Tra il 2019 e il 2023, l’Italia ha vissuto una vera e propria rivoluzione nei consumi mediatici, consolidando il paradigma biomediatico. Anche tra anziani e persone meno istruite è ormai diffuso l’utilizzo di dispositivi connessi: li usa i tre quarti degli over 65 e l’80% di chi ha bassi livelli di istruzione .
La televisione mantiene il suo predominio, con un’utenza che passa dal 95,1% nel 2022 al 95,9% nel 2023. Cresce l’uso della tv via internet (+3,3%) e della mobile tv, oggi al 33,6% degli spettatori. La radio, pur subendo un lieve calo (-1,1%), si adatta con nuovi canali digitali, mentre l’autoradio recupera terreno, toccando il 69,1% di utenza. I dati emergono dal capitolo “Comunicazione e media” del 58° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese.
La crisi dei giornali e la tenuta del libro
I quotidiani cartacei continuano a perdere lettori: dal 67% del 2007 al 22% nel 2023, mentre calano anche i settimanali (-1,7%) e i mensili (-2,8%). Gli utenti dei quotidiani online sono scesi al 30,5% (-2,5% in un anno). Al contrario, il 2023 segna una ripresa per i libri stampati, letti dal 45,8% degli italiani (+3,1% rispetto al 2022). Rimane invece stabile la percentuale di lettori di e-book (12,7%) e audiolibri (5,3%). I fumetti attirano l’8% della popolazione, con una prevalenza tra uomini e persone più istruite.
Il ruolo di internet e dei social network
L’89,1% degli italiani utilizza internet (+1,1% rispetto all’anno precedente), con una forte sovrapposizione con smartphone (88,2%) e social network (82%). Tra i giovani (14-29 anni), WhatsApp è usato dal 93%, seguito da YouTube (79,3%) e Instagram (72,9%). TikTok registra il 56,5%, mentre piattaforme come Facebook (50,3%) e Spotify (49,6%) sono in lieve calo.
Il linguaggio mediatico: politically correct e cancel culture
Il 76,9% degli italiani è favorevole a regole affinchè nei media non ci siano espressioni offensive, specialmente riguardo all’aspetto fisico, all’identità di genere e alle differenze culturali. Tuttavia, il 69,3% ritiene eccessiva tale sensibilità nelle conversazioni quotidiane. Sul tema della cancel culture, solo il 21,4% pensa che vadano rimosse le opere d’arte del passato potenzialmente “offensive”.
Intelligenza artificiale, cosa aspettarsi?
L’8% degli italiani utilizza software di intelligenza artificiale per generare testi o immagini, ma il 65,5% teme un impatto negativo sull’occupazione. Il 55,9% prevede miglioramenti nella sanità e il 45,4% nella ricerca scientifica. L’82%, infine, chiede una regolamentazione precisa per limitare i possibili rischi della tecnologia.