Carte di Credito e Digital Payment: nel 2023 crescono del +14%

I comportamenti di spesa e le modalità di pagamento cashless degli italiani possono ormai definirsi strutturali, come dimostra l’ulteriore riduzione dell’uso del contante. Infatti, il numero di pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante a livello nazionale nel 2023 cresce del +14%,
Secondo l’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments curato da Assofin, Ipsos e Nomisma, con il contributo di CRIF, nel 2023 il numero di carte di credito attive si attesta a 13,5 milioni, con un valore delle transazioni in crescita del +7.6% rispetto al 2022 e una diminuzione dell’importo medio per operazione.

Si conferma poi l’importante crescita delle carte di debito in circolazione e del relativo numero di operazioni (+19,9%), con un incremento di quasi 1 milione di transazioni solo nell’ultimo anno e una crescita a doppia cifra per il valore delle transazioni. Ma crescono anche le prepagate (+7,1%), e prosegue l’aumento del numero di operazioni e del valore delle transazioni.

Gli strumenti di pagamento rateale

Gli italiani apprezzano sempre più gli strumenti di pagamento flessibili. Aumenta, infatti, il numero di carte di credito attive che danno la possibilità di scegliere il tipo di rimborso (a saldo o a rate), con una quota sul totale che sale al 64%. Si conferma, tuttavia, l’utilizzo prevalente nella tradizionale modalità charge. I volumi rateizzati sono pari al 14% del valore complessivamente movimentato.

Considerando la totalità dei flussi transati, si registra una lieve crescita (+3,1% nel primo semestre 2024), in linea con l’evoluzione dei consumi nazionali.
Contribuisce a tale tendenza la maggiore diffusione dell’e-commerce, come emerge dall’incidenza dei volumi transati online, che nel primo semestre 2024 si attesta al 28%.

Flussi rateizzati tramite carta in leggera ripresa

Nel 2023 i flussi rateizzati tramite carta hanno registrato una contrazione (-3.7%), legata anche al contesto macroeconomico non favorevole, ma nei primi 6 mesi 2024 si assiste a una lieve ripresa (+1.6%), guidata dagli ‘instalment’, mentre prosegue la contrazione delle carte rateali ‘pure’.

La maggiore esigenza dei consumatori di soluzioni smart e accessibili per finanziare spese di valore contenuto emerge anche dalla crescita delle linee di credito non collegate a una carta.
Nonostante i volumi non siano ancora significativi, si registra un incremento (+17.3% primo semestre 2024) delle linee di credito B2C e B2B2C, utilizzate anche a sostegno dell’e-commerce.

Buy now pay later

Negli ultimi anni il Buy now pay later (BNPL) acquista slancio, con una crescita a valore a livello mondiale del +18% nel 2023 rispetto all’anno precedente, raggiungendo una quota del 5% della spesa per l’e-commerce.

Il suo utilizzo si consolida anche in Italia, con un aumento significativo del numero di player specializzati, aziende che offrono questo servizio ai propri clienti, e una crescente accettazione da parte dei commercianti.
Si conferma la progressiva crescita di notorietà tra i più adulti Baby Boomer, anche se la prevalenza nell’utilizzo si ha da parte della GenX e dei giovani della GenZ e Millenial.

Influencer marketing e consumatori: un rapporto maturo 

People trust people, le persone si fidano delle persone: è ancora la fiducia è la logica per cui si segue un influencer, ma è ciò che si pubblica a crescere di rilevanza. Non a caso, la prima ragione per cui si smette di seguire un influencer è ‘la noia’ (27%), seguita da ‘fa troppe pubblicità’ (22%).
L’edizione 2024 dell’Osservatorio InSIdE (Influencers Stories Identity Evolution) di Eumetra e Pulse Advertising registra infatti un’evoluzione nel rapporto tra consumatori e creator, I follower relativizzano il ruolo di ‘personaggio’ e premiano il contenuto.

Sono 29 milioni, metà della popolazione italiana, le persone che seguono attivamente un influencer.  Ma perché li seguono?
L’Osservatorio segnala 3 macro-motivazioni: “mi piace, mi attrae, mi incuriosisce la sua vita”. (-2% anno su anno), “offre o mi fa scoprire occasioni, prodotti, sconti” (+3%), “è interessante, mi diverte quello che racconta” (+3%)

La logica dell’engagement

Le metriche esclusivamente social sono deboli: la fan base non implica engagement, l’engagement puro si ottiene con mezzi che raramente hanno a che fare con la comunicazione (ottengono più like figli, animali, prese di posizione assertive e provocatorie che i post ADV).

Escluse ragioni ‘ovvie’ (‘è disponibile, non lavora per la concorrenza, la mia agenzia può ingaggiarlo, piace al mio capo o alla figlia del mio capo’) restano due modi per individuare potenziali creator: verificarne l’attenzione che l’audience potrebbe riservare, usare indici che mixano performance social e non social.
I concetti di mega o micro influencer sono definiti dalla numerosità dei follower, ma sono parziali e talvolta fuorvianti.

Calcolare la conversion di attivazione

Agli albori dell’influencer marketing food blogger, gamer, traveller permettevano di scegliere un influencer in base alla categoria di prodotto che si intendeva promuovere.
Oggi esistono metriche precise che calcolano la conversion di attivazione delle campagne di influencer marketing.

Uno dei peggiori errori sarebbe quello di vedere questi due fatti come statici. Alla domanda ‘quali prodotti hai preso in considerazione negli ultimi 30 giorni perché li hai visti narrati da un influencer’ vengono citate macrocategorie come beauty, fashion, food.
Ma se si chiede ‘In quali di questi settori i contenuti promossi da influencer potrebbero spingerti all’acquisto di qualcosa?’ emergono altre categorie: travel, tech, entertainment.

La noia è sempre in agguato

Cambridge Analytica aveva chiaro che i propri dati erano la moneta di scambio per poter fruire di un oceano di contenuti e opportunità relazionali.

Oggi si sa benissimo che i creator sono retribuiti dai brand e che vivono della creazione di contenuti per promuovere, raccontare, spingere prodotti. E ci si attende che questa promozione aumenti, si diversifichi, cambi. La noia è sempre in agguato.
Come ogni azione di comunicazione, la conoscenza è alla base di decisioni efficaci. E solo la comprensione del consumatore permette di prendere decisioni informate e appunto, efficaci.

e-commerce di prodotto: nel 2024 in Italia vale 38,6 miliardi, +6% 

È quanto emerge dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano: nel 2024 l’incidenza dei consumi online sui consumi totali rimane stabile all’11%, e gli acquisti online di prodotto valgono circa 38,6 miliardi di euro, +6% rispetto al 2023.

Il comparto con l’incidenza dell’online più alta è l’Informatica ed Elettronica di consumo (42% della spesa complessiva, +2%), mentre Arredamento e home living sorpassano l’Abbigliamento, grazie a un incremento dell’incidenza che passa dal 17% al 19%, e la moda resta stabile al 18%.
Seguono il settore dell’Auto e Ricambi (+10%) e quello del Food&Grocery (Food Delivery, Grocery Alimentare online ed Enogastronomia), in recupero dopo la contrazione del 2023 (-2%). che nel 2024 vale 4,6 miliardi di euro (+8%). 

Arredamento e home living a quota 4,4 miliardi, Auto a 3,2 miliardi

Tra i settori rappresentativi del Made in Italy, l’Arredamento e home living (arredo da interno e da esterno, oggettistica e decorazioni, accessori per la cucina, tessile, illuminazione) registra una crescita (+12%) e tocca quota 4,4 miliardi di euro.

I progetti più innovativi in via di sperimentazione si concentrano soprattutto sul miglioramento della customer experience, grazie a strumenti basati sull’utilizzo dell’Extended Reality per progettare online gli spazi, e l’offerta di servizi logistici di valore aggiunto, come servizi di consegna al piano.
Al secondo posto il settore Auto e Ricambi (+10%), che per quanto riguarda la vendita di automobili e pezzi di ricambio online tocca quota 3,2 miliardi di euro.

Food&Grocery: il Delivery avanza

All’interno del comparto Food&Grocery, cresce anche nel 2024 la percentuale di comuni italiani coperti da almeno un servizio di Food Delivery (+2%) permettendo così al servizio di raggiungere il 76% degli abitanti.
Nel 2024, poi continua il processo di razionalizzazione dell’offerta di servizi. I ristoranti affidano il delivery alle grandi piattaforme dedicate a questa tipologia di servizio, mentre gestiscono in-house il take-away con ordine ricevuto online e ritiro nel locale.

Per quanto concerne il Grocery Alimentare la percentuale di abitanti potenzialmente coperti dal servizio di spesa online da supermercato rimane costante rispetto al 2023 (94%). Nel 2024 tra le oltre 60 iniziative di spesa online da supermercato attive in Italia, la maggior parte (87%) sono iniziative lanciate da retailer della GDO.

Beauty&Pharma, Informatica ed Elettronica, Abbigliamento

Il comparto Beauty&Pharma, che riunisce al suo interno i prodotti farmaceutici e quelli destinati alla cura e l’igiene della persona, raggiunge 2,8 miliardi di euro (+8%). Entrambi i segmenti sono sempre di più impegnati a fornire ai clienti assistenza all’acquisto e consulenza personalizzata, anche in ottica di sostenibilità dell’esperienza stessa.

L’Informatica ed Elettronica di consumo registra invece una crescita del +6%, e vale 9 miliardi di euro.
Chiude la classifica l’Abbigliamento, che cresce del +5% rispetto al 2023 e raggiunge un valore di 5,8 miliardi di euro.
Le principali aree di lavoro per gli operatori del comparto capi di vestiario, scarpe e accessori, riguardano, in particolar modo, l’ottimizzazione del second-hand market e il lancio di nuovi marketplace.

Logistica ed e-commerce: non è solo questione di spedizione

La logistica di e-commerce comprende un insieme vasto e intricato di processi, dalla gestione dell’ordine alla consegna finale, passando per l’immagazzinamento e la gestione delle scorte.
Una gestione logistica ottimale permette alle aziende di ridurre i costi operativi, migliorare i tempi di consegna e aumentare la soddisfazione dei clienti. Aspetti essenziali per costruire la lealtà del cliente e mantenere un vantaggio competitivo nel mercato saturato di oggi. 

Insomma, la logistica non è solo una questione di spedizione: è fondamentale per garantire la riuscita di ogni transazione online. È un elemento vitale che impatta l’efficienza operativa, la soddisfazione del cliente e la sostenibilità dell’ambiente. In pratica, è il cuore dell’e-commerce.

Gestione più efficiente grazie ad automazione, AI, IoT

Se con l’aumento del volume delle vendite online l’efficienza logistica è diventata più critica che mai, automazione, AI e IoT permettono una gestione più efficiente degli inventari, una migliore tracciabilità delle spedizioni e una riduzione dei tempi di consegna.
L’uso dell’AI, ad esempio, aiuta a prevedere i picchi di domanda, ottimizzare le rotte di consegna e personalizzare l’esperienza di acquisto. Questo non solo migliora l’efficienza, ma anche la qualità del servizio, rendendo il processo di e-commerce più fluido e meno suscettibile a errori e ritardi.

Nonostante gli avanzamenti tecnologici, le sfide sono numerose. Gestione dei ritorni, sostenibilità ambientale, e gestione delle aspettative dei clienti sono alcuni dei problemi più pressanti. Una strategia emergente è l’adozione di pratiche di logistica inversa, che non solo aiutano a gestire efficacemente i ritorni ma anche a ridurre l’impatto ambientale. 

L’importanza dell’analisi dei dati

L’analisi dei dati è un altro pilastro fondamentale della logistica e-commerce. Attraverso la raccolta e l’analisi di grandi volumi di dati, le aziende possono migliorare l’efficienza operativa e offrire servizi migliori ai clienti.
I dati possono rivelare pattern di acquisto, ottimizzare le scorte e prevenire sovra stoccaggio o esaurimento di magazzino.

In ogni caso, mentre il commercio elettronico continua a espandersi, anche l’importanza della logistica cresce. Le aziende che sapranno innovare e adattarsi rapidamente alle nuove tecnologie e alle mutate esigenze dei consumatori avranno maggiori possibilità di successo. 

Esperienza del cliente e sostenibilità le strategie vincenti

La capacità di influenzare positivamente l’esperienza del cliente e di ridurre l’impatto ambientale di una logistica efficiente sarà decisiva per il futuro del settore.
Le strategie di ottimizzazione logistica, come quelle implementate da Fby Solutions, giocano un ruolo chiave in questo scenario. La loro approccio olistico alla gestione della supply chain garantisce che ogni aspetto, dalla ricezione dell’ordine fino alla consegna, sia gestito con la massima efficienza.

Questa attenzione ai dettagli si traduce in una maggiore fiducia e soddisfazione del cliente, pilastri per il successo nell’era dell’e-commerce.

Nel 2023 diffusi quasi 125 milioni di file malevoli. Aumentano gli attacchi tramite Microsoft Office

È stato rilasciato il Kaspersky Security Bulletin: Statistics of the Year Report, che descrive l’evoluzione del panorama delle minacce informatiche. Nel 2023 sono stati rilevati quasi 125 milioni di file malevoli, per una media di 411.000 al giorno, +3% circa rispetto al 2022.

Ma i cybercriminali nel corso dell’anno hanno adottato anche tattiche più pericolose, come l’utilizzo di backdoor per infiltrarsi nei sistemi senza essere scoperti.
Gli esperti hanno poi osservato come siano sono risultati in aumento anche alcuni tipi di minacce. Gli attacchi che utilizzano file Microsoft Office malevoli e altri tipi di documenti, ad esempio, sono in crescita di oltre il 50%.

Attenzione ai PDF di phishing

Windows è rimasto il bersaglio primario per gli attacchi informatici nel 2023, costituendo l’88% di tutti i dati con malware rilevati quotidianamente.
I gruppi di file maligni diffusi attraverso vari script e diversi formati di documenti si sono classificati tra le prime tre minacce, rappresentando il 10% di tutti i file malevoli rilevati quotidianamente.

I sistemi di rilevamento di Kaspersky hanno scoperto un incremento giornaliero piuttosto significativo dei file dannosi in vari formati di documenti, come ad esempio, Microsoft Office, PDF, per un aumento del 53% e quasi 24.000 file dannosi.
La crescita potrebbe essere connessa a un aumento degli attacchi che usano file PDF di phishing, progettati per sottrarre dati alle potenziali vittime.

Impennata backdoor, i trojan più pericolosi

I tipi di malware più diffusi continuano a essere i trojan. Quest’anno si è registrata un’impennata nell’uso delle backdoor, con una crescita da 15.000 file rilevati al giorno nel 2022 a 40.000 nel 2023.
Le backdoor si rivelano uno dei tipi di trojan più pericolosi, in quanto forniscono agli aggressori il controllo remoto del sistema delle vittime per eseguire operazioni quali invio, ricezione, esecuzione ed eliminazione di file, nonché la raccolta di dati riservati e l’attività di logging del computer.

Nuovi malware, nuove tecniche e nuovi metodi

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi, diventando ogni anno più pericoloso – commenta Vladimir Kuskov, Head of Anti-Malware Research di Kaspersky -. I cybercriminali sviluppano nuovi malware, nuove tecniche e nuovi metodi per attaccare organizzazioni e individui. Anche il numero di punti deboli riportato cresce annualmente e i criminali informatici, tra cui i gruppi specializzati in ransomware, li sfruttano senza esitare. Inoltre, la facilità di accesso al crimine informatico sta aumentando grazie alla proliferazione dell’Intelligenza artificiale – aggiunge Kuskov -. che gli aggressori utilizzano, ad esempio, per creare messaggi di phishing con testi più convincenti. In questo momento, è essenziale sia per le grandi organizzazioni sia per ogni utente adottare soluzioni di sicurezza affidabili”.

Web3 e Internet of Value: la rivoluzione del business

Grazie a tecnologie come la blockchain il web3 è il nuovo paradigma che promette di rivoluzionare il business globale creando un ecosistema più distribuito e decentralizzato.
Nonostante le tempeste del mondo delle crypto, il settore legato al web3 sta dimostrando una notevole resilienza. La capitalizzazione di mercato di criptovalute e altri asset digitali ha raggiunto 1.300 miliardi di dollari (+32% in un anno). Circa 3 milioni di utenti mensili usano attivamente applicazioni decentralizzate (+32% in un anno), con 15.000 DApp sul mercato. 

L’ecosistema DeFi, composto dalle DApp del settore finanziario, è stabile a 40 miliardi di dollari. È quanto è emerso durante il convegno Blockchain impact on Business: Web3 and Internet of Value, organizzato al Parlamento Europeo dall’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano.

I progetti nel settore bancario

Nel 2022 sono stati identificati 278 progetti web3 (+13% rispetto al 2021). Nel settore bancario, 63 delle 100 principali banche al mondo hanno attivato almeno un progetto legato all’utilizzo di stablecoin, Central Bank Digital Currencies (CBDC) o servizi di custodia e investimento in criptovalute.
A oggi 94 banche centrali (60% del totale) stanno studiando o sperimentando nel campo delle CBDC.

Sono 129 le iniziative locali avviate e ci sono già 5 progetti attivi, mentre il 46% delle iniziative è in fase di sperimentazione (+8% sul 2022).
Contestualmente, anche l’Unione Europea sta mostrando un crescente impegno nello sviluppo del settore web3, evidenziato dal lancio del progetto Digital Euro e dalla pubblicazione del regolamento MiCA.

Una ridefinizione dei modelli

I principi fondamentali del web3 incentivano catene di valore collaborative, consentendo ai partecipanti di utilizzare e combinare smart contract preesistenti per innovare senza richiedere autorizzazioni.
Le imprese sperimentano tempi e costi di transazione ridotti attraverso processi fidati basati su blockchain. Gli strumenti web3 non solo offrono accesso a flussi di ricavi innovativi, ma consentono anche il riposizionamento del marchio per raggiungere nuovi segmenti di clientela.

In sintesi, il web3 sta ridefinendo la natura stessa dei modelli di business, promuovendo un coinvolgimento più forte degli utenti, una maggiore efficienza operativa e una nuova era di fiducia decentralizzata, in primis nel mondo digitale, ma anche con ripercussioni nel mondo fisico.
Una delle caratteristiche che potrebbe portare grandi novità nel campo del business è quella della programmabilità dei pagamenti nativi nell’ambito del web3.

La programmabilità dei pagamenti

Con gli smart contract basati su blockchain il concetto di ‘delivery versus payment’ assume una nuova dimensione. In un contesto di trade finance basato su web3, il pagamento potrebbe essere programmato automaticamente solo al momento in cui il compratore conferma la ricezione fisica del prodotto, garantendo la sicurezza della transazione.

La ‘time-bound automation’ sulla blockchain potrebbe essere utilizzata per gestire pagamenti programmabili legati a condizioni specifiche, garantendo il pagamento regolare senza richiedere azioni manuali.
Incorporando queste funzionalità nel contesto del web3, i pagamenti programmabili diventano strumenti potenti per ottimizzare le transazioni finanziarie, sfruttando la sicurezza e la trasparenza intrinseche della tecnologia blockchain.

I lavoratori italiani over 40? Sognano una carriera digitale

Più della metà dei cittadini italiani (55%) desidera intraprendere la carriera di freelance ed entrare a far parte del mondo dei nomadi digitali. Ancora più sorprendente è il fatto che oltre il 60% di coloro che aspirano a diventare smart worker è costituito da professionisti over40 e longennials che sognano di abbandonare il lavoro dipendente per avviare una nuova attività nel campo digitale.
Questi dati emergono da una recente indagine condotta da BeDigital Academy, realtà di formazione digitale specializzata nell’addestramento di professionisti del marketing digitale attraverso corsi e master in aula e online.

La domanda di esperti digitali è in costante crescita

Il mondo del lavoro sta subendo profonde trasformazioni negli ultimi anni, e le competenze digitali sono diventate essenziali per garantire la competitività delle aziende. In effetti, la domanda di professionisti digitali è in costante crescita, e i lavoratori sono ben consapevoli di questa tendenza. Secondo l’indagine di BeDigital Academy, oltre il 43,2% dei lavoratori desidera operare nel campo digitale, principalmente perché ci sono numerose opportunità di lavoro e un’elevata domanda da parte delle aziende.
Il 42,7% vede nel lavoro digitale la possibilità di lavorare da qualsiasi luogo, e il 36,7% sogna di poter viaggiare mentre lavora. Per il 24,5%, la motivazione è di natura economica, con l’opportunità di guadagnare bene, mentre il 24,5% desidera la flessibilità che il lavoro digitale offre, evitando spostamenti e lunghe ore nell’ufficio tradizionale.

Oltre il 55% dei professionisti desidera una vita da freelance

Molti professionisti (oltre il 40%) sognano di avviare un’impresa digitale, ma spesso sono frenati dalla mancanza di competenze digitali. Più del 55% di loro aspira a lavorare come freelance, mentre solo il 28,6% punta a diventare dipendente di una grande azienda e il 16,6% desidera lavorare come consulente per una startup. Tuttavia, un ostacolo comune è la percezione di non avere le competenze digitali e tecnologiche necessarie per realizzare questi sogni imprenditoriali.
Angelo Laudati, fondatore di BeDigital Academy, sottolinea l’importanza di acquisire competenze digitali in un’epoca in cui il mondo del lavoro è in rapida evoluzione. L’acquisizione di competenze digitali non solo migliora l’occupabilità, ma permette anche di partecipare attivamente alla società del sapere e dell’innovazione in cui viviamo.

Chi ha superato i 50 anni è pronto a nuove sfide lavorative

La ricerca di BeDigital Academy ha anche rivelato che una nuova categoria di lavoratori, gli over 50, una volta considerati vicini alla pensione, sono ora entusiasti di intraprendere nuove sfide professionali. Oltre il 50% dei lavoratori over 40 e gli over 50, noti come longennials, sognano di intraprendere una carriera nel campo digitale.
In passato, trovare un nuovo impiego dopo i 50 anni era estremamente difficile, ma ora i longennials sono preferiti ai giovani in quanto sono ritenuti più affidabili ed esperti. Tuttavia, il mercato del lavoro continua a mostrare una preferenza per i giovani che sono più naturalmente competenti nell’uso di strumenti digitali e tecnologici.

Infine, l’indagine identifica alcune delle professioni digitali più adatte ai longennials e le competenze essenziali per gli over 40 che desiderano entrare con successo nel settore del marketing digitale, tra cui la capacità di analizzare dati, sviluppare strategie di contenuti, competenze SEO, gestione dei social media e competenze pubblicitarie.

L’e-commerce in Italia nel 2022 raggiunge 48 miliardi. Ma lo shopping online è sicuro?

Nel 2022 in Italia il 59% dei nostri connazionali ha fatto acquisti online, e il settore dell’e-commerce ha raggiunto in totale 48 miliardi di euro, con una crescita del 21% rispetto al 2021. Se nel nostro Paese la corsa dello shopping online è in accelerazione, le ragioni secondo molti analisti sono molteplici, e vanno dalla comodità e velocità delle transazioni a un maggiore engagement rispetto allo shopping nei negozi fisici.
Ma lo shopping online è anche sicuro? Una serie di suggerimenti che possono aiutare a identificare un sito sospetto arrivano da Extraconomy, il marketplace per privati ed e-commerce che consente di pagare attraverso la moneta tradizionale, e allo stesso tempo di usufruire di un sistema di cashback al 50%. L’idea di Extraconomy però è anche quella di affiancare nel prossimo futuro una terza modalità di pagamento attraverso una propria cripto-moneta EXC, già in fase di crowfunding.

Controllare la reputazione del sito e verificare l’esistenza di indirizzo e numero di telefono 

 “Controllare la reputazione del sito cercando reclami o commenti da parte di altri utenti e verificare l’esistenza di un indirizzo fisico e un numero di telefono, sono le prime informazioni da considerare – ha spiegato Anderson Cavalcanti, project manager di Extraconomy -. È importante poi la presenza di un certificato SSL, perché un sito di e-commerce sicuro e serio deve averlo come garanzia. Inoltre gli e-commerce fraudolenti sono riconoscibili spesso da immagini di bassa qualità o errori grammaticali”.

L’Intelligenza artificiale sfida i cybercriminali e previene le frodi sul web

L’evoluzione della tecnologia di prevenzione delle frodi e-commerce è a un punto di svolta, e gli esperti ricordano che per fronteggiare la sempre maggiore abilità dei cybercriminali ora vengono utilizzati strumenti di Intelligenza artificiale attraverso tecnologie di machine learning.
Questi modelli analitici possono infatti rilevare anomalie e indicatori di frode in tempo reale, contribuendo così a bloccare le transazioni sospette.

Dall’autenticazione a più fattori alla tecnologia biometrica

“Anche la tecnologia biometrica basata sulle impronte digitali, il riconoscimento facciale o l’analisi vocale sono sempre più utilizzati, perché difficili da contraffare”, ha precisato Anderson Cavalcanti. A questo si aggiunge, riporta Adnkronos, l’autenticazione a più fattori (MFA), che sta diventando una pratica sempre più comune per implementare un ulteriore livello di protezione, poiché include passaggi come i codici di verifica inviati tramite SMS, le impronte digitali, il riconoscimento facciale o i token di sicurezza.

Buy Now Pay Later, cosa ne pensano gli italiani?

Le vendite on line continuano a crescere e a entrare sempre di più nelle abitudini degli italiani. E’ naturale che di pari passo si sviluppino soluzioni di credito al consumo, come i pagamenti a rate (con o senza interessi) o la formula Buy Now Pay Later (BNPL). Si tratta della possibilità di acquistare un prodotto o un servizio subito e di pagarlo successivamente, a distanza di tempo, solitamente senza interessi. 

Uno strumento utile

In base a un recente sondaggio condotto da SWG, si scopre che il credito al consumo è uno strumento giudicato utile dalla gran parte dei cittadini. I numeri lo confermano: già nel 2021, in Europa, l’8% delle vendite online è avvenuto con questa modalità. Il credito al consumo incontra però ancora qualche resistenza. Una piccola percentuale di popolazione lo ritiene dannoso: a dare questo giudizio sono soprattutto le persone con elevati livelli di istruzione. 

Il 10% ha usato il BNPL nell’ultimo anno

Parlando del Buy Now Pay Later, è ben il 10% dei consumatori italiani ad averlo usato nell’ultimo anno, soprattutto giovani under-35 e lavoratori autonomi, seppure non in modo regolare. È infatti il 40% degli italiani a giudicare rischiosa questa soluzione (si teme di perdere il controllo sulle proprie uscite) contro un 28% che si dichiara propenso a servirsene, affascinato dall’idea di rimandare il pagamento senza interessi. A differenza delle altre forme di credito, il sistema Buy Now Pay Later non richiede al consumatore un’attestazione della propria solvibilità e/o capacità di pagare. Questo è considerato scorretto dalla maggioranza che ritiene che questa forma di indebitamento possa non essere percepita come tale e spingere a spese superflue anche chi non può permettersele.

Come è valutato il credito al consumo

Il credito al consumo, seppur apprezzato dalla maggioranza degli intervistati, ha anche dei detrattori. In generale, i cittadini ritengono che per il consumatore queste soluzioni alternative di pagamento siano utili per il 56% dei rispondenti, indifferenti per il 20% dannose per il 17% e fondamentali per il 7%.

I dati del 2022 

Nel 2022 quasi un quarto ha acquistato a rate, uno su dieci ha sperimentato soluzioni Buy Now Pay Later, soprattutto giovani e lavoratori autonomi. Il 28% propenso a utilizzare la soluzione BNPL in futuro, il 40% è restio per paura di perdere il controllo sulle proprie uscite.

Spesa online: un’abitudine sempre più diffusa anche in Italia 

Oggi fare la spesa online non è soltanto una necessità, ma una vera e propria consuetudine, destinata ad assumere dimensioni considerevoli grazie soprattutto al processo di digitalizzazione dei consumatori. Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio Digital Fmcg di Netcomm, svolto in collaborazione con Nielsen, la spesa online per il comparto food in Italia oggi conta circa 10,8 milioni di acquirenti, +2,4 % rispetto a quelli rilevati nel periodo pre-pandemico, con un aumento pari al 4,3% e picchi dell’8,8 % per il settore della drogheria alimentare. Dopo l’exploit del 2020, quando il ricorso agli acquisti online di beni appartenenti al comparto Food & Grocery registrava numeri da record, la spesa online continua a farsi largo tra le abitudini degli italiani, consolidando un fenomeno che non è più legato a questioni emergenziali.

Una nuova normalità destinata a rivoluzionare il food retail

Sono dati che sanciscono l’inizio di una nuova normalità, destinata a rivoluzionare il modo di intendere il food retail, e ad avere una rilevanza sempre maggiore sulle scelte di acquisto dei consumatori. Oggi le ragioni che hanno reso la spesa online sempre più rilevante non sono soltanto riconducibili all’aspetto emergenziale. La scelta di affidarsi alla rete per l’acquisto di beni alimentari è incentivata da diversi fattori, ma è la comodità a rivestire un ruolo primario. La spesa a domicilio è un servizio offerto, ormai, da quasi tutti i supermercati italiani, e si è rivelata una scelta preziosa per i consumatori che trovano complicato esporsi alle criticità del modello di vendita offline (orari di apertura limitati, attese al bancone della gastronomia, file alle casse e affollamento negli orari di punta).

Un modello di vendita che unisce l’esperienza offline all’efficienza del digitale

La spesa online, al contrario, può essere ordinata ovunque, e garantisce un’esperienza di acquisto flessibile, strutturata per rispondere anche alle esigenze dell’utenza meno digitalizzata. Grazie a un modello di vendita pensato per unire all’esperienza dei supermercati offline l’efficienza del digitale, è possibile scegliere di ricevere la spesa a casa tramite servizio di consegna a domicilio, o ritirare la spesa presso il punto vendita nella fascia oraria scelta dall’acquirente.

Un impatto meno incisivo sull’ambiente

Tra gli altri punti di forza, riferisce Adnkronos, c’è la possibilità di approfittare online della stessa offerta di prodotti presenti fisicamente sugli scaffali dei supermercati, l’opportunità di scegliere fra diversi metodi di pagamento, e la presenza di un sistema logistico per la consegna degli alimenti sensibili alle variazioni termiche.  La spesa online, inoltre, aiuta ad adottare uno stile di vita green: gli acquisti in rete, infatti, pur richiedendo l’uso di automezzi specifici, possono avere un impatto meno incisivo sull’ambiente rispetto allo shopping tradizionale.