Influencer marketing e consumatori: un rapporto maturo 

People trust people, le persone si fidano delle persone: è ancora la fiducia è la logica per cui si segue un influencer, ma è ciò che si pubblica a crescere di rilevanza. Non a caso, la prima ragione per cui si smette di seguire un influencer è ‘la noia’ (27%), seguita da ‘fa troppe pubblicità’ (22%).
L’edizione 2024 dell’Osservatorio InSIdE (Influencers Stories Identity Evolution) di Eumetra e Pulse Advertising registra infatti un’evoluzione nel rapporto tra consumatori e creator, I follower relativizzano il ruolo di ‘personaggio’ e premiano il contenuto.

Sono 29 milioni, metà della popolazione italiana, le persone che seguono attivamente un influencer.  Ma perché li seguono?
L’Osservatorio segnala 3 macro-motivazioni: “mi piace, mi attrae, mi incuriosisce la sua vita”. (-2% anno su anno), “offre o mi fa scoprire occasioni, prodotti, sconti” (+3%), “è interessante, mi diverte quello che racconta” (+3%)

La logica dell’engagement

Le metriche esclusivamente social sono deboli: la fan base non implica engagement, l’engagement puro si ottiene con mezzi che raramente hanno a che fare con la comunicazione (ottengono più like figli, animali, prese di posizione assertive e provocatorie che i post ADV).

Escluse ragioni ‘ovvie’ (‘è disponibile, non lavora per la concorrenza, la mia agenzia può ingaggiarlo, piace al mio capo o alla figlia del mio capo’) restano due modi per individuare potenziali creator: verificarne l’attenzione che l’audience potrebbe riservare, usare indici che mixano performance social e non social.
I concetti di mega o micro influencer sono definiti dalla numerosità dei follower, ma sono parziali e talvolta fuorvianti.

Calcolare la conversion di attivazione

Agli albori dell’influencer marketing food blogger, gamer, traveller permettevano di scegliere un influencer in base alla categoria di prodotto che si intendeva promuovere.
Oggi esistono metriche precise che calcolano la conversion di attivazione delle campagne di influencer marketing.

Uno dei peggiori errori sarebbe quello di vedere questi due fatti come statici. Alla domanda ‘quali prodotti hai preso in considerazione negli ultimi 30 giorni perché li hai visti narrati da un influencer’ vengono citate macrocategorie come beauty, fashion, food.
Ma se si chiede ‘In quali di questi settori i contenuti promossi da influencer potrebbero spingerti all’acquisto di qualcosa?’ emergono altre categorie: travel, tech, entertainment.

La noia è sempre in agguato

Cambridge Analytica aveva chiaro che i propri dati erano la moneta di scambio per poter fruire di un oceano di contenuti e opportunità relazionali.

Oggi si sa benissimo che i creator sono retribuiti dai brand e che vivono della creazione di contenuti per promuovere, raccontare, spingere prodotti. E ci si attende che questa promozione aumenti, si diversifichi, cambi. La noia è sempre in agguato.
Come ogni azione di comunicazione, la conoscenza è alla base di decisioni efficaci. E solo la comprensione del consumatore permette di prendere decisioni informate e appunto, efficaci.

Franchising, nel 2023 accelera il business: più occupati e punti vendita 

Con un giro d’affari che nel 2023 sfiora 34 miliardi di euro, +9,9% rispetto al 2022, razionalizzazione è la parola che meglio riassume le tendenze del franchising in Italia. Un settore che vale l’1,8% del PIL e che conferma l’accelerazione del business.
È quanto emerge dal Rapporto Assofranchising Italia 2024 – Strutture, Tendenze e Scenari realizzato da Nomisma per Assofranchising, marchio di rappresentanza del franchising italiano aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia.

Secondo il Rapporto, nel 2023 cresce il numero di punti vendita, che raggiungono 65.806 unità (+4.664 rispetto al 2022), con una spinta superiore rispetto al trend registrato in passato (+7,6% vs 2,2%).
Parimenti crescono anche il numero degli occupati, che si attesta a 287.767 (+34.919 unità).

Nuove insegne per i grandi brand

L’affiliazione a un franchisor si consolida come una soluzione in grado di offrire un rapido posizionamento strategico per entrare nel mercato con una base solida, riducendo il rischio d’impresa. 
Per il 2024 le previsioni sul fatturato complessivo del comparto sono viste in crescita nell’ordine del +4,3%, con alcuni settori merceologici dove è previsto un aumento a doppia cifra, tra cui cura e benessere della persona (+10,3%).

Gli elementi che hanno caratterizzato la crescita sono riconducibili in particolare agli investimenti attuati per coinvolgere nuovi franchisee, soprattutto da parte dei grandi brand, e la creazione di nuove insegne.
Ma se da una parte crescono punti vendita e addetti coinvolti, dall’altra diminuiscono le insegne attive. Considerando le insegne operative, nonostante l’inserimento di nuovi player, continua il trend discendente accentuato nel 2022, e nel 2023 sono 25 le insegne venute a mancare. 

AI ancora poco utilizzata dai franchisor

Quanto alle tecnologie impiegate dal comparto, soltanto il 19% degli intervistati dichiara di utilizzare l’Intelligenza artificiale nei processi aziendali, mentre il 27% la impiega sporadicamente.

La necessità di innovare e creare un vantaggio competitivo è il fattore chiave che ha spinto le aziende a utilizzarla la prima volta. Comunicazione, marketing e CRM sono invece gli ambiti dove l’AI viene utilizzata più frequentemente (84%), seguita da sicurezza informatica (34%), produzione (33%) e logistica (23%).
La mancanza di competenze ed expertise è la prima causa che disincentiva l’utilizzo dell’AI, anche se nel 2028 si prevede un utilizzato da parte di un’azienda su 2.

ESG: un presidio fondamentale  

L’attenzione da parte delle aziende che operano in franchising sui tre pilastri ESG (impegno sociale, ambientale e buone pratiche di governance) è abbastanza omogenea, tuttavia, anche se nelle imprese l’ambito ESG è presidiato, nel 76% dei casi manca un referente.

Presidiare i temi ESG è fondamentale per le aziende al fine di comunicare apertamente il proprio impatto su ambiente, società ed economia (63%), ma anche per aumentare la propria competitività (43%).
La sostenibilità e l’impegno sociale sono gli ambiti dove la cultura aziendale si è più radicata, con l’87% delle imprese che ha realizzato almeno un’azione per ridurre il proprio impatto ambientale, e l’86% almeno una procedura o policy relativa ai temi sociali.

Pmi italiane pronte al rinnovamento del welfare aziendale

Nel 2024 il 75% delle Pmi italiane ha superato il livello medio di welfare aziendale. Inoltre, dal 2016 è triplicato il numero di Pmi con livello molto alto e alto, passando dal 10,3% al 33,3%, mentre le imprese a livello iniziale, il cui welfare consiste sostanzialmente nell’adozione delle misure previste dai contratti collettivi, si sono dimezzate (da 48,9% a 25,5%).

L’area più matura, con un tasso di iniziativa del 56,4%, è la conciliazione vita/lavoro, seguita da salute e assistenza, previdenza e protezione, tutela dei diritti, delle diversità e inclusione sociale (tutte oltre 50%). L’iniziativa delle imprese a sostegno delle famiglie per la cultura e l’educazione dei figli (10% di imprese attive), sta invece muovendo i primi passi. 
Emerge dall’8a edizione del Rapporto Welfare Index PMI 2024 sullo stato del welfare nelle Pmi italiane.

Un grande protagonista, il Terzo Settore

Il Terzo Settore esercita un duplice ruolo nel welfare aziendale. Da un lato offre soluzioni di welfare ai propri dipendenti, dall’altro agisce come fornitore di servizi alle imprese.
Gli enti del terzo settore che hanno raggiunto un livello alto e molto alto di welfare aziendale sono il 59,3%, contro il 33,3% delle imprese for profit. E in quasi tutte le aree i tassi di iniziativa sono superiori alla media delle Pmi.

In due aree, quelle che costituiscono la missione sociale di molti enti, raggiungono livelli di iniziativa molto superiori. Nella responsabilità sociale verso consumatori e fornitori (87,2% vs 27,2%) e nella tutela dei diritti, delle diversità e dell’inclusione (82,5% vs 50,4%). 

Pmi punto di riferimento per le comunità

Una quota significativa della spesa di welfare in Italia è a carico diretto delle famiglie, che sostengono il 22% della spesa sanitaria italiana, il 71% di quella assistenziale per la cura dei figli e degli anziani, il 16% della spesa per l’istruzione. Il welfare aziendale, trasferendo parte di questa spesa dalle famiglie alle imprese e trasformandola da individuale a collettiva, agisce come fattore di efficienza e di equità. 

Le Pmi raggiungono 11,3 milioni di famiglie con lavoratori dipendenti, il 44% delle famiglie italiane, appartenenti a tutte le fasce sociali, di cui 3,2 milioni ad alta vulnerabilità. Le Pmi possono quindi rafforzare il proprio ruolo sociale erogando sostegni mirati in relazione alla condizione familiare, costituendo la base di un nuovo welfare di prossimità. 

Una leva strategica di gestione dell’impresa 

Il 18% delle Pmi è caratterizzato da un welfare ai più alti livelli di iniziativa e capacità gestionale, che considera centrali gli obiettivi di soddisfazione dei lavoratori e di reputazione.
Le aziende di questo profilo intendono il welfare come leva strategica per la sostenibilità dell’impresa e l’81% ottiene migliori risultati in termini di impatto sociale.

Il welfare aziendale è poi correlato positivamente con la solidità finanziaria delle imprese. L’indebitamento, misurato come quota percentuale sul fatturato, decresce al crescere dei livelli di welfare, con una differenza di oltre cinque punti tra le imprese di livello iniziale (70,3%) e quelle di livello molto alto (64,5%).

Musei: crescono entrate e visitatori. Digitale alleato dell’accessibilità  

Emerge dall’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura della School of Management del Politecnico di Milano, presentato in occasione del convegno ‘Il digitale per una Cultura inclusiva’,: nel 2023 il numero di visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche ha superato i livelli pre-pandemia, crescendo del 16% rispetto al 2019, mentre le entrate sono aumentate del +27%. Anche per i teatri l’andamento è stato positivo, seppure più contenuto (+6% spettatori, +5% entrate).

Se negli ultimi anni le istituzioni culturali hanno fatto passi avanti in termini di attenzione alle performance economiche, ciò non è andato a discapito della volontà di essere maggiormente inclusivi. E il digitale, che continua a rappresentare un volano di innovazione per molte istituzioni culturali, insieme alla tecnologia si conferma un alleato importante per favorire l’accessibilità. 

L’innovazione è inclusiva

Nel 2023 il 54% dei musei ha investito in tecnologie e innovazioni digitali, concentrandosi su servizi di supporto alla visita, catalogazione e digitalizzazione delle collezioni.
Grazie anche all’impulso derivante dai finanziamenti pubblici, il 74% dei musei ha digitalizzato almeno parte della collezione e circa la metà ha pubblicato sul sito web le opere digitalizzate. Ma un fronte di innovazione sempre più importante è anche quello dell’accessibilità.

“Le repliche 3D, ad esempio, consentono l’esplorazione tattile guidata degli artefatti, così come gli schermi touch interattivi, che possono essere progettati per includere tutti i tipi di pubblici”, spiega Michela Arnaboldi, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio.

Distribuzione online: un potenziale di crescita ancora molto alto 

Sebbene l’esigenza di digitalizzare il patrimonio sia molto sentita, il 68% del campione non ha una chiara strategia. La distribuzione indiretta su canali digitali rimane ancora poco valorizzata: solo l’1% delle vendite deriva da intermediari come le Online Travel Agency (OTA) e il 6% dai siti dei concessionari. Nei teatri i valori sono maggiori, ma in entrambi i comparti il potenziale di crescita è molto alto.

La distribuzione online è anche una fonte preziosa di dati. Tanti teatri usano le informazioni provenienti dalla biglietteria per migliorare la gestione operativa (57%), ma anche la pianificazione strategica e culturale. Ad esempio, per rivedere il palinsesto degli spettacoli (39%). 

La cultura dell’Intelligenza artificiale 

Il 14% dei musei, monumenti e aree archeologiche già fa uso dell’AI per creare contenuti (testi per la newsletter o immagini per i post social).
Vi sono poi applicazioni con un maggiore livello di complessità, che comportano la necessità di istruire l’algoritmo con informazioni specifiche detenute dalla singola istituzione. Un ulteriore livello di complessità è quello della creazione di servizi o prodotti che afferiscono ad attività curatoriali, di ricerca e restauro, ma anche alla creazione di veri e propri contenuti culturali.

Le implicazioni dell’uso dell’AI generativa sono numerose anche in termini di accessibilità, principalmente a livello linguistico (la possibilità di tradurre contenuti testuali e audio immediatamente e simultaneamente in varie lingue).
Altre soluzioni digitali interconnesse all’accessibilità sono realtà aumentata, virtuale e mista, offerte a supporto dell’esperienza di visita dal 29% dei musei con una maggiore penetrazione nei musei più grandi.

e-commerce di prodotto: nel 2024 in Italia vale 38,6 miliardi, +6% 

È quanto emerge dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano: nel 2024 l’incidenza dei consumi online sui consumi totali rimane stabile all’11%, e gli acquisti online di prodotto valgono circa 38,6 miliardi di euro, +6% rispetto al 2023.

Il comparto con l’incidenza dell’online più alta è l’Informatica ed Elettronica di consumo (42% della spesa complessiva, +2%), mentre Arredamento e home living sorpassano l’Abbigliamento, grazie a un incremento dell’incidenza che passa dal 17% al 19%, e la moda resta stabile al 18%.
Seguono il settore dell’Auto e Ricambi (+10%) e quello del Food&Grocery (Food Delivery, Grocery Alimentare online ed Enogastronomia), in recupero dopo la contrazione del 2023 (-2%). che nel 2024 vale 4,6 miliardi di euro (+8%). 

Arredamento e home living a quota 4,4 miliardi, Auto a 3,2 miliardi

Tra i settori rappresentativi del Made in Italy, l’Arredamento e home living (arredo da interno e da esterno, oggettistica e decorazioni, accessori per la cucina, tessile, illuminazione) registra una crescita (+12%) e tocca quota 4,4 miliardi di euro.

I progetti più innovativi in via di sperimentazione si concentrano soprattutto sul miglioramento della customer experience, grazie a strumenti basati sull’utilizzo dell’Extended Reality per progettare online gli spazi, e l’offerta di servizi logistici di valore aggiunto, come servizi di consegna al piano.
Al secondo posto il settore Auto e Ricambi (+10%), che per quanto riguarda la vendita di automobili e pezzi di ricambio online tocca quota 3,2 miliardi di euro.

Food&Grocery: il Delivery avanza

All’interno del comparto Food&Grocery, cresce anche nel 2024 la percentuale di comuni italiani coperti da almeno un servizio di Food Delivery (+2%) permettendo così al servizio di raggiungere il 76% degli abitanti.
Nel 2024, poi continua il processo di razionalizzazione dell’offerta di servizi. I ristoranti affidano il delivery alle grandi piattaforme dedicate a questa tipologia di servizio, mentre gestiscono in-house il take-away con ordine ricevuto online e ritiro nel locale.

Per quanto concerne il Grocery Alimentare la percentuale di abitanti potenzialmente coperti dal servizio di spesa online da supermercato rimane costante rispetto al 2023 (94%). Nel 2024 tra le oltre 60 iniziative di spesa online da supermercato attive in Italia, la maggior parte (87%) sono iniziative lanciate da retailer della GDO.

Beauty&Pharma, Informatica ed Elettronica, Abbigliamento

Il comparto Beauty&Pharma, che riunisce al suo interno i prodotti farmaceutici e quelli destinati alla cura e l’igiene della persona, raggiunge 2,8 miliardi di euro (+8%). Entrambi i segmenti sono sempre di più impegnati a fornire ai clienti assistenza all’acquisto e consulenza personalizzata, anche in ottica di sostenibilità dell’esperienza stessa.

L’Informatica ed Elettronica di consumo registra invece una crescita del +6%, e vale 9 miliardi di euro.
Chiude la classifica l’Abbigliamento, che cresce del +5% rispetto al 2023 e raggiunge un valore di 5,8 miliardi di euro.
Le principali aree di lavoro per gli operatori del comparto capi di vestiario, scarpe e accessori, riguardano, in particolar modo, l’ottimizzazione del second-hand market e il lancio di nuovi marketplace.

L’Intelligenza artificiale migliora le fasi del recruiting. Parola di HR

Il 97% degli HR a livello globale e il 94% in Italia ha già utilizzato le nuove tecnologie digitali per migliorare le tre fasi cruciali del recruiting, ovvero, attrarre, coinvolgere e fidelizzare i talenti.
L’Intelligenza artificiale è, e sarà, sempre più centrale al lavoro. Sa per essere assunti sia per trovare le giuste risorse. In pratica, sarà sempre più indispensabile per lavorare. 

Emerge dal Talent Trends Report di Randstad Enterprise, condotto in 21 Paesi fra oltre 1000 human capital leader di grandi organizzazioni e diversi settori. E per il 76% dei Direttori del personale AI e Big Data stanno già influenzando la gestione dei talenti in azienda, nonché le decisioni relative ad assunzioni, promozioni, formazione e sviluppo.

L’AI apre le porte anche a un percorso professionale più dinamico

Ma l’Intelligenza artificiale apre le porte anche a un percorso professionale più dinamico e in linea con le proprie competenze, e il 65% degli HR ha investito in strumenti digitali per favorire la mobilità interna dei talenti.

Per ora, a un anno e mezzo dal boom di ChatGPT, ancora pochi HR utilizzano direttamente l’Intelligenza artificiale per identificare profili ad alto potenziale e ricercare competenze specifiche (30% mondiale, 14% Italia). Dati che dovrebbero far scattare un campanello d’allarme sulla reattività del nostro sistema.

Le due grandi sfide del futuro

Secondo la ricerca Randstad, gli HR di tutto il mondo individuano due grandi sfide per il futuro, ed entrambe riguardano le competenze: maggiore concorrenza per le competenze di difficile reperibilità, e crescente carenza delle competenze specialistiche.
Emerge poi una sfida di più ampio respiro, che tocca le radici del sistema lavoro italiano, ovvero l’incapacità di attrarre candidati qualificati.

Questo problema, unito alle previsioni future fatte dagli HR, rischia di rendere poco efficiente la ricerca di personale in un Paese che già ora registra una delle più basse produttività dell’area Ocse e una profonda crisi di competenze.

In Italia pesano crisi demografica e situazione economica

Ma la situazione nel Belpaese è delicata anche a causa della crisi demografica, che incide sulla situazione economica e che da essa, almeno in parte, dipende.
Insomma, le persone con le competenze richieste dal mercato saranno poche, ed è vietato lasciarsele sfuggire.

Per questo, riferisce Adnkronos, diventa cruciale l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale. Intanto, agli HR viene chiesto di fare sempre di più, ma con meno budget e meno personale. Come testimoniato dal 64% degli intervistati, sia a livello globale sia in Italia.

Come creare una password veramente sicura?

Il “World Password Day” è ormai diventata una ricorrenza fissa, che vuole in qualche modo “celebrare” il valore delle password. Password che utilizziamo ampiamente in ogni aspetto della nostra vita. La giornata, però, è anche un’occasione per promuovere le migliori pratiche in materia di sicurezza informatica. 

La prima difesa contro il cybercrime

Le password rappresentano la prima linea di difesa contro i cybercriminali. Per questa ragione è essenziale garantire che siano il più sicure possibile. Un errore comune è quello di utilizzare la stessa password per tutti gli account, un’abitudine che rende più facile per i criminali violare i nostri dati. Secondo un rapporto di indagini sulle fughe di dati di Verizon, le password compromesse sono responsabili dell’81% delle violazioni legate alle attività criminali.

Il decalogo della password efficace

Veronica Pace, responsabile marketing di Trend Micro Italia, ha condiviso 10 consigli e trucchi per creare password robuste. La prima regola è evitare sequenze di lettere e numeri comuni, come “qwerty” o “12345”, facilmente indovinabili. La seconda consiglia di non utilizzare la propria data di nascita come password, poiché è un’informazione facilmente reperibile online. Terzo, è opportuno combinare lettere, numeri e simboli per creare password di almeno otto caratteri, rendendole più difficili da decifrare.

No alle informazioni personali 

Il quarto consiglio è di evitare di utilizzare il proprio nome come password, poiché alcuni siti web potrebbero rilevarlo e impedirne l’uso. Al quinto posto, la dritta che afferma di non inserire informazioni personali nelle password, poiché i cybercriminali potrebbero trovarle online. In sesta posizione, l’indicazione di scegliere password non comuni, evitando combinazioni come “password” o “1234567890”.

E no alle ripetizioni

Gli ultimi quattro consigli? Non riutilizzare le stesse password per più account, perchè ogni password dovrebbe essere unica. Andrebbero invece usate passphrase lunghe e complesse, combinando più parole con numeri e simboli. Il nono suggerimento dice di evitare di cambiare solo un carattere ogni volta che si aggiorna la password, perchè questo rende più facile per i criminali indovinare la nuova password. Infine, l’ultima dritta è quella di usare un generatore di password e un gestore di password, evitando di scrivere le password su carta o post-it. Seguire queste linee guida può contribuire a proteggere i nostri account e i nostri dati personali da possibili attacchi informatici.

Logistica ed e-commerce: non è solo questione di spedizione

La logistica di e-commerce comprende un insieme vasto e intricato di processi, dalla gestione dell’ordine alla consegna finale, passando per l’immagazzinamento e la gestione delle scorte.
Una gestione logistica ottimale permette alle aziende di ridurre i costi operativi, migliorare i tempi di consegna e aumentare la soddisfazione dei clienti. Aspetti essenziali per costruire la lealtà del cliente e mantenere un vantaggio competitivo nel mercato saturato di oggi. 

Insomma, la logistica non è solo una questione di spedizione: è fondamentale per garantire la riuscita di ogni transazione online. È un elemento vitale che impatta l’efficienza operativa, la soddisfazione del cliente e la sostenibilità dell’ambiente. In pratica, è il cuore dell’e-commerce.

Gestione più efficiente grazie ad automazione, AI, IoT

Se con l’aumento del volume delle vendite online l’efficienza logistica è diventata più critica che mai, automazione, AI e IoT permettono una gestione più efficiente degli inventari, una migliore tracciabilità delle spedizioni e una riduzione dei tempi di consegna.
L’uso dell’AI, ad esempio, aiuta a prevedere i picchi di domanda, ottimizzare le rotte di consegna e personalizzare l’esperienza di acquisto. Questo non solo migliora l’efficienza, ma anche la qualità del servizio, rendendo il processo di e-commerce più fluido e meno suscettibile a errori e ritardi.

Nonostante gli avanzamenti tecnologici, le sfide sono numerose. Gestione dei ritorni, sostenibilità ambientale, e gestione delle aspettative dei clienti sono alcuni dei problemi più pressanti. Una strategia emergente è l’adozione di pratiche di logistica inversa, che non solo aiutano a gestire efficacemente i ritorni ma anche a ridurre l’impatto ambientale. 

L’importanza dell’analisi dei dati

L’analisi dei dati è un altro pilastro fondamentale della logistica e-commerce. Attraverso la raccolta e l’analisi di grandi volumi di dati, le aziende possono migliorare l’efficienza operativa e offrire servizi migliori ai clienti.
I dati possono rivelare pattern di acquisto, ottimizzare le scorte e prevenire sovra stoccaggio o esaurimento di magazzino.

In ogni caso, mentre il commercio elettronico continua a espandersi, anche l’importanza della logistica cresce. Le aziende che sapranno innovare e adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie e alle mutate esigenze dei consumatori avranno maggiori possibilità di successo. 

Esperienza del cliente e sostenibilità le strategie vincenti

La capacità di influenzare positivamente l’esperienza del cliente e di ridurre l’impatto ambientale di una logistica efficiente sarà decisiva per il futuro del settore.
Le strategie di ottimizzazione logistica, come quelle implementate da Fby Solutions, giocano un ruolo chiave in questo scenario. La loro approccio olistico alla gestione della supply chain garantisce che ogni aspetto, dalla ricezione dell’ordine fino alla consegna, sia gestito con la massima efficienza.

Questa attenzione ai dettagli si traduce in una maggiore fiducia e soddisfazione del cliente, pilastri per il successo nell’era dell’e-commerce.

Per una Customer Satisfaction eccellente il driver è il benessere dei dipendenti

L’esperienza del cliente inizia nel momento in cui i dipendenti entrano in contatto con i consumatori, fornendo informazioni e servizi. Quando un’esperienza diventa memorabile da parte del cliente, emerge chiaramente il ruolo fondamentale del dipendente, che ha risolto un problema o superato le aspettative.
Questo è il risultato di dipendenti che si sentono valorizzati, coinvolti e parte di un progetto più ampio.

In pratica, se l’Employer eXperience (EX) brilla si riflette in una Customer Experience di successo, creando un circolo virtuoso.
Emerge dal workshop ‘Leadership, Strategia, Mindset e Trasformazione della CX’ organizzato da TEHA -The European House of Ambrosetti a cui hanno partecipato BVA Doxa e BVA Nudge Consulting.

L’Employer eXperience e le Scienze Comportamentali

In questo contesto, l’utilizzo dei principi delle Scienze Comportamentali risulta fondamentale per favorire il coinvolgimento, la partecipazione e l’adozione di nuovi valori da parte delle imprese nei confronto dei loro dipendenti.

Ma quali sono le dimensioni chiave che legano felicità e produttività del dipendente e che ogni organizzazione deve curare per raggiungere i propri obbiettivi? Secondo Ted Utoft, ceo UK e chief growth officer Global, sono quattro: realizzazione personale dei dipendenti come trama fondamentale, appartenenza e spirito di squadra, equità, e scopo. Quando i dipendenti si allineano a questo nobile fine, la loro passione diventa il fuoco che illumina l’intera esperienza cliente.

La soddisfazione come metrica interna ed esterna all’azienda

Solo coltivando con cura questi quattro aspetti, le organizzazioni possono aspirare a un futuro in cui la soddisfazione divenga una metrica tanto interna quanto esterna, e dove la storia di ogni dipendente si intrecci a quella di ogni cliente pienamente appagato.

Infatti, l’autorealizzazione attraverso il lavoro implica che competenza, autonomia e riconoscimento non sono solo aspirazioni, ma realtà quotidiane. Quindi, fiducia, rispetto e solidarietà diventano i fili colorati che uniscono i singoli dipendenti in una trama collettiva, dove a ogni dipendente viene garantita una sicurezza fisica, economica e psicologica.

I casi di Saks Fifth Avenue e Patagonia

Il successo di questo tipo di approccio è dimostrato dai casi di Saks e Patagonia.
Sacks ha trasformato il suo ambiente lavorativo valorizzando gli sforzi dei dipendenti, e registrando un netto aumento dell’engagement dei clienti. Patagonia, con la sua missione ambientale, non solo ha attratto consumatori con valori simili, ma ha anche creato un’ambiente lavorativo dove i dipendenti sono fieri e motivati, stimolando la crescita e l’innovazione.

Il percorso verso l’eccellenza si realizza infatti quando aziende di ogni settore riescono a costruire una cultura che celebra l’EX, trasformando la loro forza lavoro in ambasciatori del marchio entusiasti e sostenitori dell’eccellenza nel customer care.
In questo viaggio è la Scienza Comportamentale a scrivere un modello in cui il benessere dei dipendenti e la soddisfazione dei clienti si fondono in un legame di successo condiviso, senza alcuna separazione.

Franchising in Italia, un comparto che produce valore

Il franchising si rivela essere un pilastro dell’attività economica italiana. L’impatto di questo specifico comparto è stato messo in luce da uno studio condotto da Nomisma per conto di Assofranchising, rappresentante del franchising italiano sotto Confcommercio-Imprese per l’Italia. Nello specifico, lo studio ha valutato e misurato le componenti dell’impatto socio-economico riconducibili alla presenza e all’attività del franchising nel nostro Paese.

Un settore resiliente nonostante le crisi congiunturali

Nonostante le sfide congiunturali, il settore ha registrato un fatturato di 30,9 miliardi di euro nel 2023, segnando una crescita del 7,1% rispetto all’anno precedente. Complessivamente, impiega 252.848 addetti. Lo studio di Nomisma ha stimato gli effetti direttamente riconducibili al comparto del franchising in Italia attraverso le proprie attività e gli acquisti presso i fornitori (impatto diretto), quelli prodotti dal comparto lungo tutta la catena del valore (impatto indiretto) e gli effetti riconducibili all’incremento di domanda finale determinato dai percettori di reddito coinvolti a vario titolo nelle attività innescate dal comparto del franchising (impatto indotto).

Secondo gli ultimi dati disponibili, l’attività del comparto del franchising ha generato un impatto in termini di valore aggiunto pari a 37,122 miliardi di euro: di questi, 21,7 miliardi di euro sono attribuibili all’attivazione diretta, 4,4 miliardi a quella indiretta e 11,0 miliardi di euro all’indotto. L’impatto complessivo stimato da Nomisma è pari al 2,2% del Valore Aggiunto generato dal totale dell’economia nazionale.

Il moltiplicatore finale è 2,8

Considerando il valore della produzione, ogni euro investito nel franchising genera 2,8 euro nell’economia nazionale, con un impatto complessivo stimato di 85,686 miliardi di euro. Il franchising sostiene l’occupazione con 657.219 posti di lavoro generati, con un moltiplicatore finale di 2,6, contribuendo così al tessuto economico del Paese. I redditi da lavoro dipendente complessivamente generati sono pari a 14,5 miliardi di euro.

Fiducia e fedeltà dei consumatori

In un contesto non facile sotto il profilo economico, a livello globale, , i consumatori trovano nel franchising un punto di riferimento sicuro. In particolare, gli utenti riconoscono una buona fiducia nel settore e confermano il rapporto di fedeltà che i brand hanno saputo instaurare con il mercato, come sottolineano Roberta Gabrielli e Paola Piccioni di Nomisma. Il franchising emerge dunque non solo come un modello di business di successo ma anche come un elemento chiave nell’impulso all’economia nazionale, con effetti che si riflettono in termini di crescita, occupazione e fiducia dei consumatori.