Digital Content, la maturità del mercato si misura anche dalla spesa: sfiorati 4 miliardi nel 2025

Nel 2025 la spesa degli italiani in contenuti digitali d’informazione e intrattenimento sfiora 4 miliardi di euro (+3%), trainata più dall’aumento dei prezzi medi degli abbonamenti che da un reale aumento della domanda.
Secondo l’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, la gestione del portafoglio di abbonamenti e del tempo dedicato alla fruizione diventa sempre più razionale, e di fronte a un’offerta sempre più ricca e frammentata prende piede il fenomeno della subscription fatigue.

Per rispondere a questa pressione, le piattaforme rivedono le strategie di prezzo e comunicazione, sperimentando modelli ibridi e ampliando l’offerta con bundle e partnership.
Questo, in un contesto dove i quattro comparti che compongono il mercato evolvono a ritmi differenti: il video si conferma il segmento più rilevante (circa 44% della spesa complessiva), ma l’audio è più dinamico (+8% ), anche sul fronte advertising. Informazione ed eBook crescono più lentamente (+3%, 5%), mentre il gaming (42%) entra in una fase di rallentamento 

Consumi stabilizzati e più consapevoli

Dopo l’accelerazione post-pandemica il mercato Digital Content entra in una fase di consolidamento, dove il consumo si stabilizza e diventa più consapevole e la competizione tra piattaforme si gioca sempre più sulla capacità di interessare l’utente.

L’AI diviene il principale fattore di trasformazione, soprattutto nei processi produttivi, la discovery dei contenuti e la relazione con l’utente.
È uno scenario che riflette una crescente consapevolezza del consumatore, che non considera più i contenuti digitali una novità, ma una componente ordinaria del proprio tempo libero, tanto che il 96% degli internet user fruisce di almeno un contenuto digitale, (71% a pagamento).

L’AI ridisegna l’intera filiera

In un mercato che rallenta la sua espansione sul fronte dei consumi, è la tecnologia a introdurre elementi di discontinuità. L’AI si conferma il principale megatrend capace di ridisegnare l’intera filiera dei contenuti digitali, anche se il suo impatto non è ancora pienamente stabilizzato.

L’AI generativa, affiancata all’intervento umano, consente di automatizzare alcune fasi del processo creativo, ma apre anche interrogativi cruciali sulla tutela della creatività, sulla trasparenza verso gli utenti e sulla convivenza tra contenuti reali e sintetici.
In questo contesto, la qualità e l’originalità del contenuto diventano elementi distintivi fondamentali per emergere in un’offerta sempre più ampia.

Cambiano i touchpoint e ChatGPT sostituisce Google 

Un altro ambito sul quale l’AI ha un forte impatto è quello della discovery dei contenuti. Personalizzazione, metadatazione nativa e interpretazione istantanea dei dati rendono l’AI uno strumento chiave per aiutare l’utente a orientarsi in cataloghi sempre più complessi.

Cambiano anche i touchpoint iniziali di accesso. La ricerca non passa più solo dai motori tradizionali, ma sempre più spesso da ambienti conversazionali come ChatGPT o Google AI Mode, in cui l’utente riceve risposte dirette che talora sostituiscono la fruizione del contenuto stesso.
Questo impone agli operatori una revisione delle strategie di visibilità e posizionamento, con il passaggio dalla SEO alla GEO (Generative Engine Optimization).