Connected Car & Mobility, in Italia il comparto vale 2,5 miliardi di euro

In Italia il settore delle auto connesse e della mobilità smart continua a crescere. Nel 2022, il mercato della Connected Car & Mobility ha raggiunto un valore di 2,5 miliardi di euro, registrando un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. E tutto ciò nonostante le problematiche legate alla carenza di semiconduttori, alle materie prime e all’instabilità economica e politica mondiale. Simili performance si devono principalmente alle soluzioni per l’auto connessa, del valore di 1,4 miliardi di euro (+10% in un anno), dai sistemi ADAS integrati nei nuovi modelli per un valore di 740 milioni di euro (+16%), e dalle soluzioni Smart Mobility per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, del valore di 340 milioni di euro (+48%). La diffusione delle auto connesse ha raggiunto quota 19,7 milioni a fine 2022, corrispondenti a circa il 50% del parco circolante e a 1 ogni 3 abitanti.

Prove di smart road

Le prime sperimentazioni di smart road stanno iniziando ad emergere, con 190 progetti identificati a livello mondiale a partire dal 2015. Nel solo anno 2022, sono stati attivati ben 63 progetti, registrando un aumento del 43% rispetto al 2021. In Italia, sono state avviate 15 iniziative nel biennio 2021-2022. Questi progetti mirano a migliorare la sicurezza stradale, il comfort di guida, l’ottimizzazione dei flussi di traffico, la riduzione dell’inquinamento e la manutenzione delle infrastrutture stradali.

La rivoluzione nel mondo dell’auto e della connettività

Secondo l’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano, ci sono profondi cambiamenti in corso nel settore dell’auto e della mobilità. Le sfide e le opportunità derivanti da questi cambiamenti richiedono un’evoluzione tecnologica che consenta alle aziende di rimanere competitive e di sfruttare nuove opportunità di crescita. Tuttavia, ci sono ancora ostacoli da superare per sfruttare appieno il potenziale dei dati raccolti da veicoli e infrastrutture, come la standardizzazione dei dati e la gestione della privacy e della cybersecurity.

I box GPS/GPRS  le soluzioni più diffuse

Le soluzioni più diffuse nel settore sono i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative, seguiti dalle auto nativamente connesse tramite SIM. Le soluzioni per l’auto smart stanno maturando sempre di più, con un aumento del 20% dei servizi offerti rispetto al 2021. Le nuove normative, come l’obbligo di integrare specifici ADAS in tutte le nuove vetture immatricolate a partire dal 2024 e l’immatricolazione di veicoli a emissioni zero dal 2035, stimoleranno ulteriormente la crescita del settore delle auto connesse e della mobilità smart. La connettività svolgerà un ruolo importante nella gestione dei veicoli elettrici e nello scambio di informazioni tra auto e infrastruttura.

Pasqua 2023: oltre 1,5 milioni a tavola negli agriturismi

La Pasqua in agriturismo ‘a tavola’ si conferma il binomio perfetto. Tra il pranzo di Pasqua e Pasquetta nel 2023 oltre 1,5 milioni di persone hanno scelto un agriturismo, spendendo mediamente 40-50 euro per un menu à la carte o fisso. Si è trattato, per lo più, di famiglie con bambini e comitive, buona parte di quei 12 milioni di italiani in viaggio per il week-end pasquale. Insomma, per le festività si stima un vero e proprio pienone, e un’autentica boccata d’ossigeno rispetto all’impennata dei costi di produzione e all’effetto del cambiamento climatico sui campi. A confermarlo sono la Cia, agricoltori italiani e Turismo Verde, l’associazione di Cia per la promozione agrituristica.

Tutto esaurito nelle 25.400 strutture agrituristiche italiane

Si registra quindi il tutto esaurito nelle 25.400 strutture agrituristiche diffuse in tutta Italia, che hanno beneficiato dell’arrivo di tanti connazionali. Soprattutto di quelli che hanno scelto di passare il week-end di Pasqua in montagna (17,6%), ma anche nel segno del relax (64,8%) o facendo trekking e gite (51,4%), senza però rinunciare a momenti gastronomici (10,6%). Cia e la sua associazione per la promozione agrituristica registrano inoltre il tutto esaurito anche nelle strutture con camere per soggiorni di almeno due giorni, soprattutto da parte di turisti stranieri. Con Pasqua e Lunedì dell’Angelo, nelle aziende agricole con cucina e possibilità di soggiorno il turismo è quindi pronto a segnare un +20%.

Stare all’aria aperta alla ricerca del buon cibo

Secondo l’analisi effettuata da Coldiretti/Ixèono sono oltre mezzo milione le persone che hanno scelto di alloggiare negli agriturismi nel weekend di Pasqua.  A spingere gli italiani a scegliere queste strutture è la voglia di stare all’aria aperta alla ricerca del buon cibo, con la possibilità di protezione in caso di maltempo. Delle prenotazioni in agriturismo, specie al nord Italia, almeno il 10% è da parte degli stranieri, in particolare americani, tedeschi e svizzeri, ma tornano negli agriturismi italiani anche da Belgio, Germania, Norvegia e Svezia. Si percepisce, riporta Adnkronos, il ritmo delle festività pre-Covid, ma con meno confusione e sprechi.

Affrontare la crisi economica senza intaccare l’identità delle aziende agricole

“Un tripudio di cultura enogastronomica italiana come solo le piccole comunità, in montagna e in collina, dove tra l’altro si trovano l’84% degli agriturismi italiani, sanno raccontare e portare a tavola – commenta il presidente nazionale di Turismo Verde Cia, Mario Grillo -. Insieme alla promozione autentica di una ruralità lenta e sostenibile questo è il valore che dobbiamo difendere con determinazione, affrontando la crisi economica senza intaccare l’identità delle aziende agricole multifunzionali. Abbiamo dimezzato i coperti pur di non far pagare ai nostri ospiti il peso del caro-bollette. Siamo ottimisti, da nord a sud le nostre strutture stanno andando verso il tutto esaurito anche per il ponte del 25 Aprile e 1° Maggio”.

Employer branding: solo un’azienda su tre oggi propone lo smartworking

Oggi lo smartworking viene proposto ‘solo’ da un’azienda su tre. Per le aziende l’organizzazione aziendale è una priorità, ma se il lavoratore è interessato a forme di lavoro agile tra le offerte dei manager ai nuovi lavoratori, la garanzia del posto fisso e la reputazione superano smartworking e inclusività. Gli hr manager sottolineano poi di offrire sicurezza dei luoghi di lavoro (78%), oltra alla cultura e al modello organizzativo adottato (65%). Quanto a vantaggi contrattuali e incentivi economici, per le aziende prevalgono tre aspetti chiave: stabilità del rapporto (100%), solidità economica e finanziaria dell’impresa (97%), e basso turn over (82%). Sono i risultati della ricerca dell’ufficio studi di Fòrema, ente di Assindustria Venetocentro, sull’employer branding di 160 aziende venete, soprattutto del settore metalmeccanico.

Piacevolezza del luogo di lavoro e innovazione

Agli ultimi posti, invece, la distribuzione di utili ai collaboratori (9%), la concessione di ferie o permessi aggiuntivi rispetto al CCNL (26%) e l’utilizzo estensivo di forme di lavoro agile (33%). Sul tema degli ambienti messi a disposizione dall’azienda, il panel mette al primo posto (96%) la piacevolezza del luogo di lavoro, seguito dall’innovatività degli strumenti e delle tecnologie utilizzate (85%), dall’accessibilità della sede (74%), e dagli spazi condivisi (22%). La cultura aziendale si focalizza invece sul valore dell’esperienza offerta in termini di competenze e appetibilità (85%), sulla trasparenza della comunicazione interna (81%), e sull’accesso a percorsi formativi e meritocrazia (76%).

Rapporto con il territorio e capitale reputazionale

Al contrario, interessa relativamente poco la strutturazione di gruppi di lavoro interni (33%) e la realizzazione di piani per l’inclusione sociale (41%). Il rapporto con il territorio poi è decisivo, e il capitale reputazionale che il dipendente ottiene lavorando per una società è fondamentale. Si registra una forte polarizzazione sul capitale reputazionale dell’azienda (89%) e dei collaboratori (63%), seguite dalle azioni concrete per la tutela dell’ambiente (62%). Meno rilevanti le attività rivolte direttamente alla cittadinanza (35%) e al sociale (48%). Il 41% delle aziende intervistate afferma poi di non avvertire in misura preoccupante processi di dimissioni legati al turn over. Solo il 15% registra numeri in ascesa.

L’offboarding è “informale”

Per attirare collaboratori le aziende utilizzano un mix di leve. Sono rari i casi di azioni e benefici concreti messi in campo valutati come inutili o non percorribili. Sul tema della comunicazione del valore, i tirocini sono il canale principale per far conoscere l’azienda e incontrare potenziali collaboratori. Ma in generale le aziende comunicano il valore in maniera informale (passaparola dei dipendenti) e tradizionale (sito aziendale, spesso Linkedin) e in autonomia (fatte salve le ricerche specifiche di personale). Per quanto riguarda la fase di licenziamento (offboarding), la maggioranza delle aziende si occupa dell’uscita dei collaboratori in maniera informale.

Marketing: come cambiano le competenze richieste

Lo scenario del mercato del lavoro è cambiato radicalmente, e alla luce di un clima di incertezza globale, tra inflazione, possibile recessione e licenziamenti, le persone sono sempre meno fiduciose nel futuro. LinkedIn ha pubblicato la ricerca Skills Evolution che evidenzia come sono cambiate le competenze dei professionisti del marketing a livello globale dal 2015 a oggi e quali sono le capacità necessarie per la carriera. Digital Marketing, Social Media Marketing e Search Engine Optimisation ora sono le principali capacità richieste ai professionisti del marketing.
Nel complesso, secondo l’analisi di LinkedIn, in Italia dal 2015 le competenze in ambito marketing sono cambiate in media del 50%, e nella maggior parte dei casi il ritmo del cambiamento è stato accelerato durante la pandemia.

“Una crescente domanda di marketer moderni e pieni di risorse” 

“Con l’incertezza economica che incombe, i marketer hanno l’opportunità di dimostrare alle aziende di possedere le skill necessarie per affrontare condizioni potenzialmente difficili – commenta Tom Pepper, Senior Director, Emea & Latam, LinkedIn Marketing Solutions -. Poiché le aziende cercano di fare di più con meno, i nostri dati indicano una crescente domanda di ‘marketer moderni e pieni di risorse’: professionisti del marketing con un set di competenze specifiche che possono combinare creatività ed efficacia in aree chiave come il marketing digitale – aggiunge Latam -. È importante che i marketer continuino a sviluppare il loro set di competenze in modo da rimanere agili e supportare le aziende ad adattarsi nei mesi a venire”.

Skills Evolution per una carriera a prova di futuro

Per chi cerca un impiego, questo significa che essere in grado di adattarsi e mettere in luce le skill richieste dai datori di lavoro oggi è più importante che mai. La buona notizia è che grazie a LinkedIn è possibile identificare le competenze che aiutano a rendere le carriere a prova di futuro e avvalersi di risorse e strumenti per supportare questo processo. Obiettivo finale della Skills Evolution è proprio quello di restituire un po’ di ottimismo rispetto al futuro, e ritrovare la fiducia per andare avanti nelle proprie carriere.

Le 10 principali skill di marketing a livello globale dal 2015 a oggi

Dai dati di LinkedIn emergono le 10 principali competenze di marketing presenti nei profili degli utenti della piattaforma nel 2015, e mostrano l’effettivo cambiamento avvenuto nel corso degli anni.
Si tratta di Business Planning, Marketing Strategy, Business Strategy , Sales Management, Public Relations, Negotiation, Marketing, Social Media, Sales, Social Media Marketing. Nel 2021, le 10 principali competenze di marketing sono invece Sales Management, Marketing Strategy, Sales, Marketing, Problem Solving, Commerce, Strategy, Business Development, Business Strategy, e Business Planning. Per supportare l’apprendimento delle skill più richieste, LinkedIn rende disponibili i corsi di LinkedIn Learning relativi a tali competenze, accessibili gratuitamente fino al 30 settembre 2022.

Mercato del lavoro: nel post-Covid c’è più scelta per i candidati

Qual è la principale differenza nel mondo della ricerca e della selezione del personale nel post Covid rispetto a prima della pandemia? Se fino al 2020 il mercato del lavoro italiano era esplicitamente client driven, ovvero erano le aziende ad assumere il ruolo di potere nel processo di selezione del personale, oggi il mercato è diverso, ed è più vicino all’essere candidate driven. 
“Si potrebbe essere portati a pensare che il mercato del lavoro sia stato trasformato soprattutto dall’avvento su larga scala del lavoro agile, introdotto come sappiamo in forma emergenziale a partire dal marzo 2020 – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati -. In realtà, però, dal punto di vista dei recruiter e dei cacciatori di teste quello è solo uno dei fattori da prendere in considerazione”.

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta”

“Oggi la domanda di talenti sovrasta l’effettiva offerta in tanti settori differenti – prosegue Adami -. Se prima del Covid chi si occupava di head hunting sapeva molto bene quali erano i settori e i ruoli che si scontravano con un effettivo gap di competenze, oggi questo problema è molto diffuso, per motivi spesso diversi. Molto semplicemente – aggiunge l’head hunter – oggi i talenti possono contare su maggiori possibilità, su un ventaglio di offerte che fino al 2020 era appannaggio di pochissimi. Per un selezionatore oggigiorno non è affatto raro trovarsi a fare un colloquio di lavoro con persone che, nello stesso periodo, sono in corsa per un altro o per più ruoli in altre realtà”.

Ripartenza e Grandi dimissioni alla base di un nuovo scenario

“I fattori che hanno portato a questo nuovo e per tanti versi inedito scenario sono diversi – risponde l’head hunter -. Bisogna senz’altro tenere in considerazione la ripartenza dopo il Covid-19, e quindi la fisiologica crescita della domanda da parte di molte realtà. Un altro fattore da tenere in considerazione è poi quello delle cosiddette ‘Grandi dimissioni’, ovvero dell’aumento delle dimissioni volontarie che ha avuto luogo a partire dal 2021. Questo fenomeno si traduce infatti in un aumento della mobilità sul mercato del lavoro, con un incremento delle possibilità di carriera per i professionisti più audaci”.

Un mercato favorevole per chi è alla ricerca di nuove sfide

“Indubbiamente – sottolinea Adami -, in questo frangente il mercato si presenta in modo favorevole a chi è alla ricerca di nuove sfide e di nuove possibilità: tutto sta, come ricordano sempre i nostri career coach, nello stabilire un piano abbastanza preciso di sviluppo professionale, in base alle proprie esigenze effettive e ai propri obiettivi, senza farsi trascinare dagli eventi. In questo momento storico il dipendente alla ricerca di nuove opportunità ha maggiore scelta, grazie alla mobilità del mercato nonché alla flessibilità maggiore concessa delle aziende: può essere quindi un ottimo periodo per prendere davvero in mano le redini della propria vita professionale”.

Arredo Made in Lombardia, l’export vale 7 miliardi di euro

Nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il comparto dell’arredo.design italiano è riuscito a superare la crisi. Tanto che ui numeri riferiti all’export sono decisamente in positivo. A evidenziare i numeri della filiera è l’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione del Salone del mobile di Milano. I dati da un lato evidenziano una fisiologica variazione in negativo delle imprese sul territorio, ma dall’altro riflettono anche una spinta alla ripresa sostenuta dal design e dalla crescita delle esportazioni.

Il boom delle esportazioni 

Complessivamente nel 2021 l’export del settore arredo design per i territori di Milano Monza Brianza Lodi vale circa 1,7 miliardi di euro, di cui il 90% ha origine dalla fabbricazione di mobili e il restante 10% dall’industria del legno. Si tratta di poco meno della metà del totale delle esportazioni lombarde di questi prodotti. Rispetto al 2020, l’export fa registrare +27%. Stati Uniti, Francia, Cina, Svizzera e Germania sono i primi Paesi di destinazione. È quanto emerge dall’elaborazione dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat. “Il 60esimo Salone del Mobile è un’attesa iniezione di fiducia per Milano e il Paese. – ha dichiarato Carlo Sangalli Presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – È la dimostrazione che il nostro sistema economico si è rimesso pienamente in moto ed è capace di generare innovazione e crescita, come conferma il balzo in avanti dell’export del settore moda-design. Ma il Salone del mobile significa anche il ritorno dei grandi eventi che hanno rafforzato l’immagine di Milano nel mondo e che costituiscono il motore principale della sua attrattività”.

I numeri della filiera sul territorio 

Tra Milano Monza Brianza e Lodi la filiera dell’arredo design comprende più di 6.800 imprese attive e conta, in termini di posti di lavoro, poco meno di 38.000 addetti, che valgono circa il 2% del totale delle attività economiche e l’1,5% dell’occupazione. Tra i settori, le attività di design specializzate contano 2.580 imprese attive, seguite dalla fabbricazione di mobili con 2.175 imprese attive nei tre territori e dall’industria del legno (1.202). A queste si aggiungono 919 attività del commercio al dettaglio di mobili e complementi. A livello nazionale, Milano si conferma la capitale del design (con 2.161imprese), primato per Monza e Brianza nella produzione di mobili (1.357 imprese). 

Cresce la digitalizzazione delle imprese

Con l’emergenza sanitaria la gran parte delle Pmi italiane ha dovuto fare necessariamente i conti con alcuni processi di digitalizzazione, magari prima rimandati. E ora queste mosse stanno dando i loro frutti, anche se ancora metà delle imprese è ai primi passi. A delineare la situazione delle Pmi tricolori  è PidOsserva, l’Osservatorio nazionale dei PID – Punti Impresa Digitale, strutture istituite dalle Camere di commercio nell’ambito del Piano nazionale impresa 4.0. Alla base dell’analisi effettuata da Unioncamere e Dintec, le risposte che tra il 2018 e il 2021 oltre 40mila imprese hanno fornito a “SELF i4.0”, il test di autovalutazione della maturità digitale, presentate oggi nel corso di Orizzonti Live Lab 2022-IoRiparto, rassegna organizzata da IoRiparto in collaborazione con la Camera di commercio Chieti Pescara.

Con la pandemia è iniziata la corsa alla digitalizzazione

“La pandemia, con le restrizioni che ne sono derivate, ha accelerato la corsa degli imprenditori all’utilizzo del digitale. Sono quasi 450mila le imprese aiutate dai Pid delle Camere di commercio in questo percorso di innovazione ed i risultati cominciano a vedersi: il livello di maturità digitale delle nostre imprese è aumentato di circa il 9% rispetto al periodo pre-Covid”, sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli. “E’ ancora marcata, però, la distanza tra le aree del Paese: le regioni del Mezzogiorno hanno una maturità digitale inferiore di oltre 10 punti percentuali rispetto a quelle del Centro-Nord. Un gap che dovrà essere ridotto anche grazie ai progetti del Pnrr”.

Le tecnologie più diffuse

Tra le tecnologie abilitanti per restare operativi anche da remoto, adottate dalle imprese,  la più diffusa è stata quella relativa ai “pagamenti mobili attraverso internet” (utilizzata oggi dal 41,3% delle imprese) che nel 2020 si collocava al 3° posto; al secondo posto segue il Cloud – al 1° posto nel 2020 – (pari al 39,1%) e al terzo posto la cybersecurity – 4° posto nel 2020 – crescendo progressivamente di importanza (pari al 35,8% degli utilizzi).Rispetto al 2018, le imprese che utilizzano il Cloud e i pagamenti elettronici sono aumentate di 8 punti percentuali; quelle che si avvalgono di strumenti di cybersecurity e che hanno avviato un e-commerce di 9 punti.

I settori delle aziende più digital

La crescita della maturità digitale in questi anni è stata più consistente tra le imprese dei servizi e della manifattura rispetto a quelle agricole, tra le attività di medie e piccole dimensioni rispetto alle imprese micro e tra quelle che operano all’interno di una filiera (B2B) rispetto a quelle che hanno rapporti con il cliente finale e sul mercato (B2C).

Il 5G cresce: nel 2021 660 milioni di abbonamenti in tutto il mondo

Secondo i dati dell’ultimo Mobility Report di Ericsson oggi il 5G costituisce circa il 9,5% degli abbonamenti mobili a banda larga, e poco più dell’8% di quelli totali. Il 5G sta crescendo più di ogni altra tecnologia, e ormai inizia a rappresentare una fetta consistente del mercato mobile. Il 2021 si è chiuso infatti con 660 milioni di abbonamenti 5G in tutto il mondo, 98 milioni in più nel solo quarto trimestre dell’anno. Ma a crescere sono anche gli operatori che lanciano servizi di quinta generazione: sono circa 200, venti dei quali hanno implementato reti 5G standalone, ovvero in tutto e per tutto autonome.

L’85% degli abbonamenti mobile è a banda larga

Tra ottobre e dicembre scorsi, il numero di abbonamenti di tipo mobile broadband, quelli che consentono di utilizzare app e servizi online, ha raggiunto i 6,9 miliardi, con un incremento del 6% anno su anno.
Di fatto, oggi l’85% degli abbonamenti mobile è a banda larga. Si rafforza la leadership degli abbonamenti Lte, che nell’ultimo trimestre del 2021 sono aumentati di circa 37 milioni, arrivando a un totale di 4,7 miliardi, ovvero il 57% di tutti gli abbonamenti mobili. Diminuiscono, invece, gli abbonamenti alle più datate reti HSPA (-51 milioni) e GSM (-52 milioni).

Il traffico dati supera la soglia degli 80 exabyte

Grazie all’aumento di abbonamenti complessivi, alla diffusione di reti più performanti (come Lte e 5G) e all’elevato consumo di video, il traffico dati nel quarto trimestre 2021 è aumentato dell’8% rispetto al terzo, e del 44% anno su anno. Il traffico dati è quindi più raddoppiato nel giro di due anni, superando per la prima volta la soglia degli 80 exabyte. Il Mobility Report conta anche il numero di Sim in circolazione: nel solo quarto trimestre 2021 gli abbonamenti alla rete mobile sono cresciuti di 24 milioni di unità, portando il numero complessivo a 8,2 miliardi. Il maggior contributo trimestrale proviene da Cina (+5 milioni), Stati Uniti (+4 milioni) e Pakistan (+3 milioni).

Divario tra utenti unici e schede totali

Ormai da tempo le Sim superano la popolazione umana mondiale, riporta Agi: ce ne sono 104 ogni cento abitanti, con una penetrazione più elevata nell’Europa centro-orientale (dove la penetrazione è del 138%) e occidentale (124%). Solo in Africa (85%) e India (78%) gli abitanti sono ancora più delle Sim. Il numero di abbonati mobili unici è invece pari a circa 6 miliardi. Il divario tra utenti unici e schede totali è in buona parte dovuto alla presenza di più Sim per persona o di abbonamenti inattivi.  

Imprese lombarde, nel 2021 in recupero verso i livelli pre-crisi

Unioncamere Lombardia ha rilasciato i dati delle anagrafi camerali sull’andamento della demografia per le imprese lombarde. Alla fine del 2021 le imprese attive in Lombardia erano pari a 814.756, lo 0,5% in più su base annua, una crescita che secondo Unioncamere consente di recuperare i livelli precedenti la crisi generata dalla pandemia da Covid-19.
Potrebbe trattarsi di un primo segnale d’inversione di tendenza, ma nel complesso il dato risulta ancora lontano dai livelli del 2019. E nell’analisi della nati-mortalità d’impresa si impone una certa prudenza, poiché le cessazioni sono state frenate da sostegni istituzionali e moratorie volte a salvaguardare il tessuto imprenditoriale dagli effetti della crisi.

Ripresa delle iscrizioni: +19%

Di fatto, la dinamica recente è stata condizionata dalla crisi economica generata dalla pandemia. Dopo il sostanziale congelamento delle posizioni nel 2020, l’anno scorso ha visto una ripresa delle iscrizioni (57.177 movimenti, pari al +19% su base annua), che si sono quindi riportate su valori pre-crisi. Per le cessazioni invece il recupero è stato modesto (54.450 movimenti, pari al +1,4%) e solo negli ultimi mesi si è registrata un’accelerazione delle chiusure. La crescita imprenditoriale registrata nel 2021 in Lombardia risulta esclusivamente frutto del maggior numero di società di capitali (+4,7% su base annua), con un incremento particolarmente rilevante per le società a responsabilità limitata semplificata (+13,6%) preferite sempre più spesso alle Srl a socio unico (-4,8%).
L’80% delle società di capitale rimane formato da Srl ‘tradizionali’, in crescita del +4,9%, mentre le società per azioni aumentano del +2,5%.

Tassi di crescita maggiori per attività femminili e giovani

I risultati del 2021 fanno emergere segnali interessanti anche in merito alle caratteristiche degli imprenditori. Il tasso di crescita per le imprese femminili è superiore alla media (+1,2%) così come per le imprese giovanili (+1,3%) dopo un lungo trend decrescente. Questa vitalità dell’imprenditoria giovanile è probabilmente aiutata dal boom delle attività digitali e su web, che hanno fatto da volàno allo sviluppo dei servizi avanzati. Rallenta invece, dopo gli incrementi significativi degli anni passati, l’aumento di imprese straniere (+0,2%), presumibilmente anche per le restrizioni che hanno ridotto la mobilità internazionale durante la pandemia.

“Nel 2021 è tornata la voglia di fare impresa”

“Nel 2021 è tornata la voglia di fare impresa: in Lombardia sono state avviate più di 57 mila nuove attività, riportandoci sui livelli del 2019 – ha dichiarato il Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio -. Le imprese guidate da donne e giovani sono sempre più numerose, in particolare nelle aziende di servizi con elevato contenuto professionale, scientifico e tecnico e nei settori finanziario e assicurativo”.

Offerte di lavoro: quasi 10mila in turismo, ristorazione, gdo e retail

Ripresa, crescita e consumi: queste le speranze che danno il via alla stagione che prevede l’impennata di acquisti per le festività natalizie, weekend e vacanze fra le nevi in hotel o resort, e i ritrovi con amici e parenti. In questo scenario ancora incerto, con l’uscita dalla pandemia ancora lontana, ma allo stesso tempo con una previsione di minori restrizioni rispetto allo scorso anno, il mercato del lavoro sembra ottimista. Turismo e ristorazione infatti esplodono, con il 133% in più di offerte di lavoro sullo stesso periodo del 2020. Un dato che conferma la ripartenza del settore evidenziata già tra aprile e giugno 2021, con il +97% sul 2020. Ma anche commercio, gdo e retail sono in crescita, con il 2,4% in più di offerte. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’osservatorio InfoJobs professioni invernali per la ricerca di lavoro online.

Cercasi addetti alle pulizie e alla ristorazione

Nel periodo ottobre-novembre 2021 le offerte presenti sulla job board nei settori turismo e ristorazione e commercio, gdo e retail, tradizionalmente impattati dalla stagione invernale, si attestano infatti su quasi 10.000. Analizzando le offerte presenti sulla piattaforma, InfoJobs ha classificato le professioni più cercate nei due settori di riferimento. Al primo posto, in turismo e ristorazione, sono gli addetti alle pulizie, dal 2020 figure sempre più importanti in seguito alle nuove disposizioni di sanificazione da attuare nelle strutture turistiche e nella ristorazione. Al secondo posto, gli addetti alla ristorazione, seguiti da altre figure più specializzate e sicuramente chiave in questa stagione dell’anno: cameriere, barista e cuoco. Questi ruoli prevedono non solo competenze ed esperienze specifiche, ma anche la disponibilità a spostarsi, per il periodo dell’incarico, in Italia o all’estero.

Le posizioni più richieste da gdo e retail

In pole position per commercio gdo e retail si piazza la professione di addetto alle vendite, posizione ricercata in diverse categorie merceologiche, dal giocattolo a bellezza, moda e accessori, gioielleria e molto altro. Stessa situazione per la figura di Promoter, che occupa la seconda posizione, mentre al terzo posto ci sono gli store manager, responsabili della gestione di negozi o corner di grandi magazzini, fondamentali per gestire al meglio la stagione più importante dell’anno. Al quarto posto invece il macellaio, figura immancabile nei reparti gastronomia presi d’assalto a dicembre, per finire con addetti magazzino e scaffalisti in quinta posizione, impiegati per garantire rifornimento e gestire lo stock.

Quasi 6500 offerte attive

Nonostante la stagione sia già iniziata nella gdo, riporta Adnkronos, attualmente ci sono quasi 6500 offerte attive, ma è possibile trovare diverse posizioni la cui ricerca è ancora aperta, come il facchino in hotel di lusso a Milano, con esperienza pregressa e conoscenza dell’inglese, gli immancabili animatori turistici per villaggi in Italia e all’estero, la beauty consultant per beauty corner a Roma, ma anche addetti al confezionamento pacchetti, personale per un parco tematico nel veronese, e perfino un ausiliario della sosta in Val d’Aosta.