La top 30 delle malattie più ricercate dagli italiani nel 2020

Quali sono le malattie più cercate online dagli italiani nel 2020? Nonostante il Covid-19 abbia catalizzato l’attenzione degli italiani non è l’unica problematica legata alla salute ad aver destato preoccupazioni. La conferma arriva da MioDottore, piattaforma specializzata nella prenotazione online di visite mediche e parte del gruppo DocPlanner, che ha analizzato le ricerche effettuate nel corso del 2020 relative alle patologie che hanno generato più dubbi, necessità di chiarimenti, o semplicemente la curiosità dei pazienti. E le più cercate sono risultate endometriosi e menopausa, che dal 2018 si contendono i primi due posti della classifica.

Sul podio endometriosi, menopausa e osteoporosi

Nell’edizione 2020 è infatti l’endometriosi (1°) a essere capolista, seguita dalla menopausa (2°), mentre al 3° gradino del podio si posiziona una patologia riconducibile all’area ortopedica, l’osteoporosi. Nel 2019 al 3° posto si trattava di alluce valgo (al 4° nel 2020), e nel 2018 di scoliosi, scesa al 13° posto della classifica. Ampliando l’analisi all’intera lista delle malattie più cercate online si evidenzia come le problematiche legate alla struttura scheletrica siano quelle che maggiormente impensieriscono gli italiani, con 11% delle ricerche totali. Tra queste, oltre a osteoporosi, alluce valgo e scoliosi, le più ricercate sono ernia del disco (12°), mal di schiena (15°) e sciatalgia, new entry al 29° posto.

Nuovi timori legati alla salute: ansia, malattia di Parkinson e sciatalgia

Alle patologie legate all’apparato scheletrico seguono quelle relative alla sfera intima-sessuale, con il 10% delle ricerche totali. Più in particolare, quattro disturbi interessano l’area ginecologica (endometriosi, menopausa, sindrome dell’ovaio policistico, al 16° posto, e cistite, al 30°) e uno andrologica (disfunzione erettile, 25°). Anche l’ambito dermatologico suscita apprensione e dubbi (6%), con acne e alopecia rispettivamente al 6° e 8° posto della classifica. Rispetto all’anno precedente, oltre alla sciatalgia, altre due new entry si inseriscono nella top 30, e coinvolgono le aree psicologica e neurologica (ansia, 27°, e malattia di Parkinson, 28°), mentre nel 2020 sono assenti alcuni disturbi che preoccupavano gli italiani nel 2019 (setto nasale deviato, cisti sebacea ed epilessia).

Donne e uomini online, differenze e similitudini

Completano la classifica, fibromialgia (5°), ernia inguinale (7°), artrosi (9°), acufene (10°), emorroidi (11°), lipoma (14°), depressione (17°), sindrome del tunnel carpale (18°), malattia di Alzheimer (19°), degenerazione maculare (20°), verruche (21°), obesità (22°), cefalea (23°), disturbo bipolare (24°), e glaucoma (26°). Ma ancora una volta è la quota rosa a confermarsi più attenta in ambito benessere, e la maggiormente attiva in rete quando si tratta di indagare lo stato di salute. Ben oltre la metà delle ricerche totali (63%) è infatti stata effettuata da donne. E se ai primi due posti di questo ranking si trovano patologie differenti nelle ricerche femminili (endometriosi e acne) e maschili (osteoporosi ed ernia inguinale), la menopausa mette d’accordo i due generi.

Natale e shopping online, le dritte per fare solo buoni acquisti

Fra negozi chiusi o a orario ridotto, moltissimi italiani hanno già deciso che faranno almeno parte dei regali di Natale sulle piattaforme online. Secondo quanto emerso dalla nuova ricerca di Kaspersky, infatti, il 74% dei nostri connazionali afferma che ha iniziato gli acquisti con il Black Friday mentre un altro 40% si scatenerà nelle spese all’ultimo minuto, a caccia di offerte imperdibili.

Opzioni alterative rispetto ai negozi fisici

“Nel tentativo di godersi il Natale nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e non rinunciare ai regali” riporta una nota, “gli italiani stanno orientando i propri acquisti verso opzioni alternative rispetto ai negozi fisici. Infatti il 67% degli intervistati ha dichiarato di voler di fare online la maggior parte dei propri acquisti di Natale. Il 20%, invece, ha affermato addirittura di voler fare online tutti gli acquisti legati al Natale, nonostante lo shopping online non rientri tra le loro abitudini”. Un altro aspetto interessante che emerge dalla ricerca è che la maggior parte degli italiani, nonostante la situazione economica difficile che sta vivendo tutta l’Europa, non ridurranno il budget destinato ai regali. Sono infatti il 38%, circa un terzo, i nostri connazionali che hanno affermato di voler abbassare la spesa per i doni.

Più affari, più rischi

Lo studio, inoltre, avverte che in concomitanza delle pioggia di offerte online aumenta contestualmente anche il numero di rischi in cui si può incorrere, come truffe e siti fraudolenti. Eppure, nonostante la consapevolezza del pericolo, solo il 18% degli italiani non intende cedere i propri dati personali per ottenere uno sconto. “Da sempre il Natale rappresenta un evento importante per molte persone e quest’anno, molto probabilmente, lo sarà ancora di più. Le persone hanno bisogno di compensare, almeno in parte, i disastri che la pandemia ha causato durante il 2020. È ragionevole, quindi, pensare che per rimanere al sicuro e approfittare di qualche offerta, la maggior parte degli utenti quest’anno sceglierà di fare acquisti online. Andrebbe tenuto in considerazione, però, che tutto ciò che attira l’attenzione delle masse inevitabilmente richiama anche quella dei cybercriminali”, ha commentato Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky. Tra i consigli per non incorrere in fregature, ci sono quelli di comprare solo da store online verificati, di controllare sulla barra degli indirizzi del browser che il sito sia autentico e protetto, di verificare che ci sia il lucchetto o il codice HTTPS, di completare l’acquisto tramite metodi di pagamento sicuri, di verificare lo offerte e soprattutto di aggiornare i software e le applicazioni di tutti i dispositivi e proteggerli con un software di sicurezza affidabile.

Arriva la lotteria degli scontrini

Dal 1 gennaio 2020 lo scontrino diventa un biglietto della lotteria. Arriva infatti la lotteria degli scontrini, uno strumento messo in campo dall’esecutivo per combattere l’evasione fiscale e reperire risorse in manovra. Dopo quasi tre anni di stallo, la misura era stata introdotta con la Legge di Bilancio 2017, il governo ha deciso di adeguarsi ad altri Paesi che l’hanno già adottata con successo, come il Portogallo. Alla lotteria potranno partecipare i consumatori maggiorenni che acquistano beni o servizi presso gli esercenti che effettuano la trasmissione telematica dei corrispettivi. E ogni acquisto che porterà all’emissione di uno scontrino darà diritto a una serie di biglietti virtuali.

Chi utilizza la moneta elettronica raddoppia le probabilità di vincita

Il numero di biglietti è ancora in via di definizione nel decreto attuativo del provvedimento, ma nella bozza elaborata la scorsa primavera ogni 10 centesimi di spesa era previsto un ticket virtuale, a fronte di una spesa minima di un euro. In altre parole con 10 euro di spesa si avrebbe diritto a 100 biglietti, riporta la Repubblica. In ogni caso la riffa statale prevede, nelle varie modifiche introdotte, anche un meccanismo che raddoppia le probabilità di vincita per chi utilizza la moneta elettronica. Pagare con carta di credito o bancomat dovrebbe quindi dare diritto a un numero maggiore di biglietti. Inoltre scegliere uno strumento digitale renderà automatica l’assegnazione dei ticket, mentre chi sceglierà di saldare in contanti dovrà contestualmente comunicare il proprio codice fiscale.

Per ora vincite mensili e annuali, dal 2021 anche settimanali

Tutti gli scontrini, a partire da un euro di spesa, danno quindi la possibilità di partecipare alla lotteria, ma all’aumentare della spesa il numero di biglietti “virtuali” cresce in modo più che proporzionale. Le vincite sono mensili, con montepremi da 10.000 euro, 30.000 euro e 50.000 euro, e annuali, con un assegno da un milione di euro. Dal 2021, però, dovrebbero essere introdotte anche le estrazioni settimanali. Le vincite saranno comunicate via posta elettronica o con una raccomandata, ed è prevista la creazione di un portale web con informazioni sul regolamento, il calendario delle estrazioni, e le informazioni personali del consumatore, come le vincite associate ai propri scontrini.

Un esperimento europeo per ridurre il gap Iva

Il concorso è riservato esclusivamente ai maggiorenni residenti in Italia, che dovranno fornire il proprio codice fiscale al momento dell’acquisto, e di conseguenza, dell’emissione dello scontrino. In Europa la lotteria degli scontrini è stata già sperimentata da Malta, Portogallo, Romania e Slovacchia con l’obiettivo di ridurre il gap Iva, cioè la differenza tra l’imposta effettivamente incassata dall’Erario e il gettito previsto. Ma è Il Portogallo il Paese in cui la misura ha incontrato maggiore successo. Introdotta nel 2014, la cosiddetta “fatura da sorte” ha visto più che raddoppiare il numero degli scontrini emessi già nei primi anni di introduzione. Secondo i dati 2018 della relazione sulla lotta all’evasione fiscale pubblicata dal governo di Lisbona, a dicembre 2018 sono stati assegnati come premi 117 auto e 163 buoni del Tesoro del valore di 35 mila euro e di 50 mila euro.

 

Studiare fuori sede costa, e la colpa è dell’affitto

Se nel 2018 i prezzi delle locazioni non risultavano in aumento, quest’anno si registrano rincari in tutti i 14 centri che ospitano gli atenei con la più alta concentrazione di studenti fuori sede. Solo Bari risulta in controtendenza, con un lieve calo (-2%) dei prezzi richiesti per le stanze singole, mentre Bologna registra un aumento record del 12% rispetto all’anno scorso. Si tratta dei risultati di uno studio condotto dal portale di offerta e ricerca immobili Immobiliare.it.

L’aumento della domanda continua a trascinare i costi verso l’alto

“La crescita dei costi delle stanze in affitto non si arresta ormai da diversi anni. Il mercato si è ampliato con nuovi soggetti: alla classica locazione si sono aggiunte la coabitazione fra studenti, allargata poi ai lavoratori fuori sede, e più recentemente la formula degli affitti brevi – dichiara Carlo Giordano, AD di Immobiliare.it -. Una domanda così ampia e diversificata ha portato l’offerta immobiliare a ridursi, e di conseguenza, continua a trascinare i costi verso l’alto”.

Milano si conferma la città più cara, Catania la più economica

Secondo lo studio affittare una stanza singola a Milano costa mediamente 573 euro, prezzo aumentato del 6% rispetto al 2018 a fronte di una domanda che continua a crescere (+5% su base annua). Il secondo posto è un pari merito fra Roma e Bologna: nelle due città affittare una singola costa rispettivamente 447 e 448 euro al mese. Sopra la soglia dei 400 euro anche Firenze, dove si chiedono in media 433 euro (+10% rispetto al 2018).  Con aumenti che oscillano fra il 2% e l’8% si aggirano sui 300 euro le cifre richieste nelle altre città, e si va dai 353 euro al mese di Torino ai 306 euro di Pavia. Bari e Palermo invece sono le uniche due città a registrare un calo, e per affittare una singola in media si spendono rispettivamente 255 euro e 233 euro. La più economica resta però Catania, con una media di 211 euro.

La tendenza è non condividere, in calo la domanda di posti in doppia

Sono sempre meno gli studenti e i lavoratori fuori sede disposti a condividere una stanza con un’altra persona. La domanda di posti in doppia è infatti in calo ovunque, a eccezione di Bologna, dove invece è cresciuta del 9% a causa degli aumenti dei costi. I prezzi più alti sono quelli di Milano, dove affittare un posto in doppia costa mediamente 372 euro al mese, seguita da Roma, con 311 euro. In tutte le altre città i costi si mantengono al di sotto dei 300 euro, con la spesa minima chiesta a Palermo, dove bastano 136 euro al mese.

“Il target degli studenti fuori sede si conferma un segmento molto appetibile per chi deve affittare un appartamento”, aggiunge Giordano. Il 27% dei proprietari che inseriscono il proprio annuncio sul portale Immobiliare.it indica infatti di prediligere gli studenti ai lavoratori. Insomma, la garanzia rappresentata dalle famiglie rimane ancora la più affidabile.

Sul podio delle Università, Bologna, Padova e Firenze

Prosegue la crescita delle immatricolazioni nei nostri atenei. Per il quarto anno consecutivo, nell’anno accademico 2017-2018, si è registrato un aumento del +1,3% rispetto all’anno accademico precedente. E al top della classifica delle Università italiane 2019/2020 del Censis si piazzano gli atenei di Bologna, Padova, Firenze, mentre per i politecnici emergono Milano e Torino, e per le università non statali la prima posizione viene conquistata dalla Bocconi di Milano. Il nuovo ranking degli atenei si basa su parametri quali strutture disponibili, servizi erogati, borse di studio, livello di internazionalizzazione, occupabilità e comunicazione.

I mega e i grandi atenei statali

Tra i mega atenei statali, con oltre 40.000 iscritti, mantiene la 1a posizione l’Università di Bologna, con un punteggio complessivo pari a 90,8, seguita dall’Università di Padova (88,7), e da quella di Firenze (86,3), che scende di una posizione rispetto all’anno scorso. La Sapienza di Roma è stabile al 4° posto (84,3), mentre ultima tra i mega atenei è l’Università di Napoli Federico II. Tra i grandi atenei statali (20.000-40.000 iscritti) l’Università di Perugia è ancora al vertice con un punteggio complessivo pari a 91,2. Tiene la 2a posizione l’Università della Calabria (90,2), e mantengono la 3a e la 4a posizione le Università di Parma e di Pavia (89,7 e 88,0 punti).

Trento e Camerino al top dei medi e i piccoli atenei

L’Università di Trento guida la classifica dei medi atenei statali (10.000-20.000 iscritti), con un punteggio pari a 97,0, e un incremento di 9 e 7 punti rispettivamente negli indicatori relativi alle strutture per gli studenti e all’internazionalizzazione. L’ateneo guadagna due posizioni rispetto allo scorso anno e rimpiazza l’Università di Siena, che passa al 2° posto, mentre la 3a posizione è condivisa dall’Università di Trieste e l’Università di Udine (91,2), riporta Ansa. Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) primeggia anche quest’anno l’Università di Camerino (93,0), mentre invariate in 2a e 3a posizione rispettivamente l’Università di Foggia (82,2) e l’Università di Cassino (82,0).

Politecnico di Milano e Bocconi, due milanesi da medaglia d’oro

Al 1° posto dei politecnici italiani il Politecnico di Milano (95,8), al 2° il Politecnico di Torino (91,5), che fa retrocedere in 3a posizione lo Iuav di Venezia, e al 4° e ultimo posto il Politecnico di Bari. Per quanto riguarda la classifica del Censis tra i grandi atenei non statali (oltre 10.000 iscritti) in 1a posizione anche quest’anno l’Università Bocconi (96,8), seguita dall’Università Cattolica (87,4), mentre tra i medi (5.000-10.000 iscritti) la Lumsa si colloca in 1a posizione (90,0), seguita con un distacco minimo dalla Luiss (89,8), mentre lo Iulm è al 3° posto (83,0). Tra i piccoli (fino a 5.000 iscritti) la Libera Università di Bolzano continua a occupare il vertice della classifica (102,4), seguita dalla Liuc Università Cattaneo (91,0) e con un balzo di 5 posizioni l’Università Roma Europea (83,6). Chiude la graduatoria l’Università Lum Jean Monnet.

Dichiarazione dei redditi precompilata, disponibile online

Dal 15 aprile è online la dichiarazione dei redditi precompilata, che potrà essere inviata direttamente via web dal 2 maggio fino al 23 luglio. Oltre ai dati già a disposizione l’Agenzia delle Entrate ha inserito nei modelli quelli inviati dagli enti esterni, come studi medici, farmacie, banche, assicurazioni, università, e dai datori di lavoro tramite le certificazioni uniche. Quest’anno, ricorda poi l’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione è ancora più completa, poiché alle informazioni presenti gli scorsi anni, si aggiungono le spese su parti comuni condominiali, che danno diritto al bonus verde, e le somme versate dal 1° gennaio 2018 per le assicurazioni contro le calamità stipulate per gli immobili a uso abitativo.

Più semplice modificare le spese detraibili

Complessivamente, il paniere dei dati pre-compilati raggiunge quota 960 milioni, e supera del +3,8% il totale dei dati caricati nel 2018, mentre la funzionalità di compilazione assistita, disponibile dal prossimo 10 maggio, si estende a tutto il quadro E. Inoltre, sarà più semplice modificare le spese detraibili. La novità 2019 infatti dà la possibilità di scegliere la modalità di compilazione semplificata, in alternativa alla modalità tradizionale, per modificare in maniera guidata tutto il quadro E della dichiarazione, come aggiungere un onere detraibile o deducibile che non compare tra quelli già inseriti dall’Agenzia, o modificare gli importi delle spese sostenute.

Potrà essere trasmessa dal 10 maggio al 30 settembre 2019

A partire dal 10 maggio diventa quindi possibile intervenire in modalità guidata su tutti i dati del quadro, aggiungendo, eliminando o modificando, anche gli importi relativi alle spese che danno diritto agli sconti fiscali per le ristrutturazioni, per il risparmio energetico, per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, e al bonus verde. Una volta fatte le modifiche, sarà il sistema a ricalcolare in automatico gli oneri detraibili e deducibili, sulla base dei nuovi dati e di eventuali limiti previsti dalla legge, e a inserire il totale nei campi del quadro E. Quanto al calendario della dichiarazione precompilata l’Agenzia spiega come dal pomeriggio del 15 aprile la precompilata sarà disponibile sia per chi presenta il 730 sia per chi presenta Redditi, che può essere modificato dal 2 maggio, ma potrà essere trasmesso dal 10 maggio al 30 settembre 2019.

In crescita il numero di dati che ha viaggiato nei server dell’Agenzia

In crescita il numero di dati, circa 960 milioni, che ha viaggiato nei server dell’Agenzia. Di questi, il 78% (754 milioni) sono relativi alle spese sanitarie sostenute dai cittadini, comunicati all’Agenzia da farmacie, studi medici, cliniche, ospedali, il 4,7% in più rispetto a quelli trasmessi nel 2018. Al secondo posto, i premi assicurativi, poco più di 92milioni, e le Cu, oltre 61 milioni.

I dati relativi a bonifici per ristrutturazioni, riporta Adnkronos, arrivano a quota 16 milioni, cui si aggiungono quasi 6 milioni di occorrenze relative a ristrutturazioni condominiali. Circa 4,4 milioni di dati, poi, riguardano rimborsi di spese sanitarie e 3,4, alle spese universitarie. E 3,2 milioni sono le informazioni relative a contributi per lavoratori domestici.

Un computer quantistico inverte la freccia del tempo

Un esperimento contraddice la seconda legge della termodinamica: il tempo può invertire la sua direzione. I ricercatori del Moscow Institute of Physics, coadiuvati da colleghi svizzeri e statunitensi, hanno infatti annunciato di essere riusciti a invertire la direzione del tempo con un computer quantistico. Il rivoluzionario esperimento, descritto in un articolo della rivista Scientific Reports, sembra quindi contraddire le leggi cardine della fisica, e potrebbe alterare la nostra percezione dei processi che guidano l’universo. Il secondo principio della termodinamica enuncia infatti l’irreversibilità della maggior parte dei fenomeni fisici. Nota anche come enunciato di Clausius, questa legge afferma che il calore non può spontaneamente fluire da un corpo freddo a uno più caldo. In pratica l’universo segue una sola direzione: dall’ordine al disordine.

La macchina del tempo è un computer quantistico

In pratica, l’esperimento condotto dai ricercatori del Moscow Institute of Physics si può paragonare al rimettere nella posizione iniziale un set di palle da biliardo sparso sul tavolo. Come? Attraverso un colpo calcolato alla precisione per riportarle alla loro posizione di origine. La “macchina del tempo” utilizzata per condurre l’esperimento è un computer quantistico Ibm, in cui gli elementi base dell’informazione, al posto dei bit dei normali pc, sono i cosiddetti qbit, i bit quantistici, che oltre ai valori zero e uno, possono assumere un valore che “sovrappone” entrambi gli stati.

Dall’ordine al caos e ritorno

“Abbiamo creato artificialmente uno stato che evolve in una direzione opposta alla freccia del tempo”, ha spiegato il capo del gruppo di ricerca, Gordey Lesovik. In pratica, durante l’esperimento è stato lanciato un “programma di evoluzione” che ha portato i qubit a disegnare sequenze di zero e uno mutevoli, e sempre più complesse, partendo “dall’ordine al caos”. In seguito, un altro programma ha modificato la sequenza di qubit riportandola dal caos all’ordine originario.

Sviluppare il programma per raggiungere risultati sempre più accurati

Proseguendo il paragone con il tavolo da biliardo, riporta Agi, il risultato dell’esperimento è l’equivalente di vedere le palle tornare nel triangolo con un movimento contrario rispetto a quello che le aveva sparse sulla superficie, un qualcosa di inconcepibile secondo le regole della fisica classica. Gli scienziati sono sicuri di poter sviluppare il programma in modo tale da raggiungere risultati sempre più accurati. Al momento, con due qubit il margine di successo è dell’85%, laddove con tre qubit è del 50%. Le applicazioni pratiche dell’esperimento, oltre a spiegare come si sviluppa la freccia del tempo nei sistemi quantistici, riguardano l’abbattimento degli errori nel collaudo dei programmi di informatica quantistica.

Sistema Sanitario Nazionale ahi ahi… Quattro italiani su dieci “bloccati” dalle liste di attesa

Gli italiani hanno un rapporto sempre più “a distanza” son il Servizio Sanitario Nazionale, e non per loro volontà. E tra le maggiori criticità ci sono i tempi lunghi delle liste di attesa, sperimentate purtroppo da 4 persone su 10. Per questa e altre ragioni la spesa privata per curarsi è in aumento.

La fotografia della salute tricolore

La fotografia, purtroppo poco lusinghiera, del Sistema Sanitario Nazionale viene da un rapporto di European House-Ambrosetti. Nel 2018 quasi il 40% degli adulti in Italia, circa 20 milioni di persone, ha avuto una o più esperienze di liste di attesa di più di un mese, si legge nel rapporto. Il 48,5% di chi ha sperimentato le liste di attesa per le prestazioni Asl ha avuto anche una o più esperienze di Pronto Soccorso. Le situazioni più critiche si hanno per le visite specialistiche, che ha dovuto attendere circa il 60% di chi ha sperimentato una lista, e gli accertamenti diagnostici (42,7%), con delle punte nelle attese che hanno superato anche i 120 giorni.

In Italia si investe meno che in Europa

Un altro aspetto infelice dello studio è quello che rapporta l’Italia agli altri paesi dell’Ue. A casa nostra l’incidenza della spesa sanitaria pubblica italiana sul Pil (pari a 6,6%) è minore della media europea (7,4%). Non solo: nei prossimi anni sembra sia destinata a diminuire, aumentando il gap nei confronti degli altri paesi europei. Germania, Svezia e Paesi Bassi, ad esempio, spendono più di 4.000 euro l’anno per ogni cittadino, quasi il doppio di quanto spende l’Italia. Questo si sta traducendo, avvertono gli esperti, in una maggiore spesa da parte dei cittadini. “La tendenza all’aumento della spesa sanitaria privata e soprattutto di quella out of pocket (ben il 24% in più negli ultimi anni) – scrivono gli esperti – evidenzia uno stato di sofferenza del nostro sistema sanitario nazionale in considerazione di uno sbilanciamento demografico verso la fascia più anziana delle popolazione che genera conseguentemente una maggiore domanda di salute”.

Spesa privata a carico dei cittadini
Ben il 91% della spesa privata (36 miliardi di euro) è stata out of pocket, ovvero sostenuta interamente di tasca propria dai cittadini, mentre solo per il rimanente 9% si è trattato di spesa intermediata. Un dato significativo, hanno sottolineato gli esperti all’evento, che conferma lo spostamento del finanziamento sempre più a carico dei cittadini e fa notare come la sottoscrizione di forme di sanità integrativa rimanga un fenomeno ancora limitato rispetto ad altri paesi europei: in Irlanda, Francia e Paesi Bassi la componente intermediata raggiunge un’incidenza superiore al 40%.

Il pesce a tavola è amato dagli italiani, anche surgelato

Fresco, decongelato, ma anche surgelato. Il pesce compare spesso sulle tavole degli italiani, tanto che nel 2017 ne abbiamo consumato complessivamente 28,4 kg a testa, il 2% in più rispetto all’anno precedente. Questo ci pone al di sopra della media nelle classifiche europee e mondiali del consumo di prodotti ittici: in Europa infatti la media è di circa 22,7 chili pro capite. In generale anche nel mondo il consumo di pesce è in aumento. E secondo Ismea per il 2017 si stimano oltre 20 kg di consumo a testa, più del doppio dei 9 kg registrati nel 1991

Il 17% dei consumi è sotto zero

Se lo preferiamo fresco o decongelato, 1 volta su 5 lo scegliamo surgelato. Un trend in crescita rilevato dall’Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati, secondo il quale nel 2017 sono state consumate 113.400 tonnellate di pesce surgelato, +5% rispetto all’anno precedente. L’ittico surgelato copre il 17% dei consumi italiani di pesce. Nel solo canale retail il pesce naturale ha registrato un incremento del 7% negli acquisti, seguito da mollane e crostacei (+ 6,7%), e dalle versioni panate e pastellate (+3%).

I consumatori italiani premiano la qualità, ma soprattutto il fatto che questi prodotti siano già puliti e pronti al consumo. Inoltre, mostrano di essere consapevoli delle tecniche di lavorazione messe in atto dalle aziende produttrici, apprezzando la sostenibilità della produzione garantita dalla certificazione MSC (Marine Stewardship Council), di cui molte aziende del settore si sono dotate.

Una fonte naturale di macronutrienti

Le ricerche dimostrano come un consumo abituale di pesce aiuti i bambini a dormire meglio e a migliorare le capacità cognitive e verbali. Questo perché il pesce è una fonte naturale di macronutrienti, tra cui proteine nobili e acidi grassi omega-3, ma è anche ricco di micronutrienti come vitamine, in particolare A e D, e sali minerali, come iodio e selenio.

Ma è meglio fresco o surgelato? “Il pesce surgelato ha le stesse proprietà nutrizionali di quello fresco – spiega Vittorio Gagliardi, presidente Iias –. Le sue proprietà restano intatte anche se surgelato, perché viene scrupolosamente rispettata la catena del freddo, mantenendo sempre il prodotto a una temperatura di -18 °C durante tutto il suo iter, dal confezionamento alla tavola”.

I bambini lo preferiscono a bastoncini

I consumatori sembrano apprezzare questo alimento già da bambini, soprattutto se sotto forma di bastoncini di pesce, un prodotto che ha conquistato generazioni di italiani. Il merluzzo presente nei bastoncini, riporta askanews, viene sfilettato ancora fresco e surgelato a bordo delle navi in cui viene pescato. Il processo di surgelazione, poi, porta l’alimento in pochi minuti a bassissime temperature, che consente di mantenere intatte le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del pesce fresco. Qualità alla base del loro successo tra le 10 milioni di famiglie italiane che li consumano abitualmente

Senior italiani, sempre più dinamici e hi-tech

Molto distanti dallo stereotipo di anziani deboli e bisognosi di cure, oggi i 60-80enni italiani sono dinamici, curiosi, e sempre più digitali. Tanto che aprono un account social anche a 70 anni, e acquistano il primo laptop ben oltre la pensione. A scattare una fotografia dei 13,7 milioni di senior italiani è Doxa, che in qualità di partner tecnico del SingularityU Italy Summit 2018, ha dato il proprio contributo esaminando usi e costumi della terza età. Ma cosa rende i senior così attivi e moderni? Un insieme di fattori oggettivi, ma anche diverse attitudini mentali.

I tre fattori chiave: benessere, autonomia e socializzazione

Al primo posto c’è il benessere psico-fisico: il 75% degli intervistati da Doxa dichiara infatti di godere di uno stato di salute soddisfacente, e il 19% che arriva a definirlo addirittura ottimo. Il 64% fa attività fisica regolare, percentuale che si attesta al 55% tra i 76-80enni. L’88% degli over 60 inoltre si dichiara autonomo nello svolgere visite mediche ed esami, l’86% si occupa direttamente della spesa, e l’84% esegue in autonomia i lavori domestici di uso quotidiano, riporta Ansa. I senior poi “vogliono approfittare dell’opportunità offerta da una disponibilità di tempo maggiore per coltivare le proprie relazioni”, afferma Vilma Scarpino, AD di Doxa. E famiglia e amici hanno un’importanza strategica: il 71% vive con il proprio partner, l’85% ha figli e il 65% nipoti.

La terza età è digitale

La quasi totalità degli over 60 italiani ha un cellulare, e il 48% uno smartphone. Il 39% possiede e usa abitualmente un pc, e un ulteriore 10% opta per il tablet. Il ricorso a email e social network come Facebook è all’ordine del giorno, rispettivamente, per il 39% e il 24% degli intervistati. Non solo. Chi è collegato a Internet nel 40% dei casi è solito leggere le notizie d’attualità online, nel 29% guarda i video su YouTube, e nel 20% consulta le app e/o i siti dedicati ai propri hobby. In generale, gli uomini sono sensibilmente più attivi online rispetto alle donne. Anche l’età è un fattore discriminante: se l’80% dei 60-65enni svolge almeno un’attività online la quota scende al 52% tra i 71-75enni, e al 37% tra i 76-80enni.

Salute e sicurezza? Meglio se hi-tech

“Per il 43% degli intervistati la tecnologia e le sue molteplici applicazioni migliorano e miglioreranno sempre più la qualità della vita di tutti noi”, commenta Scarpino. E se due senior su tre conoscono Google, Amazon e la tecnologia WiFi per gli over 60 digitali salute e sicurezza sono le aree di maggiore interesse in ambito tecnologico. Il 57% infatti troverebbe molto utile poter parlare con i medici da casa, visualizzando i loro volti e gli esami fatti, e il 48% indosserebbe volentieri braccialetti in grado di rilevare le principali funzioni vitali. Ancora, il 50% vorrebbe avere sensori in casa per la gestione delle utenze e la sicurezza.