prossime settimane, gli utenti riceveranno notifiche che li informeranno del cambiamento.
Questi cambiamenti verranno applicati nell’Unione Europea, allo Spazio Economico Europeo e alla Svizzera.

Utilizzare Messenger senza richiedere un account Facebook.

Gli utenti di queste aree potranno utilizzare vari servizi Meta senza che le loro informazioni siano interconnesse. Ad esempio, le persone possono utilizzare Facebook Messenger in modo indipendente senza richiedere un account Facebook.

Meta ha aggiunto che gli utenti di Instagram e Facebook che hanno collegato entrambi gli account possono scegliere di gestirli separatamente e non condividere più le informazioni tra i due account.
Gli utenti possono anche scegliere se condividere le informazioni tra i propri account Facebook e i servizi di Gaming e Marketplace della piattaforma, riporta Ansa.

“Offrire alle persone la possibilità di scegliere quali informazioni condividere”

Ci sarà anche la possibilità di utilizzare Instagram e Facebook gratuitamente con annunci pubblicitari, o di iscriversi per non vedere più annunci pubblicitari.

“Se le persone si iscrivono per non vedere più gli annunci, le loro informazioni non verranno utilizzate per gli annunci. Questa scelta è stata lanciata nel novembre 2023 – aggiunge Lamb -. Al di là di queste nuove scelte, tutti coloro che utilizzano i servizi Facebook e Instagram continueranno a beneficiare dell’ampia gamma di strumenti esistenti che abbiamo creato per offrire alle persone la possibilità di scegliere quali informazioni condividere e come trattiamo i loro dati”.

Nuove aliquote Irpef: cosa cambia dal 2024? 

Dal 1° gennaio 2024, entrano in vigore le nuove aliquote dell’Irpef, caratterizzate dall’accorpamento del primo e secondo scaglione di reddito sotto un’unica aliquota del 23%. Questa riforma fiscale non solo modifica l’importo delle tasse, ma introduce anche importanti cambiamenti nelle detrazioni, equiparando quelle da lavoro dipendente a quelle da pensione.

Equiparazione delle detrazioni: lavoro dipendente e pensione

Una delle principali novità riguarda l’equiparazione delle detrazioni da lavoro dipendente a quelle da pensione. A partire dal prossimo anno, le detrazioni per i lavoratori subordinati aumentano da 1.880 euro a 1.955 euro, allineandosi a quelle precedentemente riservate ai percettori di redditi pensionistici.
Ciò implica un adeguamento della no tax area per i dipendenti, che passa dagli attuali 8.174 euro a 8.500 euro, rappresentando il reddito al di sotto del quale non è dovuta alcuna imposta.

Variazioni al sistema di calcolo

La modifica delle detrazioni influisce sull’ex bonus Renzi, applicato a redditi fino a 15.000 euro. La condizione per l’ottenimento del bonus rimane la stessa, ma si introduce un piccolo cambiamento nel calcolo. Il bonus sarà erogato quando l’imposta dovuta supera le detrazioni spettanti (1.955 euro per il 2024), a cui verrà sottratto l’importo di 75 euro, rapportato ai giorni di lavoro effettivi.
Questa variazione mantiene l’importo della detrazione a 1.880 euro, assicurando che la platea dei beneficiari del bonus Renzi rimanga invariata.

Garanzia di continuità: evitare decurtazioni salariali impreviste

L’obiettivo della riforma è garantire la continuità dei benefici del bonus Renzi, nonostante le nuove aliquote Irpef e l’aumento delle detrazioni. La variazione al sistema di calcolo è stata introdotta per evitare il rischio che i lavoratori con reddito compreso tra gli 8.174 euro e gli 8.500 euro (senza capienza fiscale dal prossimo anno) vedano la propria busta paga decurtata di 100 euro.
In questo modo, la riforma fiscale mira a mantenere la stabilità finanziaria per i dipendenti in questa fascia di reddito.

Le tre aliquote del 2024

Nel corso del 2024, dunque, c’è una significativa riforma delle aliquote dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef). In particolare, si assiste alla fusione del primo e secondo scaglione di reddito e di conseguenza, l’originaria aliquota Irpef del 25% viene eliminata, mentre le altre due rimangono inalterate. Per essere più precisi, le nuove aliquote Irpef del 2024 si suddividono come segue: 23% per i redditi fino a 28.000 euro; 35% per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro; 43% per i redditi che superano la soglia dei 50.000 euro.

Clienti italiani disposti a cambiare brand pur di risparmiare

In tempi di difficoltà economica come quello attuale, in Italia sta emergendo una netta separazione tra i consumatori quando si tratta di fedeltà ai brand.

Quasi la metà degli italiani (48%) cerca alternative ai propri prodotti abituali per risparmiare, e il 42% rimane fedele ai propri brand, ma acquisterebbe di meno. Il 23% invece cerca di risparmiare sui prodotti alimentari, su abbonamenti e iscrizioni per poter continuare ad acquistare i propri brand preferiti.
È quanto emerge dalla ricerca ‘Redefining retail: What’s Next for Shoppers and Retailers?’, condotta da Manhattan Associates.

La sostenibilità ha un ruolo subordinato

Per il 18% degli intervistati, la sostenibilità ha la massima priorità, e per il 50% è comunque importante. Il 20% invece lo descrive come ‘bello, ma non indispensabile’, e il 7% non considera affatto questo aspetto. E quando si parla di consegna dei prodotti l’impatto ambientale gioca un ruolo importante solo per il 12%. La questione più rilevante è quella dei costi di consegna (50%), seguita dai tempi di delivery (28%) e il metodo di consegna (12%).

Tuttavia, i retailer rivelano un maggiore impegno verso la sostenibilità. Il 55% ritiene fondamentale una gestione efficiente dello stock, mentre il 51% sta adattando la propria rete di punti vendita, e per il 45% l’ottimizzazione dei resi svolge un ruolo importante per ottenere operazioni più sostenibili in futuro.

Il ruolo dei social per i retailer

Molti consumatori eseguono ricerche online prima di acquistare in store. Il 60% cerca l’offerta più vantaggiosa, mentre il 52% legge le recensioni dei prodotti che intende acquistare. Per il 50% poi è importante saperne di più sul prodotto desiderato, il 35% si accerta che il prodotto desiderato sia in stock, e il 14% prenota l’articolo per il click and collect.

In Italia quasi la metà dei consumatori predilige WhatsApp come canale di comunicazione, con un picco del 55% nella fascia di età compresa tra 25-34 anni. Opzione già proposta da più della metà dei retailer (57%), mentre un altro 27% prevede di introdurla nei prossimi 1-2 anni.

Esperienza di acquisto più ibride

Si delinea la tendenza a unificare il retail online e quello fisico. Se il prodotto non è disponibile in uno store il 49% dei retailer può verificare la sua disponibilità nei punti vendita vicini e avvisare il cliente, e per il 70%, nel caso il prodotto non sia disponibile in store, rende possibile ordinarlo online e consigliare le migliori opzioni di fulfilment.
Insomma, una shopping experience agevolata tra mondo fisico e digitale è diventata uno standard. Solo per il 4% dei retailer i processi in store e online sono ancora indipendenti.

Negli ultimi 12 mesi ci sono state, poi, nuove introduzioni nell’ambito delle opzioni di consegna: in giornata (60%), click-and-collect (59%), a domicilio (53%), delivery lockers (53%) o l’accorpamento di più prodotti per utente in un’unica delivery (42%). A dimostrazione che i retailer sono consapevoli delle elevate aspettative dei consumatori.

Cambiamenti climatici in Italia, che effetto hanno sui nostri elettrodomestici?

L’Italia, con le sue innumerevoli bellezze, è uno dei Paesi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Secondo un’indagine condotta da ANIA, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, il 75% delle abitazioni nel nostro paese è esposto a un rischio significativo legato alle calamità naturali.

Il 2023: anno di eventi climatici estremi

Il 2023 sarà ricordato per la frequenza e l’intensità straordinaria degli eventi meteorologici. Un rapporto di Legambiente ha rivelato che, solo nei primi cinque mesi del 2023, si è riscontrato un aumento del 135% negli eventi climatici estremi in Italia rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Impatto del caldo sulla rete elettrica

Il caldo eccessivo, sempre più frequente e generalizzato, può causare anche dei danni collaterali. Il sovraccarico della rete elettrica può generare blackout e sbalzi di tensione, che danneggiano spesso le apparecchiature elettriche.

Richieste di risarcimento per danni elettrici

Ma qual è l’effetto di questi eventi estremi sulla richiesta di risarcimento? Secondo i dati di GfK Claim Manager, nel periodo da gennaio a giugno 2023, le richieste di risarcimento per danni elettrici a elettrodomestici sono cresciute del 15,6% rispetto allo stesso periodo nel 2022.
Questa crescita è stata particolarmente evidente nei mesi di maggio e giugno, con un aumento del 28% e del 44% rispetto all’anno precedente.

Gli elettrodomestici più “sensibili”

Tra le tipologie di elettrodomestici più colpite dalle richieste di risarcimento nella prima metà del 2023, spiccano i televisori (+38%), le lavatrici (+4%) e i frigoriferi (+7%). Le richieste relative alle caldaie a gas sono rimaste stabili (-0,8%), mentre le lavastoviglie hanno visto una diminuzione del 7% rispetto all’anno precedente.

Variazioni nei prezzi

GfK Claim Manager monitora anche le variazioni nei prezzi medi dei beni soggetti a richiesta di risarcimento. Questi dati sono fondamentali per valutare con precisione il valore attuale del bene da risarcire e migliorare l’efficienza del processo di liquidazione. Nei primi sei mesi del 2023, i prezzi medi delle lavatrici sono aumentati del 14%, quelli dei televisori del 11%, mentre le caldaie a gas hanno visto un aumento del 10%. In controtendenza, i frigoriferi hanno registrato una diminuzione del prezzo medio del 12%.

In un contesto caratterizzato da un’alta inflazione, questi dati forniscono un quadro completo degli impatti dei cambiamenti climatici sugli elettrodomestici e sulle richieste di risarcimento in Italia. La situazione richiede un’attenzione crescente all’assicurazione e alla gestione dei rischi legati al clima.

Passione podcast, quasi 12 milioni gli ascoltatori in Italia

I podcast piacciono sempre di più. Tanto che il loro ascolto registra una crescita costante, con un aumento dell’audience che raggiunge il 39% tra le persone dai 16 ai 60 anni, corrispondente a circa 11,9 milioni di ascoltatori. Questo dato segna un incremento rispetto al 36% dell’anno precedente, confermando che i podcast sono un formato in continua espansione e soprattutto un punto fermo del panorama mediatico. Anche perché i fan dei podcast dimostrano un elevato grado di fedeltà e coinvolgimento. È fondamentale promuovere presso tutti gli attori dell’industria dei media i tratti distintivi e di valore di questo formato al fine di massimizzarne il potenziale sia dal punto di vista editoriale che commerciale. 

Uno studio rivela l’identikit dell’ascoltatore

In questo contesto, sono illuminanti i risultati del 2023 dell’Ipsos Digital Audio Survey, un’indagine che analizza l’ascolto e le modalità di fruizione di tutte le forme di contenuti audio digitali, con particolare attenzione al mondo dei podcast. Giunto alla sua quinta edizione, questo studio si propone come punto di riferimento e guida per produttori, distributori e investitori interessati ai podcast e alla loro integrazione all’interno di una strategia audio. E’ importante che disporre di un solido patrimonio informativo per valorizzare al meglio i podcast. Chi sono gli ascoltatori dei podcast? Il profilo degli ascoltatori conferma alcune tendenze che si sono delineate fin dall’inizio del monitoraggio. Questi ascoltatori tendono a essere più giovani, istruiti e con un livello professionale elevato. Presentano anche alcune caratteristiche in termini di comportamenti di consumo, come una responsabilità nell’acquisto, una propensione all’esplorazione tecnologica, l’interesse per prodotti e servizi di alta qualità e una sensibilità alle raccomandazioni degli artisti seguiti. Inoltre, spesso fungono da influencer all’interno del loro gruppo di pari, specialmente quando si tratta di intrattenimento.

Dove si ascoltano i podcast? 

Il podcast è un formato che si adatta all’ascolto in qualsiasi luogo e momento, principalmente attraverso lo smartphone (75%). Tuttavia, una parte degli ascoltatori preferisce utilizzare altri dispositivi, come il computer (33%), il tablet (23%) e soprattutto gli smart speaker (13%). Questo formato è ampiamente ascoltato a casa (74%), ma registra anche un aumento nell’ascolto in auto (33%) e rimane stabile l’ascolto nei mezzi di trasporto (20%) e durante passeggiate (21%). L’ascolto dei podcast nel 2023 conferma la loro stabilità e popolarità, poiché il 40% degli ascoltatori dichiara di ascoltarne più rispetto all’anno precedente. Questo incremento dell’ascolto si traduce in un miglioramento dell’opinione complessiva riguardo ai podcast, evidenziando una crescente adesione a questo formato che offre contenuti di alta qualità.

I temi e gli argomenti trattati sono il motivo della scelta

L’interesse per argomenti specifici rimane il principale motivo alla base della scelta di ascoltare un podcast (32%). Tuttavia, è interessante notare che il peso di questo fattore tende a diminuire nel tempo, mentre cresce l’importanza di altri stimoli, come siti di notizie, post sui social media, passaparola online e offline, suggerimenti dalle piattaforme podcast e contenuti ascoltati in TV o alla radio. La capacità dei podcast di trattenere l’attenzione rimane un elemento distintivo, con il 57% degli utenti che dichiara di ascoltarli per l’intera durata. Questo livello di coinvolgimento rappresenta un valore significativo e riflette l’efficacia di questo formato nell’economia dell’attenzione. Un altro dato incoraggiante è la conferma della tendenza alla “serializzazione” dell’ascolto, con il 78% degli ascoltatori che segue intere serie di podcast. Questa serializzazione favorisce la fidelizzazione, la creazione di rituali e stimola conversazioni, condivisioni e passaparola.

Per gli italiani è difficile scoprire le fake news. E l’AI crea incognite

È quanto emerge dal Rapporto Ital Communications-Censis dal titolo ‘Disinformazione e fake news in Italia. Il sistema dell’informazione alla prova dell’Intelligenza Artificiale’: per il 76,5% degli italiani le fake news sono sempre più sofisticate e difficili da scoprire. E il 20,2% crede di non avere le competenze per riconoscerle. Inoltre, il 29,7% nega l’esistenza delle bufale, e pensa che non si debba parlare di fake news, ma di notizie vere che vengono deliberatamente censurate dai palinsesti. E il 75,1% della popolazione ritiene che con l’upgrading tecnologico verso l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più difficile controllare la qualità dell’informazione, riporta Ansa.

Eppure la domanda di informazione aumenta

Pandemia e vita digitale hanno spinto in avanti la domanda di informazione degli italiani, in un processo che sembra inarrestabile. Oggi circa 47 milioni di italiani (93,3%) si informa abitualmente su almeno una delle fonti disponibili, l’83,5% sul web e il 74,1% sui media tradizionali. Di contro, circa 3 milioni e 300mila (6,7%), hanno rinunciato a un’informazione puntuale, mentre 700mila non si informano affatto. Al palinsesto dato, e uguale per tutti, si è sostituito il palinsesto personalizzato, con un primato dello schermo e del linguaggio audiovisivo. Il risultato è che solo il 13,8% si rivolge a un’unica fonte di informazione, soprattutto over64, che si limitano alla fruizione dei media tradizionali.

Giovani più esposti a disinformazione

Il 79,5% consulta invece più di due fonti informative e il 62,9% ne consulta tre o più.
Si tratta di dati positivamente correlati con l’età e il titolo di studio: più si è giovani e scolarizzati, maggiore è il numero delle fonti da cui si attingono notizie. La combinazione di più fonti informative a comporre il palinsesto di ciascuno si riflette anche in un bilanciamento di fonti online e offline, tradizionali e no nella dieta mediatica individuale. Il 64,3% degli italiani dichiara di utilizzare un mix di fonti informative, tradizionali e online, un 9,9% attinge solo ai media tradizionali e un 19,2%, poco meno di 10 milioni di italiani, si affida esclusivamente alle fonti online. Questi ultimi, soprattutto giovani, sono i più esposti a disinformazione e fake news.

Comunicazione o confusione? Il caso riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è un caso esemplare di comunicazione eccessiva e poco chiara, che alimenta cattiva informazione, catastrofismo e negazionismo, rischiando di provocare effetti non desiderati sui modi di pensare e sui comportamenti della popolazione. Il 34,7% degli italiani è convinto che ci sia un allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico e il 25,5% ritiene che l’alluvione di quest’anno sia la risposta più efficace a chi sostiene che si sta progressivamente andando verso la desertificazione. I negazionisti, convinti che il cambiamento climatico non esista, sono il 16,2% della popolazione. Gli individui più fragili, i più anziani e i meno scolarizzati, sono quelli che appaiono più confusi e meno in grado di comprendere il problema nella sua complessità.