Gli italiani e il mondo: quali sono le sfide e le preoccupazioni principali?

Il panorama globale a fine 2024 si presenta caratterizzato da incertezze e instabilità. Il clima di preoccupazione avvertito globalmente è dovuto sia ai conflitti che non si fermano, sia alle tensioni che crescono in diverse aree del mondo.

In questo contesto già difficile, il ruolo dell’Europa, ancora incapace di trovare una linea comune su temi cruciali come la difesa, evidenzia fragilità istituzionali che aumentano il senso di vulnerabilità. Il ritorno di Trump alla Casa Bianca potrebbe ulteriormente ridefinire gli equilibri globali, con possibili conseguenze su Nato, Ucraina e politiche economiche internazionali.

Criticità nazionali: economia e occupazione in prima linea

Sul fronte interno, l’economia italiana mostra segnali di stasi. La contrazione della produzione industriale e il calo delle previsioni di crescita del PIL stanno mettendo sotto pressione molti settori. Nonostante ciò, i consumi sembrano tenere, almeno per ora, secondo i dati Istat.

Anche le prospettive economiche potrebbero essere più incoraggianti: il 35% degli italiani si aspetta un peggioramento nei prossimi sei mesi, mentre solo il 20% prevede un miglioramento. Il pessimismo cresce anche nel medio termine, con un equilibrio tra ottimisti e pessimisti per il futuro dell’economia nazionale nei prossimi tre anni. Si tratta di un dato in contrasto con il trend positivo degli anni precedenti.

Le priorità degli italiani

Le questioni economiche e occupazionali rimangono al centro delle preoccupazioni, indicate dal 54% degli intervistati nel sondaggio Ipsos. Seguono sanità (35%) e ambiente, mentre temi come immigrazione e sicurezza sono percepiti meno urgenti.

La sanità, in particolare, registra un aumento d’attenzione, alimentato dalla crisi del sistema pubblico, soprattutto nei servizi diagnostici e nell’assistenza di base.

La paura dei conflitti

Il conflitto in Ucraina continua a essere un tema delicato: il 77% degli italiani lo percepisce come una fonte di ansia, principalmente per il rischio di un’escalation che coinvolga anche l’Italia. Parallelamente, il 52% degli italiani si oppone all’invio di armi a Kiev, segno di un crescente desiderio di neutralità e di pace.

Anche le tensioni in Medio Oriente credo un senso di allarme, con il 70%del nostri connazionali che si preoccupa per le conseguenze umanitarie e geopolitiche.

Un disagio che cresce

Il quadro dipinto dall’Istat evidenzia un aumento del malessere, alimentato da difficoltà economiche, sanitarie e geopolitiche. Il crescente disinteresse verso la partecipazione politica riflette un senso di distanza dai decisori, suggerendo l’urgenza di risposte efficaci per evitare che il disagio sfoci in rancore sociale.

Qual è oggi la mappa dei consumi mediatici degli italiani?

Tra il 2019 e il 2023, l’Italia ha vissuto una vera e propria rivoluzione nei consumi mediatici, consolidando il paradigma biomediatico. Anche tra anziani e persone meno istruite è ormai diffuso l’utilizzo di dispositivi connessi: li usa i tre quarti degli over 65 e l’80% di chi ha bassi livelli di istruzione .

La televisione mantiene il suo predominio, con un’utenza che passa dal 95,1% nel 2022 al 95,9% nel 2023. Cresce l’uso della tv via internet (+3,3%) e della mobile tv, oggi al 33,6% degli spettatori. La radio, pur subendo un lieve calo (-1,1%), si adatta con nuovi canali digitali, mentre l’autoradio recupera terreno, toccando il 69,1% di utenza. I dati emergono dal capitolo “Comunicazione e media” del 58° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.

La crisi dei giornali e la tenuta del libro
I quotidiani cartacei continuano a perdere lettori: dal 67% del 2007 al 22% nel 2023, mentre calano anche i settimanali (-1,7%) e i mensili (-2,8%). Gli utenti dei quotidiani online sono scesi al 30,5% (-2,5% in un anno). Al contrario, il 2023 segna una ripresa per i libri stampati, letti dal 45,8% degli italiani (+3,1% rispetto al 2022). Rimane invece stabile la percentuale di lettori di e-book (12,7%) e audiolibri (5,3%). I fumetti attirano l’8% della popolazione, con una prevalenza tra uomini e persone più istruite.

Il ruolo di internet e dei social network
L’89,1% degli italiani utilizza internet (+1,1% rispetto all’anno precedente), con una forte sovrapposizione con smartphone (88,2%) e social network (82%). Tra i giovani (14-29 anni), WhatsApp è usato dal 93%, seguito da YouTube (79,3%) e Instagram (72,9%). TikTok registra il 56,5%, mentre piattaforme come Facebook (50,3%) e Spotify (49,6%) sono in lieve calo.

Il linguaggio mediatico: politically correct e cancel culture
Il 76,9% degli italiani è favorevole a regole affinchè nei media non ci siano espressioni offensive, specialmente riguardo all’aspetto fisico, all’identità di genere e alle differenze culturali. Tuttavia, il 69,3% ritiene eccessiva tale sensibilità nelle conversazioni quotidiane. Sul tema della cancel culture, solo il 21,4% pensa che vadano rimosse le opere d’arte del passato potenzialmente “offensive”.

Intelligenza artificiale, cosa aspettarsi?
L’8% degli italiani utilizza software di intelligenza artificiale per generare testi o immagini, ma il 65,5% teme un impatto negativo sull’occupazione. Il 55,9% prevede miglioramenti nella sanità e il 45,4% nella ricerca scientifica. L’82%, infine, chiede una regolamentazione precisa per limitare i possibili rischi della tecnologia.

Stress da regali? No, se è second hand

Il 27% degli italiani ha acquistato almeno una volta un regalo second hand, in particolare, il 46% in occasione delle festività natalizie. 
Segno che la cultura del riuso comincia a radicarsi anche per i momenti più importanti dell’anno, come appunto il Natale, che porta con sé la (stressante) ricerca del regalo perfetto da mettere sotto l’albero.

Lo evidenzia l’Osservatorio Second Hand Economy 2023 di BVA Doxa per Subito.it. Non sorprende che siano i giovani della GenZ e gli Young Millennials quelli che più di tutti dichiarano di comprare e vendere usato, con una percentuale di adesione che supera il 90%, a fronte di una media nazionale del 60%.

Finalmente qualcosa di introvabile che desideravo da tempo!

Si tratta di un dato indicativo di come la second hand per questo target sia una scelta di acquisto e un alleato costante, anche per i regali.
Il 49% dei giovani non solo prende in considerazione l’idea di un regalo second hand, ma lo cerca e compra tra le 38 categorie presenti sul portale Subito.

Non solo, la community della piattaforma vede positivamente la possibilità di ricevere un regalo second hand.
Per il 54% degli intervistati è infatti sinonimo della possibilità di ottenere finalmente qualcosa di introvabile che si desidera da tempo. Un oggetto unico per arredare la casa (33,3%) o un accessorio vintage originale messo in vendita, magari, da qualche boomer (27,2%).

Ma chi è il destinatario ideale di un regalo pre-loved?

Pole position per il nerd, che ha già 7 consolle in collezione, ma non ancora quella portatile (42,5%). Al secondo posto, i neogenitori che si trovano a fare i conti con la velocità con cui crescono i bambini (35%), al terzo, gli sportivi dell’ultimo minuto che organizzano partite di padel ogni weekend (28%), al quarto, l’amica fashion-victim che non sopravvive senza l’accessorio must-have della stagione (26%), e al quinto, l’interior designer wannabe che non sopravvive senza oggetti di design (25%).

I regali brutti sono come il Karma, poi tornano

Non sempre però i desideri diventano realtà, e spesso anche Babbo Natale commette qualche errore, trasformando il momento in cui si scartano i regali sotto l’albero in un incubo.

Ecco, infatti, la top 3 dei regali sgraditi, quelli che, pur nascendo dalle migliori intenzioni finiscono negli angoli più remoti della casa.
Insomma, dal ‘kit ricovero’ (31%), vestaglie, pigiami e calzini, agli oggetti beauty&friends (25%), profumi quando va bene oppure quando va malissimo ‘bagnoschiuma alle ortensie morte della Valgardena’, fino a il Gratta&Vinci (20%).

Gen Z e Millennials, quali sono i desideri nel 2024?

Nel 2024, i giovani italiani mostrano segnali di miglioramento nella sfera lavorativa e personale, sebbene aumenti il distacco dalle istituzioni politiche e sociali. La fiducia nel proprio futuro cresce, ma resta l’incertezza sul contesto globale e le dinamiche economiche.

Lo scenario emerge dall’indagine GenerationShip 2024, curata da Kkienn Connecting People and Companies per il Gruppo Unipol, che analizza le trasformazioni vissute dalle nuove generazioni.

Lavoro e realizzazione personale in primo piano

Le priorità dei giovani sono sempre più concentrate su obiettivi economici e professionali, con una minore attenzione verso la costruzione di una famiglia. L’84% della Gen Z e dei Millennials considera importante la carriera e il benessere economico, mentre più del 50% valuta poco o per nulla essenziale sposarsi o avere figli.

La formazione di una famiglia è sempre più legata alla stabilità economica, e la scelta di non avere figli non rappresenta più un tabù sociale. Le giovani donne, in particolare, mostrano un approccio radicale: rispetto al passato, l’importanza data alla formazione è aumentata del 42%, mentre quella di stabilità lavorativa è cresciuta del 40%. Anche l’interesse per il matrimonio e la genitorialità è in calo, rispettivamente del 55% e 58% tra le ragazze.

Istruzione e sfide del sistema educativo

Gen Z e Millennials valutano l’istruzione italiana con un voto medio di 6,3, evidenziando insoddisfazioni crescenti: il 47% critica un eccessivo orientamento teorico e la mancanza di esperienze pratiche. Ulteriori criticità riguardano la scarsa qualità di alcuni insegnanti (44%) e la disconnessione tra studio e mercato del lavoro.

Cresce anche il divario nella qualità dell’istruzione tra le regioni, indicando la necessità di una riforma per allineare il sistema alle aspettative delle nuove generazioni.

Relazioni sociali e pressioni dei social media

La società italiana appare sempre più aperta sul piano sessuale: aumenta l’accettazione di preferenze diverse (67%) e relazioni non tradizionali (66%). Tuttavia, Gen Z e Millennials sentono fortemente la pressione dei modelli estetici proposti dai social, con il 68% che riporta ansia legata all’immagine.

La politica tradizionale non piace più

L’interesse politico resta basso (43%), accompagnato da una crescente sfiducia: il 69% non ha fiducia nelle istituzioni italiane. In un contesto globale instabile, l’Europa diventa simbolo di cooperazione, sebbene solo il 18% dei giovani si identifichi pienamente come europeo.

Le giovani donne spingono per un cambiamento, mettendo in discussione il ruolo tradizionale femminile e cercando una maggiore parità, un impegno che i coetanei maschi condividono solo parzialmente.

Prestiti personali: l’effetto positivo del taglio ai tassi

Dopo due anni di aumenti i tassi di interesse disponibili per mutui e finanziamenti online sono tornati a scendere grazie al taglio del costo del denaro da parte della BCE. Secondo l’analisi condotta da Facile.it e Prestiti.it, nei primi 9 mesi del 2024 il calo è stato di circa il 3%.

“A differenza di quello dei mutui, il settore del credito al consumo tende a muoversi in modo meno marcato e con tempistiche dilatate rispetto alle decisioni della BCE – spiega Aligi Scotti, BU Director prestiti di Facile.it. -.
Nonostante questo, però, il calo generale del costo del denaro sta avendo i primi effetti positivi anche sul fronte dei prestiti personali”.

Aumenta la percentuale di finanziamenti per pagare spese mediche

Nei primi 9 mesi del 2024 chi ha presentato domanda a una società di credito ha puntato a ottenere, in media, poco più di 10.300 euro da restituire in 5 anni.
Quanto alle ragioni per cui gli italiani chiedono un prestito personale emerge che, al primo posto, c’è l’esigenza di liquidità, indicata da quasi 1 richiedente su 3 (32%). Seguono le domande per l’acquisto di auto usate (18%) e per il consolidamento debiti (15%).

Rispetto allo scorso anno, è aumentato il peso percentuale delle richieste di prestiti personali per la ristrutturazione della casa (+7%), per pagare le spese mediche (+9%) e per il consolidamento debiti (+4%).

L’età dei richiedenti è in media di 43 anni

In media, chi ha chiesto un prestito personale fra gennaio e settembre 2024 aveva, all’atto della firma, 43 anni e mezzo, ma le motivazioni per cui ci si rivolge a una società di credito cambiano notevolmente al variare dell’età:. Gli under 30, ad esempio, sono la categoria che chiede, in percentuale, più prestiti per l’acquisto di auto usate, la formazione e per viaggiare.
I richiedenti con età compresa tra 30 e 39 anni sono invece la fascia che chiede più prestiti per l’acquisto di arredamento e per sposarsi, mentre i 40-49enni sfruttano il consolidamento debiti. E gli over 60 sono quelli che chiedono, sempre in percentuale, più prestiti per le spese mediche e ristrutturare casa.

Differenze di genere per tipologia di prestito e importo

A presentare domanda di finanziamento è nella maggior parte dei casi un uomo (70%). Solo in alcune tipologie di prestito personale (ad esempio, quello per scuola e formazione) il campione femminile sale, arrivando al 45% del totale. La differenza di genere emerge anche guardando agli importi richiesti. Gli uomini puntano, in media, a ottenere prestiti personali di importo pari a 10.660 euro, il 13% in più rispetto a quanto chiesto dalle donne.

Tra le ragioni che incidono su queste differenze vi è anche una componente di natura reddituale, come confermato dai dati dell’analisi. Lo stipendio medio mensile dichiarato dagli uomini che hanno presentato domanda di finanziamento è pari a 2.438 euro, il 16% più alto rispetto a quello del campione femminile.

Rientro a scuola: aumentano i prezzi di libri e materiali 

Con la fine delle vacanze estive, le famiglie italiane iniziano a prepararsi per il ritorno a scuola, affrontando spese significative per l’acquisto del materiale scolastico e dei libri di testo. Anche quest’anno, il costo del corredo scolastico è aumentato, con una spesa media di circa 647,00 euro per studente, segnando un incremento del 6,6% rispetto al 2023.

Tra gli articoli più costosi spiccano gli zaini, in particolare quelli con funzioni aggiuntive come i modelli trolley o quelli dotati di power bank integrato.

Risparmiare con gli acquisti online

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.), il monitoraggio dei prezzi ha evidenziato che acquistare online può portare a un risparmio significativo, circa il 20% rispetto ai negozi tradizionali e il 2% rispetto ai grandi distributori.

Nonostante questi potenziali risparmi, la spesa per la scuola resta comunque elevata, spingendo molte famiglie a ricorrere a soluzioni alternative come il riutilizzo del materiale degli anni precedenti o l’acquisto di prodotti usati.

Allarme caro libri 

Un altro capitolo di spesa che pesa notevolmente sui bilanci familiari è quello dei libri di testo. Nel 2024, il costo medio per studente si attesta sui 591,44 euro, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. L’aumento è particolarmente pronunciato per i libri delle scuole superiori, mentre per le scuole medie si registra una leggera diminuzione dei costi.

I libri nuovi rappresentano la spesa più elevata, ma le famiglie possono ridurre significativamente i costi acquistando libri usati, con un risparmio medio del 28%. Le spese sono particolarmente onerose per gli studenti delle classi prime: uno studente di prima media spenderà complessivamente 1.108,81 euro, mentre per un ragazzo di prima liceo la spesa totale può arrivare a 1.362,30 euro.

I costi per la tecnologia

Oltre ai materiali tradizionali, l’acquisto di dispositivi tecnologici necessari per l’apprendimento digitale rappresenta un’altra voce di spesa rilevante. Federconsumatori ha rilevato che una famiglia può spendere almeno 413,44 euro per l’acquisto di un computer e dei relativi accessori, con un aumento del 5% rispetto al 2023. Anche in questo caso, l’acquisto di prodotti rigenerati può aiutare a ridurre i costi, con un risparmio medio del 38%.

Misure di sostegno, utili ma non sufficienti

Per far fronte a queste spese elevate, esistono diverse misure di sostegno a livello comunale e regionale, come buoni e agevolazioni per le famiglie a basso reddito. Tuttavia, queste iniziative, pur essendo utili, non riescono a compensare completamente l’impatto economico delle spese scolastiche, soprattutto in un contesto di continua crescita dei prezzi.

Musei: crescono entrate e visitatori. Digitale alleato dell’accessibilità  

Emerge dall’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del convegno ‘Il digitale per una Cultura inclusiva’,: nel 2023 il numero di visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche ha superato i livelli pre-pandemia, crescendo del 16% rispetto al 2019, mentre le entrate sono aumentate del +27%. Anche per i teatri l’andamento è stato positivo, seppure più contenuto (+6% spettatori, +5% entrate).

Se negli ultimi anni le istituzioni culturali hanno fatto passi avanti in termini di attenzione alle performance economiche, ciò non è andato a discapito della volontà di essere maggiormente inclusivi. E il digitale, che continua a rappresentare un volano di innovazione per molte istituzioni culturali, insieme alla tecnologia si conferma un alleato importante per favorire l’accessibilità. 

L’innovazione è inclusiva

Nel 2023 il 54% dei musei ha investito in tecnologie e innovazioni digitali, concentrandosi su servizi di supporto alla visita, catalogazione e digitalizzazione delle collezioni.
Grazie anche all’impulso derivante dai finanziamenti pubblici, il 74% dei musei ha digitalizzato almeno parte della collezione e circa la metà ha pubblicato sul sito web le opere digitalizzate. Ma un fronte di innovazione sempre più importante è anche quello dell’accessibilità.

“Le repliche 3D, ad esempio, consentono l’esplorazione tattile guidata degli artefatti, così come gli schermi touch interattivi, che possono essere progettati per includere tutti i tipi di pubblici”, spiega Michela Arnaboldi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio.

Distribuzione online: un potenziale di crescita ancora molto alto 

Sebbene l’esigenza di digitalizzare il patrimonio sia molto sentita, il 68% del campione non ha una chiara strategia. La distribuzione indiretta su canali digitali rimane ancora poco valorizzata: solo l’1% delle vendite deriva da intermediari come le Online Travel Agency (OTA) e il 6% dai siti dei concessionari. Nei teatri i valori sono maggiori, ma in entrambi i comparti il potenziale di crescita è molto alto.

La distribuzione online è anche una fonte preziosa di dati. Tanti teatri usano le informazioni provenienti dalla biglietteria per migliorare la gestione operativa (57%), ma anche la pianificazione strategica e culturale. Ad esempio, per rivedere il palinsesto degli spettacoli (39%). 

La cultura dell’Intelligenza artificiale 

Il 14% dei musei, monumenti e aree archeologiche già fa uso dell’AI per creare contenuti (testi per la newsletter o immagini per i post social).
Vi sono poi applicazioni con un maggiore livello di complessità, che comportano la necessità di istruire l’algoritmo con informazioni specifiche detenute dalla singola istituzione. Un ulteriore livello di complessità è quello della creazione di servizi o prodotti che afferiscono ad attività curatoriali, di ricerca e restauro, ma anche alla creazione di veri e propri contenuti culturali.

Le implicazioni dell’uso dell’AI generativa sono numerose anche in termini di accessibilità, principalmente a livello linguistico (la possibilità di tradurre contenuti testuali e audio immediatamente e simultaneamente in varie lingue).
Altre soluzioni digitali interconnesse all’accessibilità sono realtà aumentata, virtuale e mista, offerte a supporto dell’esperienza di visita dal 29% dei musei con una maggiore penetrazione nei musei più grandi.

Arte prima in classifica per investimenti di lusso

L’arte rimane in cima agli investimenti di lusso, con un incremento dei prezzi del +11% nel 2023.
Lo attesta il rapporto All-Art Index di AMR: l’arte è l’unica componente del Luxury Investment Index di Knight Frank (KFLII) a segnare una crescita a due cifre nel 2023, soprattutto nella prima metà dell’anno.

All’arte seguono gioielli (8%), orologi (5%), monete (4%) e diamanti colorati (2%), che rappresentano le cinque categorie di beni con i risultati migliori.
Al contrario, le bottiglie di whisky rare (-9%) segnano le peggiori prestazioni all’interno dell’indice.

Dal whisky scozzese premium alle auto di lusso, i diamanti blu, le spade preziose

“Il 2023 ha registrato un record di vendite per le bottiglie di whisky scozzese premium, per le auto di lusso, i diamanti blu e persino per le spade più preziose – spiega Andrew Shirley, autore dell’Index -. All’apparenza un anno d’oro per gli investimenti di lusso, ma il KFLII svela un quadro meno ottimistico, con una flessione oppure un mancato guadagno per alcuni asset”.

Secondo Andy Simpson di Simpson Reserved, “Nonostante il 2023 sia stato un anno di sfide, il Knight Frank Luxury Whisky Index ha subito un calo di quasi il 9% – a -. Tuttavia, mentre le 50 bottiglie meno performanti hanno registrato una perdita complessiva del 26%, le restanti 50 hanno guadagnato il 5%, con le prime 20 bottiglie addirittura in aumento, con un rispettabile +20%. Prevedo un ritorno di alcuni prodotti che hanno subito significative perdite nel 2023, poiché rari, e almeno per ora, sottovalutati”.

Auto d’epoca, whisky e borse in calo 

Le auto d’epoca si posizionano subito sopra il whisky come seconda categoria peggiore della classifica (-6%).
“Gli investitori sono stati probabilmente attratti da altri asset e questo mercato, estremamente limitato, sarà stato influenzato da piccole variazioni nelle allocazioni di portafoglio – commenta Dietrich Hatlapa, esperto del settore -. Tuttavia, alcuni marchi come BMW (+9%) e Lamborghini (+18%) hanno sfidato la tendenza nel 2023, rivolgendosi a un pubblico di collezionisti più giovane”.

Anche le borse di lusso (-4%), che in passato avevano dominato il KFLII, hanno subito un notevole calo.
Secondo Sebastian Duthy di AMR, contributor del KFLII, le bag sono tra gli investimenti maggiormente dettati dalla passione dell’acquirente e tra le influenzabili nelle vendite al dettaglio.

Basse prestazioni per i vini pregiati

Non vi sono invece grandi prestazioni per il Knight Frank Fine Wine Icons Index (KFFWII), secondo il quale il segmento dei vini pregiati ha registrato un incremento di appena l’1%.

“Alcuni vini di piccoli produttori, che avevano sperimentato una crescita elevata, hanno registrato il maggior calo dei prezzi, che in passato erano arrivati alle stelle, con bottiglie da 50 sterline che venivano a costarne 200 o 300”, sottolinea Nick Martin di Wine Owners.
Quanto ai diamanti colorati, risultano in costante crescita.
“Siamo contenti che questo segmento rimanga stabile rispetto ai diamanti trasparenti”, commenta Miri Chen, Fancy Color Research Foundation.

Aumentano gli animali domestici nelle case (e nelle vite) degli italiani

“La felicità è un cucciolo caldo”, dice Charlie Brown, il celebre personaggio dei fumetti. E gli italiani non potrebbero essere più d’accordo, visto che nelle loro case vivono milioni di pet. In occasione della Giornata Nazionale del Gatto, celebrata il 17 febbraio, Assalco Zoomark ha diffuso il suo rapporto 2023. Una fotografia che evidenzia che la cura degli animali domestici rimane una priorità per i nostri connazionali.

In meno di 10 anni è raddoppiato il numero di famiglie con almeno un animale

In particolare, il rapporto rivela che al 2015 al 2022 il numero di famiglie che accolgono più di un animale da compagnia è quasi raddoppiato, passando dal 9,9% al 17,2%. Nel 2023, oltre 65 milioni di animali, di cui 9 milioni di cani e 10 milioni di gatti, fanno parte delle famiglie italiane.

Nonostante le difficoltà economiche del 2022, i padroni continuano a prendersi cura dei loro cuccioli.

Il valore della relazione con gli animali d’affezione

Attualmente, oltre il 40% delle famiglie italiane ospita almeno un animale domestico, sottolineando il valore della relazione con gli animali d’affezione. Questi compagni pelosi contribuiscono a uno stile di vita attivo, alleviano lo stress e sono un prezioso antidoto contro la solitudine. In occasione della Giornata Nazionale del Gatto, Trovaprezzi.it ha esaminato il settore dei prodotti per animali domestici, evidenziando il loro crescente interesse online.

Boom delle ricerche online per far felici Micio e Fido 

Nel 2023, le ricerche su Trovaprezzi.it nel settore dei prodotti per animali domestici hanno raggiunto la cifra di quasi 6 milioni e 240 mila, registrando un aumento del 6% rispetto al 2022. Le ricerche si concentrano principalmente sugli alimenti (oltre 2 milioni e 900 mila) e sugli articoli veterinari (oltre 2 milioni e 450 mila), rappresentando l’86% del totale.

Le donne sono le più attive in fatto di navigazione e acquisti on line, e “firmano” il 56,5% delle ricerche totali, con una presenza predominante nella categoria alimenti (55,4%) e nell’abbigliamento (57,9%).

Chi sono i pet lovers?

La ricerca fornisce anche l’occasione per saperne di più sui proprietari di cani e gatti. Si scopre così che il 31,5% delle ricerche proviene dagli utenti tra i 25 e i 34 anni, seguiti dal 29,2% nella fascia 35-44 anni. Altre fasce d’età includono il 14,3% tra i 45-54 anni, l’11,1% tra gli 18-24 anni, il 9,7% tra i 55-64 anni e il 4,2% sopra i 65 anni.

Le regioni più attive nelle ricerche sono la Lombardia (28,7%), il Lazio (14,5%), l’Emilia-Romagna (8%), il Piemonte (7,2%), la Toscana e la Campania (6,5%). In conclusione, il report rivela un crescente coinvolgimento degli italiani nella cura e nell’affetto verso gli animali domestici, con un’attenzione particolare alle ricerche online, guidate principalmente dalle donne.

L’educazione finanziaria è una sfida generazionale. Che genera ansia

Dall’aggiornamento del 4° Rapporto Assogestioni-Censis emerge che per il 49,3% degli italiani occuparsi di risparmio e investimenti genera ansia e preoccupazione. E a soffrirne maggiormente sono giovani e over 65.
In particolare, il 50,7% dei rispondenti tra 18 e 34 anni e il 54,4% degli ultrasessantacinquenni, contro il 45,6% degli adulti (35-64 anni).

A scuotere i risparmiatori è stata principalmente la necessità, imposta dai cambiamenti dello scenario geoeconomico, di apportare modifiche alle proprie scelte finanziarie e ripensare i ‘porti sicuri’ del passato, come, ad esempio, la predilezione per la liquidità, che ora rischia di essere erosa dall’inflazione.
Di fatto, i continui shock socioeconomici che hanno caratterizzato gli ultimi mesi hanno avuto un impatto ansiogeno sulle famiglie. Anche in relazione alla gestione delle finanze personali.

Un quadro in continua evoluzione ma poche competenze per gestirlo

Un segnale del cambiamento intervenuto nel mercato del risparmio è arrivato dalla risalita dei tassi di interesse. Il 44,1% dei giovani, il 36,3% degli adulti e il 31,6% degli anziani afferma di essersi sentito personalmente penalizzato da questo fenomeno.

Il Censis stima che nel secondo trimestre 2023 il potere d’acquisto delle famiglie in termini reali abbia subito una riduzione dell’1,7% su base tendenziale. Il quadro in piena evoluzione richiede quindi competenze per gestire il cambiamento repentino. Competenze che spesso sono inadeguate e non consentono ai risparmiatori di prendere decisioni informate sulla gestione del denaro e sulla pianificazione del proprio futuro.

Conoscenze finanziarie di base alla prova

Lo studio ha indagato il livello di conoscenza dei risparmiatori riguardo l’effetto concreto dell’inflazione sui redditi. Alla domanda sulla variazione del potere di acquisto in presenza di prezzi e redditi raddoppiati, ha risposto in modo errato il 27,0% dei giovani, il 23,0% degli adulti e ben il 53,2% degli anziani.

Un’altra verifica delle conoscenze di base ha riguardato la differenza tra azioni e obbligazioni. In questo caso, la risposta sbagliata è stata data dal 13,0% dei 18-34enni, dal 10,2% dei 35-64enni e dal 12,2% degli over 65.
Ma il dato sintomatico arriva sommando a questi numeri quelli di coloro che non hanno saputo indicare una risposta. Ovvero, il 36,6%, il 24,7% e il 35,1%.

L’età influenza competenze e percezioni

Le conoscenze e la reattività variano in funzione dell’età dei risparmiatori, sottolineando la necessità urgente di promuovere una maggiore educazione finanziaria su larga scala, e allo stesso tempo, adottare approcci specifici per le diverse generazioni.
La diffusione di una maggiore alfabetizzazione finanziaria è un’esigenza sociale strutturale e permanente, che si è solo intensificata alla luce dei cambiamenti repentini del nostro tempo.

Gli over 65 sono la categoria meno propensa a riadattare l’utilizzo dei propri risparmi a fronte dell’evoluzione dello scenario. Hanno infatti ‘cambiato idea’ solo il 28,7% degli anziani, contro il 48,4% dei giovani e il 40,4% degli adulti.